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Nepal

Foglio Speciale - nov.09

Jana Andolan III

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Il Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) sviluppa una nuova linea tattica - 10/01/10

Scontri e scioperi in tutto il paese - 9/1/10

Che ne dite di un colpo di stato militare?. - 20/12/09

La polizia spara e uccide contadini senza terra - 6/12/09

Repubblica popolare e presa dello Stato - 21/08/09

Uno strano regalo! - 20/08/09

I maoisti potrebbero formare un governo parallelo a Kathmandu - 20/08/09

Prospettive della riunione del cc del PCN(M)U - 11/08/09

Tesi, antitesi e sintesi - 8/8/09

Concluso il CC del Partito Comunista del Nepal-Maoista Unificato 2/8/09

I maoisti e la rivolta popolare finale 31/07/09

Yadav, leader del comitato centrale della lega dei giovani comunisti assassinato 25/07/09

Terzo movimento popolare contro i reazionari - 21/06/09

La compagna Parvati dirige uno sciopero generale che blocca le attività della valle di Kathmandu 02/06/09

 

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India

Paese Maoista: gli uomini cucinano, le donne pattugliano - 15/01/10
 

INTERVISTA ESCLUSIVA /KISHENJI, capo dell'Esercito Popolare di Liberazione - 10/01/10
 

I maoisti: controlliamo 5000 villaggi a Lalgarh e dintorni - 26/09/09

Il governo indiano pianifica una massiccia offensiva militare contro i maoisti, 16/09/09

L’India sta “perdendo la battaglia contro i maoisti” - 15/09/09

Violenza maoista, sicurezza della costa all’incontro dei primi ministri - 15/08/09
 

I maoisti alzano bandiere nere - 18/08/09

PCI (Maoista) - Messaggio alla popolazione di Lalgarh - 15/07/09

Guerra tecnologica contro i maoisti - 27/06/09

Accordo India Stati Uniti
Unirsi contro l’attacco imperialista-reazionario!  1/08/09

Assemblea di massa dei maoisti a Lalgarh - 8/8/09

Avanza la rivolta di Lalgarh - luglio/09

Il compagno Misir Besra liberato dai compagni maoisti il 23 giugno 2009

 

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Pe

I maoisti attaccano una base delle Forze Speciali  - 8/8/09

I maoisti del PCP abbattono un elicottero - 06/06/09

Il governo peruviano denunciato da organismi dei diritti umani - 02/06/09

Militanti del partito al governo APRA attaccano sede del sindacato CGTP - 02/06/09

VRAE un piano condannato al fallimento - 02/06/09

Il Perù denuncerà Sendero Luminoso all’ONU e all’OSA per l’utilizzo di bambini - 02/06/09

Il governo ha i nervi a fior di pelle - 20/05/09


Il governo crea una regione militare per combattere i maoisti - 12/12/09

 

Il PCP continua gli attacchi militari alle forze armate - 14/12/08


L’ELP fa incursione in un accampamento - 22/10/08

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Filippine


Lottare per un grande avanzamento nella guerra popolare - 9/1/10

 

L’esercito popolare lancia due consecutive azioni militari 18/08/09
 

La Arroyo ha venduto il popolo filippino a Obama! - 2/8/09

 

I territori di guerriglia del Nuovo Esercito del Popolo a Davao city sono aree ad alto rischio per le TFD-AFP (Task Force Davao - Forze Armate delle Filippine) - 30/07/09

 

Gli operai devono guidare la lotta del popolo filippino - 02/06/09

Il PCF denuncia l’“accordo” Obama-Arroyo per mantenere il VFA - 21/03/09


Il PCF condanna le esercitazioni militari congiunte USA-Filippine - 25/01/09

Tregua unilaterale di cinque giorni del PCF per le feste e l'anniversario - 19/12/08


Vittoriose offensive tattiche del Nuovo Esercito del Popolo a Caraga 16/12/08


Continua la campagna contro i combustibili biologici da parte dell’esercito rosso - 11/11/08

 

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Turchia

Liberare Mehmet Comut! - 11/11/08


 Ringraziamento di Önder Dolutas alla comunità internazionale - 11/10/08

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Bhutan

I butanesi espulsi tornano a Mao – e alle armi
 

CEHURDES condanna l’arresto di un giornalista butanese - 23/01/09

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Bangladesh

La morte del compagno Arun - 20/07/09

Il CPI (Marxist-Leninist) NAXALBARI sull'assassinio del compagno Tutul - 03/08/08

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Afghanistan

Appello al popolo afghano al boicottaggio delle elezioni - 10/08/09

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links:

 

http://www.groups.yahoo.com/group/MAOIST_REVOLUTION

 

Communist Party of Nepal (Maoist)
http://www.cpnm.org/ 

 

Indian Revolution
http://www.bannedthought.net/
*People's March * People's Truth * Communist Party of India (MAOIST)

 

   Peruvian revolution

   http://www.solrojo.org/

 

Communist Party of India (ML)Naxalbari
http://www.thenaxalbari.blogspot.com/

 

Philippine Revolution
http://www.philippinerevolution.net/

 

 


 

 

 

Nepal

 

Il Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) sviluppa una nuova linea tattica

2010-01-06 04:31:35 red star

Il Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) ha appena dichiarato la sua 4a fase di  lotta martedì, anche se aveva già annunciato la conclusione della lotta, quando il partito stava per concludere la terza fase a Baneshwar, Kathmandu il 19 dicembre. Il partito ha sviluppato la sua tattica secondo la nuova situazione politica. Il Partito ha preso in seria considerazione le decisioni prese secondo l’ultima analisi della situazione politica.

Secondo la decisione del CC del partito, la contraddizione è cambiata. La questione della nazione è al centro e la contraddizione principale è quella tra l’interferenza dell’imperialismo (specialmente l’espansionismo indiano) attraverso i governi fantocci ed i resti del feudalesimo, e il popolo nepalese. Questo ha causato lo sviluppo della linea tattica del PCUN-maoista.

> Secondo la modifica nella contraddizione, la questione della indipendenza nazionale è stata all’ordine del giorno nella ulteriore lotta. La Repubblica Popolare Federale è stata un obiettivo tattico.

> I programmi dichiarati per le ulteriori lotte sono i seguenti:

> Scritte murali, distribuzione di opuscoli, affissione di poster e distribuzione di volantini dal 25 Dicembre al 9 gennaio (già annunciato). Un programma di attività più ampia si terrà dal 5 gennaio al 10 gennaio. I seguenti dirigenti saranno presenti alle manifestazioni nelle seguenti città. Il compagno Prachanda sarà a Kathmandu il 7 gennaio, com. Dev Gurung a Pokhara l'8 gennaio, com. Baburam Bhattarai in Biratnagar il 9 gennaio, Com. Lilamani Pokharel in Dhangarhi il 9 gennaio, CP Gajural in Janakpur il 9, Narayan Kaji Shreshtha a Nepalgunj il 10 gennaio e Ram Bahadur Thapa sarà a Butwal il 10 gennaio.

I trattati ineguali tra il 1950 e gli altri accordi ineguali saranno bruciati il 14 gennaio. Da qui innanzi le altre manifestazioni sono previste nella forma di una campagna dal 9 al 24 gennaio.

Le iniziative di pittura murale, affissione, opuscoli, culturali, letterarie, raduni, marce, e incontri con la stampa, il monitoraggio delle zone di confine e i raduni di massa proprio in quei posti.

Allo stesso modo, i raduni di massa unificati si terranno dal 19 al 24 gennaio. In tali riunioni di massa, gli incontri saranno affrontate dai dirigenti di alto livello. Narayan Kaji Shreshtha sarà a Mithila e Kochila congiuntamente il 19 gennaio. L’incontro congiunto di Limbuwan, Kirant

Sherpa sarà tenuto da CP Gajurel il 20 gennaio. Ram Bahadur Thapa Badal sarà a Bhojpura, Narayani e Abadh il 21 gennaio. Post  Bahadur Bogati sarà a Tharuwan, Seti-Mahakali, Bheri-Karnali e Bhote-Lama il 21 gennaio.Tamuwan e Magarant vedranno la presenza di Baburam

Bhattarai. E, il presidente Prachanda si occuperà di Newa e Tamsaling il 24 gennaio.

I leader del PCNU-maoista monitoreranno le aree confine in cui gli indiani sconfinano il 10 febbraio. Per questo intervento, il com. Prachanda sarà a Mahakali, il com. Kiran a Pashupatinagar, Baburam Bhattarai a Susta, Narayan Kaji Shreshtha alla diga di Laxman pur e Ram Bahadur Thapa a quella di Khurdalotan.

Le iniziative tese a smascherare a livello nazionale i traditori, le marionette, i criminali e gli elementi corrotti saranno dal 5 al 24 gennaio. Contemporaneamente, ci sarà una protesta di massa davanti all’Ambasciata indiana a Singh Durbar.

> La serie di richieste della linea tattica sarà quella dell’Indipendenza nazionale, Supremazia civile, la pace,  Nuova Costituzione  e Governo di unità nazionale. Per la futura lotta, il PCNU-maoista ha fatto i seguenti slogan:

> A tutte le forze patriottiche e repubblicane: Unitevi!

> Difendiamo l'indipendenza nazionale!  

> altri slogan:

> Annulla re la mossa anticostituzionale del Presidente!

> mantenere la supremazia civile!

> Fermare la cospirazione contro-rivoluzionaria!

> garantire la pace e la Nuova Costituzione!

> unire tutte le forze di sinistra, patriottiche e repubblicane!

> Facciamo fallire il complotto controrivoluzionario!

> Costruire un Fronte Unito di tutte le forze di sinistra, patriottiche e repubblicane!

> Viva la Repubblica federale popolare!

> Annulla i trattati e gli accordi ineguali!

> L’esercito indiano deve lasciare la terra nepalese!

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Distretti orientali collinari del Terai chiusi a causa dello sciopero maoista 

La normalità, in alcuni distretti collinari orientali del Terai è stata colpita a causa dello sciopero imposto dallo UCPN (maoista) venerdì scorso.

Il principale partito di opposizione ha continuato il suo sciopero generale, chiamato anche Bandh, nella parte orientale dei distretti collinari Panchthar e Taplejung, venerdì, per protestare contro l'uccisione dei loro attivisti Rajendra Wanem, Laxmi Wanem e Lagamdhoj Limbu in un'azione di polizia in Taplejung il 4 gennaio.

Istituzioni scolastiche e mercato locale sono rimasti chiusi e il trasporto si è fermato, veicoli sono rimasti fermi a causa del Bandh maoista.

I maoisti stanno dicendo che continueranno con il loro sciopero fino a quando il governo sarà d'accordo con le loro richieste, che comprendono la dichiarazione di stato di “martire” per gli attivisti defunti, adeguato indennizzo alle famiglie dei defunti e il trattamento sanitario gratuito per i quadri feriti nell’azione di polizia, compreso il rilascio di alcuni di loro che sono stati arrestati quel giorno.

I maoisti hanno anche provveduto a chiudere il centro di Ilam venerdì e stanno andando a fare lo stesso a Jhapa sabato come parte della loro tattica di esercitare pressione sul governo per soddisfare le esigenze di cui sopra.

Nel frattempo, Bara, Parsa e Rautahat sono rimasti chiusi per il secondo giorno consecutivo a causa dello sciopero generale indetto dai maoisti per protestare contro l'uccisione dei loro attivisti da uomini armati con uniformi del Terai Mukti Morcha (un gruppo armato indipendentista n.d.r.).

Gli attivisti maoisti Ram Prakash Yadav, suo nipote Dara Yadav e Ambika Mahato sono stati uccisi nel fuoco, mentre Kanhaiya Yadav e Siyaram Kushwaha sono rimasti feriti.

Il Bandh ha portato il trasporto veicolare nei tre distretti e nell'area adiacente a una battuta d'arresto, mentre il mercato, le istituzioni scolastiche, le fabbriche e gli uffici nei distretti sono rimasti chiusi.

Quadri maoisti hanno anche organizzato manifestazioni in varie parti dei distretti chiedendo azioni contro i colpevoli. La manifestazione ha anche ostacolato il trasporto lungo l'autostrada Est-Ovest e le altre strade nei tre distretti
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Che ne dite di un colpo di stato militare?...  l’ex ambasciatore del Nepal negli Stati Uniti.

Riportiamo un articolo online di My Republica

Dove si discute di una auspicata soluzione in stile Pinochet per il Nepal…

"Uscire dal pantano"Apparso su My Republica, 20 dicembre 2009

di Sukhdev Shah

(Sukhdev Shah è stato ambasciatore del Nepal negli Stati Uniti da febbraio a maggio 2009, quando il governo guidato dai maoisti cadde. Shah ha lavorato per il Fondo monetario internazionale per due decenni ed è un cittadino statunitense.) 

Visto come le cose si sono evolute nel corso degli ultimi tre anni, il Nepal è diventato un terreno fertile per un colpo di Stato militare per impossessarsi del governo, indipendentemente o sotto l'ombra di un potere costituzionale. Di tale possibilità si è parlato all’interno di una cerchia ristretta, ma che alcuni leader del Nepali Congress (NC) hanno voluto rendere pubblica spingendo il presidente Ram Baran Yadav a prendere in considerazione l’imposizione di un governo del presidente per contribuire a ripristinare la pace e permettere all'Assemblea Costituente (AC) di completare la scrittura della Costituzione prima della scadenza del termine di cinque mesi. Non si tratta di un suggerimento incredibile o inappropriato, viste le ostruzioni-maratona organizzate dai maoisti per impedire alla AC di aprire i lavori e svolgere il suo mandato.

Anche dopo aver perso il controllo del governo nel maggio di quest'anno sulla questione enigmatica della supremazia civile, i maoisti non hanno ammorbidito la loro posizione in merito dell'azione del presidente che ha ripristinato nelle sue funzioni l'ex-capo dell'esercito dopo il suo licenziamento da parte dell'allora Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal. Al fine di insistere ulteriormente su questo tema, i maoisti hanno annunciato la formazione di stati autonomi in diverse parti del paese a dispetto della volontà del governo, mossa che sembra anche contestare l’autorità costituzionale della AC. Così facendo – avendo deciso unilateralmente di dividere il paese in enclave etniche – i maoisti hanno iniziato il processo di una lenta dissoluzione dello Stato che alla fine si trasformerebbe in un onnipotente dittatura del proletariato, rendendo il paese uno Stato a partito unico. La particolare percezione di questo obbiettivo finale e programma a lungo termine dei maoisti non si basa sulla fantasia o congetture, ma proviene direttamente dalle loro dichiarazioni pubbliche che sostengono le virtù della 'fusione' delle ideologie e del ruolo della guerra popolare -jana yudhha- come mezzo per conquistare il potere statale. 

La strategia maoista di dichiarare Stati autonomi è probabilmente il più furbo mezzi adottati fino ad ora per ridurre la legittimità della versione maoista dello Stato borghese e affermare il potere popolare sotto la sua leadership. E questa strategia sarebbe molto apprezzata dalle masse popolari che non hanno avuto grande ammirazione per gli onnipotenti governi di Kathmandu che hanno fatto gli interessi di generazioni di dinastie familiari e egoisti politici corrotti. Con le promesse di autogoverno nelle mani di maggioranze etniche nel sistema delle autonomie dello Stato, le persone comuni possono vedere i benefici delle autorità di governo locali, con la possibilità di liberarsi dalla tirannia del regime autoritario centrista.

Affrontare la sfida

Inutile dire che, il governo non sa come affrontare la nuova sfida maoista. Il corso più facile di azione sarà di ignorarli - lasciargli interrompere le sedute di consiglio, manifestare per strada, organizzare blocchi stradali, diffondere l'anarchia, e dichiarare ancor più Stati autonomi, che può essere visto come non più che una sfida simbolica. Tuttavia, ignorando tali minacce alla sua autorità, è improbabile che il governo in carica possa aumentare la fiducia nei suoi confronti e conquistare simpatie, o sperare che l’attuale impasse possa concludersi tranquillamente e senza scossoni. Se i maoisti continuano con la loro strategia attuale di fare del governo centrale qualcosa di irrilevante, indifferente, e distaccato dalle funzioni fondamentali dello Stato, non ci sarà bisogno per loro di fare un ingresso forzato nella capitale per acquisire il potere. Ciò succederà, naturalmente e senza sforzo, per la crescente irrilevanza del governo al centro, con l'aiuto del passaggio graduale delle funzioni dello Stato agli enti regionali, gli Stati autonomi.

Non ci dovrebbe essere niente di sbagliato nella lenta dissoluzione e la scomparsa definitiva dello Stato tradizionale e la sua sostituzione con un soggetto di base che si costruisce dal basso in alto. Infatti, costringendo alla dissoluzione dello Stato, i maoisti farebbero un colpo di stato senza spargimento di sangue, che sarebbe del tutto legittimato in un contesto di approfondimento del conflitto, mancanza di direzione, accresciuta incertezza, e la perdita di controllo sulle funzioni critiche del governo.

Non c'è molto che l’attuale governo di coalizione, senza i maoisti, possa fare per fermare o addirittura rallentare il movimento del paese in questa direzione, tranne se sceglie di usare la forza per fermare il processo e fare un ultimo sforzo e prendere una misura estrema, simile a quella sostenuta dai leader del NC segnalata in precedenza, potere presidenziale sostenuto dall'esercito.

Dato il numero limitato di opzioni che l'attuale governo ha nel contrastare i maoisti, può essere attratto nel fare proprio questo e l'esercito, molto probabilmente, sceglierebbe di seguirlo. La volontà dell’esercito di seguire tale opzione può essere sostenuta in due modi: il primo è che esso non è mai riuscito ad usare tutta la sua forza per reprimere i ribelli maoisti nel corso della loro decennale insurrezione. Secondo quanto riferito, l'esercito è stato trattenuto dagli ordini del palazzo, che pensava ai maoisti più come sfida rispetto ai partiti politici che come minaccia a se stesso. In secondo luogo, facendo della supremazia civile un grido di battaglia, i maoisti, una volta al potere, cercheranno di sciogliere rapidamente l'esercito, che considerano come l'ultimo ostacolo sulla strada della completa vittoria.

I maoisti sono stati in una specie di guerra non dichiarata con l'esercito per qualche tempo, ma sta diventando sempre più certo che l'esercito non starà solo seduto e si arrenderà. Piuttosto, si terrà pronto per una resa dei conti finale con i maoisti, un'opportunità che cercava durante il regime del re, ma che gli è stata ripetutamente negata. La volontà dell'esercito di affrontare i maoisti sarà rafforzata se le sue azioni avranno la legittimità della messa in atto di un regime presidenziale, che venga approvato in base alla Costituzione.

Una prospettiva scoraggiante

Ci sono molti modi in cui il conflitto attuale può essere risolto e il tanto decantato sforzo di pace portato verso la sua conclusione logica - che è quello di raggiungere un accordo sulla Costituzione, tenere ampie elezioni, e di inaugurare un'era di norma costituzionale che difende la sovranità popolare. Ma, le prospettive della costruzione del consenso e il ripristino di normali condizioni appaiono sempre più scarse, se non addirittura inesistenti. La principale ragione di pessimismo è che il comunismo in generale, e il maoismo in particolare, sono ormai una realtà fondamentale nel paese, che riflette non tanto l'intelligenza dell’ideologia che i maoisti hanno diffuso tra la popolazione, ma l'incompetenza assoluta, la mancanza di visione, e imperturbabile disonestà dei regimi che hanno governato il Nepal per decenni e secoli. In particolare, tutti questi non sono riusciti a creare il collante che lega le persone, che li incoraggi a perseguire un obiettivo comune, e li motivi a lavorare per un futuro migliore, per sé e per i loro figli.

I maoisti hanno approfittato di questo vuoto con la creazione di organizzazioni di base per mettere la gente insieme, anche con la forza della loro ideologia, ma per lo più nell’unire le persone contro gli interessi ereditari e tradizionali. Naturalmente, i nove mesi di governo dei maoisti hanno causato molte delusioni e raffreddato l'entusiasmo per la sua sostenibilità a lungo termine, ma essi continuano a rimanere nella coscienza pubblica come l'ultima speranza per le persone che si ritengono diseredate e non hanno molto da perdere dalla grave anarchia e la scomparsa della legge e dell'ordine. Almeno la metà della popolazione del paese rientra in questa categoria, che sembra unita nel sostegno alle intenzioni dei maoisti di conquistare e distruggere la democrazia borghese.

Il governo presidenziale o il colpo di stato dell’esercito potrebbe eliminare alcuni maoisti e sottomettere i loro sostenitori, ma non sarà in grado di vincere la guerra ideologica. Allo stesso tempo, se i compagni, forti ideologicamente, a centinaia di migliaia decidono di affrontare l'assalto dell'esercito e lo impegnano in battaglia, la situazione può facilmente sfuggire di mano e milioni fuggiranno per mettersi al riparo oltre confine, in India. E 'difficile prevedere come l'India possa rispondere alla comparsa di una situazione disastrosa lungo tutti i suoi 800 km di frontiera aperta con il Nepal, ma è difficile pensare che non farà nulla. Molto probabilmente, si impegnerà attivamente per prevenire la diffusione della violenza, compreso lo stazionamento della propria forza di peacekeeping per mantenere l'ordine. Naturalmente, una tale mossa avrà conseguenze sconosciute per l'esistenza separata e indipendente del Nepal.

Non è facile fare scommesse su come gli eventi stanno per svolgersi nei prossimi mesi e anni, ma le attuali manovre da gatto col topo dei partiti politici e dei maoisti possono spostare il conflitto al centro della scena per uno scontro finale. Se questo avviene, l'esercito avrà una maggiore possibilità di rivendicare la vittoria, a condizione che il conflitto coinvolga soprattutto la leadership. Un'altra grande incertezza è se il Nepal avrà la buona sorte di alcuni uomini forti che nascono nell’occasione - del calibro del coreano Park Chung-He, Pinochet in Cile, Suharto in Indonesia - che raccolgano la sfida di reprimere il dissenso e mobilitare la macchina dello Stato e concentrarsi su un unico obbiettivo: costruire una nazione forte e prospera.

Con così tanti tentativi durati anni per sradicare la povertà e afferrare il carro della crescita, della opportunità e prosperità, questa ultima opzione può anche avere una possibilità di successo.

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La polizia spara e uccide contadini senza terra - Lo sciopero generale blocca il paese

500 poliziotti e 300 membri della Forza di Polizia Armata agli ordini del governo nepalese venerdì hanno sparato sui contadini senza terra e rimasti
senza casa, uccidendone 7 e ferendone altre decine.
I senza casa, circa 10.000 dei distretti delle colline della parte centro-occidentale del paese, che avevano occupato l’area per sistemarsi
costruendo delle baracche, hanno bloccato le vie principali, hanno incendiato macchine e si sono difesi con armi artigianali.
I giovani maoisti della Young Communist League per protesta hanno attaccato una sede locale del governo e i suoi mezzi di trasporto incendiandoli.
Un altro breve scontro tra i senza casa e la polizia è avvenuto nell’area Thamel-Lainchaur.
I maoisti hanno indetto lo sciopero generale che ha paralizzato il paese chiedendo le immediate dimissioni del ministro degli interni.
“Una repressione nello stile del vecchio regime Panchayat, quando non esistevano i partiti” ha detto Prachanda, mentre il governo continua a
prendere tempo sul problema dell’integrazione dei combattenti dell’Esercito di Liberazione Popolare e su quello della scrittura della nuova
Costituzione.
“Il governo ci spinge verso la guerra…se continua così il paese diventerà come l’Afghanistan” dice Bhattarai, e conferma che l’impegno dei maoisti è
quello di portare il processo di pace alla sua logica conclusione.

6/12/09
 

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Repubblica popolare e presa dello Stato, la nostra agenda: dirigente maoista del Nepal

 

Il presidente del Partito Comunista del Nepal – Maoista,Pushpa Kamal Dahal, alias Prachanda, ha detto chiaramente che la principale agenda del partito degli ex ribelli è quella di instaurare un ordine repubblicano popolare e la conquista dello Stato.

“Le nostre priorità, decide al tempo della rivolta, rimangono intatte, non abbiamo ancora rinunciato ai nostri primi obbiettivi” ha dichiarato Prachanda.

Il sig. Dahal stava presiedendo un incontro del Partito Maoista a Dharan distretto di Sunsari, il 20 agosto scorso.

“L’esercito Popolare di Liberazione è la principale forza del partito maoista, i quadri del partito devono giocare un ruolo significato per rafforzare ulteriormente questa forza indomita” ha dichiarato.

“I nostri obbiettivi finali sono l’instaurazione dell’ordine repubblicano popolare e la cattura dello Stato” ha detto, aggiungendo “Faccio appello a tutti quanti a tenere in mente questi obbiettivi e scatenare un uragano nell’attuale sollevazione popolare”.

“La sfida principale che ci sta di fronte per raggiungere gli obbiettivi di cui parliamo è quella di sconfiggere una fazione dell’UML (Oli) e il Nepali Congress” ha affermato in maniera categorica.

“Molto presto prenderemo il potere” ha detto, aggiungendo “Non c’è alternativa ad un governo a guida maoista in Nepal”.

Erano presenti all’iniziativa anche il vicepresidente del partito maoista dr. Baburam Bhattarai, il vicepresidente Mohan Baidya-Kiran, il segretario generale Ram Bahadur Thapa, alias Badal e il segretario C.P. Gajurel.

http://telegraphnepal.com

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Uno strano regalo!

Il leader del Nepal Matrika rigetta l’offerta di moneta del RAW: resoconto

 

Matrika Yadav, presidente del Partito Comunista del Nepal Maoista ristrutturato ha rifiutato di recente di accettare lo strano regalo offertogli dal dirigente del RAW [Research and Analisys Wing -agenzia di intelligence indiana] incaricato per il Nepal, Alok Joshi.

Il settimanale Janadharana del 20 agosto 2009 riporta che il dirigente del ministero e dirigente del RAW in carica, Alok Joshi, ha offerto al sig. Yadav un pacchetto pieno di banconote indiane in una confezione rettangolare.

Joshi ha offerto il denaro in una borsa di carta alla moglie di Yadav, dopo che (Matrika e Joshi) avevano avuto dei colloqui.

Yadav, mentre Joshi era ancora presente, ha scartato il pacchetto e ha scoperto che era pieno di vere banconote indiane.

Piuttosto sorpreso Matrika Yadav ha detto all’ufficiale indiano che “Se desiderate offrire qualcosa allora regalate a lei (alla moglie di Matrika) sarees e altre cose da donna, a me non serve il denaro”.

“Tenetelo per voi, non ci serve questo denaro”, ha risposto bruscamente Matrika.

Matrika, che era con la moglie, ha rifiutato l’offerta di armi e di sostegno finanziario, riporta il Janadharana citando fonti. Dio benedica Matrika.

2009-08-20 09:16:44

http://telegraphnepal.com/

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I maoisti potrebbero formare un governo parallelo a Kathmandu

Il “Fronte Unito Rivoluzionario” guidato dal Partito Maoista Unificato ha deciso di intensificare la sua principale protesta sadan e sadak (nelle strade e in parlamento) con l’obbiettivo di restaurare la supremazia civile e formare anche un governo parallelo.

Attualmente il Fronte Rivoluzionario composto da 175 membri viene diretto dal dr. Baburam Bhattarai, vice presidente del Partito.

Il partito maoista mercoledì 19 agosto 2009 ha formato un sottocomitato “Samyukta Rastriya Janaandolan Nepal” per portare avanti i suoi obbiettivi.

Rivolgendosi al primo congresso di questo comitato, il presidente del partito maoista unificato presidente Pushpa Kamal Dahal ha detto che il fronte si è dato gli obbiettivi tra gli altri di restaurare la Supremazia Civile, fare pressione sul presidente affinché riveda la sua precedente mossa anticostituzionale e inizi la discussione all’Assemblea Costituente sulla risoluzione proposta dai maoisti.

Dahal ha fatto appello a tutti i nazionalisti, repubblicani e comunisti ad unirsi al fronte.

“Se le nostre richieste saranno accolte opportunamente allora andremo verso la formazione di un governo nazionale altrimenti formeremo un governo parallelo alternativo” ha detto Gun Raj Lohani, un membro del comitato.

Lohani rilanciando un’affermazione minacciosa ha aggiunto, “Nel caso le nostre richieste non venissero accolte in tempo, noi costituiremo da soli gli organi locali, stabiliremo stati federali sovrani e al centro formeremo un governo parallelo.”

2009-08-20 09:09:32

http://www.telegraphnepal.com/news_det.php?news_id=6087

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Prospettive della riunione del cc del PCN(M)U 

Di recente la riunione del CC del PCN(M)U si è conclusa con decisioni straordinarie attraverso una straordinaria unità-lotta-trasformazione. La riunione ha approvato, con qualche emendamento, il documento politico e organizzativo: “La situazione attuale e il compito storico del proletariato” proposto da Prachanda. Tutti gli amici e i nemici di tutto il mondo stavano aspettando e osservando la riunione. Operai, contadini, proletari e maoisti di tutto il mondo stavano osservando la linea del partito, se fa la rivoluzione o no, dopo essere entrato nel processo di pace con l’incontro di Chunbang e l’accordo in 12 punti con l’Alleanza dei sette partiti dopo un decennio di guerra popolare. Dall’altro lato, i compradores interni, feudali e borghesi, l’espansionismo indiano e gli imperialisti compreso l’imperialismo USA speravano molto che il PCN(M)U si piegasse davanti a loro.

 In modo inaspettato il documentò ha sottolineato la possibilità della catastrofe della guerra imperialista, specialmente da parte dell’imperialismo USA a causa dell’attuale grave crisi economica, e fa appello a tutte le forze che sono per l’uguaglianza, la pace e l’indipendenza ad unirsi e combattere la situazione. Da un lato, esso spiega che il governo a guida UML, è un governo fantoccio dei reazionari stranieri e, dall’altro lato, afferma con forza l’unità con i partiti che prendono in considerazione il pensiero MLM e sono contro il feudalesimo e l’imperialismo. E il documento menziona la condizione e la causa dei problemi dentro il partito e indica la soluzione. A parte ciò, il documento pianifica il fronte unito, il movimento di massa, la costituzione e l’organizzazione della repubblica nazionale popolare federale. Il CC ha approvato un codice di condotta in 15 punti. La riunione del CC ha anche pianificato il congresso nazionale che avrà inizio il 29 gennaio 2010.

 Questa riunione ha un significativo ruolo storico come l’incontro allargato del CC di Balaju e il congresso nazionale di Kharipati. I primi due come questo incontro sono molto importante per la lotta interna al partito. È un fatto soddisfacente che tutti e due gli incontri e anche quest’ultimo abbiano tentato e siano riusciti, parzialmente, a risolvere il problema dell’opportunismo di destra nel partito. L’incontro ha mostrato il suo profondo impegno sulla strategia e sviluppato la tattica con l’alto livello di lotta interna. In questo incontro il PCN(M)U ha deciso di passare attraverso il movimento di massa contro il governo fantoccio. Esso alzerà lo scontro con il governo e infine svilupperà nuove decisive condizioni per il potere statale a causa della lotta di classe. Tutti i proletari possono sperare il meglio se il nuovo piano sarà applicato correttamente.

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Tesi, antitesi e sintesi

Di Hisila Yami

La riunione plenaria del comitato centrale del Partito Comunista del Nepal (Maoista) Unificato si è conclusa dopo circa tre settimane di discussione. Ancora una volta essa è arrivata ad una sintesi attraverso il processo della tesi e dell’antitesi senza dividere il partito, con molto disappunto delle forze interne ed esterne che volevano vedere il partito a pezzi. Si tratta di una delle più importanti lotte tra le due linee (L2L) dopo quella che ebbe luogo nel 2004-2005. La grande differenza è che nel 2004-2005 la guerra era in corso e il luogo era Rolpa, l’epicentro della Guerra Popolare. L’attuale L2L ha avuto luogo durante il processo di pace ed è stato tenuto a Kathmandu, l’epicentro della pace. Quello che è importante è che in tutte e due le lotte il partito ne è uscito più maturo e responsabile.

L’attuale L2L è un risultato naturale del periodo di transizione che il paese sta affrontando e il suo riflesso nel partito. Come durante qualsiasi periodo di transizione, il partito è in uno stato di confusione  che viene dal passato e l’ansia per il futuro. La confusione è il risultato della nostalgia a tornare in dietro e combattere nel vecchio modo per portare a compimento la rivoluzione rapidamente. L’ansia del futuro giace nel fatto che la via per la rivoluzione intrapresa dal PCN(M)U è unica e specifica per il Nepal; perciò deve passare attraverso molte vie contorte.

Il partito ha iniziato con l’obbiettivo di instaurare un sistema di nuova democrazia con il lancio della Guerra Popolare nel 1996. La guerra si è intensificata passando dalle azioni difensive ad uno stato di equilibrio e infine agli assalti offensivi, ed è stato durante lo stadio dell’offensiva che il partito ha deciso di passare per un sub-stadio per arrivare ad un tipo transitorio di repubblica. La repubblica transitoria non era né del tipo della repubblica parlamentare di Westminster, spesso conosciuta come repubblica borghese, e nemmeno una repubblica di nuova democrazia. Questa repubblica era necessaria per imbarcare tutti i partiti non monarchici. Per questo nel 2005 il re Gyanendra organizzò il suo colpo di stato.

Questo era il retroterra contro cui i maoisti decisero di andare nel firmare l’accordo in sette punti con i sette partiti parlamentari. Questo accordo portò al Secondo Movimento Popolare durato 19 giorni che preparò il terreno per la promulgazione di una repubblica democratica federale. Il re fu cacciato e ebbe luogo l’elezione all’Assemblea Costituente nella quale il PCN(maoista) emerse come il più grande partito. Per conseguenza iniziò un più ampio dibattito all’interno del partito: se consolidare la repubblica transitoria o continuare per la rivoluzione di nuova democrazia.

Quelli che volevano una rivoluzione di nuova democrazia cominciarono a dire che la leadership del partito aveva abbandonato la causa della rivoluzione e che stava spostandosi a destra, indulgendo in uno stile di vita lussuoso, creando ineguaglianze all’interno dei ranghi e minimizzando l’importanza dell’ideologia. E quelli che erano a favore della ristrutturazione dello stato spiegavano che anch’essi erano impegnati in una lotta ma di un tipo differente che poteva sembrare di destra e riformista nella forma ma che in essenza non era né di destra né riformista. Ciò perché tutti questi passi erano stati fatti non per consolidare il vecchio assetto feudale e compradore burocratico ma per un nuovo stato ristrutturato.

La lotta sta nella ristrutturazione dello stato monolitico verso un federalismo fondato sulle regioni, l’eredità etnica e la lingua in cui la questione dei dalit, della classe e del genere sarebbero stati affrontati. La lotta sta anche nel portare il processo di pace ad una logica conclusione integrando l’Esercito Nepalese (EN) e l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) in un nuovo esercito nazionale in cui entrambi gli eserciti saranno ristrutturati – l’EN sarà democratizzato mentre l’EPL sarà professionalizzato.

Quelli che sono a favore della ristrutturazione dello stato inoltre hanno accusato quelli che vogliono una rivoluzione di nuova democrazia subito che lo facevano da un punto di vista dogmatico senza comprendere la realtà fondamentale. Spiegavano che la natura della lotta in tempo di pace è differente da quella durante la guerra, e che bisogna essere più dialettici per essere rivoluzionari.

Ma entrambe le forze erano d’accordo sul fatto che non si poteva essere soddisfatti con quello che si era conquistato, ma che si doveva continuare a combattere per far avanzare lo stato ad un livello più alto. Le differenze riposano nella natura e nella velocità della lotta. Ciò che è importante non è sovrastimare o sottovalutare i successi. È su questa base che ha avuto luogo una sintesi. Ciò significa che adesso ci si deve muovere dallo stadio di una repubblica democratica federale (dato che il re è stato rimosso) alla repubblica popolare democratica federale (che è antifeudale e antimperialista). La riunione plenaria del comitato centrale è stato anche d’accordo che le forze della regressione all’interno e all’esterno del paese volevano vedere il PCN(M)U prendere una linea borghese mentre le forze progressiste volevano vedere il partito prendere il corso di una rivoluzione di nuova democrazia.

Si è raggiunto l’accordo che il nemico sta cercando di isolare il partito spingendolo verso la guerra, per questo si deve portare il processo di pace alla sua conclusione logica. Si è anche raggiunto l’accordo che la supremazia civile deve regnare sulla supremazia militare dato che questo è legato alla ristrutturazione dell’Esercito Nepalese che è stato un processo lungo a causa del fatto che la monarchia ha regnato in Nepal. Allo stesso modo, ci sono stati tentativi di fare della scrittura della costituzione una falsa questione, perciò il partito deve elaborare una costituzione a favore del popolo e orientata ai risultati. Ci sono stati tentativi di minare la sovranità del Nepal e spezzare il paese, perciò è dovere del partito unire tutte le forze democratiche e patriottiche per consolidare la nazione.

E per ottenere questo obbiettivo, è importante mettere insieme tutte quelle forze che si oppongono a questi passaggi regressivi per formare un governo di unità nazionale sotto la leadership del PCN(M)U. Si capisce che questi passi porteranno alla fine all’instaurazione di un sistema repubblicano popolare federale.

Perciò la tesi che il partito è diventato riformista e di destra è stata contrastata dall’antitesi che le conquiste fatte fino ad ora devono essere portate ancora più avanti per consolidarle. Perciò la sintesi che è stata portata avanti è la via per instaurare un sistema repubblicano popolare federale che sottolinea la sovranità nazionale e la partecipazione e la guida degli operai e dei contadini nel governo federale.

A questo punto è interessante notare che le due importanti L2L che si sono avute a Rolpa e a Kathmandu hanno girato attorno ad un oggetto, e cioè la centralizzazione della leadership. Perciò è stata sollevata e alla fine risolta la questione di creare un sistema a più posti con il presidente seguito dai vicepresidenti, dal segretario generale, dai segretari e dal tesoriere. Inoltre è interessante notare che la prima L2L girava attorno all’instaurazione di una repubblica democratica federale mentre la seconda attorno alla creazione di una repubblica democratica federale popolare.

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Concluso il CC del Partito Comunista del Nepal-Maoista Unificato

Data: 02/08/09 07:15 

 Si è conclusa la riunione del cc maoista; Dahal è nuovamente “comandante supremo” dell’EPL; congresso generale il prossimo gennaio.

 da Nepalnews.com

Saturday, 01 August 2009 19:20

La riunione del comitato centrale maoista durata tre settimane si è conclusa sabato, prendendo alcune decisioni politiche e dividendo le responsabilità organizzative tra i maggiori leader.

Il comitato centrale ha designato il presidente del partito Pushpa Kamal Dahal come “comandante supremo” dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL).

Dahal aveva lasciato il posto dopo essere diventato primo ministro dell’ex coalizione di governo a guida maoista.

Inoltre il partito maoista ha deciso di tenere il suo congresso generale a gennaio del prossimo anno. Ancora da stabilire il luogo e la data finale del congresso generale che inizierà il 29 gennaio.

La riunione del Comitato Centrale tenuta presso la sede centrale del partito a Koteshwor ha deciso anche di dare inizio ad una leadership a più posti, con Dahal come presidente del Partito, tre vicepresidenti, un segretario generale e due segretari. Tre importanti leader: Mohan Baidya, il Dr.

Baburam Bhattarai e Narayan Kaji Shrestha sono stati nominati vice presidenti mentre Ram Bahadur Thapa è stato nominato segretario generale. I due segretari sono C.P. Gajurel e Post Bahadur Bogati.

Secondo il portavoce del partito Dina Nath Sharma, il CC ha anche approvato un codice etico in 15 punti per i leader e i quadri del partito. Secondo il codice le proprietà private dei leader centrali saranno mantenute come proprietà del partito.

La riunione del CC che aveva approvato il rapporto politico del presidente del partito alcuni giorni prima, ha adottato lo slogan “Repubblica Federale Popolare”. E questo sarà anche lo scopo politico immediato del partito.

Il partito ha anche deciso di promuovere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica Federale.

Sharma ha detto che la riunione del CC ha deciso di portare avanti il movimento di protesta nelle strade e in parlamento a favore della “supremazia civile”. Secondo lui, il partito non si unirà al corpo politico di alto livello proposto dai maggiori partiti a meno che la mossa “incostituzionale” del Presidente non venga rettificata.

Prima, parlando alla fine della riunione del CC, il presidente Dahal aveva descritto la riunione come storica e si era impegnato a “tenere intatta la fiducia del popolo mostrata al partito”. Aveva anche dichiarato che i maoisti unificati non si sarebbero compromessi sulla questione della supremazia civile.

Dahal terrà una conferenza stampa nella sede del partito, domenica, per far conoscere le decisioni della riunione.

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I maoisti e la rivolta popolare finale

Data: 31/07/09 20:21

dalla stampa indiana borghese online

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I maoisti nepalesi determinati a condurre la rivolta popolare finale

Il Partito Comunista del Nepal-Maoista Unificato si sta preparando a guidare una nuova rivolta popolare.

Il partito maoista ha anche deciso di mettere in azione le “strade” e il corpo dell’Assemblea Costituente insieme per garantire la supremazia popolare e costringere il presidente a fare un passo indietro rispetto all’iniziativa incostituzionale presa il 3 maggio scorso.

Il partito maoista ha anche concluso che per raggiungere questi obbiettivi, l’unità tra nazionalisti, repubblicani, progressisti e comunisti è urgente e significativa.

Rispondendo alle domande poste dai membri del comitato centrale del Partito, mercoledì 29 luglio 2009 un presidente del partito maoista, Dahal, piuttosto contrariato ha detto anche che non c’era altra possibilità per i maoisti se non quella di prendere la via di quella ch egli chiama “Terza rivolta popolare”.

“I nazionalisti, i repubblicani, i progressisti e i comunisti devono unirsi per lanciare la terza rivolta, il nostro partito guiderà tutto il movimento”, ha detto Dahal.

“La rivolta popolare che si avvicina al punto più alto, aprirà verosimilmente le porte alla rivolta popolare finale” ha detto uno dei membri del comitato centrale maoista citando il presidente del partito.

L’incontro del comitato centrale maoista è durato quattro ore senza intervallo.

“Preferiamo diventare martiri piuttosto che fuggire dall’attuale processo di pace” ha continuato Dahal aggiungendo “Continueremo a lottare contro tutte le difficoltà himalaiane che abbiamo davanti.”

“Hanno importato armi per fare una grande pressione su di noi, ma noi staremo qui a Kathmandu e combatteremo” ha aggiunto.

Se la determinazione dei maoisti è reale allora gli analisti presumono che il paese presto si troverà in una sorta di situazione feroce. 

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Yadav, leader del comitato centrale della lega dei giovani comunisti assassinato.

RAUTAHAT, 25 Luglio – un gruppo non identificato ha sparato al leader del comitato centrale della Lega dei Giovani Comunisti, organizzazione affiliata al Partito Comunista del Nepal Unificato (Maoista), Laxman Yadav a Rautahat.

Residenti locali hanno trovato il corpo senza vita di Yadav , un residente  di Bishrampur-4, nella foresta Belare.

Il suo corpo mostrava ferite da arma da fuoco.

Yadav era anche un membro del Bhojpura Rajya Samiti ( un organizzazione di massa del partito)

Fonte : ekantipur

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Terzo movimento popolare contro i reazionari

quello che segue è il primo notiziario- le notizie in esso contenute sono ufficiose


Prachanda ha annunciato che il Partito Comunista unificato (maoista) lancia un 3° movimento popolare costruendo un fronte con i nazionalisti, le forze nazionali e la società civile.

Prachanda ha annunciato che questa rivoluzione metterà fine "agli opportunisti, agli anti-nazionalisti e alle forze reazionarie" Prachanda ha aggiunto che la rivoluzione è necessaria per imporre la supremazia civile in opposizione alla dominazione militare crescente nel paese: egli ha ancora aggiunto che "è inutile aspettarsi qualsiasi cosa dal governo che è stato formato per volere dei padroni stranieri".

La questione nazionale riveste una certa importanza nel processo rivoluzionario in Nepal perché il paese è praticamente totalmente infeudato dall'India e alla classe della borghesia compradora  - che permette lo sfruttamento delle risorse del Nepal da parte delle potenze  imperialiste straniere che estraggono profitti - che è tutt'ora alla testa dello Stato


La riunione in corso del politburò del PCU-maoista ha deciso di lanciare una ondata di proteste
così oggi in tutto il paese i maoisti impediscono ai funzionari e utenti di entrare in tutti gli uffici governativi: la circolazione è ugualmente bloccata a Katmandù e in altre città del paese: a Katmandù, a Singha Durbar, la sede del Parlamento è sotto assedio, e così gli uffici amministrativi del distretto e gli altri uffici governativi: nessuno ha potuto utilizzare i servizi pubblici nel paese.


Numerose forze della sicurezza sono state allontanate dagli uffici: Anche se il ministero degli interni ha dato delle strette istruzioni alle forze dell'ordine di assicurare il funzionamento normale delle attività giornaliere dell'amministrazione, queste attività sono state disturbate in tutto il paese.


Il nuovo ministro degli interni Bhim Rawal ha pertanto ordinato ai capi della polizia d'imporre misure draconiane  per far fallire i piani dei maoisti.

E' stato ordinato di permettere solo sit-in pacifici ma di disperdere la folla se essa ostruisce le strade e di utilizzare il massimo della forza per fermare i manifestanti se necessario. Vi sono parecchi scontri nei differenti distretti del paese parecchie dozzine di feriti: Diversi Uffici Amministrativi sono stati attaccati , così come altri uffici e banche.

Una prima lista comprende:

A Dhanding un funzionario dello sviluppo Locale e un ispettore di polizia sono stati stati feriti durante un attacco al Comitato di sviluppo del Distretto; a Lham , una mezza dozzina di uffici governativi  sono stati attaccati, dopo l'arresto di due manifestanti, tutto il mercato è stato bloccato: A Baitadi due poliziotti feriti nei pressi della  Rastrya bank e 5 manifestanti feriti presso il municipio del Distretto. A Mahottari duri scontri hanno avuto luogo  tra manifestanti e polizia mentre avveniva il blocco di tutti gli uffici governativi: A Ramechap, due manifestanti sono stati feriti  nel tentativo di bloccare gli uffici governativi. A Taplegunj i manifestanti hanno attaccato gli uffici scolastici, la posta e le telecomunicazioni per bloccarle: Essi hanno  sequestrato il capo del distretto e altri funzionari. Altri 30 sequestri hanno avuto luogo alla Banca: E' stato attaccato l'Ufficio regionale della Salute dell'EST: A Kavre i maoisti sono stati feriti dalla polizia che ha sparato sui manifestanti: A Gothatapani i maoisti hanno lanciato pietre  contro la polizia, quando ha cercato di togliere il blocco stradale, due poliziotti feriti.

notizie aggiornate alle ore 10 del 21 giugno 

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Sciopero generale blocca le attività della valle

Lo sciopero generale indetto dal Newar Autonomous State Manka Struggle Committee [Comitato di lotta per lo stato autonomo Newar] che chiede uno stato autonomo Newar ha colpito la normale vita nella valle di Kathmandu e dei distretti intorno, lunedì.

Le strade apparivano deserte con veicoli ai margini delle strade e i negozi chiusi. Alcuni a piedi andavano verso i propri uffici. Alcuni uffici privati e tutti gli istituti educativi sono chiusi. Al contrario di precedenti scioperi, i negozi nelle aree interne della capitale sono rimasti chiusi.

Solo le ambulanze, i veicoli delle agenzie di sicurezza e alcuni motocicli con su scritto “stampa” si sono visti per le strade.

Il comitato di lotta, un’organizzazione generale di tutti i Newar, compreso differenti partiti politici, hanno fatto appello allo sciopero in 12 distretti e attorno alla valle di Kathmandu richiedendo uno stato autonomo e l’annullamento della legge di sviluppo urbano.

Piccoli gruppi di manifestanti si sono visti in diversi luoghi in tutta la valle con le loro bandiere e cantando slogan per uno stato antonomo Newar. Alcuni leader maoisti compreso Hisila Yami sono stati visti guidare gli assembramenti.

Gli organizzatori dello sciopero generale hanno distrutto alcuni veicoli che hanno osato “sfidare” l’appello allo sciopero. Alcune ruote di biciclette sono state sgonfiate.

Sono stati attaccati anche i mezzi dei media compreso Image Channel, Nepal Television, Nagarik Dainik e Kantipur F.M. in differenti luoghi.

Ma nonostante il tremendo impatto dello sciopero generale, non ci sono stati episodi di maggior violenza. nepalnews.com June 01 09

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Archivio Nepal

 

I maoisti annunciano una nuova ondata di proteste

Il Partito Comunista del Nepal (Maoista ) Unificato ha annunciato un programma di nuove proteste contro l’azione del Presidente che ha bloccato la decisione del precedente governo di dimettere il capo dell’esercito e a favore della “supremazia civile”.

Un incontro della segreteria centrale del partito tenuta nel quartier generale di Buddhanagar ha deciso di lanciare una protesta a livello nazionale mobilitando tutte le organizzazioni affiliate dal 4 giugno.

“Abbiamo deciso di lanciare un movimento di protesta per restaurare la ‘supremazia civile’”, ha detto il portavoce maoista Dina Nath Sharma.

Secondo Sharma il partito manifesterà davanti agli uffici dell’amministrazione di distretto di tutti e 75 i distretti il 4 giugno e anche in tutti i VDC [Comitati per lo Sviluppo dei Villaggi] in tutta la nazione dal 5 giugno.

Il partito ha inoltre formato un comitato guidato dal leader Mohan Baidya ‘Kiran’ per elaborare un programma dettagliato della protesta e metterlo in atto. L’incontro ha fatto appello a tutti i dirigenti delle organizzazioni sorelle per la mobilitazione di tutti i membri.

Sharma ha detto che il suo partito continuerà a fare ostruzione in parlamento contro l’iniziativa del Presidente.

Il presidente dell’AC Subash Chandra Nemwang sabato ha deciso di non mettere all’ordine del giorno la risoluzione presentata dai maoisti per la discussione in parlamento.

“Faremo ostruzione in Parlamento fino a quando non sarà ripristinata la supremazia civile”, ha detto Sharma. “Presenteremo di nuovo al presidente dell’AC la nostra mozione.” nepalnews.com May 31 09

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Intervista a C. P. Gajurel

di Stephen Mauldin May 28, 2009

“In ogni rivoluzione sono veramente pochi coloro che hanno piena comprensione del marxismo, ciò che Lenin e Mao hanno detto. Le masse sono motivate per ottenere qualcosa per il loro benessere fondamentale non grazie alla comprensione della teoria. Ma esse imparano dalla pratica. Le vere intenzioni dei reazionari vengono rivelate alle masse quando vengono guidate attraverso il processo rivoluzionario. Naturalmente, anche tra le masse che sostengono la lotta rivoluzionaria ci sono gli opportunisti. Noi crediamo che nel tempo il popolo che non ha comprensione teorica comprenderà in pratica la necessità di eliminare i reazionari e riconoscerà gli opportunisti per quello che sono. Nel tempo in questo modo, avverrà una trasformazione: ci sarà un Nuovo Nepal.”

***

C.P.Gajurel è leader del Partito  Comunista del Nepal Unificato (Maoista), membro del comitato centrale del partito e capo dell’Ufficio Internazionale.

Nell’agosto 2003 mentre si accingeva a viaggiare verso Londra, usano documenti di viaggio falsi, il compagno Gajurel fu arrestato a Chennai, India. Sostenitori nepalesi e stranieri compreso diversi partiti comunisti a livello internazionale lanciarono una campagna per il suo rilascio. Nell’aprile 2005 un gruppo di attivisti dei diritti umani europei ottennero il permesso di incontrarlo in prigione. I suoi sostenitori temevano che potesse venire estradato in Nepal e torturato dalle autorità nepalesi. Dopo che il PCN(M) e il governo del Nepal firmarono un Accordo di Pace Comprensivo, l’India lasciò cadere l’accusa contro Gajurel di “cospirazione contro l’India”. È stato rilasciato nel novembre 2006 ed è ritornato in Nepal.[1]

D: Grazie per avermi incontrato. È un onore. Per cominciare, una domanda molto generale nella direzione che voglio esplorare. La supposizione è che la questione centrale è adesso la presa del potere statale, ora che i maoisti hanno lasciato il governo, quali le tattiche in queste nuove condizioni.[2]

R: Sì. Questa è sempre la domanda centrale. Non è proprio la domanda centrale per i maoisti. Tutti i partiti stanno cercando di prendere il potere statale, non solo il partito maoista. Ma i maoisti stanno portando avanti una nuova trasformazione in Nepal. È più importante che sin dalle elezioni, in cui i maoisti sono emersi come il partito più grande all’Assemblea Costituente, stiamo guidando la creazione della nuova costituzione. Grazie alle elezioni, il partito maoista è stato riconosciuto a livello internazionale come guida legittima in Nepal. Adesso questo è il nostro più importante lavoro, usare l’Assemblea Costituente per la trasformazione del Nepal.[3]

D: Che pensi della percezione che alcuni comunisti della comunità internazionale hanno, e cioè che i recenti anni di partecipazione alla politica multipartitica dimostrano che queste tattiche stanno effettivamente bloccando l’avanzamento del processo rivoluzionario?

R: Se si guarda dal punto di vista tradizionale, il modo tradizionale del pensiero comunista, sembra che questa linea non sia di aiuto. Invece essa ha aiutato. Ma dobbiamo guardare alla realtà, a ciò che è successo di recente, nella lotta durante le ultime settimane: la partecipazione al governo non ha funzionato effettivamente in modo completo. Abbiamo dovuto fare un’altra svolta e ritirarci dal governo, ma stiamo ancora partecipando al processo democratico. Criticare questo dicendo che stiamo bloccando il processo rivoluzionario è scorretto. Ciò dimostra una mancanza di conoscenza della nostra pratica reale e della concreta situazione in Nepal…

D: Ma la critica dice che questa ritirata portano a dissolvere i Consigli Rivoluzionari Popolari nel paese e fare altre concessioni e chiede dov’è la prova che la leadership stia preparando la base di massa nel caso sia necessaria una nuova rivolta.

R: Quando abbiamo deciso di fare i negoziati dovevamo perdere qualcosa. Senza, a quel punto, lasciare l’effettivo potere statale, cosa che avevamo ottenuto nel rimpiazzare il precedente governo nel paese con i Consigli Rivoluzionari, non saremmo stati capaci di conquistare l’opportunità più importante di vincere le elezioni all’Assemblea Costituente o guidare il governo. Abbiamo lasciato il potere ma effettivamente abbiamo allargato la base di massa in un altro modo. Per esempio, siamo stati capaci di aumentare i nostri numeri con nuove adesioni, c’è stata una crescita estesa del processo rivoluzionario nell’affiliazione con molti sindacati operai e attraverso incrementi nelle organizzazioni degli studenti e della gioventù, specialmente la Lega della Gioventù Comunista (YCL). Anche durante questo periodo, all'interno del partito abbiamo continuato il dibattito sulle due linee e formato il partito unificato [4], continuato a costruire la nostra base di massa. Completeremo il processo rivoluzionario creando un Nuovo Nepal.

D: Ci sono indicazioni anche che le forze ribelli si stanno organizzando al di fuori dell’autorità del UCPN(M), in particolare attorno alle questioni della riforma agraria nel Terai, per esempio Matrika Yadav…

R: Alcuni di coloro che erano con noi dall’inizio hanno abbandonato il partito. Abbiamo ascoltato le loro critiche e con Matrika Yadav abbiamo provato, gli abbiamo chiesto di non separarsi da noi. Da allora il suo nuovo partito si è opposto a noi con il proprio candidato, nelle recenti elezioni il risultato è stato che il loro candidato ha ottenuto solo 135 voti. La vera ironia è che uno dei nostri ex leader effettivamente si è unito all’UML [partito Marxista Leninista Unito, nonostante il nome, ben conosciuto come reazionario].

Altri stanno cercando di sviluppare una cosiddetta “ala sinistra” in partiti e gruppi di giovani al di fuori dei maoisti; ma noi consideriamo queste cose come essenzialmente insignificanti. Questi gruppi sono nei fatti stati di aiuto ai maoisti nella mossa di cacciare Katawal e nell’apprezzare le dimissioni del PM.

D: Così era vero che dal tempo dei negoziati e fino alle recenti dimissioni di Prachanda c’è stato inizialmente un ritiro da un processo rivoluzionario aggressivo rispetto a prima e un nuovo modo e differente di costruire la base di massa. Diresti che questa tattica è ormai superata? Qual è la nuova tattica, vedremo ancora un rinnovato movimento rivoluzionario aggressivo?

R: Le dimissioni del PM non sono state per noi una grande cosa. Il nostro movimento ha lavorato su tre fronti e la partecipazione al governo era la meno importante. L’esperienza di stare al governo non è stata un fallimento; ha contribuito al nostro processo rivoluzionario in molti modi. La questione che abbiamo posto della supremazia civile sull’esercito ha dimostrato al popolo la verità rispetto alla situazione, gli altri partiti sono contro la supremazia del popolo. Cosa più importante è il fronte dell’assemblea costituente dove il punto principale può essere la creazione di una costituzione per un nuovo Nepal. La nostra tattica rimane la stessa per quanto riguarda i rimanenti due fronti, l’Assemblea Costituente e la strada. Abbiamo boicottato la selezione del nuovo PM abbandonando il fronte del governo per ottenere migliori benefici politici dall’azione nei fronti più importanti ed efficaci. Useremo i nostri grandi numeri all’assemblea costituente per creare una costituzione che trasformerà il Nepal, creando un’economia socialista che vada incontro alle necessità di tutta la popolazione oppressa.

D: Se, senza dubbio, lo scopo è quello di avere una costituzione antifeudale e antimperialista, specialmente rispetto alla riforma agraria, è possibile che questo si avveri senza una nuova sollevazione rivoluzionaria?

R: Nel nostro uso dell’AC la questione della resistenza antifeudale e antimperialista è la contraddizione principale. Senza almeno i 2/3 dei voti noi non possiamo scrivere nemmeno una clausola della nuova costituzione. Abbiamo approssimativamente il 40% dei voti e questo non è sufficiente. Allo stesso tempo saremo biasimati se la scrittura della costituzione viene rinviata indefinitamente. Ecco perché il fronte più importante rimane la strada. Faremo tutto ciò che sarà possibile per convincere i membri dell’AC degli altri partiti della necessità e dei benefici di una costituzione antimperialista e antifeudale per un Nuovo Nepal con un orientamento economico socialista. Per questo avremo bisogno di uno sforzo “extra AC” per influenzare il voto all’interno dell’AC. Significa l’azione del nostro popolo nelle strade.

D: Vuoi dire la continua pressione diretta da parte della YCL sui quadri degli altri partiti e l’attivismo di strada che abbiamo visto da parte di molti sindacati e delle loro organizzazioni collettive che stanno nella Federazione Nazionale dei Sindacati – non un’attivazione dell’EPL.

R: Sì.

D: Ma c’è ancora la possibilità che le forze reazionarie in Nepal e l’interferenza internazionale possano causare il venir meno di quei 2/3 dei voti affinché la costituzione abbia il carattere necessario. Se sarà così, come si combina questo con il movimento verso l’integrazione e la riabilitazione dell’EPL?

R: Innanzi tutto è importante comprendere che questa questione è integrata con… non è isolata da, è parte di un processo che porta alla produzione della costituzione. Se abbiamo una costituzione antifeudale e antimperialista, se possiamo davvero istituire una vera repubblica popolare, l’integrazione sarà la creazione di un esercito nazionale sotto la supremazia civile e al servizio della struttura economica orientata al socialismo, la trasformazione in un Nuovo Nepal. Non è una questione isolata.

D: Credo che questo possa significare una questione di tempo rispetto al’integrazione [il compagno annuisce]. Voglio avventurarmi in un’opinione personale. Senza i 2/3 dei voti all’AC, l’integrazione porterebbe ad una situazione in cui l’Esercito Popolare di Liberazione non sarebbe più in grado di funzionarie come forza rivoluzionaria. Mao ha detto che senza un EPL il popolo non ha niente. [Non ho effettivamente ottenuto una risposta diretta a questa opinione].

R: La situazione reale in Nepal è che molte forze stanno portando avanti la lotta nazionalistica. È una lotta per la liberazione dal feudalesimo e dall’imperialismo. È stata guidata dai comunisti. Nessuno pensava che la rivoluzione popolare potesse avere tanto successo. È stata nostra la decisione di entrare nel processo democratico della partecipazione multipartitica. Nessuno pensava che potessimo ottenere il più grande numero di seggi all’AC. Noi abbiamo preso la direzione in una terza maniera, estendendo la nostra lotta rivoluzionaria per comprendervi il fronte del governo. Non è così improntante per la nostra rivoluzione che abbiamo preso la decisione di lasciare il governo. Se il governo non è diretto dai comunisti può essere diretto da altri, non siamo preoccupati perché siamo sostenuti nelle strade e abbiamo il più grande numero di seggi all’AC. Noi crediamo che nel tempo e nel futuro il popolo veda ciò che è meglio per i propri interessi.

D: La mia domanda finale è verso la questione della leadership comunista, alle possibilità che si presentano all’avanguardia comunista. Dal mio tempo trascorso in Nepal ho tratto la conclusione che lo zoccolo del sostegno maoista è semplicemente fondato sui desideri delle persone di superare la propria oppressione. Non c’è una profonda comprensione dell’ipotesi comunista. Dunque quali sono le reali prospettive di una società comunista in Nepal?

R: C’è distinzione tra teoria e pratica. In ogni rivoluzione sono veramente pochi coloro che hanno una reale comprensione del marxismo, ciò che Lenin e Mao hanno detto. Le masse sono motivate dall’ottenere qualcosa per il proprio fondamentale benessere non da una comprensione della teoria. Ma esse imparano dalla pratica. Le vere intenzioni dei reazionari vengono rivelate alle masse mentre vengono guidate attraverso il processo rivoluzionario. Naturalmente anche tra le masse che sostengono la lotta rivoluzionaria ci sono gli opportunisti. Noi crediamo che nel tempo il popolo che non possiede comprensione teorica, comprenderà nella pratica la necessità di eliminare i reazionari e riconoscerà gli opportunisti per quello che sono. Con il tempo in questo modo avverrà una trasformazione; ci sarà un Nuovo Nepal.

D: Dunque dobbiamo porre la nostra fiducia nel popolo e nella verità dell’ipotesi comunista e della sua massima egualitaria. Grazie per avermi dedicato molto del tuo tempo. Sono molto incoraggiato nel continuare a stabilire un’affiliazione con l’Ufficio per i Rapporti Internazionali, un’organizzazione che ha base qui a Kathmandu che può essere utile ai molti comunisti che sostengono i maoisti in tutto il mondo [5].

R: Sono molto contento di vedere qualcuno del cuore del mondo imperialista lavorare qui in Nepal e lavorare verso una più grande comprensione nella comunità internazionale sulle reali intenzioni della rivoluzione maoista. [A questo punto mi ha dato una copia dell’ultimo numero di The Worker]. Spero che leggiate e condividiate questo articolo per una più corretta comprensione del nostro movimento.

 ***

Nota:

“The Worker” viene pubblicato adesso sotto la direzione dell’Ufficio Internazionale guidato da Gajurel, Comitato Centrale, Partito Comunista del Nepal Unificato (Maoista). Il sito: http://www.cpnmintl.org

 Note:

[1] Estratti da http://en.wikipedia.org/wiki/Chandra_Prakash_Gajurel

[2] Per un’eccellente recente articolo sul retroterra di interesse internazionale della rivoluzione maoista vedi: http://stefandav.blogspot.com/2009/04/ferment-in-nepal-dynamic-vortex-of.html

[3] Rinvio il lettore alla mia estesa collezione di articoli cronologici di questi anni. Una lettura degli sviluppi di queste ultime settimane può essere necessaria affinché alcuni lettori comprendano il contesto di questa intervista. Vedi: http://delicious.com/stefandav/nepal maoism

[4] Ho scritto una serie di articoli su questo dibattito a novembre 2008: http://stefandav.blogspot.com/2008/11/maoist-debate-in-nepal-part-1.html

La parte di C.P.Gajurel in quel dibattito si trova nella Parte 3 di quella serie. Notizie più importanti a quel tempo sul suo punto di vista si trovano: http://southasiarev.wordpress.com/2008/10/30/gajurel-cpnms-on-multi-party-democracy-armies/

[5] Obbiettivo immediato è di stabilire un luogo a Kathmandu che possa fornire agli attivisti comunisti internazionali un’infrastruttura di base dove stare e lavorare a Kathmandu per un certo tempo. Questa infrastruttura potrebbe essere sviluppata insieme all’Ufficio Internazionale del UCPN(M). In breve si potrebbe trattare di una … per scambio di informazioni e progetti di sviluppo. Questo è stato l’oggetto delle mie discussioni con alcuni maoisti affiliati attivisti sindacali e una parte dell’ala intellettuale dell’Ufficio Internazionale – i compagni che mi hanno dato la possibilità di questa intervista con il compagno Gajurel. Non ci sono ancora accordi specifici per questo piano, ma si tratta certo di un obbiettivo importante delle prossime settimane e dei prossimi mesi.

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Un’altra tappa della lotta di classe in Nepal

Sullo sfondo di un’altra vittoria elettorale dei maoisti in tutto il paese, le elezioni svoltesi il 10 aprile scorso per la sostituzione dei membri decaduti dell’assemblea costituente; di una crisi economica che si riflette nel paese con tagli frequenti alle forniture di energia elettrica, inflazione alta ed enorme mancanza di carburante, si è aperta un’altra tappa della lotta di classe in Nepal.

Forti anche di questo ulteriore consenso popolare i maoisti hanno fatto un altro passo verso la ristrutturazione dello Stato, portando a compimento un punto importante degli accordi, e cioè l’integrazione dei combattenti dell’Esercito di Liberazione Popolare nell’Esercito Nepalese.
Ma a questo tutti i reazionari si sono opposti fin dall’inizio e in particolare il generale Katawal (che rappresenta la “garanzia” per le forze della reazione interne ed esterne di una mano ferma sul governo del paese) ha anzi portato avanti iniziative in contrapposizione alle disposizioni del governo, il quale aveva chiesto al generale spiegazioni sul suo comportamento in merito a: reclutamento – vietato - di altri 2.800 militari nell’Esercito Nepalese; riammissione di otto generali che erano stati deposti dal governo; opposizione all’integrazione di soldati dell’Esercito di Liberazione maoista (circa 20.000 soldati) previsto dagli accordi precedenti; boicottaggio dei giochi nazionali perché vi avrebbe partecipato l’Esercito di Liberazione.

Dopo aver atteso invano una risposta, il generale è stato sollevato dall’incarico e sostituito con il gen Khadka.

Alcune forze all’interno del governo, il PCN-UML e il più piccolo Sadbhavana Party hanno lasciato il governo dicendo che la scelta di cacciare Katawal era illegittima perché non aveva coinvolto gli altri partiti della coalizione. Una scusa per chi nella sostanza sostiene il reazionario Katawal, espressione della reazione monarchica e legato all’espansionismo indiano.

A questo punto il Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal (Prachanda) si è dimesso, accusando chiaramente i reazionari all’interno e all’esterno del paese di voler impedire il processo in corso nel paese (nello stesso tempo gli Usa fanno sapere che il PCN(Maoista) rimane nella lista delle “Organizzazioni terroriste”).

A sostegno della presa di posizione dei maoisti e per costringere il Presidente dell’Assemblea costituente a ritirare la propria decisione incostituzionale si stanno svolgendo in tutto il paese in questi giorni grandi manifestazioni di piazza.

Riportiamo una intervista alla stampa borghese di un dirigente del partito che chiarisce ulteriormente la posizione del partito sulla situazione in corso.

***

La repubblica popolare può essere garantita solo dall’orgoglio nazionale del Nepal

Intervista del Telegraph Nepal a

Narayan Kaji Shrestha
United Maoists Leader, Nepal

D: Il tuo partito – maoista – si è dimesso dal fronte del governo. Avreste potuto combattere la battaglia stando al governo, no? Se il presidente ha commesso un atto che voi definite incostituzionale e il capo dell’esercito ha sfidato l’ordine del governo, non sarebbe stato meglio per voi battervi all’interno della struttura di potere? Non si tratta forse di una mentalità sconfitta da parte vostra? Che cosa ne pensi? Un commento per favore.

Narayan Kaji: No! Non siamo diventati incapaci di combattere e per questo abbiamo lasciato il governo. Al contrario, abbiamo facilitato il processo per una soluzione e perciò ci siamo dimessi dal governo. Pensiamo ci sia qualcosa per cui combattere ancora e per questo abbiamo lasciato il governo.

Il presidente ha fatto il passo che noi consideriamo incostituzionale.
Perciò dobbiamo combattere contro la mossa sbagliata del presidente per cui abbiamo pensato che sarebbe stato meglio lottare rimanendo fuori dai corridoi del governo.

Abbiamo nominato Kul Bahadur Khadka come nuovo capo dell’esercito ma il presidente ha riammesso il dimissionato Katawal che ha creato una tremenda pressione morale su di noi poiché adesso il Nepal aveva virtualmente due centri di potere.

I maoisti non sono come quei partiti tradizionali che desiderano stare attaccati alla sedia in qualsiasi circostanza. Non siamo come quei vergognosi partiti e perciò siamo usciti dal governo.

Sì! Avremmo potuto lottare come hai detto tu. Abbiamo ben considerato anche questa ipotesi, ma la saggezza diceva che sarebbe stato più realistico e opportuno condurre la lotta sia nelle piazze che nel parlamento.

Sul nostro partito pendeva una sorta di pressione morale a causa del reinsediamento del dimissionato capo dell’esercito che ci ha anche costretto ad optare per le dimissioni che ci hanno adesso facilitato la via per stare sia nelle piazze che in parlamento.

Questo è il modo di vedere le cose, non si tratta di mentalità sconfitta.


D: si dice che il tuo partito stesse aspettando un’occasione per lasciare il governo dato che questo non è stato capace di agire. L’episodio del capo dell’esercito è solo la scusa per lasciare il governo? Adesso dicci dato che la situazione che si è venuta a creare è un po’ differente a che punto sono adesso la guerra popolare e il movimento comunista nepalese? La tua opinione prego.

Narayan: questa supposizione è al cento per cento senza fondamento. Ma le attese che il popolo aveva dal nostro governo non sono state soddisfatte. Sono d’accordo con questo. La fase di transizione e la coalizione di governo si sono messi di mezzo. Stavamo pensando a come lavorare per il popolo in maniera molto più efficace. Non abbiamo lasciato per paura di qualche malfunzionamento.

La guerra popolare non è quella che abbiamo portato avanti in passato ma la lotta rivoluzionaria rimane intatta. Teniamo fermi gli obbiettivi strategici della guerra popolare, ma ci troviamo in uno stadio differente della lotta. Il modo è cambiato, l’essenza rimane la tessa. La strategia stabilita rimane quella che è. Puoi esserne certo.

Per quanto riguarda la rivoluzione nepalese, bene! sta procedendo secondo la sua unicità e nel processo che ci ha portato a questo stadio del processo di pace e per la redazione della nuova costituzione.

Adesso tutti i nostri sforzi sono concentrati nell’integrazione degli eserciti e nella redazione di una costituzione per instaurare una “Repubblica Democratica Popolare Nazionale Federale”. Scriveremo una costituzione che sarà contro il feudalesimo e l’imperialismo. Ma i reazionari e gli imperialisti hanno finora impedito la scrittura della nuova costituzione. Questa è la questione principale nella quale si trovano le due forze combattenti. Crediamo nella salvaguardia dell’orgoglio nazionale e siamo impegnati in ciò, ma altri stanno bloccando la nostra strada nel loro vecchio stile. Se le forze interne e internazionali reazionarie continueranno a porre ostacoli ai nostri principali obbiettivi, non ci rimarrà che portare avanti una guerra finale decisiva contro queste forze – intendo i reazionari senza dubbio.

D: Mentre formava il governo il tuo partito diceva che sarebbero accaduti diversi miracoli. Ma non si sono avverati. Adesso dite che la costituzione sarà a favore del popolo. Come sarebbe? Si tratta solo di una assicurazione vuota al popolo o cosa?

Il modo, come dici, in cui non vi è stato permesso di agire nel governo, è lo stesso con cui altri partiti potrebbero non permettervi di scrivere la costituzione che vi piace. Che dici?

Narayan: guarda alla catena di avvenimenti occorsi nel frattempo. Ci siamo mostrati corretti quando abbiamo detto che le elezioni all’assemblea costituente erano possibili. È diventato realtà contro coloro che lo negavano. È stata la nostra agenda fondamentalmente ad essere seguita da tutti coloro che erano contro queste elezioni.

La costituzione che noi preferiamo potrebbe non essere permessa ma alla fine noi la spunteremo. Il popolo costringerà gli altri a prendere la nostra linea nonostante gli ostacoli.

L’attacco o diciamo il bersaglio principale della guerra popolare e della rivoluzione non era solo la monarchia ma anche il sistema parlamentare tradizionale. Ciò di cui ha bisogno il popolo adesso è la repubblica popolare che guarda avanti, che è in essenza la repubblica democratica popolare in cui il popolo è sovrano e prevale la sua supremazia. La repubblica popolare soltanto può garantire l’orgoglio nazionale che mette fuori gioco tutti i sintomi feudali e imperiali che prevalgono nella società. Questo è il sistema migliore che si accorda alle necessità dei lavoratori, contadini e agli sfruttati di questo paese.

Coloro che preferiranno opporsi a questo processo saranno automaticamente messi fuori dal popolo. Possiamo quindi sperare che saremo capaci di inquadrare una costituzione popolare di nostra preferenza.

Rispetto alla tua domanda supplementare, lasciami dire francamente che nessuna forza sulla terra può sfidare la forza e la volontà del popolo. Ma ciò non vuol dire che il nostro obbiettivo non lo raggiungeremo attraverso diversi ostacoli, ma che alla fine questi saranno superati dallo stesso popolo.

Ma se il popolo capisce che le sue preferenze vengono messe in pericolo da alcuni settori, esso condurrà una sorta di battaglia finale contro coloro che si mettono in mezzo. La rivoluzione in questo caso sarà imminente.

D: avete detto al popolo che il presidente ha messo in atto un colpo di stato. Ma come sarebbe questo colpo di stato? Se è così come procederete nei prossimi giorni contro la decisione presidenziale?

Narayan: è chiarissimo. Il presidente ha voluto ritagliarsi un ruolo che è contro l’ambito della costituzione. La sua decisione ha messo in campo il fatto che ci sono nel paese due poteri equivalenti. Questo equivale già ad un colpo di stato. Sì! Non si è trattato di un colpo di stato militare.

Noi chiediamo che il presidente ritiri in ogni modo la sua decisione.
Abbiamo già dichiarato la nostra lotta contro questa decisione. Coordineremo la lotta sia dalle piazze che dal parlamento. Lo costringeremo a ritirare la sua decisione ad ogni costo. Se non si adegua alla richiesta del nostro partito allora il processo di pace e la scrittura della nuova costituzione avranno una battuta d’arresto.

Vogliamo solo rimettere la costituzione ad interim, che è stata fatta deragliare, sui suoi binari. Restaureremo quindi la perduta supremazia popolare.

D: cosa dovrebbe fare il presidente? Che succede se il presidente non torna sui suoi passi? Come andrà avanti la politica? La tua opinione prego.


Narayan: il presidente deve ritirare la sua decisione. Per far questo dovrebbe rendere nulla la decisione che ha reso possibile al dimissionato capo dell’esercito Katawal di mantenere il suo posto. Inoltre se il presidente vuol continuare a mantenere alto il prestigio e l’orgoglio del’istituzione presidenziale, deve scusarsi con il popolo in maniera incondizionata.

Beh, se non lo fa non permetterà al palamento di funzionare. Noi vogliamo un nuovo governo che faccia onore alla supremazia del popolo non a quella dell’esercito. Nei fatti la costituzione ad interim è stata fatta deragliare. La formazione di un nuovo governo con una costituzione che non è nei suoi binari non avrà il consenso del nostro partito. Questo è tutto.

2009-05-13 06:30:12

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Il primo ministro Dahal rassegna le dimissioni criticando aspramente la mossa del Presidente

Il primo ministro Pushpa Kamal Dahal lunedì ha annunciato le dimissioni dalla sua carica alla vigilia dei nuovi sviluppi politici dopo che il presidente Ram Baran Yadav ha posto il veto alla decisione del governo di far dimettere il capo dell’esercito Rookmangud Katawal.

Dahal ha fatto questo annuncio nel suo discorso alla nazione a Singh Durbar questo pomeriggio, meno di 24 ore dopo che due partner della coalizione il PCN(UML) e il Sadbhawana Party si sono tirati fuori dal governo per protesta contro la decisione del governo.

“Sono pronto a fare ogni tipo di sacrificio necessario per proteggere l’assetto repubblicano che si trova ancora nel suo stadio iniziale, e per la salvezza del paese”, ha detto nel discorso, aggiungendo che non è corretto rimanere al governo quando ci sono chiaramente due poteri di governo (l’esecutivo e il presidente) nel paese.

Nel descrivere l’azione intrapresa ieri dal presidente Yadav che ha scavalcato la decisione del governo tesa a rimuovere il capo dell’esercito come “incostituzionale”, Dahal ha detto che si è trattato di un serio colpo alla democrazia, al processo di pace e al nuovo ordine repubblicano e gli ha chiesto di rettificare la sua decisione.

Affermando che un presidente costituzionale non ha il diritto di bloccare le decisioni di un governo eletto, Dahal lo ha anche accusato di agire dietro la provocazione dei partiti.

Riferendosi chiaramente ai partner della coalizione PCN-UML e Sadbhawana Party che si sono tirati fuori dal governo in seguito alla presa di posizione di questo, ha detto che il suo governo era incapace di fare il tipo di lavoro che ci si aspettava  a causa  della tendenza di alcuni leaders dei partiti politici di mostrarsi d’accordo con le decisioni del governo in un primo momento e immediatamente ritirarsi dopo aver subito la pressione dei centri di potere stranieri. Ha detto che la stessa cosa è successa nel caso del capo dell’esercito.

Non ha detto quali sono le potenze straniere che hanno influenzato la decisione dei partiti, ma ha denunciato che “vari centri di potere esercitano influenza sul Nepal”.

“Ma noi non tollereremo le interferenze negli affari interni del Nepal”, ha aggiunto.

Nell’affermare che il suo partito è impegnato nella democrazia, diritti umani e liberà di stampa, Dahal ha anche sottolineato che i partiti politici devono muoversi con il consenso e la cooperazione tra di loro nei prossimi giorni. nepalnews.com May 04 09

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Fine del periodo di transizione?

Undici mesi sono passati dalle elezioni all’Assemblea Costituente. Nove mesi dalla dichiarazione della Repubblica del Nepal e pochi mesi dalla formazione del governo a guida maoista. Il periodo per la scrittura di una nuova costituzione è già stato indicato, 2 anni e mezzo.

I membri dell’Assemblea Costituente sono nei villaggi per raccogliere suggerimenti utili alla scrittura della nuova costituzione. Si trovano nelle campagne visitando gli abitanti dei villaggi, porta a porta, chiedendo suggerimenti fornendo loro schemi di domande. Grandi assemblee di massa si stanno tenendo perfino nei più remoti villaggi per la raccolta di suggerimenti orali. Ma gli analisti si lamentano dicendo che la questione della scrittura della costituzione e della ristrutturazione dello stato non hanno la priorità.

Le richieste della comunità indigena Tharu sono state raccolte e il popolo si spera stia aprendo gli occhi. Ma l’ex re Gyanendra è in visita a Delhi. Il leader del partito di opposizione Nepali Congress, Girija Prasad Koirala e il leader del partito di coalizione UML Khadka Oli sono stati in visita in India per un controllo medico, hanno detto.

La visita a Delhi degli elementi reazionari e che vogliono lo status quo ha creato sospetto tra il popolo nepalese. Dall’altro lato, la questione del reclutamento dell’esercito non ha avuto un buon impatto tra la gente e la questione non è stata ancora decisa… il procuratore generale ha pubblicamente detto che la questione del reclutamento dell’esercito è la disobbedienza della direttiva del governo. Essi stanno logicamente giustificando che l’atto del reclutamento è illegale.

Senza dubbio, c’è lotta tra due differenti classi, ideologie e tendenze sull’utilizzo del periodo di transizione per i propri interessi. I reazionari stano cercando di riconquistare il loro “paradiso perduto”. Delhi, la visita del’ex re Gyanendra è direttamente legata a ciò ed egli sta chiedendo al governo indiano una mano d’aiuto. È stato ospite del leader più discusso Narendra Modi, primo ministro dello stato del Gujarat in India.

Il leader del Partito Comunista del Nepal Unificato Maoista dr. Baburam Bhattarai ha detto che “L’ex re Gyanendra sta chiedendo aiuto per dichiarare suo nipote un ‘re bambino’. Chiede aiuto alle forze reazionarie e dello status quo del Nepal”. GP Koirala sta facendo una campagna contro il governo a guida maoista con l’aiuto dei leader indiani a Delhi. Il leader antimaoista KP Oli sta facendo una campagna dopo esser tornato in Nepal da Delhi. I media nepalesi hanno ripetutamente pubblicato la notizia della visita a Delhi perfino di ufficiali dell’esercito nepalese.

È davvero finito il periodo di transizione? Molte persone e analisti si stanno ponendo questa domanda. L’instabilità nel paese e la continua interferenza di potenze straniere non sarà a favore del Nepal e del popolo Nepalese. Le attività delle potenze antipopolari hanno dimostrato chiaramente la situazione di inevitabilità del conflitto e dello scontro.

I movimenti all’interno del paese insieme agli ostacoli posti dagli attuali compiti del governo per venire incontro alle aspirazione e alle attese del popolo si sono dimostrati terreno fertile per l’intervento esterno. Le potenze reazionarie straniere dell’India e dell’America sono alla ricerca dell’opportunità per portare il governo a guida maoista verso un trattato antinazionale e antipopolare.

Gli analisti dicono “Il governo indiano può trarre maggior beneficio tenendo il governo a guida maoista al potere piuttosto che rimpiazzandolo. È un fatto noto che il governo indiano ha sempre ricevuto svantaggi dai governi di nuova formazione; sia che vengano dalla rivoluzione o dai movimenti popolari. Adesso, l’India sta ordendo cospirazioni per ottenere un nuovo trattato antinazionale attraverso la creazione di una grande pressione. Perciò l’India sa che il Nepali Congress, il PCN UML non possono guidare il governo a causa della mancanza di fiducia e del loro voto di minoranza.”

THE RED STAR Nepal’s National Magazine Vol-2,   No-6,  March. 16 - 31, 2009

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14° anniversario della guerra popolare

Il PCN-Maoista Unificato celebrerà il 14° anniversario della guerra popolare (GP) il 13 febbraio 2009. Si tratta del regolare anniversario della GP sin dal suo inizio nel 1996. Come secondo anniversario della GP, dopo che il partito è entrato nel processo di pace, il 14° anniversario sarà celebrato questa volta nella capitale Kathmandu.

La celebrazione sarà storica nel senso che tutto il partito e le sue organizzazioni affiliate sono state mobilitate centralmente per la preparazione. Sebbene celebrare l’anniversario della lotta armata nel processo di pace che si sta costruendo possa sembrare contraddittorio, bisogna dire che questa è realtà la politica del paese. Analizzando la situazione nazionale e internazionale, il PCN Unificato (Maoista) ha scelto questo quadro innovativo di lotta. Per conseguenza, il partito sta costantemente dirigendo il dilemma politico di questo paese democratico multipartitico verso la sua giusta e corretta direzione.

Un forte fondamento della GP è ciò che ha reso vittorioso il PCN-Maoista Unificato su tutti i fronti della politica fino ad ora. Ma, la contraddittoria situazione politica le è contro, e ciò fa sì che il partito faccia un altro decisivo cambiamento. Indubbiamente, questa possibilità esiste. I rivoluzionari devono stare all’erta e prendere sempre iniziative che siano in favore del popolo e del paese. Su questo punto, la celebrazione sarà un sostegno per la protezione e la propagazione della sovranità nazionale e dell’integrità nazionale.

Le sfide sono ancora interne ed esterne anche dopo una decennale GP e dopo 19 giorni di Movimento Popolare. Il devoto popolo nepalese, che si è sacrificato e ha giocato un ruolo responsabile durante il periodo di guerra, sta sostenendo il processo verso la sua conclusione logica: il processo di pace. Le sfide interne sono una non-realizzazione delle politiche e dei programmi enunciati nella pratica, una condizione di povertà dei contadini e degli operai che sono ancora sotto le vecchie leggi feudali e la roccaforte di agenti su commissione, di militari, appaltatori e fantocci nel meccanismo statale.

Dall’altro lato, le sfide esterne sono rappresentate dai nemici del popolo che stanno cercando di restaurare il regno reazionario rovesciato. Questi elementi sono sostenuti da potenze straniere che vogliono fare del Nepal un terreno di gioco internazionale. Perciò, il partito deve andare verso il popolo per instaurare ‘relazioni popolari’. Sono il popolo fa la storia.

La celebrazione del 14° anniversario della guerra popolare è la continuità delle relazioni con il popolo. Il rapporto con il popolo significa fare passi avanti verso il progresso. È il legame del partito con il livello più basso degli strati popolari. Esso aiuta a scrivere la costituzione a favore degli operai e dei contadini.

 

Editoriale THE RED STAR Nepal’s National Magazine

Vol-2,   No-3,  Feb. 1 - 15, 2009

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Il popolo nepalese prenderà il potere

Prachanda

Durante la guerra popolare per la trasformazione politica e sociale, i nemici del popolo avevano pensato di assassinarci e mettere fine al processo di trasformazione sociale. Ma il popolo nepalese, il popolo che ama la giustizia, non ha sostenuto il loro complotto e non ha permesso che venisse messo in atto. La guerra popolare, invece, si è sviluppata, passo dopo passo, ed è avanzata per mettere fine a centinaia di anni di regno feudale.

Dopo che siamo entrati nel processo di pace, gli elementi reazionari, dentro e fuori il paese, avevano pensato che il PCN-Maoista si sarebbe diviso in tre frammenti. Ma il loro “sogno” è stato sconfitto in pochi giorni. Ciò dimostra che la loro predizione era vuota e ipocrita. Il PCN-Maoista è avanzato con la sua forte unità.

Un paio di giorni fa, alcuni dei leader dei partiti parlamentari hanno detto pubblicamente che il governo guidato dal PCN-Maoista cadrà a causa delle sue debolezze. E insieme a questo hanno ordito cospirazioni per far fallire il processo di unità tra il PCN-Maoista e il PCN-Unity Centre-Masal. Cionondimeno nel corso del tempo, ci siamo unificati e i reazionari sono stati sconfitti. Questa unità è l’esempio della vittoria di tutte le forze rivoluzionarie e la sconfitta di tutte le forze reazionarie. Perciò l’unità è un grande salto nella continuazione rivoluzionaria. Questa è una nuova vittoria del popolo nepalese contro le forze antipopolari.

Stiamo adesso avanzando attraverso una situazione critica. In questo periodo, abbiamo la grande responsabilità di istituzionalizzare e trasferire la repubblica dichiarata nella repubblica democratica del popolo. Vogliamo portare avanti l’originale processo di pace, portato avanti dal popolo nepalese, alla sua conclusione logica. Sarà il modo corretto per la sovranità e l’indipendenza nazionale. Vogliamo scrivere una costituzione che protegga i diritti e dia benefici ai contadini e ai lavoratori, attraverso l’assemblea costituente. Per portare a termine il compito storico, non abbiamo altre armi che l’unità del popolo nepalese e l’unità dei partiti comunisti rivoluzionari. Quanto più i reazionari organizzano complotti contro il popolo nepalese e il partito maoista, tanto più avanza l’unità e la capacità di resistenza del popolo nepalese. La dichiarazione di una nuova unità è il risultato dello stesso processo.

Alcuni dei leader di altri partiti politici pensano e dicono che la dichiarazione della repubblica federale è solo il risultato del movimento popolare dei 19 giorni. Questo è un grande errore. Era impossibile dichiarare la repubblica senza la vittoria di un decennio di guerra popolare. Era possibile la dichiarazione della repubblica federale senza il sacrificio dei migliori figli e delle migliori figlie del popolo nepalese? Dobbiamo comprendere la verità. Nessuno può dirsi comunista se non accetta il ruolo storico della guerra popolare.

L’attuale processo di pace è stato raggiunto con il combattimento armato. Non con la resa e con le suppliche. Il processo di pace è il frutto della lotta. Affinché il processo di pace possa avere successo è necessario per il popolo nepalese essere cosciente e in fermento. Certamente, si è messo fine alla monarchia vecchia di secoli. Ma la monarchia che ha radici in tutti i meccanismi del potere statale, quella non è ancora finita. Per mettere fine alla monarchia in tutti i settori e i meccanismi del potere statale il popolo di deve sollevare.

Nel 21° secolo, c’è la possibilità che si formi qui in Nepal un unico partito rivoluzionario. Con il sacrificio e la cooperazione del popolo nepalese, è stata posta una base affidabile e convincente che può dare ai comunisti la possibilità di unirsi in un unico centro rivoluzionario. Dal’altro lato, non c’è potere alternativo se non quello dei comunisti che può proteggere la sovranità e l’indipendenza nazionale. In questa occasione, voglio fare un appello a tutte le forze di sinistra, progressiste e patriottiche ad unirsi in un univo fronte rivoluzionario.

L’attuale governo non è la continuazione dello stesso governo parlamentare del passato. E nemmeno la ripetizione del vecchio governo. Si tratta di un governo eletto dopo un grande cambiamento rivoluzionario. Ci saranno due aspetti spiacevoli se l’attuale governo dovesse cadere. Primo, il futuro del popolo nepalese e del Nepal si perderebbe nell’oscurità. Secondo, arriverebbe un enorme uragano di lotte e il popolo prenderebbe il potere statale se i “re”, signori feudale e i loro fantocci cercassero di rovesciare l’attuale governo con l’aiuto di potenze straniere. In quel momento nessun potere sarebbe capace di fermare la lotta e nessuno potrebbe fermare le acquisizioni di questa lotta.

Stiamo adesso viaggiando nella stessa barca sin dall’accordo in 12 punti. Se qualcuno cerca di fare un buco nella barca affonderemo tutti con la barca. Perciò lottiamo contro la tendenza reazionaria e lo status quo per portare avanti il processo di pace verso il suo compimento logico 

Nel passato abbiamo combattuto contro la monarchia e ottenuto la repubblica federale. Adesso scriveremo una nuova costituzione. Certamente ci sarà un dibattito e ci saranno molte discussioni per scrivere la costituzione. Il dibattito sarà sulla repubblica popolare o la repubblica dei nemici del popolo. Il dibattito sarà sulla democrazia  dei compradori, dei burocrati o dei signori feudali o dei contadini e dei lavoratori. Il dibattito sarà sull’avanzamento o sul tornare indietro e continuare lo statu quo.

Il popolo dovrebbe essere in continua lotta. La lotta serve alla vittoria nell’assemblea costituente. Il processo di pace potrebbe essere ostacolato se non ci sarà la lotta contro i nemici del popolo.

L’attuale unità tra due partiti comunisti rivoluzionari è il processo verso la costituzione in un unico centro dei comunisti rivoluzionari, per unire il potere del popolo nepalese contro tutti i reazionari, per costruire la base per compiere il resto della rivoluzione. Noi, dalla terra del Nepal, saremo capaci di dare contributi agli esseri umani e alla classe proletaria.

The red star

Vol - II, Issue - 2, January 16-31

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Polarizzazione destra/sinistra

La situazione politica si sta polarizzando. Ci sono dibattiti e discussioni sulle questioni su cui si era già trovato l’accordo. Il dibattito ignora l’importante questione della scrittura della nuova costituzione, dell’integrazione dell’esercito e dello sviluppo economico. I partiti politici stanno creando il conflitto invece di contribuire alla scrittura della costituzione. I partiti politici si stanno polarizzando secondo i loro interessi di classe.

Il presidente del Nepali Congress, Girija Prasad Koirala, ex ministri dell’era Panchayat, Surya Bahadur Thapa e Pashupati Samsher Rana, stanno cercando di formare un fronte di destra, sebbene lo chiamino fronte “democratico”. Inoltre, l’ambasciatore indiano Rakesh Sood e l’ex re Gyanendra si fanno di frequente visita e cospirano  con questa alleanza “democratica” di destra. Questi  partiti stanno cercando di far cadere il governo. Stanno cercando di legare le mani al governo, di far fallire il governo, e stanno propagandando menzogne sul governo. Perfino nelle basi d’appoggio maoiste, il popolo non ha potuto beneficiare del nuovo governo a causa delle difficoltà create dall’opposizione reazionaria.

La situazione è critica e la transizione verso una Repubblica democratica federale viene prolungata senza necessità. Le potenze internazionali stanno cercando di installare campi militari sul suolo nepalese, in particolare l’India fa pressioni sul Nepal affinché si costituisca un meccanismo di sicurezza all’interno del territorio nepalese. L’intervento dell’espansionismo indiano è stato l’ostacolo maggiore nell’attuale processo di pace.

Dopo gli attacchi di Mumbai, l’imperialismo americano sta cercando di spingere l’India alla guerra. La classe dominate USA sta sostenendo il governo dell’India per trovare una scusa utile all’intervento nel sud dell’Asia. Perciò, il governo guidato dal PCN-Maoista dovrebbe dichiarare i propri piani per il nuovo Nepal. Solo il PCN-Maoista sta lottando contro ogni tipo di interferenza reazionaria straniera e interna. A causa dell’intervento dell’India e le crescenti attività anticinesi in Nepal, la Cina è profondamente preoccupata dell’intervento straniero in Nepal.

Il PCN-Maoista deve formare una alleanza rivoluzionaria nazionalista per lottare contro il fronte di destra guidato dal Nepali Congress. Il PCN-Maoista può mettere in atto il suo piano e programma solo attraverso un Movimento Popolare. I maoisti non dovrebbero esitare a aprire tre fronti di lotta contemporaneamente: il governo, l’assemblea costituente e la piazza. Lottare nelle piazze con le masse aiuterà gli altri due fronti di lotta. L’adeguato maneggio della lotta sui 3 fronti deciderà il destino e il futuro del Nepal e del popolo nepalese. Guiderà il popolo verso la Repubblica Popolare Federale Democratica Nazionale.

Il PCN-Maoista guiderà e inizierà la polarizzazione delle forze rivoluzionarie contro l’alleanza di destra. Il partito creerà un fronte di unità con i rivoluzionari e nazionalisti. L’unificazione del partito con il PCN-Centro Unitario-Masal è un passo concerto verso l’unità delle forze rivoluzionarie contro l’alleanza di destra.

I reazionari e antipopolari stanno ponendo questioni triviali una dopo l’altra. Vogliono far diventare un problema il non problema dei preti del tempio Pashupatinath.

L’esercito, i templi religiosi, e la burocrazia sono i principali pilastri del vecchio stato reazionario. Adesso che sta per essere istituzionalizzata la Repubblica Democratica Federale, gli USA, i reazionari indiani e quelli interni stanno cercando di usare questi settori come strumenti per ravvivare le forze feudale e antipopolari, per opporsi e rigettare perfino i primi passi del governo verso il progresso. Il popolo sconfiggerà completamente le forze reazionarie.

the red star - 1-15 gen 09

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Il Nepal diventerà una repubblica popolare entro un anno e mezzo: Mohan Baidya

In una intervista all’“Europeko Nepalipatra” un settimanale pubblicato a Londra, Baidya ha detto che la questione principale adesso è come scrivere la nuova costituzione. “Abbiamo un anno e mezzo a disposizione per scrivere questa costituzione. Innanzi tutto dobbiamo rispettare questo lasso di tempo, poi la nuova costituzione deve essere elaborata sulla base delle ‘tattiche’ adottate dal nostro partito, e terzo è che tutte le forze di sinistra, patriottiche e a favore del popolo devono unirsi. Dopo di ciò il Nepal sarà una repubblica popolare entro un anno e mezzo”, ha detto Baidya.

Rispondendo ad un’altra domanda, Baidya – conosciuto come un duro tra i maoisti – ha detto che il suo partito aveva prima adottato lo slogan della repubblica democratica. “Il Nepal è già diventato una repubblica (democratica), per questo quello slogan è diventato obsoleto”. Adesso abbiamo adottato il nuovo slogan della ‘repubblica popolare’”.

Baidya dice inoltre che sebbene il suo partito stia guidando una coalizione di governo, dovrebbe continuare a fare le manifestazioni nella strada, nel parlamento e nel governo. “Di queste, le manifestazioni nelle strade dovrebbero essere la nostra principale strategia. Ci sono tante questioni che necessitano di manifestazioni, come la protezione della sovranità nazionale. Gli scontri di confine continuano. Ci sono stati diversi trattati e accordi sfavorevoli rispetto a Susta e Kalapani, e questi dovrebbero essere eliminati” aggiunge.

Dicendo che l’intervento e l’interferenza estera si è intensificata in Nepal, Baidya dice che ‘un movimento nazionale’ è diventato necessario per mettere fine a tutti i tipi di intervento. Baidya ha detto che i contadini, i lavoratori, i senza terra, gli ex ‘Kamaiyas, famiglie di martiri e coloro che sono rimasti feriti durante i precedenti movimenti dovrebbero manifestare e fare pressione sul governo. “Similarmente, i nostri compagni che sono nell’assemblea costituente dovrebbero anche impegnarsi in un movimento mentre restano in guardia contro le questioni di rielaborazione di una nuova costituzione a favore del popolo” lui dice.

“Se non saremo noi a lanciare questo movimento,un’altra forza prenderà l’iniziativa domani. Se queste forze manifesteranno, possono abbattere questo governo, disturbando la scrittura della nuova costituzione e portando l’anarchia nel paese” ha messo in guardia. “E’ per questo che dobbiamo muoverci intervenendo in tutte e tre le aree (strada, parlamento e governo)” aggiunge.

Rispondendo ad un’altra domanda, il signor Baidya ha detto che il suo partito avrebbe indubbiamente messo fine alla democrazia parlamentare. “Il sistema parlamentare non ha raggiunto gli obiettivi di risolvere i problemi del paese. Ha fallito. Non c’è futuro per chi vuole continuare con la democrazia parlamentare” ha dichiarato.

Baidya ha detto inoltre che se l’ostruzionismo prenderà il sopravvento nei confronti della costruzione del nuovo Nepal, il popolo inizierà una lotta e il PCN (Maoista) è l’unico partito che può dare una guida al popolo che vuole lottare. “Alla fine, saremo in grado di costruire il nuovo Nepal”, ha concluso.

Nepalnews 20dic08

 

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Convenzione nazionale: inizio del grande dibattito

 

“La rivoluzione popolare nepalese… potrebbe essere una nuova apertura della rivoluzione proletaria mondiale all’inizio del ventunesimo secolo. Mentre dall’altro lato, se fallisse in questo, avremmo una conseguenza disastrosa che porterebbe ad una grande demoralizzazione delle classi oppresse non solo in Nepal ma in tutto il mondo” –

 

“la contraddizione fondamentale tra il feudalesimo e l’imperialismo e le grandi  masse nepalesi non è stata ancora risolta. Queste sono le sfide cui si trova di fronte il nostro partito e la rivoluzione in questo momento.”

 

“l’intero capitolo di sintesi è stato differito fino al prossimo congresso del partito.”

 

“la riunione del CC ha deciso di costruire un meccanismo sotto la guida del partito per coordinare tutti e tre i fronti di lotta, nei quali la lotta di strada sarà la principale.”

 

Convenzione nazionale: inizio del grande dibattito

 

Indra Mohan Sigdel `Basanta'

 

La rivoluzione del popolo nepalese si trova adesso ad un punto cruciale, pieno di opportunità e sfide. Da un lato, le possibilità sono così grandi che il successo del partito nello sviluppare una linea scientifica ideologica e politica conforme con l’attuale condizione oggettiva potrebbe portare la rivoluzione del popolo nepalese ad una conclusione vittoriosa. E inoltre, potrebbe trattarsi di una nuova apertura della rivoluzione proletaria mondiale all’inizio del ventunesimo secolo. Mentre dall’altro lato, il suo fallimento in questo potrebbe portare a una disastrosa conseguenza che creerebbe una grande demoralizzazione delle classi oppresse non solo in Nepal ma in tutto il mondo. Perciò, in breve, la recente Convenzione Nazionale del nostro partito, il PCN(Maoista) ha acquisito dimensione internazionale.

 

È chiaro a tutti che la tattica delle elezioni all’Assemblea Costituente e la repubblica democratica federale che il nostro partito ha preso nella riunione di Chunwang si è conclusa con successo. Il risultato è che il nostro partito è emerso come il più grande partito alle elezioni dell'assemblea costituente, il sistema autocratico monarchico vecchio di 240 anni è stato sconfitto, il Nepal è stato dichiarato repubblica democratica federale e in cima a tutto questo il nostro partito il PCN(Maoista) adesso guida il governo. Senza dubbio, si tratta di un importante risultato.

 

Dall’altro lato, nonostante questo risultato, non c’è stato nessun cambiamento nella condizione socio-economica semifeudale e semicoloniale del nostro paese, la borghesia compadora ha i suoi leader nello stato, l’intervento imperialista ed espansionista cresce, la sovranità nazionale e l’integrità territoriale sono adesso un pericolo aggiuntivo e, in breve, la contraddizione fondamentale tra feudalesimo e imperialismo e le grandi masse nepalesi non è stata ancora risolta. Queste sono le sfide che si trova davanti il nostro partito e la rivoluzione in questo momento.

 

In verità, non abbiamo alcuna differenza di fondo tra il passato e nemmeno nel presente rispetto alle nostre asserzioni e alla comprensione di questa realtà e di queste sfide. Il nostro partito è fondamentalmente unito su queste questioni. Ma ci sono alcune differenze. Nella storia del nostro partito, il PCN(Maoista), tra il 17 e il 26 novembre 2008, ha preso forma il più acuto dibattito sulle questioni di linea. Si può anche dire che sia stata la lotta più acuta centrata sulle questioni della linea ideologica e politica dopo l’inizio della guerra popolare. Naturalmente, la lotta doveva diventare acuta perché la vittoria o il fallimento della rivoluzione popolare nepalese era vicina e la correttezza oppure no della linea politica sarebbe stata decisiva.

 

Con questo senso di responsabilità, il presidente compagno Prachanda e il compagno Kiran hanno presentato i loro documenti di linea al CC. In questi documenti, la principale differenza era centrata primo su come sintetizzare tutta l’esperienza acquisita sin dall’inizio della guerra popolare fino ad ora per comprendere più a fondo il marxismo-leninismo-maoismo e il cammino Prachanda. Secondo, su come sviluppare la tattica politica e lo slogan tattico che aiutasse ad unire tutti gli alleati della rivoluzione popolare e isolare il nemico principale. E terzo, come sviluppare sotto la guida del partito un meccanismo coordinato dei tre fronti di lotta, cioè, la strada, l’assemblea costituente e il governo e scegliere tra questi quello principale.

 

Nella storia del movimento comunista, la lotta di linea si è ampiamente centrata sulla questione della tattica. Se si centra sulla questione della strategia, cioè la nuova democrazia o il socialismo che dipende dalla condizione socioeconomica di un dato paese, il solo significato è che una delle frazioni non è veramente comunista. In quel caso, nessuna unità è possibile e i rivoluzionari devono andare avanti anche a spese della divisione per portare avanti la rivoluzione.

 

Proprio qui, è chiaro come il sole, che le differenze del nostro partito non sono in riferimento alla strategia e all’analisi dell’attuale condizione oggettiva nazionale e internazionale. Ma in definitiva abbiamo visioni divergenti su come andare avanti dal punto in cui siamo. Come detto prima, le differenze erano sulla questione della sintesi ideologica, la tattica politica e la forma adeguata di lotta che a questo corrisponde. Di questi il punto principale era la tattica, perché l’immediato programma politico o apre la via al raggiungimento ininterrotto della strategia, nel nostro caso la repubblica di nuova democrazia, o a creare uno stadio separato di repubblica borghese prima di essa. Questa era la situazione nella quale il nostro partito doveva agire con cautela affinché non ci fosse alcuno stadio separato di dittatura borghese che potesse emergere prima della rivoluzione di nuova democrazia. Era il punto principale sul quale la lotta di linea si è centrata.

 

Come detto prima, abbiamo una opportunità d’oro adesso. Ma l’unica condizione per afferrare questa opportunità è quella di avere una corretta linea ideologica e politica e una unità organizzativa del partito fondata su questo. Perciò la nostra riunione del comitato centrale doveva confrontarsi con due sfide, primo, sviluppare una corretta linea ideologica e politica per approcciarsi all’attuale contraddizione, e secondo, costruire un forte partito fondato su di essa. Data l’eredità di divisioni dopo ogni lotta tra le due linee nella storia del movimento comunista, era davvero un compito molto difficile mantenere l’unità organizzativa anche nel nostro partito. Ma l’unico modo per raggiungere questo scopo poteva essere solo quello di aprire una lotta tra due linee senza pregiudizi tenendo in mente l’emancipazione del proletariato e delle cassi oppresse in tutto il mondo. E niente altro che la democrazia all’interno del partito poteva renderlo possibile.

 

Tenendo questo a mente, il comitato centrale ha iniziato un dibattito completo e duro sui documenti che il presidente compagno Prachanda e il compagno Kiran hanno presentato al comitato centrale. Ma il partito non ha considerato nessuno dei due documenti come il solo documento ufficiale del partito. Non è che il cc fosse incapace di arrivare ad una certa conclusione attraverso un processo democratico, per esempio maggioranza e minoranza. Ma il cc ha pensato che solo un serio dibattito sui due documenti nella convenzione nazionale potesse sviluppare un più alto livello di comprensione in tutti i ranghi sulle questioni ideologiche e politiche trattate in entrambi i documenti. Così esso ha deciso di sottoporre entrambi i documenti alla convenzione nazionale come documenti ufficiali del comitato centrale. Si è trattato infatti di una nuova forma sviluppata di pratica democratica e un inizio di un grande dibattito nella storia del nostro partito.

 

Non è una esagerazione ma un fatto che è in questa convenzione ogni partecipante ha preso parte alla discussione in maniera più responsabile che mai, tenendo in mente il futuro della rivoluzione. Nonostante le ovvie differenze nella loro comprensione del MLM l’intera assemblea era unanimemente unita sulla questione che il patito deve sviluppare una linea ideologica e politica e rafforzare l’unità del partito fondata su esso. Alla luce dello spirito dell’assemblea, la riunione del comitato centrale tenuta alla convenzione ha raggiunto una posizione unanime come esplicitato appresso.

 

Primo, tenendo in conto la posizione fondamentalmente unanime dell’assemblea, essa ha deciso di presentare un singolo documento nel prossimo incontro del CC, organizzare un forum interno fondato sul concetto leninista di “libertà di espressione e unità di azione” prima del prossimo congresso del partito e sintetizzare perciò le esperienze e le posizioni ideologiche e politiche che avevamo preso durante i dieci anni di guerra popolare, il movimento di massa dei 19 giorni, l’attuale processo di pace e così via. Perciò l’intero capitolo di sintesi è stato differito al prossimo congresso del partito.

 

Secondo, mettendo da parte quelli che il compagno Prachanda e il compagno Kiran avevano presentato al cc e alla convezione nazionale, la riunione del cc ha sviluppato un schema per un programma politico immediato unanime. Il nuovo slogan politico definito come “Repubblica Nazionale Democratica Federale Popolare”, in breve la Repubblica Popolare, era in effetti, una espressione sintetizzate dei programmi, “Repubblica A favore del Popolo Federale e Competitiva” e “Repubblica Nazionale Popolare Federale” che il compagno Prachanda e il compagno Kiran avevano proposto rispettivamente con i loro documenti.

 

Terzo, la riunione del cc ha deciso di mettere su un meccanismo sotto la guida del partito per coordinare tutti e tre i fronti della lotta, in cui la lotta di strada sia quella principale.

Quando queste decisioni sono state sottoposte all’assemblea per l’approvazione, tutta l’assemblea le ha ratificare all’unanimità, e così tutti i membri si sono uniti in maniera più forte di prima. Gli sviluppi dei programmi politici e la scelta delle forme corrispondenti di lotta erano certamente un fatto di gioia tra i delegati, compreso tutti i membri del CC. L’amarezza di cui si era testimoni tra i partecipanti durante la discussione nell’assemblea si è trasformata in una unità ideologica e politica e un sentimento da compagni. In breve, questa convenzione nazionale è diventata una piattaforma in cui tutti i partecipanti hanno preso parte con vigore lungo le linee tracciate dai due compagni e infine ha aiutato a raggiungere una più forte unità e un più altro senso di responsabilità per la Rivoluzione di nuova democrazia in Nepal sotto la leadership del presidente compagno Prachanda. Si tratta naturalmente di un vittoria non solo del proletariato nepalese ma anche delle classi oppresse di tutto il mondo.

 

1 dicembre 208

the red star Vol-I,   No-19, December 05-15, 2008

 

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I maoisti nepalesi sostengono i diritti dei gay alle Nazioni Unite

 

11 dicembre 2008

 

Il partito maoista al governo, che fino ad un anno fa guardava l’omosessualità come una minaccia per la futura società socialista, batterà un colpo a favore dei diritti dei gay alle Nazioni Unite alla fine di questo mese.. Prachanda, ha chiesto al ministro degli esteri e ambasciatore del Nepal all’ONU di sostenere una dichiarazione che sarà portata all’Assemblea Generale dell’ONU questo mese che riconosce le violazioni dei diritti umani rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

 

Prachanda, il cui partito una volta al bando ha portato avanti una guerra popolare durata dieci anni contro lo stato per mettere fine alla monarchia, ha rinnovato il suo impegno per i diritti dei gay mercoledì ad una delegazione guidata dall’unico deputato apertamente gay Sunil Babu Pant.

 

L’ufficio del primo ministro ha anche dato alla delegazione una copia del documento prodotto lunedì, chiedendo ai ministri di sostenere la dichiarazione dei diritti dei gay alle NU cui ha dato inizio la Francia e sostenuto da un gruppo di altre otto nazioni compreso il Giappone, l’Olanda e la Norvegia.

 

“Sino ad allora, 55 altri paesi si erano impegnati a firmare il documento” ha riferito Pant all’agenzia IANS. “il Nepal diventa il 56°”.

 

La dichiarazione, che viene presentata in un anno che segna il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, spinge per la fine degli abusi dei diritti umani perpetrati su persone a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere. Gli abusi comprendono la violenza, le sanzioni criminali, tortura e discriminazione nell’accedere ai diritti economici, sociali e culturali.

 

Pant, che è stato eletto alla nuova assemblea costituente del Nepal nelle file del Partito Comunista del Nepal-Unito, un partner nella coalizione di governo e il primo partito ad aver candidato gay e transgender durante le elezioni di aprile, dice la che Corte suprema è stata la prima a garantire i diritti dei gay.

 

L’anno scorso, la suprema corte ha riconosciuto i gay come “persone naturali” e ha ordinato al governo di mettere fine ad ogni discriminazione contro di essi. Il mese scorso, essa ha anche sancito i matrimoni gay.

 

“Ho scritto a Prachanda a novembre, chiedendogli di mostrare forza alle NU sulla questione della diversità sessuale e di genere”, ha detto Pant, che nel 2001 ha fondato la Blue Diamond Society, la prima organizzazione per i diritti dei gay in Nepal.

 

Pant ha salutato gli sforzi del governo maoista a nome delle minoranze sessuali.

 

Il budget presentato dal ministro delle finanze maoista Dr Baburam Bhattarai ha allocato 2,5 milioni di rupie nepalesi (38,800 dollari) per una struttura comunitaria che può ospitare 50 transgender senzatetto.

 

In un progetto più ampio previsto dal Programma di Alleviamento della Povertà, sono stati stanziati circa 70 milioni di rupie per migliorare la condizione delle persone marginalizzate come le donne, i dalit (gli “intoccabili” di una volta) e le minoranze sessuali.

 

Dalla stampa indiana online

Agenzia IANS

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Congresso del partito maoista

Il PCN(Maoista) terrà un congresso di partito all’inizio del prossimo anno, 2009. La decisione di tenere un congresso di partito ha creato molto interesse tra la gente comune ma anche tra i leader, i quadri, i simpatizzanti e i sostenitori.

Insieme alla discussione sulla repubblica democratica federale con competizione multipartitica, il PCN(Maoista) ha iniziato un grande dibattito all’interno del partito. Si tratta di un nuovo esperimento, il partito ha permesso una lotta tra due linee nella forma di un documento scritto prima dell'inizio del congresso. Storicamente, le differenti opinioni sono permesse solo nel congresso del partito. Ciò dimostra chiaramente che il PCN(Maoista) è in una posizione forte per condurre la sua lotta tra le due
linee in modo ben organizzato. Si tratta di un nuovo esperimento nel 21° secolo.

Ma alcuni dei partiti e delle organizzazioni stanno cercando di trascinare il dibattito verso direzioni differenti secondo i loro interessi di classe.
Invece di aiutare il dibattito, alcuni dei “partiti e delle organizzazioni comuniste” stanno intenzionalmente cercando di torcere il dibattito segretamente al servizio dei reazionari.

Nonostante tutti questi interessi il PCN(Maoista) si prepara a condurre il dibattito a partire dal livello dei suoi quadri, che in questo momento si stanno incontrando a livello di comitato statale. Tutti i leader e i quadri sono contenti. Stanno prendendo parte alla discussione nello spirito della classe proletaria.

Prima del congresso del partito, il PCN(Maoista) terrà un incontro a livello centrale nella seconda settimana di novembre. Il dibattito si terrà in maniera unificata e ben pianificata nel prossimo incontro.

Il congresso del PCN (Maoista) è storicamente piuttosto differente dal congresso di qualsiasi partito comunista del mondo. Il partito è nella fase dell’offensiva strategica. È stato vittorioso nella Guerra Popolare lunga dieci anni e nelle elezioni dell’Assemblea Costituente.

In Nepal, se c’è speranza e fiducia nella maggioranza del popolo, questa poggia sul PCN(maoista). Gli altri partiti parlamentari hanno già fallito.
Perciò, naturalmente, il popolo ha fiducia nel PCN(Maoista). Il partito vincerà nel suo prossimo congresso e guiderà la nazione nell’affermazione delle aspirazioni e interessi della grande maggioranza del popolo insieme alle grandi aspirazioni espresse nella decennale Guerra Popolare e del Movimento Popolare.

Editoriale
The Red Star
Vol - I, Issue - 17, October 24-Nov 07, 2008

 

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L'esercito si prepara

11/11/08

Combattenti maoisti partecipano ad un addestramento sulle armi nell’accampamento della Prima Divisione di Yangshila, Morang, lunedì.
Nel momento in cui la questione dell’integrazione dei due eserciti è diventata uno slogan nella bocca di tutti i maoisti hanno organizzato un addestramento di aggiornamento di 22 giorni a partire da domenica.

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India

 

Paese Maoista: gli uomini cucinano, le donne pattugliano

Dal sito online DNA 1 novembre

Riportato in Maoist information Bulletin 13, disponibile all'indirizzo www.bannedthought.net)

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L'agguato di Laheri l'8 ottobre, nel quale 17 poliziotti sono stati uccisi, dicono fonti dell’intelligence, è stato guidato da Tarakka, alias Vimala Chandra Sidam, una ribelle istruita del villaggio Kistapur, area di Jimalgatta.

Le fotografie di Tarakka nei dati della polizia, mostrano una donna semplice, bella, molto diversa dall'immagine indurita di un combattente risoluto di guerriglia che ci si potrebbe aspettare. Suo marito, Bhupati, membro del Comitato Centrale, si è laureato in tecnologia. Fonti della polizia sostengono che hanno fatto un matrimonio d'amore.

Un maoista che si è arreso a Gadchiroli dice che la coppia è fortemente impegnata nella causa maoista e che il duo rappresenta un idolo per i giovani nel territorio da essi diretto. E aggiunge: "Nei dalams [villaggi], non vi sono discriminazioni tra donne e uomini. Gli uomini possono essere invitati a cucinare e alle donne può essere chiesto di fare pattugliamento. Quindi non c'è nulla di particolare sulle donne comandanti o quadri."

In molti casi, le donne seguono i loro mariti maoisti nei campi dei ribelli. Il caso classico è quello di Diwakar, un ribelle maoista di alto livello: la moglie Jyoti è entrata a far parte dei quadri dopo il loro matrimonio. Jyoti, che è il comandante del dalam Tippagarh, era cugina di primo grado di Diwakar. Il loro villaggio adivasi aveva considerato il loro matrimonio come improprio e li aveva ostracizzati. Uno scontento e arrabbiato Diwakar si unì ad un gruppo maoista locale e arrivò ai ranghi più elevati. Jyoti sposò lui e la sua causa.

"Le donne quadri naturalmente portano dalla loro molte ragazze”, dice Chandra, un ex-maoista che si è arresa con il marito dopo aver combattuto per la causa dei ribelli per 18 anni. "Siamo stati scoraggiati dalle nuove politiche del partito", dice il marito, la cui resa nel 2008 è stata considerata una grande sconfitta per l’area di Gadchiroli Sud da parte dei maoisti. I due vivono in isolamento, lontano dalle loro famiglie. "Non ci risparmieranno se torneremo ai nostri villaggi", dice il marito, Murali.

Il punto di innesco che spinge le donne a prendere le armi, dice Chandra, è lo sfruttamento continuo, fisico ed economico della comunità Adivasi. "Ci sono molte ragazze che si uniscono ai maoisti per vendicarsi dello sfruttamento da parte di estranei e della polizia," dice. "I poveri adivasi non possono rivolgersi ad alcun sistema - politico o giudiziario - dove possono far valere la loro rimostranze o ottenere ristoro contro l'ingiustizia. I maoisti hanno questo sistema, per cui gli abitanti del villaggio, naturalmente li sostengono. "Chandra dice che se l'amministrazione e la polizia si avvicinano ai villaggi con onestà e delicatezza, le cose cambieranno.

'Le donne ottengono velocemente giustizia'

Nel territorio Rosso, i maoisti seguono un processo sperimentato per il reclutamento di giovani del villaggio tra le loro file. "Si inizia con interazioni regolari tra i quadri maoisti e bambini", spiega Chandra. I leader maoisti tengono d'occhio le potenziali reclute durante le loro visite ai villaggi, dice lei. "Cercano di convincerci a unirci alla rivoluzione armata, e qualsiasi evento, come un poliziotto che picchia un adivasi per ottenere informazioni dopo un incidente, diventa la spinta".

"Sono stata impressionata dal loro modo di parlare", dice un'altra donna maoista che si è arresa, che vive con il marito vicino Gadchiroli. "Hanno parlato di rivoluzione, giustizia ed equità alle donne." Un poster del CPI (maoista) affisso in molti villaggi in tutta Gadchiroli in occasione della Giornata internazionale della donna dice: "Non ci può essere rivoluzione senza vincere nella lotta di classe. Non c'è libertà per le donne senza rivoluzione ".

L'infusione potente dell'ideologia, dice un funzionario di polizia con anni di esperienza con il maoismo, non può essere inficiata. "C'è un vuoto politico, che la polizia non può colmare. Se una donna si lamenta del suo sfruttamento con la polizia, non viene nemmeno ascoltata, per non parlare di ricevere giustizia. Tutti questi anni dopo l'indipendenza, non hanno cambiato nulla in questo. Al contrario, se si avvicina ai maoisti per avere giustizia, la ottiene immediatamente. Questo la attrae."

Nessuna vita privata

Molte donne e uomini tra i maoisti si sposano, ma non allevano figli. "Non è necessario che il marito e la moglie rimangano nella stessa unità", dice Chandra, che si è sposata quando era già militante maoista.. "Anche se ci si aspetta che le coppie non facciano figli, questa non è una regola."

Le tendenze recenti indicano che i quadri femminili fanno figli. Fonti della polizia dicono che dopo un recente scontro presso il villaggio Saunsari, hanno recuperato farmaci che vengono prescritti in genere durante la gravidanza. Il secondo indicatore: una donna maoista uccisa nei pressi di Murumgaon all'inizio di questo mese, è stata trovata incinta, nell’autopsia. In ogni caso, non c'è vita privata in un Dalam, dice il marito di Chandra, solo pochi momenti privati. "Come si può allevare i figli, quando si tratta di una guerra ogni giorno?

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INTERVISTA ESCLUSIVA /KISHENJI, capo dell'Esercito Popolare di Liberazione

Da Sarbari Bhaumik

Una volpe astuta ha molte uscite dalla sua tana. Così anche per Koteswara Rao alias Kishenji, capo nazionale del People's Liberation Army e membro del Politburo del CPI (maoista). Intenditore di mass Media, parla spesso alla stampa, ma alle sue condizioni. La sua chiamata viene fuori dal nulla e riaggancia subito dopo aver sentito il suono. Telefonate lunghe, si sa, potrebbero far scoprire la sua posizione. Ma in un'intervista con The Week, Kishenji ha parlato a lungo su una vasta gamma di questioni, tra cui il Telangana, il Kashmir e il nord-est. Estratti:

Qual è la tua risposta alla decisione di formare il Telangana?
La richiesta di formare il Telangana è molto antica e la sosteniamo. Anche se Delhi ha annunciato la sua intenzione di formare il Telangana, dubito della loro sincerità. Molti ricchi e potenti Telugus posseggono illegalmente terreni ad Hyderabad e vi hanno investito milioni. Ci sono persone potenti dell’UPA legate a questi interessi. Creeranno blocchi stradali.

Ma sarà di aiuto uno Stato separato? I capi tribali dello Jharkhand sono corrotti come quelli che governavano il Bihar.
La creazione dello Jharkhand è stato il primo passo verso la realizzazione delle aspirazioni degli indigeni, che venivano trascurate in Bihar. Essa non risolverà tutti i problemi, ma è la prima vittoria. Ora dovranno combattere la corruzione all'interno della loro società. È perché i leader tribali come Shibu Soren e Madhu Koda li hanno traditi che gli indigeni si sono rivolti a noi. Ma la lotta per uno stato separato in cui sono padroni del loro destino è il primo passo di una mobilitazione rivoluzionaria per le persone svantaggiate.

Così sosterrete anche il movimento Gorkhaland?
Certamente. In realtà, il Partito comunista che non si è scisso, il vecchio CPI, aveva fatto questa richiesta subito dopo l'indipendenza. La prima richiesta proveniva dal deputato del CPI Ratanlal Brahmin, un leader del popolo delle regioni collinari. Vi è una risoluzione del CPI che sostiene la richiesta di uno Stato gorkha. Il CPI (M) è nato dal CPI, ma ora è vicino allo sciovinismo Bengali.
E, stranamente, non vi è alcuna differenza tra [il leader del Congresso] Pranab Mukherjee, [il capo del Congresso Trinamool] Mamata Banerjee e [il primo ministro del West Bengal] Buddhadeb Bhattacharjee. Stanno tutti cercando di sfruttare il sentimento bengalese contro una divisione. Questa è politica a buon mercato. Questi politici non hanno fatto nulla per il popolo del Bengala Occidentale, ma ora vogliono dividere la popolazione nepalese e bengalese. Vogliamo che i poveri di entrambe le parti mantengano la loro unità e sventare i brutti disegni dei politici borghesi.

Riusciranno i Gorkha ad ottenere uno Stato separato?
Non facendo lo sciopero della fame e colloqui tripartiti. Questi metodi non portano da nessuna parte in India. Bisogna combattere.

Una lotta armata? Ma il Telangana è nato dagli scioperi della fame.
Il Telangana è ancora molto lontano. Noi maoisti crediamo in una combinazione di lotta armata e mobilitazione di massa. Dopo tutto, Telangana o Gorkhaland non sono richieste separatiste. Vogliono rimanere in India.

Ma il suo partito ha anche sostenuto il separatismo. Il CPI (Maoista) ha un accordo con il People's Liberation Army di Manipur. Il suo partito sostiene il diritto dei Manipuris  all’autodeterminazione.
Che non è sostenere la separazione! La gente del nord-est e del Kashmir ha il diritto all’autodeterminazione e siamo lieti di sostenere la loro battaglia. La loro è una richiesta giusta e vogliamo dire loro che i poveri che lottano dell'India sono con loro nella loro lotta contro lo stato indiano sfruttatore.
Ma l'autodeterminazione significa solo che essi possono decidere se vogliono restare in India o diventare indipendenti. Noi siamo contro l'India che vuole imporsi a queste persone che si sono sviluppate in modo indipendente per lungo tempo.
Il nostro accordo con il Fronte popolare rivoluzionario del Manipur [PLA è la sua ala militare] si basa sul nostro riconoscimento del diritto del Manipur all’autodeterminazione e sul loro impegno a non attaccare il proletariato indiano. Questo è il primo passo verso un fronte rivoluzionario del popolo in lotta di India e Manipur.

L’ULFA attacca i poveri del Bihar in Assam, nonostante i vostri colloqui.
Noi sosteniamo incondizionatamente la lotta dell’ULFA per l'autodeterminazione in Assam. Vogliamo solo che smettano di attaccare il proletariato indiano. Continueremo a collaborare con l’ULFA su questo tema.

Il PLA ha sempre accettato il suo impegno per la rivoluzione indiana, ma l’ULFA non ha mai accettato di portare quel bagaglio ideologico. Parlano della costruzione del socialismo su una base nazionalista.
L’ULFA non può ignorare la lotta rivoluzionaria degli indiani e la nostra enorme buona volontà verso la loro lotta. Non hanno ottenuto nulla dando fiducia ai paesi vicini, come il Bhutan e il Bangladesh, dove esistono governi fantoccio dominati dall'India. Hanno tradito l’ULFA sotto pressione indiana o quando faceva loro comodo. Guarda come molti leader dell’ULFA sono stati consegnati dal Bangladesh, nelle ultime settimane. L’ULFA non si può fidare di questi governi. Devono fidarsi di noi.

Ma non vedete la tendenza di molti di questi movimenti etnici armati ad essere cooptati da parte dello stato indiano?
Lo so di cosa state parlando. Non trattiamo con i movimenti che hanno fatto affari con l'India o sono pronti a farlo. L’ULFA è ancora in lotta, nonostante i molti rovesci. Il presidente dell’ULFA Arabinda Rajkhowa è stato estradato in India, ma il ministro degli interni GK Pillai ha mentito dicendo che si era arreso. Tipica politica indiana del divide et impera. Vogliono far scontrare Rajkhowa con il capo militare dell’ULFA Paresh Barua.

Avete mai discusso di questi temi con Barua? È lui che ordina gli attacchi ai Biharis in Assam, non è vero?
Ci siamo impegnati con lui. L'ho conosciuto sotto il nome di Pradip, che è la mia identità nei suoi confronti. Lui non mi conosce come Koteswara Rao o Kishenji. Vorrei parlare con lui di nuovo. Io sinceramente voglio che l’ULFA, il PLA e gli altri gruppi che lottano per uno stato separato o per l'autodeterminazione combattano insieme a noi contro lo stato sfruttatore indiano.
Non vogliamo imporre loro il modello della nostra lotta, dato che sanno come combattere meglio nella loro situazione. Ma vogliamo che attacchino i nemici del popolo, e non i poveri, ovunque essi provengano.

Non siete ambiziosi? Il Partito Comunista Birmano che ha cercato di legarsi ai movimenti separatisti etnici, come il Kachins e Karen, non è riuscito perché le tribù WA e Kokang, che formavano la maggioranza dei loro soldati armati, ha disertato.
Non vogliamo portare nelle nostre file queste lotte di auto-determinazione. Non vogliamo assorbirli. Noi rispettiamo il diritto all'autodeterminazione. Ma devono rendersi conto che abbiamo un nemico comune, il governo oppressivo di Delhi. Non possono combattere Delhi da soli.

Quindi li sostenete per motivi tattici?
Niente affatto. Vogliamo che siano parte di un ampio fronte in modo da poter coordinare le nostre lotte. Ma questo dovrebbe essere basato sulla politica corretta, non pura tattica. È per questo che diamo sostegno politico ai movimenti di auto-determinazione. Ora vogliamo unire le loro lotte con i movimenti di liberazione nazionale. Questa è la fase successiva della rivoluzione indiana.

Sostenete il diritto del Kashmir all’auto-determinazione?
Sì. Ma solo se si tratta di una lotta sincera. Se il Kashmir vuole l'indipendenza, così sia. Ma questo deve comprendere l'intero territorio del Kashmir. Non abbiamo pazienza per il radicalismo religioso. Se i talebani attaccano l’India, saremo i primi a combatterli. Ma non possiamo negare le aspirazioni del Kashmir all'autodeterminazione. Si tratta di una aspirazione secolare focalizzata sul Kashmiriyat, non di fanatismo religioso in stile talebano.

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I maoisti: controlliamo 5000 villaggi a Lalgarh e dintorni

Sanjay Basak
New Delhi

25 settembre

I maoisti venerdì hanno detto che sono stati capaci di stabilire il controllo in circa 5000 villaggi dentro e attorno a: West Midnapore, Bankura e Purulia nell’attuale battaglia con le forze di sicurezza nel West Bengal.

Parlando in esclusiva con questo giornale uno dei leader maoisti tra i più ricercati dalle forze di sicurezza, membro del politburo del PCI(Maoista), Kishenji, ha detto che “i maoisti hanno stabilito il controllo popolare nelle aree di Lalgarh, Goaltor, Shalboni, Belpahari, Balrampore, Sorega tra gli altri.”

Ha detto che adesso pianificano di “imporre tasse” ad ogni grande azienda che opera o si impianta in queste aree. “Generalmente chiediamo dall’8 al 10 per cento di tasse alle grandi aziende che operano nelle aree controllate dal governo maoista” ha detto Kishenji al telefono. Mentre rigetta i termini stabiliti dal governo per presentarsi al tavolo dei negoziati e deporre le armi, Kishenji ha affermato che “Prima di ogni dialogo vogliamo anche il rilascio di tutti i prigionieri maoisti dalle prigioni”. I maoisti vogliono anche che quelli che sono stati arrestati durante l’operazione Lalgarh siano liberati subito.

Kishenji ha detto che nella loro guerra di lunga durata contro lo stato, i maoisti si sono impiantati stabilmente in almeno il 50 percento dei distretti in Orissa, il 60 percento dei distretti nel Chhattisgarh, il 25 percento in Bihar, il 10 percento nel Maharashtra e il 25 percento nell’Andra Pradesh. Ha rivendicato che i maoisti hanno ancora una considerevole presenza nel nord dell’Andra.

Sebbene abbia ammesso che l’arresto dell’altro membro del politburo, Kobad Gandhy, “è un colpo all’organizzazione”, egli, comunque, ha detto che questo “non fermerà il nostro lavoro”.

Kishenji, membro anche del comitato centrale del PCI(Maoista) è incaricato dell’Assam, Orissa, Jharkhand, Bihar e West Bengal. Ha avuto un ruolo importante nella rinascita del movimento naxalita nel West bengala.

Nell’Orissa, ha affermato che i maoisti hanno stabilito il controllo totale a Malkangiri, Korapur, Raigara, Ganjam e altre aree vicine. Parlando delle cosiddette “attività rivoluzionarie” dell’organizzazione, Kishenji ha detto che l’organizzazione si rifornisce di armi principalmente togliendole dagli armadi della polizia o al personale di sicurezza. Ha anche ammesso che l’organizzazione riceve “aiuto rivoluzionario” da gruppi come il Manipur People’s Army [Esercito Popolare del Manipur] e Ulfa [Fronte Unito di Liberazione dell’Assam] nel nordest. In effetti, ha detto il PCI (Maoista) e il Manipur Revoultionary Front hanno firmato un “memorandum di intenti comuni”

Ha detto che nel west bengala i maoisti tolgono le armi agli attivisti del PCI (Marxista) [Partito Comunista dell’India – Marxista, al potere nello Stato del Bengala Occidentale dal 1977]. Kishenji ha confermato che nel bengala c’è virtualmente una guerra tra il “popolo (leggi maoisti)” e i quadri del PCI (Marxista). “Il People’s Liberation Guerrilla Army ha ottenuto il 50 percento delle proprie armi dai quadri del PCI(M). Durante gli scontri prendiamo le armi ai feriti e ai fuggiaschi del PCI(M).” Dice che il popolo di questi distretti del west bengala forniscono “denaro e cibo per i membri del PLGA che combattono per la loro causa.” Ha detto che una gran parte dei 5 milioni di rupie recentemente sottratti ad un furgone che portava l’ammontare ad un ufficio della Tata a Ranchi, è stata portata nel bengala.

Kishenji ha confermato che i maoisti, che si stanno reinstallando nel Bengala, sono anche stati in costante contatto con gli intellettuali e i media dello Stato. Ridicolizzando l’affermazione del ministro degli interni P. Chidambaram che afferma che il governo “spazzerà via i maoisti”, il leader maoista ha detto: “Spazzarci via e fare cosa? Deportarci? Noi viviamo bene tra la nostra gente.” Ha anche rigettato il pacchetto di riabilitazione proposto dal governo centrale. “Non abbiamo bisogno di carità da parte del governo.”

Ha smentito le dichiarazioni del governo che dice circa 30 naxaliti sono stati recentemente uccisi da un’unità Cobra nel Chhattisgarh. “E’ una menzogna. Solo 3 nostri compagni sono caduti martiri, mentre 15 militari del Cobra, compreso due aiuto-comandanti, sono stati uccisi nello scontro con i nostri compagni,” ha detto, e ha accusato le forze di sicurezza di sparare agli indigeni nel Chhattisgarh accusandoli di essere maoisti.

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Il governo indiano pianifica una massiccia offensiva militare contro i maoisti, “la più grave minaccia alla sicurezza interna”, dice il Primo Ministro

Asian Age Correspondent

New Delhi

40.000 km quadrati sotto controllo dei Naxaliti

16 settembre: la crescente preoccupazione del governo centrale sulla diffusione dell’estremismo di sinistra nasce dal fatto che un’area di circa 40.000 km quadrati negli stati colpiti dai naxaliti è sotto il completo controllo dell’organizzazione messa al bando.

Il Comitato parlamentare permanente per gli affari interni, che si è incontrato mercoledì, ha osservato che un’area di circa 40.000 km negli Stati dell’estremismo di sinistra è impenetrabile, costituendo una grande minaccia da parte dei naxaliti.

Il segretario agli interni G.K. Pillai ha detto al primo incontro del comitato parlamentare permanente per gli affari interni che il problema dei maoisti sta crescendo rapidamente e c’è l’urgente necessità di agire.

I funzionari del Ministero degli interni hanno tenuto il meeting sulla situazione generale della sicurezza interna con particolare attenzione alla minaccia naxalita e alla minaccia degli insorgenti del nordest; il meeting è durato circa 3 ore, ed era presieduto dal leader del BJP M. Venkaiah Naidu.

Da notare che Manipur è stata considerata scoperta in fatto di azioni contro i gruppi insurrezionali, anche perché sembra che i fondi per lo sviluppo per gli stati del nordest siano passati  nelle mani di queste organizzazioni .

L’incontro del gruppo parlamentare si è avuto il giorno dopo che il Primo Ministro Manmohan Singh ha descritto l’estremismo di sinistra come la più grave minaccia per la sicurezza interna e fatto appello ad una strategia più sofisticata per affrontare il problema.

Offensiva in tutto il paese

16 settembre: il Governo Centrale sta pianificando una “offensiva nazionale” delle forze di sicurezza per eliminare la minaccia naxalita nel paese. Il “Piano d’azione” per questa offensiva è stato condiviso dall’Ufficio dei Servizi segreti con i massimi dirigenti delle forze di polizia durante la conferenza annuale della Polizia.

Fonti del ministero degli interni hanno detto che saranno portate avanti operazioni decise dai Servizi segreti “simultaneamente” in diversi stati per liberare le regioni che sono diventate le roccaforti maoiste e impedire loro di correre in aiuto in altre parti del paese. L’Ufficio dei Servizi, che ha redatto un dossier sull’estremismo di sinistra e discusso “dettagli operativi specifici” delle operazioni pianificate, ha preso nota dei limiti delle forze di polizia. L’Ufficio ha proposto di espandere il ruolo del Centro che comprende diverse agenzie di intelligence per migliorare la condivisione delle informazioni riservate e il coordinamento operativo tra le forze di polizia nel paese.

L’applicazione del Crime and Criminal Tracking Network and Systems (CCTNS) [Sistemi e Rete contro il Crimine e per l’individuazione dei criminali] da 200 crore [circa 50 milioni di euro] nel paese, mercoledì ha dominato le discussioni mentre il ministero dell’interno spingeva gli stati ad una applicazione veloce dell’ambizioso progetto.

Le modalità e il funzionamento dell’ordine del National Counter-Terrorism Centre (NCTC) a rafforzare la condivisione dell’intelligence e dell’analisi del meccanismo nel paese è stato anch’esso discusso durante i tre giorni.

Inoltre, la questione del denaro falso che entra nel paese attraverso i confini colabrodo è stata trattata in una discussione separata.

Il progetto CCTNS assicurerà la connettività tra le differenti stazioni di polizia nel paese per condividere informazioni in tempo reale che sfoceranno nel miglioramento delle indagini e della prevenzione del crimine e una migliore schedatura di criminali, sospetti, accusati e recidivi. Il progetto CCTNS copre tutti e 35 gli stati e territori dell’Unione e comprende più di 14.000 stazioni di polizia.

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L’India sta “perdendo la battaglia contro i maoisti”

Il primo ministro dell’India, Manmohan Singh, dice che il suo paese sta perdendo la battaglia contro i ribelli maoisti.

Il sig. Singh ha detto in un incontro dei capi della polizia di differenti Stati che la violenza ribelle sta aumentando e l’attrattiva dei maoisti sta crescendo. I ribelli dicono che stanno combattendo per i diritti dei poveri.

Operano in un vasto raggio di territorio attraverso l’India centrale e in alcune aree hanno quasi rimpiazzato il governo locale.

Più di 6.000 persone sono state uccise durante 20 anni di combattimenti per uno stato comunista.

“Crescono”

“Ho detto in molti modi consistentemente che l’estremismo di estrema sinistra forse rappresenta la più grave minaccia per la sicurezza interna che il nostro paese deve affrontare” ha detto il sig. Singh ad una conferenza dei capi della polizia indiani nella capitale, Delhi.

“Abbiamo discusso questo negli ultimi cinque anni e vorrei francamente dire che non abbiamo raggiunto tanto successo come ci sarebbe piaciuto nel contenere questa minaccia.”

Il primo ministro ha detto che nonostante i migliori sforzi del governo la violenza nelle aree colpite dai maoisti sta crescendo.

Il primo ministro ha ammesso che i maoisti rappresentano un’attrazione crescente tra una larga parte della società indiana, compreso le comunità tribali, i poveri delle campagne e anche settori dell’intellighenzia e dei giovani.

Il sig. Singh ha detto che è necessario un approccio più sensibile nel trattare con i maoisti.

“Trattare con l’estremismo di estrema sinistra richiede una strategia più affinata –un approccio olistico. Non si può trattare semplicemente come un problema di legge e ordine.”

I ribelli operano in 182 distretti in India, principalmente nei seguenti stati: Jharkhand, Bihar, Andra Pradesh, Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Maharashstra e West Bengal.

In alcune aree hanno virtualmente rimpiazzato il governo locale e sono capaci di organizzare attacchi spettacolari alle strutture del governo.

I ribelli dicono che stanno combattendo per i diritti dei contadini poveri e i lavoratori senza terra.

Page last updated at 12:24 GMT, Tuesday, 15 September 2009 13:24 UK

http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/8256692.stm

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Violenza maoista, sicurezza della costa all’incontro dei primi ministri

India Gazette

Sunday 16th August, 2009 

(IANS)

 

Il Primo Ministro Manmohan Singh ha organizzato un incontro dei primi ministri sulla sicurezza interna, lunedì, con una strategia concertata per sconfiggere i ribelli maoisti, lo stato della sicurezza della costa, la gestione dei confini e la modernizzazione delle forze di polizia come temi principali dell’agenda politica.

L’incontro, come seguito del tipo del tipo di assemblea tenutasi già a gennaio, dovrebbe rivedere i passi interpresi dagli Stati per migliorare i livelli di intelligence sia umana che tecnica, il livello delle armi e delle munizioni e riempire i vuoti nelle forze.

Il ministro degli interni ha già tratteggiato una elaborata operazione di controffensiva nelle roccaforti maoiste in tutta l’India centrale in cui saranno coinvolti 26.000 addetti richiamati dalle (CRPF) Forze centrali delle riserve di polizia, dalle forze di sicurezza di confine e della polizia del confine indo-tibetano.

La prossima offensiva contro i maoisti, in sette stati da essi colpiti, sarà lanciata il prossimo ottobre e l’obbiettivo è di metterli al sicuro dalle cinture maoiste e quindi governare.

Manmohan Singh ha descritto l’estremismo di sinistra come la maggiore minaccia interna per la sicurezza e detto anche, nel suo discorso per il Giorno dell’Indipendenza, che il governo “raddoppierà le sue forze” per contenere i ribelli.

I ribelli influenzano circa 170 distretti del paese a vari livelli. Di già il paese è stato testimone di 1.128 scontri legati alla violenza maoista fino al 30 giugno che hanno causato la morte di 455 tra civili e forze di sicurezza.

Il governo ha anche avuto una forte posizione nei confronti dei governi dello Stato dicendi di seguire strettamente le linee guida sulla sicurezza nei luoghi di culto, monumenti storici, palazzi simbolo, ferrovie, collegamenti dei trasporti e hotel.

Le linee guida sono già state fatte circolare nei governi dei vari Stati e il ministro dell’interno P. Chidambaram vuole sottolineare i tempi per la messa in atto di queste e preparare leggi modello.

I dirigenti del ministero dell’interno hanno detto che le discussioni si focalizzeranno anche sullo schema di politiche comunitarie e dei cambiamenti statuari negli atti della polizia di stato per facilitarli.

“Ogni discussione sulla sicurezza interna in India deve essere essenzialmente trattata con la dovuta attenzione alle politiche sociali, in questo contesto saranno discusse le idee di politiche adeguate per la comunità”, ha detto un importante dirigente.

L’incontro metterà anche l’accento sui preparativi operativi delle Squadre di Risposta Rapida - Quick Response Teams -, rafforzando le Divisioni Speciali dello Stato e i reparti di intelligence facendo passi per contrastare l’attuale falsa minaccia.

Saranno discusse anche questioni sulla sicurezza della costa che comprendono la messa in opera di nuove imbarcazioni da intercettazione.

Una sessione separata è stata organizzata per la discussione sulle questioni relative all’estremismo di sinistra in cui i primi ministri di sette stati colpiti interagiranno con Chidambaram. Gli Stati sono Jharkhand, Chhattisgarh, Andra Pradesh,. Maharashtra, Orissa, Bihar e West Bengal.

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I maoisti alzano bandiere nere

Visakhapatnam: il Partito Comunista dell’India (Maoista) ha alzato bandiere nere in diversi villaggi nell’area che è stata dichiarata “zona liberata” nel passato, per protesta contro il 63° del Giorno dell’Indipendenza sabato.

Secondo i resoconti le bandiere nere sono state issate in 200 o 250 dei villaggi dell’interno su entrambi i lati dei confini dell’Andra Pradesh con l’Orissa, compreso Chintapalli, GK Veedhi, Munchingput e le comunità G. Madugula del distretto di Visakhapatnam, Y. Ramavaram e Maredumilli dei distretti East Godavari e quelli vicini in Orissa.

Quest’area è stata dichiarata dal partito maoista, allora Gruppo Guerra Popolare, come zona liberata durante gli anni 2002 e 2003. Inoltre è la prima volta dopo il 2003 che le bandiere nere vengono issate in un così grande numero di villaggi.

Si dice anche che Modem Balakrishna alias Bhaskar, membro del maoista Andhra Orissa Border State Committee e Chamala Krishna Murthy alias Daya segretario di divisione del Srikakulam del CPI (Maoist) e quattro altri sarebbero dispersi sin dallo scontro del 12 agosto vicino Ramannaguda a Rayagada nel distretto Rayagada dell’Orissa nel quale tre donne maoiste sono state uccise.

Devono ancora essere trovati dalla polizia.

The hindu 15 agosto 2009

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Partito Comunista dell’India (Maoista)

Messaggio alla popolazione di Lalgarh

Salutiamo la vostra vittoriosa lotta!

La vostra sollevazione di massa ispira milioni a diffondere la fiamma rossa di Lalgarh in ogni angolo del paese!!

La vostra rivolta, armi in pugno, si è sollevata come una tempesta contro decenni di indifferenza, malgoverno e terrore social fascista. Avete spazzato via i campi della polizia, le sedi del PCM – i centri del terrore statale – e li avete cacciati fuori dall’area. Per più di sette mesi voi e i vostri compagni delle aree circostanti avete praticamente paralizzato tutta l’amministrazione in una vasta regione. E non solo questo, mentre denunciavate la falsità del cosiddetto sviluppo di tre decenni dei social fascisti, avete voi stessi intrapreso numerosi lavori di sviluppo attraverso shramdan, come quelli per la salute, irrigazione strade, scuole ecc. Si tratta senza dubbio di un esempio ispiratore di nuove forme di lotta che tutti noi dobbiamo imparare come abbiamo scritto nell’Appello a costruire migliaia di Lalgarh in ogni angolo del paese!

Terrorizzate dalla vostra sollevazione di massa, le forze statali e centrali insieme alle forze social fasciste degli Harmad bahini goonda, hanno lanciato massicci attacchi a tutta la popolazione della vostra area. Con un’antipropaganda su ampia scala il governo ha trasformato la vostra area in una zona di guerra. La popolazione armata, con armi tradizionali, ha eroicamente resistito all’attacco lanciato da 40 compagnie delle forze paramilitari centrali, le forze speciali dei Cobras, elicotteri, insieme alle forze dello Stato e i goonda bahini del PCM.

È da tutti risaputo che la popolazione era risentita contro la sottrazione di 4.000 acri di terra della foresta per la fabbrica Jindal, sulla quale voi e solo voi avete dei diritti. Siete voi, abitanti dei villaggi dell’area, che soli avete i diritti su questa terra e non il governo. Dopo l’attacco al convoglio del primo ministro e altri che tornavano dall’inaugurazione di questa fabbrica e il terrore allora scatenato dalla polizia, il vostro movimento ha preso una forma politica con migliaia e migliaia di masse mobilitate contro la polizia e l’amministrazione. Insieme all’eroica resistenza di massa contro la polizia e gli attacchi paramilitari, questa rivolta di massa ha creato un grande impatto politico in tutto il paese facendo nascere una speranza e l’ispirazione tra le masse lavoratrici che combattono contro ogni tipo di sfruttamento, repressione e ingiustizia. Ciò ha avuto l’impatto politico aggiunto di smascherare completamente la faccia social fascista dei revisionisti del PCM e accelerato la polarizzazione delle forze della rivoluzione e della reazione.

Il politburo del PCI(Maoista) saluta la vostra gloriosa sollevazione di massa e condanna fortemente la crudele repressione scatenata sulle masse nella vostra area dalle forze centrali e statali. Esso fa appello a tutto il partito e al PLGA, alle sue organizzazioni di massa e ad ogni settore delle masse rivoluzionarie a dare sostegno al vostro movimento e opporsi al brutale attacco sulla popolazione in lotta di Lalgarh. Facciamo inoltre appello al partito e alle popolazioni delle aree circostanti a intraprendere azioni adeguate e condurre le necessarie attività a sostegno della vostra grande rivolta. Noi ci impegniamo a darvi ogni tipo di sostegno in ogni modo possibile in particolare il sostegno delle masse oppresse in tutto il paese.

Gli aspetti più significativi della lotta dalla quale tutti possiamo imparare ed emulare in tutto il paese sono:

(i)                   il vostro è stato un vero movimento di massa armato che ha coinvolto tutte le masse dell’area con la capacità di tenere lontana tutta la reazionaria macchina statale per sette mesi.

(ii)                 La vostra forma di organizzazione di massa, la costituzione di un comitato in ogni villaggio composto da cinque uomini e cinque donne, è stato un esempio veramente nuovo di un’organizzazione democratica su base di massa che può mobilitare e organizzare le vaste masse del popolo.

(iii)                Il vostro non è stato un movimento per interessi meramente economici ma una rivolta politica per i vostri diritti politici e il rispetto delle masse lavoratrici adivasi e non adivasi.

(iv)                Il vostro movimento è stato un esempio di come costruire un vero fronte unito di tutte le forze, coinvolgendo tutti i settori delle masse e anche le forze progressiste e intellettuali delle città, combinando un intelligente equilibrio tra lavoro di riforma, agitazione politica e resistenza armata contro lo stato e il governo.

Compagni,

tutto il nostro partito imparerà da questa eroica esperienza, si impegna a diffondere i movimenti tipo Lalgarh in tutto il paese, propaganderà il vostro movimento in tutto il paese e darà al vostro movimento ogni tipo di necessaria assistenza.

15 luglio 2009

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Spruzzare colorante dagli elicotteri: come riconoscere un maoista

Il quotidiano bengalese Sanbad Pratidin del 27 giugno 2009 portava una prima pagina che mostrava chiaramente che le agenzie di intelligence USA e il centro di ricerca spaziale indiano, l'ISRO sono molto impegnati nella guerra dichiarata dal governo centrale del West Bengal contro la popolazione di Lalgarh. Il resoconto è titolato “Coloranti chimici e tecnologia straniera usata per localizzare i maoisti” ed è scritto da Rajarshee Dasgupta. Questa è una libera traduzione [dal bengali]di Amit Bhattacharya.

Goaltore: una guerra letteralmente “ad alta tecnologia” è cominciata a Lalgarh. I satelliti dell’intelligence USA e il centro di ricerca spaziale indiano, ISRO, sono stati impegnati in questa guerra per riconquistare le aree controllate dai maoisti. Dall’altro lato, per rintracciare i guerriglieri maoisti che si sono mescolati agli abitanti dei villaggi, l’amministrazione ha chiesto l’aiuto della più moderna tecnologia.

All’inizio della seconda fase dell’“Operazione Lalgarh” le forze aeree hanno lanciato speciali coloranti chimici sul villaggio di Murarka, nei pressi della foresta di Busrishol, in cui si pensa si trovino 1500 guerriglieri maoisti. Nel caso in cui il colorante cada sui corpi dei guerriglieri, il suo colore durerà per un anno. Ciò significa che dopo che saranno stati costretti ad uscire fuori dall’area con la forza e si rifugeranno in un altro villaggio, sarà allora facile identificarli. Il risultato sarà che i maoisti, da un lato, non riusciranno a mescolarsi con gli abitanti dei villaggi; dall’altro lato, le forze di polizia non saranno accusate di arrestare persone innocenti mentre cercano i maoisti. La prima parte di questa guerra ad “alta tecnologia” ha avuto successo venerdì (26 giugno). Ci sarà una nuova spedizione sabato. In quel giorno l’amministrazione ha preso la decisione di applicare il secondo metodo speciale.

Negli ultimi otto mesi la polizia è stata completamente al buio di ciò che accadeva nell’interno. È stato solo dopo aver preso la decisione di intraprendere una spedizione congiunta che il ministero degli interni si è svegliato dal torpore. Hanno chiesto al governo centrale di aiutarli ad avere notizie sulle basi d’appoggio, la localizzazione delle forze ecc. dei guerriglieri maoisti all’interno dell’“area centrale”. Dopo molta discussione è stato deciso di accettare l’assistenza tecnologica straniera. Il ministero degli interni a livello centrale ha pensato anche a foto dai satelliti. Per conseguenza il governo si è rivolto all’ISRO e alla tecnologia USA. Attraverso i satelliti RI Sat-2 e quelli dell’intelligence USA sono stati scandagliate le aree di Baroperlia, Kantapahari, Ramgarh, Mahultal, Kadashol, Pingboni, Goaltore da un lato e Dhrampur e Jhitka dall’altro.

Dopo continuo scandaglio i due istituti hanno cominciato a inviare foto. Quindi i dirigenti dell’intelligence dell’esercito sono stati chiamati ad analizzare i dati. Gli ufficiali dell’intelligence dell’esercito hanno la sede nel quartier generale occidentale dell’esercito a Fort William, Kolkata, e hanno notato il movimento di un massiccio esercito della guerriglia all’interno della foresta di Kadashol. Hanno potuto anche identificare i movimenti delle squadre armate nella regione di Ramgarh-Narcha. Le notizie di un’auto Maruti rossa parcheggiata presso il mercato di Ramgarh è stata comunicata agli ufficiali di polizia incaricati delle operazioni. Sulla base di questa informazione, la spedizione ha preso l’avvio a Goaltore verso Ramgarh. Diverse compagnie delle forze centrali sono state coinvolte. Dopo di ciò è stato dato l’ordine di mettersi in marcia ai comandanti della polizia, deputati e CRPF. Infine la spedizione è cominciata venerdì 26 giugno. Dato che le forze conoscevano già l’area, le forze congiunte hanno potuto facilmente accerchiare i 6 chilometri dell’area da Goaltore a Kadashol superando le difficoltà poste da 12 mine e i fucili maoisti.

Nel corso della spedizione, si è  più volte tornati sul punto di come separare gli abitanti dei villaggi dai maoisti. È stato per superare questo problema che è stata presa la decisione di gettare un particolare colorante chimico dall’elicottero. Venerdì è stato lanciato sui guerriglieri maoisti su base sperimentale. In diverse occasioni in paesi stranieri e in molte guerre questo metodo è stato applicato. È a Lalgarh che per la prima volta in una spedizione diretta dallo Stato queste cose sono state applicate contro i secessionisti. Nel complesso si può affermare che dalle foto satellitari al lancio dagli elicotteri – ogni cosa nell’“Operazione Lalgarh” è ad “alta tecnologia”.

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Accordo India Stati Uniti

Unirsi contro l’attacco imperialista-reazionario! 

I recenti accordi intercorsi tra il governo di Manmohan Singh con gli Stati Uniti e il Pakistan sono chiari esempi della sua servile impazienza di compiacere Washington. La resa alle richieste degli imperialisti USA, accordando ad essi formalmente la posizione di superiori che hanno diritto ad ispezionare gli stabilimenti di difesa dell’’India come prezzo per l’acquisto di armi, ha spazzato via perfino la finzione della sovranità. Anche rispetto all’accordo indo-pakistano i fondamentali interessi USA, relativi alla politica Afpak di Obama, hanno stabilito i termini e spinto entrambi questi regimi a sventolare la bandiera della pace.

Ma il fatto va oltre questa odiosa ripetizione del carattere compadore dello stato indiano, non importa quale partito o alleanza di governo ci sia a Delhi. L’imperialismo e la reazione locale stanno preparando il terreno per un massiccio salto di qualità nei loro attacchi al popolo; stanno pianificando un attacco con la punta della lancia che mira alla Guerra Popolare guidata dal Partito Comunista dell’India (Maoista). La firma di questi accordi è sintonizzata su questo piano controrivoluzionario, elaborato con la stretta guida dell’imperialismo Usa.

 

Questo rapporto deve essere ben compreso. Il governo UPA [United Progressive Alliance] ha dichiarato energicamente la sua intenzione di usare l’attuale crisi come scusa per una pesantissima dose di liberalizzazione, privatizzazione e altri attacchi sui mezzi di sussistenza delle masse. Il feroce aumento dei prezzi di quasi tutte le merci essenziali, nonostante la deflazione, ne è un indicatore. Il patrimonio accumulato negli anni passati e le ricche risorse del paese saranno svenduti su una scala inimmaginabile. La precondizione per fare questo sta nello spezzare tutti i movimenti di resistenza popolare, le forze che si oppongono alla svendita del paese e che combattono a favore del popolo. Perciò il principale attacco di questa repressione è contro la Guerra Popolare guidata dal PCI(Maoista) apertamente riconosciuto dallo stato indiano come la sua più grande minaccia interna. Gli attuali accordi da un lato liberano e dall’altro rafforzano le capacità armate dello stato indiano cosicché può scatenarsi in un attacco generale.

In questo momento decisivo l’unità di tutte le forze a favore del popolo tese a costruire un ampio movimento di resistenza indirizzato alla difesa dei movimenti popolari, in particolare la Guerra Popolare, è un compito urgente cui si trovano davanti tutti i rivoluzionari, i settori progressisti e democratici del paese.

Krantipriya
Portavoce
CPI(M-L)NAXALBARI August 1, 2009

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Assemblea di massa dei maoisti a Lalgarh

The times of india 8/8/09

Il giorno dopo che l’amministrazione distrettuale del Midnapore occidentale ha ammesso il fallimento nel contrasto ai maoisti, i ribelli rossi in una sfrontata dimostrazione di forza hanno tenuto un’assemblea armata a Lalgarh a circa 200 chilometri da Kolkata.

In presenza di circa 1000 abitanti dei villaggi, l’incontro si è tenuto venerdì sera a Domohani, a soli 2 chilometri dalla stazione di polizia di Dharampur, dove i ribelli hanno assicurato la popolazione che erano completamente pronti ad assaltare le forze armate. “Nessuno dei nostri è stato ucciso o arrestato” ha dichiarato il leader maoista Bikash.

Anche la polizia, è stata impegnata ad elaborare una nuova strategia per contrastare i maoisti in un incontro a Lalgarh. Dato che è in programma la visita del primo ministro Buddhadeb Bhattacharya a Jangalmahal martedì prossimo, l’incontro ha mandato in definitiva un forte segnale all’amministrazione.

Durante l’incontro, a soli pochi chilometri dalla strada Dharampur-Lalgarh, dove le forze centrali hanno marciato venerdì, Bikash ha ammesso che sono stati uccisi tre delegati del PC(M) Jhontu Soren, Naru Samanta e Asit Samanta che erano dispersi dal 4 giugno.

“Abbiamo comminato la pena di morte alle persone che hanno sfruttato e torturato gli indigeni. Chi ha cominciato questa violenza? Quando gli indigeni hanno dato inizio al loro movimento a Sijua, Salboni e Khasjangal, chi li ha assalti?” ha chiesto il leader maoista. “Questi sono esempi della rabbia popolare” ha detto.

Ma Bikash ha negato il loro coinvolgimento nella morte di tre uomini del Partito Jharkhand (Naren) avvenuta mercoledì. Ha negato anche l’intervento maoista nel sequestro di due poliziotti da Brindabanpur. Dopo aver preso di mira i leader del PC(M) e la sede del partito i maoisti sembra stiano puntando le loro armi adesso sul Congress. Hanno minacciato i leader del Congress di non aprire sedi del partito e di non fare alcuna attività.

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Avanza la rivolta di Lalgarh

Ayesha

Come è esplosa la rabbia delle masse

La storia indiana è adesso testimone di una eroica sollevazione di massa che è andata avanti come rivolta di massa fondamentalmente di adivasi nell’area di Lalgarh del distretto del Midnapur occidentale nel Bengala Occidentale. Tutto nasce dall’esplosione della mina avvenuta il 2 novembre da quel che si dice come protesta contro la proposta del partito al governo del Bengala Occidentale di istituire una SEZ (Zona Economica Speciale), e nei confronti dell’entourage del primo ministro del Bengala Buddhadeb Bhattacharya e del ministro federale per l’acciaio, la chimica e i fertilizzanti sig. Ramvilas Paswan mentre ritornavano dalla cerimonia di inaugurazione, fortemente pubblicizzata a livello statale, della Jindal Steel Works (una Zona Economica Speciale) presso Salboni nel Midnapore Occidentale. La polizia arrivò e attaccò con violenza i villaggi tribali, torturando gli abitanti e altri sfruttati nel cuore della notte con la scusa della ricerca dei maoisti.

All’inizio gli indigeni, oppressi da centinaia di anni, si unirono sotto la bandiera organizzativa del Bharat Jakat Majho Madwa Juan Gaonta. La rivolta che è partita dalla scintilla causata dalle atrocità della polizia sulle donne ha aggiunto benzina al fuoco dando la stura alle innumerevoli lagnanze accumulate per anni e la rivolta ha superato i confini di Lalgarh e si è diffusa come un incendio a nuove aree e sottodistretti. Gli adivasi dei distretti adiacenti a maggioranza indigena come Bankura, Purulia, Burdwan e Birbhum si sono anch’essi sollevati. Dappertutto migliaia di adivasi, uomini e donne, hanno fatto riunioni e raduni sulla stessa questione. La sollevazione ha avuto il suo pieno impatto perfino sulle aree delle roccaforti del PCI(M). Migliaia di persone di queste aree si sono unite per formare un enorme movimento di resistenza chiamato Police Santosh Birodhi Janasadharan Committee o People’s Committee against Police Atrocities [Comitato Popolare contro le Atrocità della Polizia]. Un documento di richieste in 13 punti è stato consegnato all’amministrazione. Le richieste includevano alcune vecchie rivendicazioni degli adivasi e di altre basse caste oppresse per fermare le incursioni della polizia nei villaggi di notte, la rimozione dei campi della polizia e delle CRPF dai villaggi, l’occupazione delle scuole, ospedali, ecc., il rilascio di indigeni e altri arrestati dal 1998 sulla base del mero sospetto di essere maoisti e accusati di fare la guerra contro lo Stato, sanzioni per i poliziotti colpevoli dei recenti brutali attacchi e un adeguato risarcimento per coloro che sono stati colpiti dalla brutalità poliziesca ecc. La popolazione ha ottenuto una significativa vittoria costringendo l’amministrazione a concordare con 10 delle loro 13 richieste, a parte la rimozione di alcuni campi della polizia. (Un dettagliato rapporto è stato pubblicato nell’edizione dell’aprile 2009 del nostro giornale). Dopo questa iniziale vittoria la popolazione di questa area sta continuando ad organizzarsi sotto la leadership del comitato per portare avanti la lotta per cambiare la propria vita e le condizioni di vita per un domani migliore.

Profili socio-economici di Jangalmahal

Nonostante la presenza di una enorme popolazione di adivasi, grazie al nesso del criminale dipartimento delle foreste con il PCI(M), con la polizia, la mafia del legno e l’amministrazione che copre il furto delle foreste e grazie alla via incrinata dello sviluppo, la dipendenza centenaria degli adivasi dalle foreste è stata  messa in pericolo.

Continua a persistere una situazione di migrazione forzata sin dal dominio britannico. Gruppi di villaggi di adivasi annidati nelle foreste vengono sempre più rimossi dalle foreste alla stessa velocità della deforestazione e del falso sviluppo. È da notare che nei tre distretti contigui, cioè Bankura, Midnapur occidentale e Purulia, nella maggior parte dei casi la popolazione è per lo più adivasi, seguita dai dalit e OBC (Other Backward Classes – Altre classi arretrate) che abitano la regione. Secondo il censimento del 2001, nel Bengala occidentale su 341 blocchi la percentuale di questa popolazione, in 36 di essi, oscilla tra il 40 e il 59,99 per cento. Il distretto di Jhargram ha 8 blocchi compreso Lalgarh, Binpur, Jhargram, Jamboni, Gopiballavpur—1, Gopiballavpur—2, Sankrail e Nayagram. È interessante notare che le caratteristiche socio economiche e culturali nella suddivisione di Jhargram, Purulia e dei distretti vicini dello Jharkhand sono più o meno uguali. Nello stesso distretto di Jhargram il 30 percento della popolazione è composta da tribù (Santhal, Munda, Lodha, Mahali, Kora, Bhumij, ecc.) e il 18 percento da caste che comprendono Bagdi, Dom, Kaibarta, Mal, ecc. Oltre questi la maggior parte della popolazione comprende le altre classi arretrate come Kurmi, Mahato, Kumbhar, Tanti, Teli, Raju, ecc. Queste tre categorie di popolazione comprendono più del 90 percento della popolazione a Jhargram e nelle aree vicine. Secondo l’ultimo censimento la popolazione adivasi una volta padrona della terra, in maniera crescente si è trasformata in Khetmajoors (lavoratori agricoli) tra il 1971 e il 2001.

Il quadro appena delineato rende abbondantemente chiaro che da un lato gli adivasi del Bengala occidentale sorpassano altri in quanto Khetmajoors (lavoratori agricoli) e dall’altro lato è questo settore della popolazione che viene rapidamente spostato dalle attività agricole in particolare sotto il governo di “sinistra” guidato dal PCI(M). Anche sotto altri aspetti come l’educazione, uso della lingua madre come mezzo di educazione ecc. essi sono i più sfruttati. I salari dei Khetmajoors sono anche molto bassi, e nonostante molti discorsi sugli aumenti, una gran fetta di adivasi va nelle Namal (terre basse) come lavoratori migranti ogni anno. Non solo gli adivasi, ma anche le cosiddette caste basse, tutte soffrono in questo sistema di sfruttamento. Nella rivolta di Lalgarh i Mahatos, adesso riconosciuti come OBC, hanno partecipato su grande scala, mostrando la loro rabbia per le privazioni ad ogni livello e la prevalenza del terrore di stato su tutti gli sfruttati e i poveri. Perciò la tendenza all’unità si è diffusa a tutti gli adivasi e non adivasi poveri per lo sfruttamento perpetuo, arretratezza, privazione culturale e per la maggiore di tutte, il regno del terrore scatenato dallo stato.

I maoisti hanno ufficialmente sostenuto questa rivolta di massa ma il comitato popolare contro le atrocità della polizia è un comitato con base di massa con richieste attive in maniera trasversale nel settore del popolo represso di Jangalmahal. È vero che Jangalmahal è la regione in cui i  maoisti hanno lottato per la causa degli indigeni poveri, non indigeni e altra popolazione comune per i loro diritti, il loro sviluppo, i mezzi per vivere, e così via. Per il principio che li guida i maoisti sono l’unico partito che sostiene le rivendicazioni del popolo da tanti anni. Gli adivasi e altri poveri hanno grande rispetto per i maoisti. E anche i ranghi maoisti sono fondamentalmente composti da adivasi. Ma il comitato non è controllato dal partito maoista. Gli abitanti dei villaggi sono quelli che prendono le decisioni e il comitato è stato organizzato da loro. Dei 10 membri del comitato in ogni villaggio 5 sono uomini e 5 donne. Due persone, un uomo e una donna, di ogni comitato di villaggio fanno parte del comitato centrale di coordinamento. Ogni decisione viene ratificata da questi comitati. Un grande contributo della lotta di Lalgarh è la nascita e la cristallizzazione di una nuova organizzazione democratica per la democrazia partecipativa. Ad ogni giorno che passa il comitato è andato avanti conquistando più forza. Il fuoco del movimento, che non diminuisce, si diffonde ai vicini distretti indigeni popolari. Molte nuove organizzazioni degli indigeni sono state formate e le masse oppresse a migliaia si sono riunite, hanno protestato, portato avanti le loro richieste e stanno mostrando solidarietà con il popolo di Lalgarh. Hanno protestato contro le atrocità della polizia a Lalgarh. A Bankura il sig. Ranjit Membram, ex panchayat samiti sabhapati e due leader di zona, il sig Ramu Duley e Tulu Hembram sono stati colpiti con frecce mentre accompagnavano un contingente della polizia a Nakhrapahari, per spegnere le fiamme degli adivasi in agitazione. I lavoratori migranti indigeni in altri distretti sono venuti a sostegno e si sono uniti alla lotta della popolazione di Lalgarh. Le proteste sono fiorite anche nelle roccaforti del PCI(M). A Kharagpur vicino Changuyal, un grande settore dei membri indigeni del PCI(M) e sostenitori dell’ala giovanile DYFI ha partecipato alla manifestazione con blocco stradale sull’autostrada nazionale protestando perché “prima di essere del PCI(M) sono adivasi”. L’ala studentesca del Kurmis, Chhatra Kurmi Sangram Committee ha fatto causa comune contro le atrocità della polizia, ha organizzato un corteo motorizzato di 100 perone per innalzare il livello di fiducia degli abitanti dei villaggi contro la famigerata brigata motorizzata del PCI(M). Atterrito dall’intensità del movimento che si allarga a nuove zone e che fa incursioni perfino nelle roccaforti del loro partito il sig Biman Bose, segretario di stato del PCI(M) ha etichettato il movimento di essere un’esplosione secessionista per separare la cintura tribale del Bengala occidentale e unirsi con il vicino stato dello Jharkhand.

Lo spietato PCI(M) al governo ha fatto ricorso alla violenza barbara simile a quella usata a Nandigram e scatenato il regno del terrore nel vano tentativo di fermare l’ondata della sollevazione adivasi. Ha scatenato i suoi sicari armati fatti affluire da altri posti per riprendersi il terreno perduto con l’aiuto della polizia nell’area in rivolta di Jangalmahal. Negli ultimi mesi i distretti di Midnapore occidentale, Purulia e Bankura hanno visto la nascita di gruppi di vigilantes locali e importati dal PCI(M) chiamati harmad bahini. Per la maggior parte in abiti civili, talvolta armati, gli harmad vanno in giro in moto, auto e camion con bandiere del PCI(M), usando armi da fuoco liberamente. Il 4 dicembre il primo ministro del Bengala occidentale Buddhadeb Bhattacharya ha lanciato una minaccia all’assemblea legislativa dello Stato: “Il più importante compito politico proprio in questo momento è quello di isolare i maoisti dal popolo adivasi”. (Ganasakti, 5.12.08). e in un disperato tentativo di scindere il legame tra adivasi sfruttati e altri settori di masse povere e i maoisti, il PCI(M) non ha potuto avere fiducia solamente sui CRPF, STRACO, paramilitari e forze di polizia dello stato. 50 camion carichi di sicari del PCI(M) mercenari e informatori della polizia – bande di harmad – sono stati portati a Jangalmahal da Gorbeta, Cheruah, Jamtala, ecc. travestiti da comuni abitanti dei villaggi. Questi furfanti armati sono entrati in azione insieme alla brigata di predatori motorizzata per terrorizzare il popolo di Jangalmahal. Hanno cominciato con la forza a eliminare i blocchi stradali minacciando la gente, per spezzare il loro giusto movimento democratico contro la repressione statale. Dopo gli incidenti di Singur e Nandigram il gangsterismo del partito PCI(M) è ampiamente conosciuto a tutti i cittadini del Bengala e anche dell’India. Il governo di “sinistra” del Bengala ha adottato le linee del famigerato e deprecabile ‘Salwa Judum’ del Chhattisgarh cercando di mettere un settore degli indigeni contro la grande maggioranza degli indigeni in lotta. Il ‘Pratirodh Bahini’ è stato formato dal PCI(M) nei villaggi abitati dagli indigeni indecisi e sta lavorando sotto l’apparentemente innocua bandiera del ‘Ganapratirodh Committee (Comitato Popolare di Resistenza) e Adivasi o An-Adivasi Aikya Committee (Adivasi e non Adivasi Unity Committee) con l’aiuto del Jharkhand Mukti Morcha. (Per inciso solo alcune settimane prima il sig. Sibu Soren, capo del JMM, era stato accusato dal segretario di stato del PCI(M) del Bengala, sig. Biman Bose, di essere alleato con il movimento indigeno ed essere l’istigatore dell’incendio). Il PCI(M) ha messo in primo piano figure tribali a favore del PCI(M) per dimostrare che tutto il massacro armato nei confronti del movimento di resistenza sarebbe una vendetta degli stessi indigeni. I famigerati leader del PCI(M) come Dipak Sarkar, Bijay Pal, Satyen Maity e altri rimangono gli organizzatori di tutta l’operazione tesa a spezzare la lotta popolare. Dopo la vittoria alle elezioni municipali di Jhargram, area non dominata dagli adivasi, il PCI(M), incoraggiato, ha messo in moto la sua macchina per avere un punto d’appoggio a Jangalmahal. Il PCI(M) organizzò una cospirazione ben calcolata, dai suoi quartier generali di Allimudin, tirando dentro “Disham Majhi” dell’organizzazione Majhi Madwa Juan Gaonta, agganciando i Majhis e i Madwas facendogli gestire il loro potere sociale e spegnere l’ondata di insurrezione tribale. Hanno organizzato un grande incontro a Bhulabheda portando persone di differenti posti l’8 dicembre del 2008 e hanno cercato di farlo passare come spontanea organizzazione dalla parte del popolo di Lalgarh contro l’attuale lotta. In modo abbastanza ridicolo, il sig. B Prashant del People’s Democracy, settimanale portavoce del PCI(M), nel suo vanaglorioso articolo riconosce involontariamente che si trattava di un incontro organizzato dal PCI(M) “Migliaia e migliaia di adivasi .. tutti uniti sotto il PCI(M)…”. Ma gli indigeni e i non indigeni di Jangalmahal hanno potuto capire il perverso disegno del PCI(M) e hanno voltato le spalle al successivo incontro, molto pubblicizzato, del 18 dicembre a Chakadoba. Ma alla mossa fascista del PCI(M), di voler conquistare Jangalmahal con l’aiuto delle forze di polizia, che lavorano mano nella mano con i sicari armati del PCI(M), il popolo di tutta Jangalmahal resiste con atteggiamento di sfida. Laddove i blocchi stradali sono stati rimossi, questi sono stati subito rimessi a posto. L’ufficio del partito del PCI(M) a Belatikuri a Lalgarh è stato bruciato dagli adivasi in agitazione per rappresaglia contro i tentativi del PCI(M) di smantellare le barricate di strada. Il 2 febbraio 2009 si è tenuto un incontro del CCAP, a cui hanno partecipato centinaia di persone, nella giungla di Khas. Quando la polizia ha cercato di entrare la popolazione ha resistito. Dopo cinque minuti sono arrivati gli harmad con sei jeep e hanno aperto il fuoco sul popolo, uccidendo tre persone. Il popolo si è vendicato e ha bruciato tre jeep degli sicari. Dopo tutti questi incidenti le bande armate del PCI(M) stanno regolarmente organizzando attacchi ai villaggi di Jangalmahal nel disperato tentativo di conquistare il controllo del’area prima delle elezioni Loksabha. Il 26 febbraio 2009 il villaggio Madhupur di Salboni è stato attaccato da 150 banditi del PCI(M). I villaggi dell’area di Lalgarh sono sotto incessanti attacchi armati da parte dei sicari del PCI(M), ma l’ottima resistenza organizzata dagli indigeni rende difficile al PCI(M) distruggere la loro unità. Il movimento degli indigeni e non indigeni sotto la bandiera del Comitato Popolare sta continuando ad operare ininterrottamente di fronte a questo massacro. L’attuale orrore delle bande assassine harmad che insieme alle forze di polizia lanciano attacchi al popolo e l’eroica resistenza popolare sono stati ben descritti, e dettagliati graficamente, dal resoconto di un testimone oculare, corrispondente del settimanale nazionale Tehelka, in un articolo pubblicato nell’edizione del 25 aprile.

Tratto da People’s Truth n.6 luglio 2009

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Il compagno Misir Besra liberato dai compagni maoisti il 23 giugno 2009

Giovedì 23 giugno 2009

Hyderabad, India

I maoisti hanno sferrato un incredibile attacco ad una squadra di polizia in un tribunale del distretto di Lakhisarai del Bihar giovedì pomeriggio del 23 giugno 2009 e hanno liberato il loro massimo dirigente Misir Besra dopo aver ucciso un poliziotto e lanciato bombe.

L’arcireazionario “Commissario per lo sviluppo del distretto” Rajiiv Ranjan, che era seduto nel suo ufficio adiacente al complesso del tribunale ha riportato diverse ferite quando le bombe sono state lanciate da circa 30 maoisti che sono entrati all’interno del tribunale con le moto.

L’imboscata alla squadra di polizia ha avuto luogo circa a mezzogiorno, quando Besra veniva portato fuori dal tribunale.

I guerriglieri hanno circondato i cinque poliziotti di scorta a Besra mentre i loro compagni sparavano e tiravano bombe.

Durante l’azione hanno portato via Besra, che è membro della potente commissione militare centrale (CMC) e del politburo del Partito Comunista dell’India (Maoista) il partito di massa che guida la rivoluzione in India. “Besra aveva le manette ed era tenuto con una corda. L’attacco è stato molto veloce e c’era molta folla davanti al tribunale. I maoisti hanno portato via anche una carabina e due fucili ai poliziotti di scorta. 

I maoisti sono entrati coperti nel tribunale con 10 motociclette e  .. centauri hanno cominciato a sparate in modo indiscriminato. Durante la confusione hanno messo in salvo il compagno Besra e le armi rubate.

Arrestato in Jharkhand

Il leader maoista liberato conosciuto come Sunirmal, Bhaskerji, Sunil e Vivek, era stato catturato nel distretto di Khunti dello Jharkhand e il suo arresto era stato uno dei più importanti “successi” nelle operazioni di contro insurrezione nello Jharkhand.

Il 50enne Besra è originario del villaggio di Madunadi nel distretto di Giridi dello Jharkhand. Si è unito al Maoist Communist Centre of India (MCCI) nel 1985, poi aderente al Movimento Rivoluzionario Internazionalista (RIM), mentre si diplomava e nel 2003 è diventato membro del comitato centrale.

Dopo la fusione del MCCI e del PCI-ML People’s War (PW) [Partito Comunista dell’India – Marxista-Leninista – Guerra Popolare] per formare il potente Partito Comunista dell’India (Maoista) ha continuato ad essere nel politburo e nella commissione militare centrale (CMC) oltre ad essere membro dell’Ufficio Regionale Orientale che coordina il movimento maoista nell’Assam, West Bengal, Bihar, Jharkhand, Orissa e Chhattisgarh. Ci sono 14 membri nell'URO, compreso Mallojula Koteshwara Rao.

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Archivio India

 

La rivolta maoista può danneggiare l’industria in India

Martedì 23 giugno 2009

di Bappa Majumdar

New Delhi (Reuters)

La crescente rivolta maoista in India attraverso ampie parti del paese ricche di minerali potrebbe danneggiare presto alcuni piani di investimenti industriali nel momento in cui il paese soffre per un rallentamento dell’economia.

Il governo ha messo al bando il Partito Comunista dell’India (Maoista) lunedì, mettendolo al pari dei gruppi militanti islamici, ma gli esperti dicono che la messa al bando avrà un piccolo impatto nella lotta contro i ribelli.

Sul terreno, la polizia combatte i rivoluzionari maoisti con armi obsolete ed è spesso sopraffatta dal numero dei ribelli, che sono esperti nella guerra della giungla e sono ben equipaggiati con lanciarazzi, fucili automatici ed esplosivi.

La scorsa settimana centinaia di maoisti hanno dichiarato la città di Lalgarh, a circa 170 km (100 miglia) da Kolkata, capitale del West Bengal, “zona liberata”, diffondendo apprensione tra gli investitori.

Se l’impatto economico può essere piccolo comparato con l’economia dell'India che vale miliardi di miliardi di dollari, la rivolta e la sensazione che essa stia peggiorando segnala che l’India non controlla pienamente il suo territorio e aggiunge rischi per gli investimenti delle compagnie industriali.

L’incidente di Lalgarh ha preoccupato il terzo più grande produttore di acciaio del paese, JSW Steel, che sta impiantando un’acciaieria da 10 milioni di tonnellate del valore di 7 milioni di dollari, vicino Lalgarh.

“Stiamo aspettando e osservando, e anche gli altri” ha detto giovedì scorso alla Reuters Biswadip Gupta, amministratore delegato delle operazioni della compagnia nel West Bengal.

“Nel momento culminante della crisi economica, adesso abbiamo anche il problema dei maoisti. Ciò fa molto innervosire” ha detto Gupta per telefono da Kolkata.

Il Primo Ministro Manmohan Singh ha descritto i maoisti come la maggiore minaccia interna sin dal momento dell’Indipendenza e quest’anno più di 300 persone, principalmente poliziotti, sono stati uccisi.

GLI AFFAR SONO GIA’ STATI COLPITI

I maoisti hanno iniziato la loro lotta armata nella città di Naxalbari del West Bengal alla fine del 1967, e hanno esteso il loro sostegno tra gli abitanti dei villaggi facendo leva sul risentimento nei confronti della recente spinta del governo a favore dell’industria.

I ribelli, che si stima contino su circa 22.000 combattenti, operano in gran parte delle campagne orientali, centrale e del sud, e gli amministratori dicono che adesso si stanno espandendo nelle piccole e nelle grandi città.

I maoisti che combattono per i diritti dei contadini poveri e senza diritti, attaccano regolarmente le linee ferroviarie e le industrie con lo scopo di bloccare l’attività economica.

“Si tratta ancora di una questione di ordine pubblico, ma non è stata presa sul serio e può avere serie conseguenze se non viene trattata adeguatamente.”, ha detto Anjan Roy, analista della Federazione delle Camere di Commercio e dell’Industria dell’India, in riferimento alla crescita delle industrie.

L’effetto della rivolta maoista ha già fatto pagare dazio al mondo degli affari.

Nello Stato di Orissa, ricco di minerali, la produzione di bauxite della National Aluminium Co Ltd, controllata dallo stato, è crollata del 20 percento a causa dell’attacco che in aprile i maoisti hanno sferrato ad una delle loro miniere.

La compagnia ha adesso ridotto lo stoccaggio di esplosivi presso le sue miniere, temendo attacchi da parte dei ribelli.

“Siamo più vulnerabili e dobbiamo restare allerta,” ha detto P.K. Mahapatra, direttore esecutivo della compagnia di alluminio delle miniere e raffinerie.

Uno sciopero dei maoisti nella parte orientale e centrale dell’India, contro l’azione della polizia a Lalgarh ha colpito forniture di ferro e carbone, ha detto un dirigente delle ferrovie

“Le esportazioni sono state anch’esse colpite e se le forniture vengono bloccate in questo modo, almeno tre impianti per la produzione dell’acciaio della regione saranno gravemente e immediatamente colpite” ha detto Soumitra Majumdar, portavoce delle Ferrovie Sudorientali da Kolkata.

I ribelli hanno sostenuto i contadini durante le violente proteste di questi ultimi che hanno costretto allo smantellamento della fabbrica di auto della Tata Motor che doveva produrre la Nano e di un complesso chimico di 3 miliardi di dollari.

“L’attuale industria può sopravvivere, ma non arriverà facilmente nuovo denaro e gli investitori saranno davvero preoccupati a meno che lo stato non faccia qualcosa di rapido per controllare i maoisti” ha detto Ajiai Sahni dell’Istituto per la Gestione del Conflitto, un think-tank con sede a New Delhi

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Il governo centrale indiano mette al bando il PCI (Maoista)

La popolazione indigena della città di Lalgarh e dei villaggi dell’area si prepara a resistere agli attacchi delle forze armate che stanno passando al setaccio diversi villaggi della regione di Midnapore, saccheggiando case, facendo violenze a donne e bambini (usandoli come scudi umani per difendersi dalle mine) e distruggendo riserve alimentari. Molti hanno deciso di lasciare i villaggi per paura anche delle possibili torture, come accaduto in passato.

In risposta a questa massiccia offensiva - migliaia di militari della Central Reserve Police Force (CRPF) e della Border Security Force (BSF) stanno ancora arrivando nella zona - i maoisti hanno indetto uno sciopero generale di 48 ore in tre distretti, West Midnapore, Purulio e Bankura che ha paralizzato tutte le attività.

La messa al bando del Partito Comunista dell’India (Maoista) che sostiene il Comitato popolare contro le atrocità della polizia ha portato all’arresto di diverse persone che secondo questa legge [articolo 41 della Legge (di prevenzione) per le attività illegali] “possono essere arrestate anche se non sono attivamente impegnate”, basta che il governo decida che siano vicine all’organizzazione.

La decisione di considerare fuorilegge il PCI (Maoista) ha scatenato una contraddizione tra il capo del governo del West Bengal [Bengala Occidentale] e il capo del governo centrale.

Bhattacharjee, primo ministro del West Bengal, e capo del governo del Fronte di Sinistra ha fatto un po’ lo gnorri dicendo che ha riferito solo oralmente al governo centrale della situazione e non ha messo per iscritto la richiesta di messa al bando. Nella sostanza ha voluto opportunisticamente scaricare sullo Stato centrale la responsabilità di questa presa di posizione aggiungendo che comunque questa messa al bando non basta per combattere i maoisti, ma serve un intervento politico che preveda lo sviluppo economico della zona. 

Riportiamo un articolo

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The hindu 23 giugno 2009

Il governo centrale mette al bando il PCI (Maoista)

Vinay Kumar

Speriamo che il governo del West Bengal faccia lo stesso: Chidambaran

New Delhi: il governo centrale lunedì ha messo al bando il Partito Comunista dell’India (Maoista), definendolo organizzazione terroristica. Esso ha invocato l’articolo 41 della Legge (di prevenzione) per le attività illegali contro l’organizzazione estremista.

Il PCI (Maoista) è nato in seguito alla fusione del Partito Comunista dell’India (Maxista-Leninista), il Gruppo Guerra Popolare (People’s War Group) e il Centro Comunista Maoista (Maoist Communist Centre).

La messa al bando è arrivata due giorni dopo che il primo ministro del West Bengal Buddhadeb Bhattacharjee ha incontrato il ministro degli Interni P. Chidambaram subito dopo gli incidenti violenti a Lalgarh e l’attuale operazione della polizia e delle forze di sicurezza per riprendersi l’area.

Il primo ministro ha detto che il suo governo “penserà seriamente” alla messa al bando del PCI (Maoista) come previsto dal ministro degli interni.

La messa al bando serve per evitare ogni ambiguità benché tutte le formazioni e le organizzazioni del fronte del PWG, del MCC e del PCI (ML) siano già sotto i provvedimenti del bando.

Nel settembre 2004 il PCI (ML) e il MCC hanno annunciato la decisione di unirsi e ridefinirsi con il nuovo nome PCI (Maoista). C’è stata qualche opposizione alla fusione e alcuni elementi nelle due organizzazioni hanno continuato a funzionare in maniera indipendente.

Il sig. Chidambaram ha detto che l’organizzazione nata dalla fusione continuerà ad essere nella lista dell’organizzazione terroristica. “Quando ho dato un’occhiata alla cosa un paio di giorni fa, ho detto che questa posizione potrebbe rientrare nella legge. Per evitare ogni ambiguità, aggiungiamo il nome del PCI (Maoista) in questa scheda della legge.”

Molti stati, compreso l’Andra Pradesh, il Madhya Pradesh e il Chhattisgarh, avevano dichiarato che il PCI (maoista) è un’associazione illegale. Mentre il Bihar, l’Orissa, il Jharkhand e il Tamil Nadu avevano fatto lo stesso con la Legge (di prevenzione) delle Attività Illegali.

“Quando ho avuto una discussione con il sig. Bhattacharjee, gli ho detto di mettere al bando il PCI (Maoista) secondo l’articolo 16 della Legge di revisione sulla criminalità del 1908. Lo Stato centrale ha questo potere. Non ho cambiato il mio punto di vista. Penso ancora che il West Bengal dovrebbe dichiarare il PCI (Maoista) come associazione illegale”, ha detto ai giornalisti.

Alla domanda sull’opposizione dei partiti di sinistra alla messa fuorilegge il sig. Chidambaram ha detto che la sinistra aveva un punto di vista che non era quello del governo del West Bengal. “Spero che la distinzione tra il partito e il governo esista ancora in questo paese. Mi aspetto che il primo ministro valuti bene la cosa.”

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LO STATO INDIANO CONTRO LA POPOLAZIONE DI LALGARH 

Lo stato indiano sta mobilitando le sue forze per attaccare la giusta lotta delle popolazioni di Lalgarh nel west Bengal. Nelle ultime 24 ore la polizia dello Stato del West Bengal e 11 compagnie delle forze paramilitari dello Stato Centrale (le forze speciali antimaoiste CoBRA) hanno cominciato a muoversi verso Lalgarh nell’intento di riconquistarla.

Nel novembre 2008 le popolazioni tribali (adivasi) si sono sollevate contro decenni di abusi della polizia e scagnozzi del Partito Comunista dell’India (Marxista), il partito di governo nel West Bengal. Si tratta dello stesso falso partito “comunista” che ha cercato di svendere la terra dei contadini a Nandigram e Singur, solo per essere respinti e denunciati dalla loro lotta ben determinata.

Negli ultimi anni migliaia di adivasi nell’area di Lalgarh sono stati messi in prigione con false accuse di avere legami con l’insurrezione maoista. Hanno formato il Comitato popolare contro le atrocità della polizia che ha esteso la sua influenze a 1.100 villaggi della regione. Guidati dal comitato popolare, gli adivasi hanno buttato fuori dall’area la polizia e i quadri del PCM bruciando caserme della polizia e scavando trincee per impedire alle autorità statali di ritornare.

I militari stanno aspettando rinforzi per attaccare mentre tentano di “ripulire” le vie che portano alla città che sono state sbarrate dagli abitanti del Comitato popolare contro le atrocità della polizia, con alberi e trincee; è stato fatto saltare anche un ponte nella località di Binpur a 12 km da Lalgarh…

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I maoisti conquistano la città di Lalgarh nel West Bengal

I maoisti nel West Bengal, sostenuti da migliaia di abitanti dei villaggi, hanno occupato l’ultima roccaforte del Partito Comunista dell’India (Marxista), PCI(M), da circa 30 anni al governo, uscito sconfitto dalle ultime elezioni.

Mentre altri villaggi dell’area erano già sotto controllo da novembre è stato raggiunto un obbiettivo perseguito in tutti questi anni in cui i maoisti avevano esteso la propria influenza nell’area con il sostegno alle lotte dei contadini, con campi di guerriglia e addestramento militare per i giovani del luogo.

Una caserma della polizia è stata incendiata e la casa di un leader locale del PCI(M) è stata distrutta.

La polizia è fuggita e i maoisti pattugliano le strade dei villaggi di Dharampur nell’area di Lalgarh, sei militanti del partito sono stati uccisi fino a questo momento.

Dopo che centinaia di militanti del partito al governo sono fuggiti i maoisti hanno dichiarato che questa zona deve diventare la “prima zona liberata” del West Bengal e hanno ora il controllo totale dell’area di Lalgarh.

Gli scontri a fuoco con i militanti del PCI(M) e con la polizia erano aumentati  lo scorso novembre quando la polizia ha arrestato alcuni residenti locali accusati di aver attentato di assassinare il primo ministro del West Bengal, dopo che questi si era salvato dall’esplosione di una mina.

Era stato creato un Comitato Popolare contro le Atrocità della Polizia per protesta contro gli arresti. Nella sostanza da quel momento non c’è stata più amministrazione a Lalgarh. Nemmeno le elezioni si sono tenute, e chi voleva votare doveva andare fuori dall’area. Il Partito Comunista dell’India (Marxista) si è reso colpevole anche dell’arresto di diversi militanti del comitato.

Adesso alcuni militanti del PCI(M), dopo che i dirigenti li hanno abbandonati, hanno risposto positivamente all’appello dei maoisti a deporre le armi e unirsi alla lotta.

Il governo del West Bengal nel frattempo ha chiesto al governo centrale l’impiego di migliaia di paramilitari per “riconquistare” Lalgarh.

I maoisti hanno bloccato le strade per impedire alle forze di sicurezza di avvicinarsi all’area.

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I milioni spesi in propaganda mostrano la disperazione di chi è al governo: Azad, PCI(Maoista)

Il compagno Azad, portavoce del comitato centrale del PCI(Maoista), racconta del perché il suo partito ha fatto appello al boicottaggio elettorale, come pensa di metterlo in pratica, perché il governo guidato dalla sinistra del Terzo Fronte è fuori questione dato che questi stanno cercando di farsi passare per non religiosi solo per arrivare al potere. Azad non risparmia nessuno, da L. K. Advani, del Congress, a Mayawati o Prakash Karat, chiamandoli opportunisti.

Domanda: Questa è una delle più grandi tornate elettorali con circa un miliardo di votanti. Non pensate che ci sia una crescente fiducia popolare nella democrazia parlamentare?

Risposta: Certamente no. Ogni giorno, i media, il governo centrale e gli altri governi statali e tutti i partiti che partecipano alle elezioni bombardano ossessivamente le orecchie della gente affinché vadano a votare. Ciò dimostra la disperazione delle classi dominanti. Milioni vengono spesi solo per la propaganda. Sono così spaventati che non riescono ad immaginare di poter concedere ai votanti il minimo di diritto democratico per rigettare partiti e candidati che si oppongono alle elezioni.

D: Il vostro partito ha fatto appello al boicottaggio. Ma il coinvolgimento del popolo nelle elezioni sembra crescente.

R: Non c’è né interesse né coinvolgimento del popolo nelle elezioni. Anche la stretta base di alcuni partiti ha ricevuto un colpo questa volta. Al contrario di ciò che si vede in TV, il coinvolgimento del popolo è andato declinando a paragone di precedenti elezioni. Da qui, il disperato tentativo da parte dei dominatori di candidare star cinematografiche, giocatori di cricket e personalità popolari nelle campagne pubblicitarie per educare il popolo rispetto alle virtù della democrazia parlamentare, e circa la grande responsabilità dei cittadini rispetto al voto.

 D: I partiti di sinistra stanno cercando di costruire un non-BJP, non-Congress in alternativa al Centro. Che ne pensate del Terzo Fronte?

 R: Il Terzo Fronte costruito dal PCI e dal PCM come fronte democratico secolare che comprende forze non-BJP e non-Congress è effettivamente un’assieme di egoisti opportunisti screditati i quali tutti hanno dimostrato di essere ipocriti e doppiogiochisti nei loro rispettivi Stati. Chi ha necessità di essere informato sull’infame storia di Chandrababu Naidu, Jayalalitha, Mayawati, Deve Godwa, Nayeen Patnaik? Questi leader e i loro partiti, che hanno, in un momento o nell’altro, condiviso il potere con lo sciovinista hindu BJP, ricevono un’immagine democratico-secolare da parte della sinistra.

 I Karats, Yechuris e altri traffichini al potere della cosiddetta sinistra avevano tirato fuori in fretta e furia lo slogan dell’anticomunalismo per giustificare il loro allineamento con il più leale agente dell’imperialismo, il Congress, durante le elezioni del 2004. Adesso, questi opportunisti vedono l’anticomunalismo in partiti come il TDP, il BSP, AAIDMK, JD(U) e BJD, i quali tutti non si sono mai veramente smarcati dal comunalista BJP, e non hanno alcuno scrupolo nello stringere un’alleanza con esso se questo porta ad una condivisione del potere. Per i nostri ideologi marxisti, tutte queste forze sono improvvisamente laici. Non si dovrebbe essere sorpresi se ancora una volta diventano la coda del Congress dopo le elezioni.

 D: Perché dici questo?

 R: Vediamo. Questi vedono il laicismo, l’antimperialismo e approdi democratici tra i partiti come il TDP, un partito che è stato il primo a trasformare uno Stato in un laboratorio della Banca Mondiale ed è responsabile dell’uccisione di oltre 2000 rivoluzionari maoisti, a parte l’alto livello di corruzione del regime guidato da Chandrababu Naidu. Ci sono altri opportunisti come l’AIADMK di Jayalalitha che era diventato famigerato per il livello di corruzione, abuso di potere e repressione fascista delle lotte popolari nel TN; il BJD di Nayeen Patnaik ha venduto lo Stato agli imperialisti e dimostrato essere un carnefice degli imperialisti massacrando adivasi nel Kaliga, Nagar, POSCO, ecc., oltre a proteggere delinquenti indù che uccidevano stupravano e perseguitavano cristiani. Il JD(S) di Deve Gowda condivideva il potere con il BJP e ha rotto con esso solo quando quest’ultimo voleva una parte ancora più grande del potere; poi c’è Mayawati che farebbe di tutto pur di ottenere il potere che si tratti di condividerlo con il BJP a rotazione, o stingendo un’alleanza con i bramini e subordinando i dalit alla casta superiore degli indù, oltre ad attaccare gli oppositori in maniera incessante.

 Il Terzo Fronte ha certamente indebolito le due principali alleanze, NDA e UPA, e ha portato ad un’ulteriore frammentazione la politica indiana.

 D: Come porterete la campagna di boicottaggio tra la gente?

 R: Abbiamo cominciato dopo che la CE ha annunciato la data delle elezioni. La nostra posizione è stata resa chiara al popolo attraverso circolari, comunicati stampa, interviste, volantini, manifesti, scritte. Compagnie culturali hanno organizzato performance tra la gente. Porteremo avanti tutto questo fino alla fase finale delle elezioni. Ciò prevede anche le domande ai candidati e ai membri dei partiti, “convocarli”, fargli confessare i misfatti davanti al popolo.

 Poi c’è il boicottaggio attivo quando impediamo ai candidati di portare avanti le loro campagne nei villaggi e nei piccoli centri urbani delle nostre aree. Noi ammoniamo i partiti a non avventurarsi nelle nostre aree. Quando non prestano attenzione ai nostri avvertimenti, blocchiamo le loro campagne, li picchiamo se si tratta di elementi notori, bruciamo i loro veicoli, mettiamo in piedi tribunali popolari laddove possibile e facciamo sì che i rappresentanti dei partiti confessino i misfatti dei loro rispettivi partiti chiedendo scusa al popolo. Vengono rilasciati dopo che si sono detti d’accordo a non tornare nei villaggi. Portiamo avanti azioni di controffensiva contro la polizia e le forze centrali che vengono usate dai reazionari che stanno al governo per imporre le elezioni sotto la minaccia delle armi. Sostanzialmente anche il nostro boicottaggio attivo è una campagna politica sebbene noi intraprendiamo alcune azioni che hanno come scopo la distruzione delle forze nemiche.

 D: Che pensate del crescente impatto dei partiti regionali?

 Le elezioni questa volta sono più complesse, più segnate dalla crisi e più frammentate. Estrema instabilità e contraddizioni tormentano ogni partito e ogni candidato. Nessun partito o candidato sembra essere certo del risultato. Per questo fanno ricorso ad ogni sorta di espediente per attrarre il votante apatico. La diserzione da parte della sinistra, il RJD di Lalu, l’SP di Mulayam, il LJP di Pawan, il PMK di Pamdoss hanno lasciato il Congress e l’UPA in una condizione patetica. Allo stesso modo il BJP e gli alleati del NDA hanno perduto il sostegno di forti alleati come il BJD, AIADMK e altri partiti più piccoli. Né il BJP né il Congress sono nella posizione di poter mantenere le rispettive alleanze e le tendenze centrifughe continueranno ad indebolirli ulteriormente.

 D: Qual è l’alterativa che i maoisti offrono alla democrazia parlamentare?

 R: L’alternativa è la democrazia popolare dove è il popolo e non alcuni portafogli a decidere il destino del paese e le loro stesse vite. Si tratta di vera democrazia che parte dal livello popolare fino a quello più alto e non viceversa. Si può vedere una vera democrazia popolare al lavoro in vaste zone del Dandakaranya dove i maoisti portano avanti un governo parallelo. Lì, il popolo è supremo e le decisioni vengono prese attraverso gram sabhas, assemblee popolari e non da mani invisibili. I tribunali popolari, naturalmente saranno ulteriormente perfezionati, ma il contenuto rimane lo stesso, una giustizia vera e rapida mettendosi dalla parte degli oppressi, del popolo perseguitato.

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‘I naxaliti rinasceranno come la fenice’

intervista con Varavara Rao

Varavara Rao, 68 anni, è stato un importante ideologo naxalita sin dagli anni ’60. Uno di quelli che crede fermamente che la ribellione armata porterà la “liberazione” all’India, come Mao nella Cina comunista, Rao avvisa di un nuovo slancio naxalita. Rao aveva guidato i naxaliti nel loro disastroso dialogo con il governo dell’Andra Pradesh nel 2004, dopo il quale la polizia ha decimato la leadership naxalita dello stato. Rao ha appena pubblicato la sua 50a collezione di poesia “antimperialista”. AJIT SAHI lo ha incontrato nella sua casa di Hyderabad quando Rao ha parlato delle ultime campagne dei naxaliti. Estratti:

Che informazioni hai sulle uccisioni di poliziotti da parte dei naxaliti nel distretto di Gadchiroli nel Maharashtra?

All’inizio è stato mostrato come uno scontro e si diceva che il PCI(Maoista) [il partito dei naxaliti] avevano subito grandi perdite. Ma dopo è stato rivelato che una mina terrestre aveva ucciso 17 poliziotti e i naxaliti non avevano subito nessuna perdita. Queste menzogne sono dette solo per mantenere il morale della polizia.

Il governo del Chhattisgarh dice che le 19 persone uccise da Salwa Judum [milizia tribale antinaxalita sostenuta dalla polizia] a Dantewada lo scorso mese erano naxaliti e non abitanti innocenti dei villaggi.

Questa è una menzogna. Coloro che sono stati uccisi erano innocenti adivasi [tribali]. Appartenevano a villaggi che hanno per lungo tempo resistito alla pressione del governo perché abbandonino i loro villaggi e si spostino nei campi Salwa Judum. Ecco perché Salwa Judum li ha rapiti e uccisi. Ci aspettavamo questo dopo che Ram Singh [il primo ministro] ha annunciato che la sua vittoria nelle elezioni del Chhattisgarh lo scorso anno significava approvazione da parte del popolo della violenza del Salwa Judum. Naturalmente, adesso che la Corte Suprema ha condannato il Salwa Judum, lo stato può abbandonarlo e reclutarne uno o duemila come polizia regolare e trasformarla in una forza paramilitare come i Greyhounds dell’Andra. Il BJP è un partito fascista e terrorista e può naturalmente agire in questo modo.

Il governo dice che sono i naxaliti che hanno terrorizzato il popolo.

Falso. Perché il popolo sostiene i naxaliti se sono terroristi? Molte persone sono trattenute nei campi Salwa Judum con la forza. Molti vogliono tornare nei loro villaggi.

Non è crollato il naxalismo nell’Andra Pradesh da quando la polizia ha cominciato ad uccidere i leader e le squadre naxalite nel 2005?

Abbiamo sofferto pesanti perdite nella regione delle foreste di Nallamara [nel sud dell’Andra Pradesh] poiché non è vicino all’Orissa, Chhattisgarh e Maharashtra. Ma la direzione naxalita del Telengana [nel nord dell'Andra Pradesh] adesso lavora da questi stati vicini. La leadership dell’Andra guida anche il movimento nell’Orissa.

Da un punto di vista strategico il quadro non è così brutto. Durante la lotta armata del Telengana negli anni ’40, tutti i dirigenti sono stati uccisi nei distretti di Warangal e Nalgonda. Ma la lotta è ripresa. Nel distretto di Srikakulam, dove il movimento era più forte fin dal 1968, i principali dirigenti furono spazzati via nel 1972. Il movimento fu ricostruito durante l’Emergenza [1975-1977], durante il 1978-80, ciascun singolo segretario di distretto del partito venne ucciso in falsi scontri. Il movimento è nato ancora.

Come la fenice rinasceremo dalle ceneri. Perfino il nemico non può dire che sia tutto finito. Per 30 anni la lotta armata è continuata in uno o l’altro posto. Il popolo è per la maggior parte con i naxaliti perché, se non altro, il movimento ha dato il rispetto di se stessi dopo decenni di lavoro da schiavi, torture e distruzioni. I naxaliti non accettano il dominio dei signori feudali.

Diresti che iniziare i colloqui con il governo dell'Andra Pradesh è stata una cattiva idea dato che i naxaliti sono venuti fuori e la polizia ha fatto piazza pulita dei loro nascondigli?

In principio, no. Karl Marx dice che puoi usare ogni tipo di lotta. Noi abbiamo ottenuto vittorie politiche dai colloqui. La classe media adesso è convinta che se i naxaliti prendono il potere, avranno una prospettiva su ogni aspetto, come diritti democratici, riforma agraria e auto sostentamento. La grandezza del partito rivoluzionario sta nel fatto che ha detto sì ai colloqui perché il popolo voleva i colloqui, nonostante i nove anni di brutale governo di Chandrababu Naidu e nonostante il fatto che non avevamo illusioni sul governo del Congresso sin da allora.

Il governo del Chhattisgarh dice che i leader naxaliti spinti fuori dall’Andra stanno creando problemi nel Chhattisgarh.

Il 40 percento della milizia naxalita, compreso le donne, nel Chhattisgarh è composto da adivasi. Il movimento è stato costruito nel Chhattisgarh sin dal 1980. La sua direzione a livello di distretto viene dall’interno. Solo nel Dantewada, il Chhatra Natya Manch, il gruppo culturale che sostiene il movimento è composto da 6000 membri.

Il Chhattisgarh mira a copiare il “modello” dell’Andra per spazzare via i naxaliti.

Il Centro e lo stato si stanno coordinando per questo. Nessun primo ministro ha mai parlato dei naxaliti. Ma Manmohan Singh ha ripetutamente detto che il naxalismo è cancerogeno ed è la minaccia più grande, ancora più grande del terrorismo. Bisogna vedere questo nel contesto delle politiche della globalizzazione imperialista del governo. Per la prima volta, le organizzazioni sindacali stanno parlando del “problema” naxalita. I naxaliti rappresentano i diritti del popolo all’auto sostentamento contro gli interessi delle multinazionali.

Tutti i partiti politici sostengono le multinazionali. Manmohan Singh e P Chidambaram [Ministro degli Interni dell’Unione] sono agenti della Banca Mondiale. Quando il Ministro delle Finanze diviene ministro degli interni, significa solo che il ministro degli interni serve gli interessi dell’industria e della finanza. Non si arriva da nessuna parte se si guarda a questo solo dal punto di vista della violenza contro la non violenza. Questa è la resistenza di massa al progetto delle acciaierie della Tata nel Chhattisgarh, come al progetto dell’acciaieria Posco nell’Orissa.

Ma perché opporsi all’industrializzazione?

Non ci opponiamo. Abbiamo per caso chiuso il settore pubblico? A migliaia hanno perso il loro lavoro con la chiusura di IDPL e Allwyn. Abbiamo noi fatto questo?

I naxaliti si sono ammassati nell’Orissa. È questo il nuovo terreno di battaglia allora?

Il movimento è adesso molto forte nell’Orissa. Il governo sta creando lì un Salwa Judum nel sud, avvicinandosi al nord dell’Andra, e nel Mayurbhanj, che si avvicina allo Jharkhand.

Qual è la principale agenda dei naxaliti?

Terra ai contadini, diritti per i lavoratori nelle fabbriche, e potere politico al popolo, che provenga dalla base. La teoria maoista spiega che prima si occupa la terra dei villaggi; i signori feudali allora mandano la loro mafia; tu li respingi; allora arriva la polizia a sostegno dei signori feudali; allora si adottano i metodi della guerriglia per combattere la polizia e lo stato. Il programma economico è quello di occupare la terra, il programma militare è la lotta di guerriglia, e il programma politico è quello di dare il potere al popolo organizzando comitati gram rajya [governo di villaggio]. Nel 1995, il partito decise di adottare programmi di sviluppo alternativi per l’approvvigionamento idrico e l’irrigazione e salute ed educazione di base, tra l’altro, sotto i comitati gram rajya, il partito ha chiesto al popolo di non pagare le tasse al governo e non votare alle elezioni. Ecco come sfida lo stato.

Lo stato dice di fare lo stesso lavoro per l’acqua, la salute e l’educazione.

Sì, dice di lavorare su queste questioni, ma non mette in pratica quello che dice. Lo sviluppo diseguale è una caratteristica imperialista.

Perché i naxaliti rigettano le elezioni?

La storia parlamentare lunga 60 anni è un ostacolo per la rivoluzione. Si deve superare questo per arrivare al potere popolare.

Il naxalismo è ad un punto di declino irreversibile?

Il popolo sta a guardare aspettando il ritorno dei naxaliti. Sanno che si tratta solo di una bugia. In A tale of two cities, Charles Dickens ha scritto che questi sono i giorni peggiori e anche i giorni migliori. Tutti i partiti politici, da Narendra Modi a Buddhadeb Bhattacharya, sono uniti nella repressione del popolo. Ma chiunque combatta contro la globalizzazione imperialista – non solo i rivoluzionari ma i veri patrioti, i gandiani, i Sarvodaya, Lohiaites, nazionalisti, musulmani, minoranze, adivasi, dalit e donne – hanno l’unica speranza nel movimento rivoluzionario alternativo. Vedono che solo i naxaliti possono proteggere la nostra sovranità, minacciata specialmente dalle SEZ [Zone Economiche Speciali].

Perché la rivoluzione deve uccidere persone?

Il movimento non crede nell’uccisione. Crede solo nella resistenza. La nostra è violenza rivoluzionaria contro la violenza delle classi dominanti e dello stato. Tutti i mezzi per l’esercizio della violenza sono nelle mani delle classi proprietarie. Ottieni un porto d’armi solo se hai cinque acri di terra. Tutto lo sforzo del marxismo è quello di rafforzare il popolo nella resistenza alla violenza dello stato.

La nonviolenza gandiana è irrilevante?

Anche i gandiani capiscono che Gandhi non è rilevante. VP Singh [ex Primo Ministro] una volta ha detto che se fosse stato di 20 anni più giovane si sarebbe unito al PCI(Maoista).

Da Tehelka Magazine, Vol 6, Issue 7, Dated Feb 21, 2009

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I maoisti in Bihar fanno appello al boicottaggio delle elezioni generali

Patna, 18 marzo 2009

I maoisti in Bihar hanno emesso un appello al boicottaggio delle elezioni generale previste per aprile e maggio e hanno deciso di intensificare la loro lotta si dice una dichiarazione pubblicata mercoledì.

“Abbiamo fatto un appello al popolo al boicottaggio delle elezioni generali nel 2009 per rafforzare la nostra lotta” ha detto il portavoce maoista Gopal in un comunicato stampa emesso mercoledì.

Ha detto che l’appello è stato emesso dal comitato per l’area speciale Bihar-Jharkhand-nord Chhattisgarh del Partito Comunista dell’India-Maoista (PCI-Maoista).

I maoisti hanno messo sull’avviso i piccoli imprenditori e mediatori, che hanno un ruolo cruciale nelle elezioni, a stare lontani da tutte le attività collegate alle elezioni.

Il PCI-Maoista ha dato l’incarico ai propri quadri di mobilitare il sostegno pubblico per il boicottaggio delle elezioni. Afferma che il governo centrale dispiegherà le forze paramilitari centrali a grandi numeri per contrastare l’appello al boicottaggio.

“Ma daremo questa volta una risposta adeguata” ha detto Gopal.

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Donne in prima linea a guida della rivoluzione in India

20 febbraio 2009

Nagpur - Maharashtra

Una recente indagine ha mostrato che dei circa 290 maoisti che operano nelle aree più colpite dello stato 74 sono donne.

Non si limitano a riempire solamente i ranghi. Sono donne anche tre membri di comitato di divisione, nove comandanti, tre comandanti d’area e due comandanti aggiunti. Infatti, le statistiche mostrano che gli uomini sono superati dal gentil sesso tra i quadri di comandanti e aggiunti.

Due donne membri del comitato di divisione (Narmada e Tarakka alias Vimla Sidam) operano nell’area meridionale di Gadchiroli mentre una (Sujanakka) nel nord. “Narmada, sebbene abbia perso la sua aggressività fisica a causa dell’età, è ancora una importante pianificatrice strategica per gli anni trascorsi nel movimento e la conoscenza della topografia”.

Altre 57 formano il sostegno strategico. Il ruolo delle donne è diventato un fatto di analisi negli ultimi attacchi più mortali condotti dai  maoisti, in quello del 1° febbraio a Markegaon che è costato la vita a 15 poliziotti.

Tra gli attacchi più recenti dei maoisti si dice che Jyoti, comandante del Tippagarh Dalam e moglie del membro del comitato per la zona speciale del Dandakaranya, Diwakar, facesse parte della squadra che ha spazzato via 15 poliziotti di recente a Markegaon.

Altre donne comandanti stanno guidando i Dalam [squadra] come Perimilli (Vijayakka), Chatgaon (Ranita), Kasansur (Dhani) e Surjagarh (Ranjita alias Ramko Rushi Hichhami), Korchi (Sujata alias Kanta Tekandi), Darekasa (Alida) e Malanjkhand (Saguna alias Jamuna).

Altre due donne (Girika e Batte) sono note per il controllo di due compagnie di dalam come comandanti di settore. Uno dei posti di comandante di settore eletto è occupato da un quadro donna (Watti).

“Queste donne talvolta hanno il controllo sia dei dalam che dei plotoni. Un paio di esse come Dhani hanno anche una doppia funzione come membro di comitato di area (Area Committee Member -ACM)” dice una fonte. Tra le altre, Aruna controlla il plotone dalam (N°1) come comandante di settore mentre Rajita alias Sukri Madavi Bheladi, un’altra ACM, è incaricata del dalam Kurkheda-Khobramenda. Ramko alias Narote, che è anche lei ACM, comanda il dalam Bhamragarh-Gatta.

Mentre ci sono un paio di forti quadri tra le donne che si sono fatte strada attraverso una durissima lotta, la maggior parte di esse è stata semplicemente promossa a gradi più alti.

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I maoisti uccidono 15 poliziotti in India

Quindici poliziotti sono stati uccisi nello stato occidentale indiano del Maharashtra in uno scontro a fuoco con i maoisti rivoluzionari lunedì 2 febbraio 2009 durato circa 2 ore.

L’imboscata è avvenuta domenica nella giungla vicino un villaggio nella parte orientale dello stato, una roccaforte dei maoisti.

I media indiani lunedì hanno riportato che i maoisti sono fuggiti con armi della polizia: fucili d’assalto automatici e un mortaio.

rielaborato da

stampa online e Agence France-Presse

 

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I maoisti fanno saltare un ponte nel Bihar

I maoisti hanno fatto saltare una parte di un ponte su un canale nel distretto Aurangabad del Bihar, lunedì 2 febbraio per ostacolare il movimento dei veicoli della polizia. 

I maoisti hanno fatto saltare con la dinamite una parte del ponte di Deo-Baluganj Road vicino il villaggio di Berhni nelle primissime ore del mattino. 

Il ponte è stato fatto saltare per impedire agli automezzi della polizia e ai mezzi corazzati di raggiungere le roccaforti maoiste di Baluganj e Ketaki.

 Dalla stampa indiana online

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Telefoni cellulari per combattere i ribelli in India

BBC News, Ranchi

5 febbraio 2009

Il governo dello stato orientale dell’India, Jharkhand, ha distribuito gratis dei telefoni cellulari a più di 200 capi villaggio per aiutarli a combattere i ribelli.

La polizia nello Jharkhand, che è sotto governo presidenziale, che assicura il controllo diretto di Delhi sull’amministrazione, ha cercato disperatamente di mettere in piedi una accurata attività di intelligence sul movimento delle squadre d’attacco maoiste e sui loro campi nelle profonde zone interne dello stato. “Il governo sta distribuendo telefoni cellulari ai capi villaggio nelle aree in cui i maoisti sono più attivi” ha detto Sudhir Kumar, capo della polizia del distretto colpito maggiormente, East Singbhum.

“L’idea è quella di avere informazioni immediate su ogni movimento maoista e rispondere rapidamente”.

Gran parte dello Jharkhand ricco di minerali è controllata dai maoisti che regolarmente attaccano la polizia e gli uffici governativi.

Gli abitanti dei villaggi sono stati provvisti di importanti numeri di telefono della polizia per chiamare se c’è una emergenza o se notano movimenti dei maoisti.

Gli ufficiali dicono che il governo pagherà il contro delle telefonate, ma che loro devono controllare sul possibile uso distorto.

I capi villaggio contattati dalla BBC hanno detto che sono “molto felici” di questi telefonini.

“Abbiamo usato questi telefonini per chiamare la polizia due volte quando i maoisti si sono avvicinati al nostro villaggio. La polizia è arrivata e li ha attaccati e cacciati via”

Gli ufficiali dell’intelligence dicono che questo potrebbe rendere i capi villaggio bersaglio dei ribelli.

“I maoisti possono adesso tentare di rubare i telefonini ai capi villaggio e ottenere informazioni sulla polizia. La polizia potrebbe essere attirata in trappola dai ribelli…

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L'esercito popolare prosegue le azioni per il boicottaggio elettorale


 

I maoisti attaccano una stazione di polizia nell’Andra Pradesh

 

Hyderabad 17 dicembre

 

I guerriglieri  maoisti hanno attaccato una stazione di polizia nel distretto di Nalgonda dell’Andra Pradesh nelle prime ore di mercoledì, ferendo un funzionario - così ha riferito la polizia. Tra 10 e 12 membri dell’Esercito Popolare guidato dal Partito Comunista dell’India (Maoista) hanno attaccato la stazione di polizia di  Mellacheruvu e le annesse strutture residenziali dei poliziotti nella zona Kodad del distretto di Nalgonda, a circa 150 km da Hyderabad.

 

Sheikh Kareem, un funzionario di polizia, ha riferito ai reporter di essere stato ferito nello scontro a fuoco che è durato circa 40 minuti.

L’attacco a Nalgonda, distretto di origine del Ministro dell’Interno K. Jana Reddy, è avvenuto mentre i resoconti dei servizi segreti dicevano che i maoisti stavano raggruppandosi per lanciare attacchi di sorpresa prima delle elezioni, previste per marzo-aprile del prossimo anno.

 

I guerriglieri hanno effettuato diversi importanti attacchi alle stazioni di polizia nell’ultimo decennio.

 

L’ultimo principale attacco ai poliziotti ha avuto luogo nell’Orissa vicino il confine con l’Andra quando i maoisti hanno teso un’imboscata e affondato un battello della polizia in un bacino idrografico uccidendo 38 militari dei reparti Greyhound, la forza di elite antimaoista dell’Andra Pradesh. Stavano tornando nello Stato di provenienza dopo aver effettuato una operazione congiunta nell’Orissa.

 

***

Andhra Pradesh

Stato del Centro sud

Capoluogo: Hyderabad

Superficie: 275.045 km²

Abitanti: 75.727.541  (2001)

 

Nalgonda District

Grande quasi quanto la Sicilia per estensione e popolazione

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I maoisti distruggono due centrali di telecomunicazioni

 

In due diversi attacchi la guerriglia maoista ha distrutto una centrale della Reliance Communications (R-Com) e una centrale di commutazione telefonica della società Bharat Sanchar Nigam Ltd (BSNL) nel distretto Kanker del Chattisgarh.

 

Kanker è uno dei cinque distretti dell’ampia regione a sud del Bastar dove i maoisti di fatto governano sin dagli anni ’80.

 

L’incidente ha avuto luogo sabato notte ma gli ufficiali hanno potuto avere l’informazione solo ieri notte, quando tutta la rete di telecomunicazioni è stata ripristinata nella regione dopo l’attacco.

 

Oltre 100 maoisti pesantemente armati hanno attaccato l’impianto di  telecomunicazioni della BSNL a Kapsi, un tranquillo villaggio situato nella densa foresta della regione Kanker, a circa 300 km da Raipur.

 

Nella stessa località, hanno messo a fuoco una struttura della Reliance (Communications) in un altro attacco.

 

Kapsi si trova nella regione che è area di attività maoista. In seguito i maoisti hanno dato fuoco alle strutture dell’azienda.

 

Alcuni ufficiali hanno anche detto che nell’area sono accorse forze di polizia aggiuntive per lanciare una offensiva contro i maoisti ma che non è servito a niente.

 

Prima di sparire all’interno della foresta i maoisti sono rimasti per più di 3 ore con gli abitanti del villaggio. Nel lasciare il villaggio, i maoisti hanno tagliato due alberi, che sono caduti sulla principale linea elettrica da 33 KV.

 

Ma entrambe le compagnie telefoniche si sono rifiutate di rivelare i dettagli della perdita e hanno detto che era in corso un accertamento. Non erano neanche nella posizione di accertare quando il servizio sarebbe stato ripristinato.

 

Fonti inoltre dicono che più di 1000 abbonati alla telefonia mobile e 200 a quella fissa sono stati colpiti dall’attacco, in particolare la polizia reazionaria e l’esercito che usano i telefoni cellulari per rintracciare i rivoluzionari maoisti.

 

Dalla stampa online

15 dicembre 08

 

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Minatori indiani sostengono i rivoluzionari maoisti

 

Lucknow 3 dic 08

Gli esplosivi che servivano alle attività minerarie nell’Uttar Pradesh sono stati dirottati dagli operai verso i rivoluzionari maoisti per portare avanti scioperi negli altri stati, così è stato rivelato.

 

“Un gran numero di esplosivi provenienti dai distretti  maoisti di Chandauli, Mirzapur e Sonbhadra e altre parti dello stato hanno rivelato che i maoisti hanno forti radici nel popolo coinvolto nelle attività minerarie per portare avanti scioperi in altri stati”, ha affermato una fonte affidabile.

 

Citando “cifre ufficiali” del dipartimento di polizia, la nostra affidabile fonte ha detto che questo anno fino a novembre, sono stati sequestrati in differenti parti dello stato 34.348 detonatori, 3.226 detonatori elettrici, 700 chili di esplosivo, 43 barre di gelatina, 1.883 valvole di sicurezza, 32,76 tonnellate di nitrato di ammonio e 200 candelotti di esplosivi.

 

La cosa interessante è che la maggior parte di questa attività avviene nei distretti di Chandauli, Mirzapur e Sonebhadra, forti aree  maoiste e conosciute anche per le attività minerarie.

 

Mentre 30.000 detonatori e 3.100 detonatori elettrici sono stati sequestrati solo a Chandauli, più di 32 tonnellate di nitrato di ammonio, 54 detonatori e 20 detonatori elettronici provengono da Sonebhadra, a cui bisogna aggiungere quelli di  Mirzapur, 2,6 quintali di nitrato di ammonio, 1.373 detonatori, 100 detonatori elettrici che sono stati sequestrati questo anno.

A parte questi distretti, sequestri sono anche stati fatti a Allahabad, Bahraich, Mahoba, Mugalsarai and Balrampur.

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Elezioni: il BJP sostiene i fascisti del Salwa Judum

Il Bharatiya Janata Party, il partito di destra attualmente all’opposizione, e uno dei due maggiori partiti dell’India, dichiara apertamente di sostenere il movimento Salwa Judum, un’organizzazione paramilitare fascista sostenuta dallo Stato per contrastare i maoisti e colpevole di massacri, torture, stupri, tra la popolazione civile e incendi di case e interi villaggi, costringendo spesso la popolazione al trasferimento forzato nei campi di raccolta, veri e propri lager, dello Stato.

Dalla stampa online

Raipur 30 ottobre: il primo ministro Raman Singh del Chhattisgarh ha detto che il movimento antinaxalita – Salwa Judum – che esiste da tre anni, porterà dei benefici al suo partito alle elezioni del prossimo mese,
nonostante le tante controversie che lo hanno toccato. Singh ha detto che la posizione del suo governo sulla campagna antinaxalita era indicativa della sua determinazione di combattere l’estremismo di estrema sinistra. “Esso porterà benefici certamente al BJP alle elezioni non solo nella tribale Bastar ma anche in altri luoghi, poiché le persone amanti della pace dello stato hanno capito la volontà del mio governo di sostenere la lotta contro il terrore naxalita”, ha detto all’Indian Express prima di lanciare la campagna per e lezioni,

Circa 39 circoscrizioni compreso segmenti della maggioranza dell’assemblea cadono nell’area naxalita del Bastar meridionale che andranno alle elezioni nella seconda fase del 20 novembre.
“Fin da quando il movimento Salwa Judum è iniziato nel giugno 2005, il BJP è l’unico partito che ha apertamente sostenuto il movimento antinaxalita. Il Partito del Congresso è rimasto ambiguo poiché i suoi leader hanno visioni divergenti sulla questione del sostegno al movimento contro i ribelli”, ha detto. Citando l’esempio di Sargja che è al confine con il Jharkhand a nord, Singh ha detto che prima il popolo non osava nemmeno avventurarsi fuori dopo il tramonto a causa della minaccia naxalita. “adesso la regione è quasi
libera da incidenti connessi ai naxaliti a causa della crescente pressione delle forze di sicurezza, ha detto.

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I maoisti boicottano le elezioni

dalla stampa online
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Stato del Chhattisgarh

RAIPUR 9 nov: un altro attacco dei maoisti nel periodo della propaganda elettorale. Sono stati uccisi alcuni leader del partito di governo che partecipavano ad un incontro elettorale nel villaggio di Gudra distretto di Dantewada.

Il veicolo su cui viaggiavano è stato bruciato.

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Perù

 

I maoisti attaccano una base delle Forze Speciali

Data: 08/08/09 08:09  

Una colonna di guerriglieri maoisti attacca la sede della Dinoes (Direzione per le Operazioni Speciali) a San José de Secce.

Diversi periodici di Lima dedicano ampio spazio al racconto dei dettagli dell’audace attacco della guerriglia maoista - Comitato Regionale del Centro del PCP - contro la base della Dinoes a San José de Secce (Ayacucho).

La maggior parte di essi mette in luce la capacità di fuoco usata dall’unità guerrigliera dimostrata usando moderni fucili d’assalto e missili RPG.

La località di San José è stata presa dalla colonna guerrigliera a partire dalle 22 del 1° agosto. La sede della polizia che si trova nella Piazza delle Armi è stata accerchiata e alle 23 circa è iniziato l’attacco.

Il combattimento è durato circa un’ora fino a quando, dopo aver pesantemente danneggiato la struttura, la colonna di guerriglieri si è ritirata, sebbene diverse fonti assicurino che gli spari sono continuati in forma intermittente fino alla mattina.

Testimoni tra gli stessi poliziotti riconoscono di aver trascorso ore di angoscia perché, anche se sono riusciti a rispondere all’assalto iniziale dei guerriglieri comunisti, sapevano di essere accerchiati. Uno dei tre poliziotti morti era un esperto di lotta controrivoluzionaria dagli anni ’80

e noto torturatore.

Le autorità sono state sorprese da questo attacco e dalla capacità di fuoco messa in atto. Ciò che distingue questo attacco dagli altri, riportano diverse fonti borghesi, è che non si tratta di un'imboscata, come di solito accade, ma di un assalto ben programmato e per la prima volta contro una base usata dalle forze speciali al cui interno si trovavano circa 30 effettivi.

 

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I maoisti del PCP abbattono un elicottero

(ANSA) - LIMA, 6 GIU - Un soldato dell'esercito e' morto e 4 suoi compagni sono rimasti feriti, quando l'elicottero sul quale si trovavano e' precipitato in Peru'. Sembra che il velivolo, diretto a Sanabamba, sia stato colpito dagli spari di presunti guerriglieri di Sendero Luminoso nella regione di Ayacucho. Nella zona, il 9/4, una colonna di Sendero Luminoso - gruppo guerrigliero scomparso da anni ma che ora avrebbe ripreso ad operare - ha teso un'imboscata a due pattuglie militari, uccidendo 14 soldati.

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Il Perù denuncerà Sendero Luminoso all’ONU e all’OSA per l’utilizzo di bambini

Siamo di fronte all’ironia di un governo disperato che nell’impossibilità di dare risposte concrete alle mille richieste di tutti i settori sociali, alle pressioni dei nativi dell’amazzonia che hanno cominciato una lotta che sembra infinita, all’impossibilità di smantellare le basi della guerra popolare fa ancora un appello alla “comunità internazionale” che dovrebbe inorridire per le ultime azioni del PCP e dare ancora una volta una mano al governo peruviano, mentre proprio qualche settimana prima si è scoperto lo “scandalo” dell’utilizzo da parte dell’esercito peruviano di ragazzini come carne da macello da mandare alla guerra contro i rivoluzionari.

Ma c’è di più, questo appello, come si legge dalle dichiarazioni, fa presupporre che il governo voglia scatenare una sorta di guerra finale sentendosi legittimato all’uso di ogni mezzo.

Due articoli della stampa peruviana online che danno il senso della posta in gioco.

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Il Perù denuncerà Sendero Luminoso all’ONU e all’OSA per l’utilizzo di bambini

Il presidente Alan Garcia ha detto che denuncerà il gruppo terrorista Sendero Luminoso agli organismi internazionali per l’utilizzo di minori nella sua “lotta”.

Ha riferito che i terroristi utilizzano minori di età per dare il colpo di grazia ai soldati feriti, cosa che ha considerato grave e terribile, e che merita di essere denunciata davanti ad organismi come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), le Nazioni Unite e il Parlamento Europeo.

“Si tratta di qualcosa di gravissimo, terribile e inumano che nemmeno i movimenti terroristi più scorretti e selvaggi del mondo e di altre epoche hanno fatto, ho dato istruzioni al ministero dei rapporti con l’estero  affinché faccia una denuncia internazionale (…) che si mandino testimoni affinché tutte le organizzazioni del mondo sappiano qual è il livello morale di queste iene diaboliche che stanno utilizzando bambini ingenui e innocenti”, ha affermato.

Ha considerato importante che il mondo sappia che tipo di terrorismo è quello di Sendero Luminoso, “affinché nessuno dica poi che bisogna dialogare o che bisogna avanzare con molta attenzione davanti a questa tribù di assassini”. (Andina)

Il Perù smobilita oltre 500 soldati perché non sono in regola con i documenti

L’esercito peruviano ha smobilitato di recente oltre 500 soldati che non erano in regola con i documenti e tra i quali “ci potrebbero essere minori di età”, ha detto il ministro della difesa, Antero Flores-Araoz.

Il ministro ha affermato che la maggior parte di questi casi, che sono “non meno di 500, ma non arrivano a 1000” facevano  parte dell’esercito di terra, impiegati nelle zone selvagge della provincia di Pucallpa, definita di “rischio medio” e non avevano compiti di antiterrorismo.

Il segretario esecutivo del coordinamento nazionale dei diritti umani Ronald Gamarra ha detto martedì all’agenzia EFE che lo stesso presidente del comando congiunto delle forze armate, generale Francisco Contreras gli aveva assicurato che avevano smobilitato 1000 minorenni e messo fine definitivamente a questo fenomeno.

Il ministro aveva riconosciuto che tra gli smobilitati avrebbero potuto esserci minori “che quando si iscrivono non presentano documenti e danno false informazioni sulla loro età”, giovani che entrano nell’esercito in cerca di “un posto dove vivere, vestiti e alimentazione gratuita”.

“Non posso giurare che non ci siano minori” ha detto ma considero che “il tema è risolto”.

Flores-Araoz ha detto che è difficile sapere da quanto tempo erano reclutati tutti questi giovani, che ha assicurato, si dedicavano a compiti di “addestramento ed esercizio fisico” in nessun caso in lavori antiterroristi né di alto rischio.

Il ministro ha chiarito che questa decisione di allontanare questi giovani dall’esercito non è stata presa per paura delle denuncie delle ONG o gruppi a favore dei diritti umani “bensì per adempiere alla legge”.

Nello scorso mese di aprile scoppiò uno scandalo in Perù quando si venne a sapere che uno dei quattordici soldati morti nell’ultima imboscata tesa da un commando del gruppo terrorista Sendero Luminoso aveva 17 anni ed era stata reclutato quando ne aveva 16.

Il difensore civico, Beatriz Merino, assicurò di aver ricevuto nel 2008 proteste di 120 famiglie che denunciavano che l’esercito aveva arruolato i propri figli con la forza nella regione di Ucayali per portarli ad Ayacucho.

Anche allora, il capo del comando congiunto delle forze armate annunciò che si sarebbe investigato sul caso dei reclutamenti di minori e aveva avvertito “gli ufficiali comandanti di unità di portare avanti questo tipo di azioni (dato che) la sua carriera era in pericolo.” (Lima, EFE). 

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VRAE un piano condannato al fallimento

Quanto il piano di un attacco generalizzato alla guerra popolare, che ha al centro il piano di attacco alla Valle dei fiumi Apurimac ed Ene – VRAE - sia già fallito lo dimostrano questi due articoli della stampa borghese online che naturalmente coltiva l’illusione che un vero coinvolgimento delle popolazioni locali possa aiutare il governo a risolvere il problema.

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Non sanno cosa fare nel VRAE

Il nuovo piano VRAE esposto dal primo ministro Yehude Simon al congresso giovedì scorso, non ha obbiettivi, né mezzi né finanziamenti; l’assenza di molti deputati, soprattutto apristi, alla sua presentazione conferma il fatto che non c’è interesse ad un tema tanto sensibile per la sicurezza del paese ha detto a LA PRIMERA il ministro della difesa Roberto Chiabra.

“Ancora peggio è stato sapere che il premer non guiderà la Giunta Intergovernativa del VRAE come sarebbe stato normale, bensì che le 61 persone che integreranno una assemblea, un consiglio direttivo e una segreteria tecnica, daranno conto innanzi tutto al presidente Alan Garcia.  Allora chi sono i responsabili delle azioni e chi le guiderà al momento”, ha precisato, dicendo che in Colombia e in Messico, sono i presidenti guidano questa lotta.

Da parte sua l’analista Ricardo Soberon ha segnalato che la maggiore inconsistenza della proposta di Simon è che la citata riformulazione a differenza del precedente Piano Vrae dell’ex ministro della difesa Allan Wagner non incorpora, come dovrebbe la popolazione locale, i comitati di autodifesa, le assemblea comunali e i comitati del “Bicchiere di latte” nel processo la qual cosa trasforma il nuovo piano “in una illusione del premer Simon e il governo che rappresenta”.

Queste organizzazioni sociali non solo non sono state consultate in questo ‘cambio dall’alto’ ma le si introduce e le si compromette di più nei programmi di assistenza del governo, il quale li trasforma ancor più in dipendenti dall’aiuto dello stato e non sono promotrici del cambiamento e nello sviluppo sostenibile.”

A sua volta il titolare del governo della Regione di Cusco, Hugo Gonzales ha detto che il piano VRAE raccoglie i contributi presentati dai governi regionali al premier.

“il piano esposto dal ministro Simon è il risultato di un lavoro congiunto delle tre istanze del governo: locale, regionale e nazionale, e questo permetterà di portare avanti la strategia di sviluppo e la lotta contro il narcoterrorismo”, ha dichiarato.

Ricompensa per chi aiuta a catturare dirigenti terroristi

Il Sistema di Beneficio e Ricompensa assegnerà fino a 500 mila nuovi soles [circa 120.000 euro] per informazioni veritiere che permettano la cattura dei dirigenti di organizzazioni terroristiche a livello nazionale.

500 mila nuovi soles per un dirigente politico o militare; e 300 mila nuovi soles per un dirigente logistico o di compagnia terroristica, secondo un decreto pubblicato oggi nel bollettino di Norme Legali del quotidiano ufficiale El Peruano.

Allo stesso tempo si esclude da questo il personale militare e di polizia che è in attività e disponibilità.

Questo programma è promosso dall’esecutivo ed è a carico della presidenza del consiglio dei ministri (PCM).

Il dispositivo prevede la creazione all’interno della PCM di una Commissione per la valutazione per la concessione del beneficio di ricompense, che sarà incaricare di valutare e raccomandare la precedenza oppure no a ciò che permette la cattura dei dirigenti terroristi.

La commissione è formata da un rappresentante della PCM; e integrata da uno del ministero della difesa, dell’interno, del comando congiunto delle forze armate, della direzione generale della polizia nazionale e un altro dell’ufficio del reparto giuridico della PCM…

La commissione avrà la funzione di valutare le proposte del comando congiunto delle forze armate e la direzione generale della polizia nazionale rispetto ai delinquenti che debbano essere considerati “dirigenti terroristi”, cioè, quel sovversivo che pianifica, dirige e/o porta avanti le azioni di cellule terroriste.

Dovrà inoltre determinare la ricompensa economica che sarà offerta per ognuno dei dirigenti terroristi, tenendo conto del ruolo che hanno nell’organizzazione terrorista e la partecipazione nella pianificazione ed esecuzione delle azioni terroriste.

L’informatore potrà richiedere uno pseudonimo alla commissione, la quale previa valutazione, assegnerà un codice segreto che permetterà la futura identificazione per la concessione del beneficio di ricompensa.

La PCM tenendo conto del rischio per le sicurezza e l’integrità del personale potrà sollecitare al ministro dell’interno la protezione della polizia o altri mezzi di sicurezza per il beneficiato.

Nelle zone di emergenza, sarà compito delle autorità militari o di polizia ricevere l’informazione fornita dai cittadini, assegnare lo pseudonimo e lasciare una traccia scritta.

Dopo comunicheranno al comando congiunto delle forze armate o la direzione generale della polizia nazionale l’informazione ricevuta e gli pseudonimi assegnati.

Se con le informazioni ricevute si arriva alla cattura, si porteranno questi risultati a conoscenza della PCM, dato che chi informa deve formalizzare per iscritto il proprio diritto alla concessione del beneficio, passando questa richiesta per il comando militare o di polizia attraverso il ministero della difesa.

Nelle zone non dichiarate in stato di emergenza saranno le autorità di polizia e il ministro dell’interno, i responsabili del procedimento.

Il tempo utile per sollecitare la concessione del beneficio sarà di 90 giorni dopo la cattura.

Il decreto porta la firma del presidente Alan Garcia Perez; il primo ministro Yehude Simon e i titolari della difesa Antero Flores-Araoz e degli interni Mercedes Cabanillas.

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 Militanti del partito al governo APRA attaccano sede del sindacato CGTP

Di fronte al caos generalizzato nel paese e nel governo il partito del genocida Presidente Alan Garcia, APRA (Alianza Popular Revolucionaria Americana), prende l’iniziativa e non va tanto per il sottile attaccando direttamente la sede della CGTP, mentre il suo governo viene denunciato da organizzazioni per i diritti umani fuori e dentro il paese…

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Gli apristi attaccano la CGTP - Confederación General de Trabajadores del Perú

Vandali apristi volevano entrare nella sede sindacale per distruggere

La CGTP chiede all’APRA e al governo di richiamare i propri militanti a rispettare la democrazia, il diritto alla protesta di milioni di peruviani che disapprovano la gestione del presidente Garcia, dice la direzione del sindacato in un comunicato.

Una cinquantina di militanti apristi hanno provato nella notte ad entrare nella sede della Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP) ma sono stati respinti dai dirigenti che in quel momento erano riuniti nella sede, ha denunciato il segretario dell’organizzazione, Oscar Alarcon Delgado, che ha condannato la provocazione.

Gli assalitori avevano bandiere con la stella aprista e “gridavano parole insultanti  contro il nostro segretario generale Mario Huaman e contro la CGTP,” ha detto.

Ha commentato che l’attacco forse è dovuto ad una reazione aprista all’annuncio della giornata nazionale di lotta che la CGTP stava preparando per il 27 maggio, per chiedere l’aumento di salari e pensioni, l’abbassamento dei prezzi degli alimenti, luce, acqua e medicinali e la soluzione dello sciopero dell’amazzonia, tra le altre cose.

Dicevano che il Perù sta avanzando e che non si fermerà per l’azione della CGTP e gridavano ‘No allo sciopero comunista’”, ha riferito il dirigente sindacale, che ha aggiunto che “gli apristi sono disperati e agiscono in democrazia in maniera intollerante, insultano e pretendendo di spaventare”.

Dato che non sono riusciti ad entrare nella sede per la resistenza dei sindacalisti presenti gli apristi si sono ritirati proferendo insulti e minacce.

Alcune ore prima il segretario generale della CGTP Mario Huaman aveva criticato il governo perché fa poco affinché cessi l’ondata di violenza che colpisce il settore delle costruzioni civili, che è costata la vita a diversi lavoratori.

In una intervista alla radio, Huaman ha addossato la responsabilità al governo per la violenza perché volendo togliere prestigio ai lavoratori sindacalizzati della costruzione ha formato un sindacato di delinquenti per sabotare le opere, ed esige la mano pesante contro questi che si dedicano ad fare estorsioni agli impresari per vendere posti di lavoro.

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Il governo peruviano denunciato da organismi dei diritti umani

L’intolleranza è evidente

Ronald Gamarra, rappresentante della Coordinadora Nacional de Derechos Humanos e Miguel Jugo direttore della Asociación Pro Derechos Humanos si sono trovati d’accordo ieri con la denuncia presentata da Amnesty International che considera intollerante la politica del governo che pretende di zittire le proteste sociali.

“Lo Stato peruviano deve differenziare quella che è l’attitudine violenta di gruppi armati, dall’esercizio democratico del diritto alla protesta” ha dichiarato Gamarra. “Una manifestazione popolare non può essere contestata con violenza e con la criminalizzazione della protesta, in questo siamo totalmente d’accordo con Amnesty International”, ha aggiunto.

Da parte sua Miguel Jugo ha condannato i mezzi usati contro le ultime proteste popolari. “Le detenzioni di dirigenti popolari a partire dall’anno scorso, la criminalizzazione delle proteste, gli stati di emergenza assurdi, tutte queste sono politiche negative per la democrazia. Non c’è rispetto per i diritti della popolazione”, ha avvertito.

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Il governo ha i nervi a fior di pelle

Tra proteste dei minatori che bloccano arterie viarie importanti e si scontrano con la polizia; lavoratori portuali che lottano contro la privatizzazione dei porti; altri settori che manifestano continuamente nella
capitale; la corruzione dilagante; la ripresa del processo ai militari che uccisero diversi contadini con la scusa che erano senderisti; le proteste delle popolazioni del VRAE che dichiarano fallito il tentativo del governo
di controllare la zona e permetterne lo “sviluppo”; l’ulteriore tentativo di militarizzazione con l’installazione di un centro di istruzione antiterrorista nella zona del VRAE; l’ultimo pesante attacco della guerra popolare ad uno squadrone dell’esercito che ha causato la morte di 15 militari; lo sventolio delle bandiere del Partito Comunista del Perù apparse a Lima e in altre zone del paese con volantinaggi nei quartieri e all’università per ricordare il 29° anniversario dell’inizio della guerra popolare, segno ulteriore del fallimento del tentativo di smantellamento delle basi d’appoggio…

a questo punto la parola INSURREZIONE gridata dai nativi dell’Amazzonia che stanno contrastando da mesi con blocchi stradali e di fiumi, scioperi, occupazione di installazioni petrolifere, il tentativo del governo di
svendere vaste zone dell’amazzonia al miglior offerente, praticamente gli USA, innanzi tutto, grazie al Trattato di libero commercio, ha fatto saltare definitivamente i nervi al governo che come risposta ha deciso di dichiarare anche in questa zona lo stato di emergenza per 60 giorni.

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Dalla stampa online
20/05/09


L’esercito peruviano si mobilita per la protesta dell’Amazzonia

L’iniziativa presa dopo gli scontri con la polizia

I militari del Perù sono stati autorizzati a dare sostegno alla polizia per 60 giorni nella crescente disputa sulle risorse dell’Amazzonia con gruppi indigeni.

Le forze armate interverranno per assicurare l’operatività di strade, aeroporti e altri servizi essenziali, ha detto il ministro della difesa del Perù.

Il giorno precedente i manifestanti avevano detto che avrebbero dato inizio all’insurrezione per difendere i loro diritti, una minaccia in seguito ritirata.
Circa 30.000 persone hanno protestato per circa un mese nella regione amazzonica del Perù.

Ci sono stati scontri con la polizia perché gli indigeni che protestano hanno chiesto il ritiro dei decreti degli ultimi due anni che hanno allentato le restrizioni sullo sfruttamento e lo sviluppo petrolifero.
Il presidente Alan Garcia ha detto che tutti i peruviani dovrebbero beneficiare delle risorse naturali del paese non solo il “piccolo gruppo che vive lì”.

“Dobbiamo capire che quando ci sono risorse come il petrolio, il gas e il legno, non appartengono solo alle persone che hanno avuto la fortuna di nascere lì” ha detto il presidente Garcia.
Secondo la costituzione del Perù lo stato è padrone dei beni minerali e idrocarburi del paese.

Territori ancestrali

Venerdì Alberto Pizango, capo dell’organizzazione amazzonica, AIDESEP, ha detto che i colloqui con il governo erano falliti. Ha detto che i loro territori ancestrali stavano per essere messi nelle mani
di compagnie multinazionali senza consultazione. Ma ha negato che lui o il movimento di 65 gruppi indigeni che guida sono contro lo sviluppo.
“Quello che vogliamo è lo sviluppo secondo la nostra prospettiva.” Ha detto il signor Pizango.
L’8 maggio il governo ha dichiarato uno stato di emergenza per 60 giorni in alcune parti della regione amazzonia del Perù dove i contestatori hanno distrutto nodi per il trasporto compreso aeroporti e ponti. Sono in ballo grandi cifre, ha riferito Dan Colliyns della BBC a Lima. Il mese scorso, una compagnia petrolifera francese, Perenco, si era impegnata ad investire 2 miliardi di dollari in un campo petrolifero della foresta pluviale. Le comunità indigene lamentano che circa il 70% del territorio amazzonico peruviano viene adesso affittato per l’esplorazione di petrolio e gas, mettendo a rischio le loro vite e la biodiversità dell’amazzonia.
La foresta pluviale peruviana è la parte più grande dell’Amazzonia al di fuori del Brasile.

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Il governo peruviano crea una regione militare per combattere meglio la guerriglia di Sendero Luminoso

Il governo peruviano promuove al rango di regione militare la zona di guerra della valle subandina dei fiumi Apurimac e Ene, con la nomina di un generale di divisione al posto di un generale di brigata.
La nuova regione militare, una categoria amministrativa che permette l’autonomia rispetto all’alto comando, prevede, tra l’altro la sospensione di alcuni diritti costituzionali come quello della libertà di riunione e di transito.

“Il pericolo serio – dice un avvocato del luogo – che nasce dalla creazione di questa regione militare, è la possibile violazione dei diritti umani”. L’avvocato intervistato continua dando consigli su come conquistare “le menti e i cuori” della popolazione: “… tenendo conto della situazione socioeconomica… attuare una aggressiva politica di sostegno sociale e di interazione tra l’esercito e la popolazione locale affinché questa non percepisca di essere penetrata da una forza di invasione…”

E quindi in tema di diritti umani è necessario andare cauti, dato che, come dice l’ammiraglio che lascia il posto al nuovo generale: “Ci sono persone che appoggiano, che fanno parte della forza di base dei terroristi, che stanno combattendo con essi e li aiutano…”

“La valle dei fiumi Apurimac e Ene si trasformerà in regione militare transitoria ma autonoma per garantire appoggio logistico e di approvvigionamento di munizioni nella lotta contro i resti del narcoterrorismo” ha riferito il ministro della difesa Antero Florez Araoz.

“Stiamo combattendo e il tema militare è tanto importante quanto il tema logistico” ha aggiunto nelle sue dichiarazioni alla radio locale per giustificare la decisione del governo.

La nuova organizzazione militare, ha aggiunto, permetterà inoltre un miglior uso degli elicotteri russi MI-17 e MI-18 che sono il punto chiave per approvvigionare di munizioni le forze armate.
Nella valle subandina dei fiumi Apurimac e Ene si trova la zona montagnosa e boscosa di Vizcatan dove da più di due decenni Sendero Luminoso ha posto uno dei suoi principali luoghi di rifugio.

Già da quattro mesi l’esercito peruviano sviluppa azioni militari a Vizcatan, una zona di circa 300 chilometri quadrati, con l’operazione “Excelencia 777”, nel tentativo di estirpare, come dice il ministro della difesa, i maoisti dalla regione.

 

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Il PCP continua gli attacchi militari alle forze armate

Il Partito Comunista del Perù (PCP) continua a portare avanti attacchi ad obbiettivi militari e della polizia nel 2008.

Dopo aver aderito al MRI, movimento rivoluzionario maoista mondiale, nel 1980, il PCP ha portato avanti una guerra popolare. Quando è stato riorganizzato dal Presidente Gonzalo, l’obbiettivo dichiarato del PCP era il totale riassetto della società peruviana lungo le linee della Repubblica Popolare Cinese guidata da Mao Tse Tung.

Ciò che dovrebbe essere una primaria fonte di preoccupazione per la nuova amministrazione imperialista USA, è che la rinascita del PCP è da vedere come parte integrante di una ondata di ideologia di sinistra in America Latina.

 

Il raggio d’azione geografico del PCP e la forza militare che esso guida ne fa un competitivo e crescente minaccioso “stato nello stato” in Perù.

L’attuale leadership del PCP è stata sotto la costante pressione delle forze reazionarie peruviane sostenute dall’imperialismo USA tutto lo scorso anno. Il PCP sta attualmente concentrando le proprie attività nella zona in piena giungla del VRAE (Valle dei fiumi Apurimac e Ene).

 

Il Partito Comunista del Perù (PCP) colpisce

 

Sebbene fonti governative dicano che il PCP è composto da circa 150 combattenti, questa forza (sempre che sia così) continua ancora a portare micidiali attacchi alle forze reazionarie peruviane. In quello che è stato definito da fonti governative peruviane come il più sanguinoso attacco in dieci anni, i guerriglieri del PCP hanno ucciso circa 14 soldati peruviani in una imboscata pianificata attentamente ad una pattuglia nella provincia di Huancavelica il 9 ottobre scorso (AFP 10 ottobre). Il PCP ha detto che l’attacco voleva celebrare l’80° anniversario della fondazione del Partito Comunista del Perù (EFE, 19 novembre).

 

In modo minaccioso, il 22 ottobre un resoconto diceva che i membri del PCP avevano preso della dinamite dal campo minerario dell’impresa imperialista USA Doe Run, come a presagire la forma dei futuri attacchi da parte del PCP nell’area.

In maniera indicativa del carattere isolato dell’area e della natura delle attuali attività pianificate del PCP, i guerriglieri hanno anche portato via rifornimenti medicinali, cibo e radio da questa azienda imperialista USA (Reuters, 22 ottobre).

 

Novembre ha segnato un altro alto punto degli attacchi del PCP. Il 12 novembre, due soldati peruviani sono stati feriti quando due altri combattenti del PCP hanno colpito un elicottero per rispondere ad un precedente attacco che aveva ferito due altri soldati peruviani (Latin American Herald Tribune, 15 novembre).

 

Un’altra imboscata nella Valle del fiume Huallaga il 27 novembre ha ucciso cinque poliziotti, compreso due membri dell’unità per le Operazioni Speciali. Almeno 40 guerriglieri del PCP, usando bombe a mano, pistole e armi automatiche hanno preso parte all’attacco (Peruvian Times, 28 novembre). L’imboscata è stata molto simile a quella portata avanti vicino alo stesso luogo nel 2005 da circa 30 guerriglieri del PCP.

 

L’ultimo attacco del PCP è arrivato alcuni giorni dopo che una retata nella Valle del Huallaga da parte di agenti dello stato reazionario del “Fronte Huallaga” non è riuscita a localizzare il comando del PCP. Più di 60 reazionari dello stato peruviano sono stati uccisi in imboscate sulle strade della regione dal 2001, con un tasso annuale in crescita (Con Nuestro Peru, 29 novembre).

Riflettendo la visione a lungo termine del PCP, fonti della polizia peruviana hanno detto che il PCP stava pianificando attacchi nella capitale del Perù, Lima, durante il summit concluso di recente dell’APEC – Asia-Pacific Economic Cooperation. L’incontro dell’APEC, che poteva essere un obbiettivo davvero invitante, ha messo insieme i capi di stato di 21 nazioni imperialiste e reazionarie, compreso l’imperialista USA George Bush e il presidente russo Dmitri Medvedev.

 

Gli ultimi documenti del PCP catturati da uno degli accampamenti del gruppo, e che si dice siano della direzione del PCP, sottolineano l’importanza del summit dell’APEC a causa del fatto che un attacco di questo tipo avrebbe potuto conquistare la copertura dei media (Peru.com, 18 novembre).

 

Conclusione dei sostenitori della rivoluzione peruviana

 

Abbiamo apprezzato il sostegno del passato e l’appello ai popoli, che il MRI e i partiti maoisti all’esterno del MRI hanno diffuso per informare e far conoscere dettagli della rinata guerra popolare maoista in Perù.

Vi preghiamo di non rimanere in silenzio! Noi saremo e siamo nel processo di ricostruzione del nostro amato partito lungo le linee della guerra popolare secondo le condizioni concrete del Perù.

 

Viva la guerra popolare in sviluppo in Perù!

Viva il MLM!

Lottare contro le linee errate e sviluppare la guerra popolare!

Viva la rivoluzione in Perù, Nepal e in tutto il mondo!

Viva il MRI!

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L’ELP fa incursione in un accampamento

Portano via dinamite, viveri e medicine

Mentre l’attenzione era centrata sugli atti di corruzione, una colonna armata dell’EPL ha fatto incursione in un accampamento del progetto di sfruttamento minerario Puca Toro ubicato al confine tra Cobriza e il distretto di Ayahuanco-Huanta, portando con se dinamite, medicine e viveri.

Il fatto è accaduto lo scorso lunedì alle 03,45, quando almeno mezzo centinaio di uomini pesantemente armati hanno accerchiato il piccolo accampamento che si trova a circa 50 chilometri della miniera di Doe Run a Cobriza.

I 30 operai che si trovavano nell’accampamento sono stati riuniti da cinque guerriglieri perché ascoltassero per diversi minuti parole d’ordine e ideologia comunista, mentre il resto accerchiavano il luogo.

I  maoisti hanno detto agli abitanti del villaggio che agiscono contro i militari e la polizia che violano i diritti umani e che hanno fatto incursione nella zona di Vizcatan. Inoltre hanno detto che gli guardiani dell’ordine non potranno vincere perché essi sono ben preparati, e hanno rivendicato l’imboscata di Tintay Puncu del 9 ottobre scorso, dicendo che era la risposta all’operazione militare e che queste azioni continueranno.

Mentre discutevano, i guerriglieri, che avevano un telefono satellitare separarono i dirigenti dagli altri per chiedere i numeri telefonici dei rappresentanti della Doe Run.

Al mattino, testimoni hanno visto una cinquantina di uomini armati con fucili AKM, Galil e MAG.

I comunisti hanno abbandonato l’accampamento gridando slogan a favore della lotta armata e portando con sé medicine (antibiotici), viveri, dinamite e una radio Yaesu.

22 ottobre 2008

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Filippine

 

Lottare per un grande avanzamento nella guerra popolare per la “Nuova democrazia”

Comitato centrale

Partito Comunista delle Filippine

26 dicembre 2009

Oggi celebriamo con la massima gioia il 41 ° anniversario della fondazione del Partito Comunista delle Filippine, come distaccamento rivoluzionario avanzato del proletariato filippino, sotto la guida teorica del marxismo-leninismo-maoismo.

Siamo profondamente gratificati dalle vittorie accumulate nel tempo così come dalle recenti ottenute dal proletariato e dal popolo filippino sotto la direzione del partito nel corso della rivoluzione di nuova democrazia attraverso la guerra popolare di lunga durata. Ci congratuliamo con tutti i nostri quadri e membri del partito e rendiamo il massimo onore ai nostri martiri ed eroi rivoluzionari che hanno reso possibili le nostre vittorie.

Per lungo tempo abbiamo dimostrato che, perseguendo la linea strategica della guerra popolare prolungata, possiamo costruire per fasi la potenza delle forze rivoluzionarie del popolo e superare le campagne di brutale repressione scatenate dall’imperialismo degli Stati Uniti e dalle classi sfruttatrici locali dei grandi compradores e latifondisti. In questo processo, abbiamo finora costruito il più grande e più forte movimento rivoluzionario del popolo filippino in tutta la storia delle Filippine dopo la rivoluzione del 1896.

Siamo cresciuti in forza e siamo avanzati proprio attraverso una risoluta e feroce lotta armata rivoluzionaria contro ogni regime di violenza controrivoluzionaria guidata e supportata dall’imperialismo degli Stati Uniti. Abbiamo prevalso nei 14 anni di dittatura fascista di Marcos e di tutti i regimi successivi che hanno finto di essere democratico-liberali, ma sono stati brutalmente antinazionali e anti-democratici.

Il regime Arroyo attuale passerà alla storia per la totale ignominia dei suoi gravi crimini contro il popolo. È fallito completamente il suo sogno irrealizzabile di distruggere o di ridurre il movimento armato rivoluzionario del popolo a fatto irrilevante. Non solo abbiamo prevalso e conservato le nostre forze contro le campagne repressive del nemico, ma abbiamo anche acquistato forza e ottenuto vittorie importanti.

Dopo oltre 40 anni di vincente guerra popolare, pensiamo sia di massima importanza oggi dichiarare la nostra determinazione a lottare entro i prossimi cinque anni per fare il grande passo avanti per passare dalla fase di difensiva strategica a quella dell’equilibrio strategico, adempiendo a tutti i requisiti e senza saltare alcuna fase necessaria. Siamo in grado di guardare avanti per ancora maggiori possibilità rivoluzionarie entro i prossimi dieci anni, se portiamo avanti con successo i compiti e piani per i prossimi cinque anni.

Il nostro ottimismo rivoluzionario si basa su tre fattori. Il primo è il continuo aggravarsi della crisi del sistema capitalistico mondiale, che ora è alle prese con la crisi peggiore dalla Grande Depressione. Il secondo è il peggioramento accelerato della crisi e del marciume del sistema di governo semicoloniale e semifeudale. Il terzo è la forza rivoluzionaria del popolo guidato dal partito che ha molta più forza adesso che all’inizio della guerra del nostro popolo nel 1969 e ha la forza e la massa critica sufficiente per svolgere i compiti e i piani per avanzare dalla difensiva strategica all’equilibrio strategico della guerra popolare entro i prossimi cinque anni.

Sistema capitalistico mondiale in preda della depressione

Il sistema capitalistico mondiale è in uno stato di depressione economica. La crisi economica e finanziaria si è diffusa in tutto il mondo come una piaga a cominciare dai paesi imperialisti. I paesi sottosviluppati sono quelli più devastati economicamente e socialmente. Ma le potenze imperialiste ei loro seguaci continuano eufemisticamente a definire la situazione di pura recessione e a fare riferimento ad ogni segno positivo del mercato finanziario come un segno di ripresa.

La crisi di sovrapproduzione corre senza sosta e continua ad essere aggravata dalla crisi finanziaria. Le fabbriche continuano a ridurre la produzione o a chiudere. Le masse lavoratrici di operai e contadini e anche i ceti medi sociali continuano a soffrire per la perdita di posti di lavoro e case, la riduzione del reddito, l’impennata dei prezzi dei prodotti di base e dei servizi sociali e il deterioramento delle infrastrutture sociali. Il livello di sfruttamento e oppressione si sta aggravando su scala globale.

Gli Stati Uniti e gli altri Stati imperialisti utilizzano il denaro pubblico per migliaia di miliardi di dollari per salvare le grandi banche e le società del complesso militare-industriale e nel settore dei servizi. Nuove e più grandi bolle finanziarie vengono generate con l’utilizzo dei fondi statali per i prestiti e sovvenzioni alla borghesia monopolistica, in particolare all’oligarchia finanziaria. Il denaro è stato utilizzato solo per aumentare i profitti nei bilanci delle grandi società finanziarie e industriali e non ha portato ad una reale ripresa economica in termini di generazione di occupazione e aumento della produzione e del consumo.

L’attuale crisi economica e finanziaria del sistema capitalistico mondiale è stata l’esito delle accelerate ricorrenti crisi di accumulazione, poiché la borghesia monopolistica e le sue politiche economiche hanno dovuto affrontare il fenomeno della stagnazione e inflazione concorrente in seguito alla ricostruzione dei paesi imperialisti rovinati dalla seconda guerra mondiale, dalla più intensa concorrenza interimperialista, dai costi crescenti causati dalla guerra fredda e dalle guerre di aggressione e dalla crescente gravità della crisi di sovrapproduzione nel sistema capitalistico mondiale.

Da allora, gli Stati imperialisti guidati dagli Stati Uniti hanno accusato le masse lavoratrici di aver causato la stagflazione a causa di quello che hanno definito inflazione dei salari e della spesa sociale eccessiva da parte del governo. Allo stesso tempo, hanno oscurato i costi della guerra fredda, in particolare quelli della produzione militare, di dispiegamento oltremare delle forze militari e delle guerre di aggressione.

Nei decenni successivi, hanno adottato e attuato la politica di congelamento dei salari, la riduzione della spesa sociale, privatizzazione di beni pubblici, la liberalizzazione degli investimenti e del commercio, spazzando via i regolamenti e denazionalizzando le economie dei paesi sottosviluppati. Hanno scatenato l’avidità sfrenata delle banche e delle imprese imperialiste per depredare i popoli del mondo. Così, tagliano e restringono il mercato globale, ben oltre ciò che il finanziamento del debito può coprire e nascondere.

Dopo aver imperato per diversi decenni, la politica della globalizzazione “neoliberale” o del “libero” mercato si è approfondita e ha causato la rovina sociale su scala globale. E continua a dominare il pensiero dei politici degli Stati imperialisti. Serve innanzi tutto le grandi banche e le multinazionali contro le richieste popolari per la ripresa economica, l’occupazione, di soccorso e riabilitazione sociale. Pertanto, l’attuale grave crisi del sistema capitalistico mondiale continua a peggiorare ed è destinata a persistere per un lungo periodo.

La borghesia monopolistica mira a trasferire l’onere della crisi sulle masse lavoratrici all’interno dei paesi dell’imperialismo, ma molto di più su quelle dei paesi sottosviluppati. Le potenze imperialiste e i loro fantocci continuano ad estrarre ulteriormente superprofitti da quelli che sono già prostrati dalla crisi. Siamo quindi testimoni oggi delle manifestazioni iniziali della resistenza popolare sia nei paesi imperialisti che in quelli sottosviluppati.

Nei paesi imperialisti, la borghesia monopolistica conduce una feroce lotta di classe contro il proletariato e sta spingendo il proletariato a combattere la lotta di classe dalla parte giusta. Essa mira sempre più a dividere e confondere le masse lavoratrici montando l’isteria anti-terrorismo, lo sciovinismo, il razzismo, il fascismo e il fanatismo religioso e aizzando il popolo ospitante contro i migranti. Ma, i partiti e i movimenti rivoluzionari si levano ad esporre le radici della crisi del capitalismo monopolistico e risvegliare le masse alla lotta di classe.

I popoli sottoposti a livelli sempre crescenti di sfruttamento e di oppressione stanno conducendo varie forme di resistenza contro le potenze imperialiste e i loro fantocci locali. Coloro che sono vittime di aggressione imperialista stanno conducendo la resistenza armata per la liberazione nazionale, come in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Palestina e Libano. Movimenti di liberazione nazionale guidato da partiti maoisti e altri partiti rivoluzionari stanno guadagnando forza e avanzano come in India, Filippine, Nepal, Turchia, Perù e Colombia.

Alcuni governi, come quelli della Corea del Nord, Cuba, Venezuela e Bolivia hanno preso posizioni anti-imperialiste e fatto appello all’indipendenza nazionale in risposta alle richieste popolari per la resistenza contro l’imperialismo e i suoi peggiori agenti reazionari. Governi come quelli della Cina e della Russia tentano di collaborare con le potenze imperialiste a guida USA e al tempo stesso cooperare con l’Iran e gli altri governi che sono sottoposti a sanzioni ed embargo da parte degli USA e dei suoi alleati imperialisti.

Le potenze imperialiste sono ancora unite nell’opprimere i popoli e le nazioni del mondo e nello scaricare la loro crisi su di essi. Ma sono anche spinte dall’avidità imperialista e dalla crisi a competere e lottare tra loro in una lotta per ripartirsi il mondo per le fonti di materie prime e mano d’opera a buon mercato, mercati, settori di investimento, sfere di influenza e punti strategici di controllo.

La completa restaurazione del capitalismo in paesi precedentemente governati da regimi revisionisti ha aggiunto la Russia e la Cina tra le file delle grandi potenze capitaliste e ha reso il mondo sempre più piccolo per la concorrenza inter-imperialista. Gli Stati Uniti hanno spinto la NATO ad espandersi fino ai confini della Russia e minacciano e cercano il controllo di questa fonte enorme di petrolio, gas e altre materie prime strategiche. Anche se la Cina è riconosciuta come il principale partner degli Stati Uniti nel quadro della politica della globalizzazione del “libero mercato”, le contraddizioni tra loro su questioni importanti sono in crescita.

Il tradimento del socialismo determinato dalla crescita del revisionismo moderno e il pieno ripristino del capitalismo nei paesi prima governati dai revisionisti hanno contribuito in modo massiccio ad intensificare le contraddizioni inter-imperialiste e generato le condizioni per le guerre di aggressione e l’uso delle armi nucleari e altre armi di distruzione di massa. Le minacce poste dall’imperialismo all’esistenza stessa del genere umano sembra inarrestabile. Ma possono essere efficacemente contrastati dal movimento popolare di massa rivoluzionario, dalle guerre civili rivoluzionarie e dalle guerre popolari per la liberazione nazionale.

Gli Stati Uniti e la NATO sono così aggressivi che la Cina e la Russia si sentono minacciate e stanno quindi sviluppando la Shanghai Cooperation Organization in un potente blocco di sicurezza. Quasi tutte le regioni a livello mondiale, come il Medio Oriente, Asia Centrale, Asia meridionale, l’Asia orientale, i Balcani, Europa dell’Est, America Latina e Africa sono spaventate dal pericolo di una guerra.

L’intensificazione delle contraddizioni inter-imperialiste ha già portato a guerre di aggressione e interventi militari, come quelle nei Balcani, in Africa, Asia centrale e meridionale e del Medio Oriente. Queste sono state portate avanti dietro iniziativa degli Stati Uniti, i suoi alleati della NATO e dei suoi principali partner nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’insaziabile spinta degli Stati Uniti e dei suoi più stretti alleati della NATO a monopolizzare le fonti di petrolio e altre materie prime e di subordinare la Russia e la Cina sta sconvolgendo l’equilibrio delle forze tra le potenze imperialiste.

Le potenze imperialiste sono freneticamente impegnate in guerre di aggressione e nel saccheggio delle risorse naturali, che causano sia disastri sociali che ambientali. Le guerre di aggressione hanno provocato gravissime perdite tra la popolazione, la distruzione delle infrastrutture sociali e l’inquinamento dell’ambiente, e la produzione di armi di distruzione di massa tossiche e radioattive. Il saccheggio sfrenato delle risorse naturali da parte dei monopoli avidi di profitto è stato un fattore importante nella distruzione ecologica che ha causato ancora più distruttivi tifoni, inondazioni, siccità e altri disastri.

Le potenze imperialiste sono i più grandi distruttori e inquinatori dell’ambiente in quanto arbitrariamente saccheggiano e abusano delle risorse naturali del mondo. Fanno finta di essere preoccupate per la distruzione ambientale e per il problema del riscaldamento globale, al fine di distogliere l’attenzione dai problemi di sfruttamento sociale, dalla fabbricazione di armi di distruzione di massa e dalle guerre di aggressione. Manipolano il tema dell’ambiente e del riscaldamento globale, al fine di giustificare ulteriormente il controllo imperialista e lo sfruttamento delle risorse mondiali.

Più grandi fermenti sociali e di disordine politico in tutti i continenti e in quasi tutti i paesi sono in vista. Di anno in anno, gli Stati Uniti continueranno ad essere colpiti dalla crisi economica e saranno risucchiati in pantani di nuova aggressione e di intervento militare. Queste sono condizioni favorevoli per le forze rivoluzionarie del popolo filippino per far avanzare la guerra popolare di nuova democrazia dalla fase della difensiva strategica a quella dell’equilibrio strategico.

Accelerato imputridimento del sistema di governo nazionale

Sotto il peso della crisi del sistema capitalistico mondiale e grazie alla sua proprie debolezze interne, il marciume del sistema di governo semicoloniale e semifeudale è accelerato in termini economici, sociali, politici e culturali. L’ingiusto e marcio sistema dominante in crisi cronica è più che maturo per essere rovesciato e sostituito da parte del sistema democratico del popolo.

La politica imperialista della globalizzazione del “libero mercato” ha gravemente distorto e reso l’economia filippina più sbilenca che mai. L’economia è prevalentemente agricola e semifeudale e tuttavia non produce cibo a sufficienza per il popolo. Questo è il risultato di pratiche di dumping delle eccedenze agricole da parte dei paesi imperialisti e in alcuni paesi vicini. E’ costretto a ridurre la produzione di cibo per far posto alla produzione di alcune colture commerciali per l’esportazione e che servano al fine del controllo imperialista.

L’agricoltura, i minerali, le nforeste e le risorse marine del nostro Paese sono sfruttate per l’esportazione ad un ritmo rapido e a prezzi più bassi. Non c’è sviluppo economico attraverso l’industrializzazione nazionale e la riforma agraria. Lo scambio ineguale delle esportazioni di materie prime e importazioni di prodotti fabbricati persiste. Le risorse naturali del paese sono saccheggiate anche se gli imperialisti e i reazionari locali versano lacrime di coccodrillo per la mancanza di sviluppo e la distruzione dell’ambiente.

I redditi derivanti dalla riesportazione di semilavorati a basso valore aggiunto, e l’esportazione di manodopera a basso costo non sono stati sufficienti a coprire il saldo dei pagamenti in deficit crescente. Così, il debito estero continua a montare. La riduzione della domanda di materie prime, semilavorati e lavoratori con contratto all’estero sta infliggendo la rovina economica e la devastazione sociale alle Filippine.

Le masse lavoratrici degli operai e dei contadini e anche i ceti medi sociali sono affetti da un crescente tasso di disoccupazione, drastica caduta dei redditi e l’impennata dei prezzi dei prodotti di base e dei servizi sociali. L’onere fiscale sta aumentando, anche se l’economia è depressa e le infrastrutture sociali e servizi sociali si stanno deteriorando. Il servizio del debito (pagamento degli interessi e l’ammortamento del capitale) e le spese militari si mangiano la maggior parte del bilancio statale. La miseria sociale e il malcontento stanno alimentando legali proteste di massa e la guerra popolare contro lo sfruttamento e l’oppressione.

Il regime Arroyo, diretto dagli USA, ha seguito la politica degli Stati Uniti della guerra globale del terrore e ha messo in atto l’Oplan Bantay Laya dal 2001, al fine di intimidire e attaccare le grandi masse del popolo, soprattutto le forze di opposizione legale e le forze rivoluzionarie. Ha perpetrato gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, uccidendo operai e contadini e attivisti sociali tra le file delle donne e dei giovani, i professionisti e religiosi. Di conseguenza, il regime è isolato sia a livello nazionale che a livello mondiale per i suoi crimini e per l’oltraggio e la resistenza del popolo.

Il terrorismo di Stato sostenuto dagli USA si è scatenato con una combinazione di forze militari, paramilitari e di polizia ed eserciti privati e agenzie per la sicurezza, al fine di eliminare i sindacati e gli scioperi e di spostare milioni di contadini e minoranze nazionali cacciandoli via dalle loro case e fattorie. Il massacro di Ampatuan di 58 persone in meno di un’ora è emblematico dei crimini commessi impunemente su larga scala mediante la combinazione di polizia militare e forze paramilitari al servizio del regime violento e corrotto, ed è indicativo della violenza crescente di rivalità politica tra i politici reazionari a livello nazionale e locale.

Le grandi masse popolari e un ampio fronte unito delle forze di opposizione sono schierati contro il regime Arroyo. L’indignazione per la cacciata della cricca al potere della Arroyo va avanti da anni contro le sue marionette, la corruzione, la brutalità e di menzogna. Ma la cricca ha sempre utilizzato gli apparati coercitivi dello Stato per sopprimere i suoi critici e la resistenza del popolo. Molti dei suoi avversari possono solo sperare di ottenere giustizia dopo che la cricca sarà rimossa dal potere.

Tuttavia, nel tentativo di vanificare l’azione penale per i suoi gravi crimini contro il popolo, la cricca Arroyo sta disperatamente utilizzando le risorse dello stato e si impegna nella frode elettorale e nel terrorismo. Si sono diffusi timori che essa intenda dichiarare la legge marziale a livello nazionale o in una serie di regioni chiave sostenendo il fallimento delle elezioni e quindi perpetuarsi al potere. Essa può solo infiammare la resistenza del popolo se intende percorrere la via della dittatura fascista di Marcos.

In ogni caso, la crisi politica del sistema di potere sta peggiorando a causa della crisi economica e sociale. Le contraddizioni tra i reazionari sono sempre più aspre e violente. Qualunque cricca reazionaria conquisti il potere tenderà a monopolizzare il bottino burocratico e a utilizzare gli strumenti della violenza di Stato per reprimere l’opposizione all’interno del sistema e il movimento rivoluzionario del popolo.

I maggiori partiti politici e le coalizioni in lizza per i seggi alle elezioni del 2010, ad eccezione di Makabayan, evitano o addirittura si oppongono alla richiesta del popolo per l’indipendenza nazionale e la vera democrazia e non criticano né rifiutano la globalizzazione del “libero mercato” e la politica del terrore istigata dagli USA contro la il popolo. Il partito Lakas-Kampi della cricca al potere si aggrappa alle sue screditate politiche antinazionali e antidemocratiche. I principali partiti di opposizione, come il Partito Liberale e il Partido ng Masang Pilipino sono concentrati sulla finzione di essere per il buon governo per dissociarsi dalla corruzione scandalosa del regime Arroyo.

Qualunque sia la cricca reazionaria che arriva al potere attraverso il processo elettorale è predisposta per seguire lo stesso percorso del regime Arroyo. Manterrà il potere sotto i dettami degli Stati Uniti e le classi locali che sfruttano e si avvarrà del suo potere per arricchirsi e impiegare gli apparati coercitivi dello Stato per sopprimere l’opposizione.

Tra i quattro principali candidati alla presidenza, l’ex presidente del Senato Villar sembra essere il più patriottico e progressista in quanto sostiene gli interessi degli imprenditori filippini, esprime simpatia per gli operai ei contadini e condanna le violazioni dei diritti umani. Tuttavia, resta da vedere se può vincere e dimostrarsi migliore dei suoi principali rivali politici che hanno record di sangue nell’opporsi alle richieste degli operai e dei contadini, come la notoria Hacienda Luisita della Aquino, Teodoro segretario della difesa, cane pazzo, della Arroyo ed Estrada per il record bellicoso durante la sua presidenza fallita.

Finora, nella storia del sistema dominante semicoloniale e semifeudale, ogni presidente si è piegato dinanzi alla potenza dell’imperialismo degli Stati Uniti e ha cercato di accumulare ricchezza, potere e prestigio per sé contro i diritti e gli interessi del popolo. Nessun presidente ha mai avuto la volontà politica di attuare riforme importanti che rispondessero alle richieste popolari di indipendenza nazionale e democrazia vera e nemmeno ha usato i negoziati di pace al fine di creare accordi con il movimento rivoluzionario sulle riforme sociali, economiche e politiche, come base per una giusta pace.

Possiamo anticipare che qualsiasi nuova cricca al potere reazionario nascerà dalle elezioni del 2010, continuerà ad applicare misure draconiane per definire gli atti rivoluzionari giuridicamente come reati comuni, come atti di terrorismo punibili con la reclusione perpetua, e pertanto, non negoziabile. Porterà avanti campagne di repressione militare contro le forze rivoluzionarie del popolo filippino, compresi quelli del Bangsamoro. Farà semplicemente finta di essere per i negoziati di pace e di cercare ad utilizzare questi non per arrivare ad accordi sulle riforme di base con il Fronte democratico nazionale delle Filippine, ma solo per ingannare e confondere la gente e distruggere il movimento rivoluzionario.

Una nuova combriccola dominante è destinata a continuare a consentire agli Stati Uniti di schierare truppe militari nelle Filippine sotto il Patto di mutua difesa US-RP e l’Accordo sulle Visiting Forces e con vari pretesti, tra cui i cosiddetti anti-terrorismo, anti-droga, intervento umanitario, l’azione civica, aiuto in caso di catastrofe, missione medica e simili. Si sta preparando il terreno per il sempre crescente intervento militare e l’aggressione finale, soprattutto con il pretesto della lotta al terrorismo poiché hanno etichettato i rivoluzionari filippini e Bangsamoro come “terroristi”.

Il peggioramento della crisi del sistema dominante costringerebbe la prossima cricca o ad aumentare la violenza controrivoluzionaria o a cercare tregua e alleanza con le forze rivoluzionarie contro gli Stati Uniti e i peggiori reazionari locali se in un primo momento il movimento armato rivoluzionario cresce in forza, dà colpi letali ai punti deboli del sistema di governo e avanza verso un nuovo e più alto stadio di sviluppo.

Possiamo trarre pieno vantaggio della crisi socio-economica e politica del sistema di governo al fine di rafforzare noi stessi, portare avanti tutte le forme di lotta rivoluzionaria e fare grandi progressi nella guerra del nostro popolo. Possiamo sperare nella liberazione nazionale e sociale solo se il popolo conquista il potere per la sua realizzazione. Il potere popolare può nascere solo attraverso la lotta rivoluzionaria contro l’imperialismo degli Stati Uniti e le classi locali sfruttatrici.

Attuali basi e compiti per il grande avanzamento

Alla sua fondazione nel 1968, il Partito Comunista delle Filippine aveva solo poche decine quadri e membri e alcune migliaia di attivisti in vari tipi di organizzazioni di massa. Ma da allora noi, come partito, siamo stati in grado di guidare il movimento rivoluzionario di massa e farlo crescere per fasi, da piccolo e debole a grande e forte, perché abbiamo approfittato delle favorevoli condizioni oggettive per fare la rivoluzione e adottato e messo in pratica la linea ideologica, politica e organizzativa corretta.

Abbiamo perseguito la linea ideologica del marxismo-leninismo-maoismo, la linea politica della rivoluzione di nuova democratica attraverso la guerra di popolo prolungata e la linea organizzativa del centralismo democratico. Abbiamo accumulato un’esperienza ricca e una conoscenza affidabile, acquisito forza ideologica, politica e organizzativa e ottenuto grandi vittorie nel corso della messa in atto di tutte le forme di lotta rivoluzionaria.

Tutta la nostra forza attuale come partito è la nostra base per portare avanti i nostri compiti e piani per promuovere la rivoluzione di nuova democrazia e la guerra popolare dalla fase della difensiva strategica a quella dell’equilibrio strategico entro i prossimi cinque anni.

Abbiamo migliaia di quadri e membri del partito capaci di svolgere un lavoro in materia di istruzione teorica e politica. Essi possono propagandare la teoria del marxismo-leninismo-maoismo e le nostre opere sulla storia delle Filippine e sulla situazione attuale. Essi possono guidare l’educazione ai vari livelli del partito, base, intermedio e avanzato ovunque possibile, in zone urbane e quelle rurali. Possono garantire che i nostri membri del Partito comprendono la posizione marxista leninista, il punto di vista e il metodo. Possono sviluppare quadri per condurre il lavoro a vari livelli della nostra organizzazione di partito e in vari settori del nostro lavoro.

Dobbiamo proporre e realizzare un piano di formazione per la produzione di sufficienti quadri e membri di partito che possano portare avanti il lavoro dal livello di base verso l’alto e che hanno la determinazione di creare e sviluppare il partito e le organizzazioni di massa, dove questi non esistono ancora. La moltiplicazione dei nostri quadri e membri del partito che sono istruiti e ferrati nel marxismo-leninismo-maoismo rende il nostro Partito sempre più indistruttibile e vittorioso.

Dobbiamo avere un progetto politico globale per l’espansione e il consolidamento del movimento rivoluzionario di massa sia nelle aree urbane che rurali. A questo scopo, abbiamo decine di migliaia di quadri e membri del partito capaci di condurre il lavoro di massa. Il loro dovere è quello di suscitare, organizzare e mobilitare le masse lavoratrici degli operai e dei contadini e il resto del popolo lungo la linea della rivoluzione di nuova democrazia attraverso la guerra popolare prolungata. Abbiamo una base di massa ampia e radicata che conta milioni di persone in tutto il paese.

Possiamo avanzare onda su onda partendo dalla nostra base di massa esistente. Le sezioni locali e comitati dirigenti del partito guidano le organizzazioni di massa. Queste possono essere costruite molto oltre l’espansione del NEP. Essi preparano la strada per il NEP e l’istituzione degli organi temporanei e in seguito regolari del potere politico. In ogni momento, il partito all’interno del NEP può disporre di squadre di combattenti rossi per il lavoro di massa.

Il nostro partito ha il Nuovo Esercito del Popolo come principale organizzazione per la lotta contro il nemico, per la costruzione del movimento di massa nelle campagne, che istituisce gli organi del potere politico e per rafforzare l’alleanza di base della classe operaia e dei contadini. Abbiamo migliaia di comandanti e combattenti rossi in grado di ottenere immensamente molto più di quanto potevano i primi 60 combattenti rossi che avevamo nel 1969.

Il nostro partito è alla testa e nel cuore del NEP. Cresce con l’espansione della NEP e garantisce il consolidamento del NEP. Reclutiamo i quadri del nostro partito tra le file dei combattenti rossi e degli attivisti di massa. Dobbiamo intensificare il reclutamento e l’addestramento politico-militare dei combattenti rossi sotto la guida del nostro partito.

Dobbiamo avere un piano per aumentare il numero di comandanti e combattenti rossi, unità del NEP e i fronti di guerriglia portandoli da circa 120 a 180, al fine di coprire le zone distrettuali rurali e acquisire la capacità di dispiegare unità partigiane armate di città nei distretti urbani. L’aumento dei fronti di guerriglia può essere fatto in un modo e ad un ritmo al quale le unità - che servono da germe - del NEP (siano essi gruppi, squadre o plotoni) possano trarre forza dalla base di massa nelle zone di espansione.

Il processo di espansione verso l’obiettivo di 180 fronti di guerriglia comporterà il rafforzamento del partito e il comando del NEP ai livelli del fronte della guerriglia (distretto), provincia e regione. Aree di base relativamente stabili sorgeranno su diverse scale territoriali, in funzione della crescita del partito, del NEP, della base di massa e degli organi del potere politico e, naturalmente, sulla distruzione effettiva e la disintegrazione del potere politico del nemico nelle località.

Dobbiamo continuare a svolgere azioni di guerriglia estensiva e intensiva, sulla base di una sempre più larga base di massa e di radicamento. Dobbiamo intensificare la nostra offensiva tattica a mano a mano che si allarga e approfondisce la nostra base di massa. Naturalmente, le forze nemiche reagiranno alla nostra offensiva concentrando su questi fronti della guerriglia dove si stima che siamo forti e scatenerà campagne repressive terribili. Ma siccome le forze nemiche sono estremamente limitate su scala nazionale e regionale, possiamo mantenere la nostra iniziativa impiegando tattiche flessibili di concentrazione per una offensiva, spostandoci per sfuggire a una forza superiore del nemico e disperderci per avviare un lavoro di massa.

La Commissione Militare del Comitato Centrale è responsabile delle decisioni e la diffusione degli orientamenti e piani strategici. Ogni livello di comando operativo deve fornire le necessarie informazioni e consigli, nonché notizie ai rispettivi organi superiori. Nell’ambito dei rispettivi ambiti territoriali, possono formulare e pubblicare linee guida specifiche e piani operativi per offensive tattiche volte ad attaccare i punti deboli del nemico e il sequestro di armi nel processo.

Le armi per armare le nuove unità del NEP a livello di distretto, provincia e regione devono essere ottenute principalmente dal nemico attraverso imboscate, raid e le altre operazioni. Il sequestro delle armi al nemico deve crescere grazie all’aumento di iniziativa, coordinamento e cooperazione delle unità del NEP a livello provinciale e regionale.

Per rendere capace il NEP di impegnarsi in campagne offensive con brevi periodi di riposo dalle battaglie, ci deve essere una base di massa in continua espansione in cui le organizzazioni di massa e gli organi locali del potere politico possono impegnarsi in campagne e attività specifiche per migliorare le condizioni sociali, economiche, di salute e culturali del popolo.

La campagna per la riforma agraria deve essere effettuata anche al fine di ottenere il sostegno incrollabile dei contadini poveri, i lavoratori agricoli e contadini medi inferiore. Il programma minimo di riforma fondiaria può essere portato più in alto, verso il massimo, a seconda della forza del NEP e del movimento contadino. La campagna di organizzazione di massa, l’istruzione pubblica, aumento della produzione, l’assistenza sanitaria, di difesa, il lavoro culturale e la sistemazione delle dispute tra il popolo deve essere perseguita bene.

La milizia popolare deve svolgere le funzioni di polizia e le organizzazioni di massa devono addestrare le unità in carica per l’autodifesa. Il NEP si può rafforzare solo avendo un numero molto più grande di persone nella milizia e unità di autodifesa che possono servire come ausiliari e come forze di riserva. Il fronte, le unità provinciali e regionali del NEP, che fungono da centri di gravità e/o come le forze di impatto, può muoversi più rapidamente e diventare più efficace con l’assistenza degli organi del potere politico, le organizzazioni di massa e le unità locali di guerriglia, le milizie popolari e unità di autodifesa nei rispettivi settori di competenza.

Come ben denunciato nella realizzazione di Oplan Bantay Laya e dei precedenti piani operativi nazionali del nemico, il numero delle forze nemiche disponibile per le campagne di repressione contro il NEP nelle campagne è limitato in rapporto alla popolazione e l’intero paese. Essa non può coprire più del 10% del terreno in ogni dato momento. Al contrario, il NEP può muoversi liberamente in più del 90% del territorio filippino. Il numero di effettivi nemici per il combattimento può essere ulteriormente limitato dalla militanza in crescita del movimento urbano di massa e dalle lotte intestine tra i reazionari sotto forma di colpo di stato e di contro-minacce di colpo di stato l’uno contro l’altro.

Il NEP può prendere l’iniziativa di sviluppare la guerra partigiana armata in città e l’avvio di operazioni speciali contro le installazioni nemiche e imprese antipopolari al fine di costringere le forze nemiche a mettersi in guardia e mettere una maggior quantità delle sue truppe sulla difensiva. Il movimento delle unità nemiche, può essere ostacolato dalle operazioni di sabotaggio, guerra di mine, cecchinaggio e altre operazioni di piccolo gruppo. Queste sembrano essere semplici punture di spillo, ma sono di vasta portata demoralizzante per le truppe nemiche.

Il NEP deve avere l’obbiettivo di arrestare e processare i violatori dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e del codice penale del governo democratico del popolo. Si deve passare a smantellare le piantagioni di estremo sfruttamento, le imprese di esportazione, miniere e altre operazioni che rubano la terra al popolo e distruggono l’ambiente. Lo smantellamento può essere eseguito disabilitando attrezzature, scoraggiando la gestione del personale e l’avvio di tattiche offensive contro le guardie armate. Più terra deve essere messa a disposizione per la riforma agraria e la produzione alimentare.

Nel nostro primo decennio di espansione del partito dal 1968 al 1977, il nostro Comitato Centrale ha creato e utilizzato i comitati regionali di partito come strumento chiave per organizzare il partito, il NEP e il movimento armato rivoluzionario di massa a livello nazionale. Gli attuali comitati regionali di partito devono rafforzare se stessi e i comitati provinciali direttamente sotto la loro direzione. A loro volta, i comitati di distretto devono rafforzare i comitati comunali o di sezione sotto la loro direzione. Dobbiamo tenere presente che quando un più elevato livello di leadership del partito lavora duramente per rafforzare il livello immediatamente inferiore, la base del partito in ultima analisi è rafforzata.

Dobbiamo avere un piano organizzativo per aumentare il numero di quadri e membri del partito al fine di raggiungere il grande avanzamento dalla difensiva strategica all’equilibrio strategico. Abbiamo bisogno di almeno 200.000 membri del partito per questo.

Abbiamo bisogno di essere al centro dell’esercito del popolo e di condurre il lavoro in tutte le località dal livello di quartiere in su e nelle organizzazioni di massa, imprese economiche e istituzioni culturali. La forza organizzativa che desideriamo sviluppare per il grande avanzamento nei prossimi cinque anni sarà il fondamento per avanzamenti ancora maggiori negli ulteriori cinque anni.

Abbiamo una vasta gamma di fonti per il reclutamento del nostro partito. Ciò include l’esercito popolare e le organizzazioni di massa. Tra queste fonti, il nostro partito deve mettere l’accento sul reclutamento degli attivisti di massa avanzati della classe operaia, dei contadini e della piccola borghesia urbana. Onda su onda degli avanzamenti, dobbiamo far sì che noi abbiamo la forza di massa e vari tipi di capacità di quadri necessari per vincere la rivoluzione.

Dobbiamo rimodellare e temperare tutti i nostri quadri e membri del partito attraverso l’educazione rivoluzionaria, il duro lavoro e la lotta ardua, sia nelle aree rurali che urbane. Dobbiamo incoraggiare i lavoratori e i giovani istruiti a servire nell’esercito del popolo e nelle campagne. Abbiamo bisogno di rivoluzionari proletari più consapevoli e competenti nelle campagne per far progredire la guerra del popolo e allo stesso tempo preparati per la conquista finale del potere politico.

Abbiamo fiducia nel poter soddisfare le necessità ideologiche, politiche ed organizzative affinché il nostro partito realizzi il grande avanzamento dalla difensiva strategica all’equilibrio strategico nei prossimi cinque anni. Dobbiamo cogliere ogni minuto, ogni giorno e ogni settimana per la realizzazione dei piani e dei compiti a noi assegnati.

La crisi del sistema capitalistico mondiale e del sistema dominante nazionale, e la sofferenza e la rabbia popolare per far avanzare la rivoluzione di nuova democrazia in direzione del socialismo e del comunismo, ci spingono a fare del nostro meglio e ad ottenere il massimo in ogni fase e stadio della lotta.

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L’esercito popolare lancia due consecutive azioni militari

Isabel Santiago

Herminio Alfonso Command-Front 53 Operations Command

NPA-Southern Mindanao

August 18, 2009

 

Il commando operativo del Comando Herminio Alfonso-Fronte 53 del Nuovo Esercito del Popolo-Mindanao Sud ha lanciato con successo un’offensiva tattica a Kitaotao, Bukidnon, il 17 agosto.

I combattenti rossi hanno teso un’imboscata alle truppe della Polizia Nazionale delle Filippine, al 29° battaglione di fanteria delle Forze Armate delle Filippine usando esplosivi con detonatori con comando a distanza lungo la superstrada nazionale nel villaggio di Kipolot.

Alle 9,30 del mattino i guerriglieri rossi avevano già hanno messo in atto un’azione e confiscato armi da fuoco ad alto potenziale, compreso una mitraglietta Uzi, al Travellers Inn and Restaurant della famiglia Nieves.

Queste armi da fuoco erano usate dalla famiglia Nieves per minacciare e terrorizzare i contadini e i civili della zona.

Il comando del NEP Fronte di Guerriglia 53 smentisce con forza il comunicato stampa del generale Reynaldo Mapagu della 10a Divisione di fanteria che dice che i combattenti rossi avrebbero preso 22,270 pesos in contanti dal locale dei Nieves. Le unità del NEP aderiscono strettamente ad una politica di confisca delle sole armi e di altre attrezzature militari usate nelle attività controrivoluzionarie e contro il popolo da parte dei reazionari.

Il NEP non tocca denaro in contanti e altri oggetti personali e locali durante le sue azioni.

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La Arroyo ha venduto il popolo filippino a Obama!

 2 Agosto 2009

Comunicato stampa - Bureau d’informazione - Partito Comunista delle Filippine

“Siamo davanti al caso in cui il burattino incontra il suo burattinaio, il primo che chiede disperatamente a quest’ultimo di rinnovare ancora i suoi fili rovinati, affinché il suo orripilante spettacolo di burattini vada avanti” ha detto il portavoce Dyomabuk Kadyawan del Comando Antonio Nerio Antao del Nuovo Esercito del Popolo (ANAC-NPA Front 15), descrivendo l’incontro di Gloria Maria Arroyo con il presidente americano Barack Obama all’inizio di questa settimana.

La Arroyo, continua Kadyawan, ancora una volta, nel suo fare civettuolo unico, si è presentata ad Obama come uno dei migliori, se non il migliore, cane da guarda degli USA in questa parte del Sud-Est asiatico.

Oltre e al di là dei discorsi sui modi per sconfiggere il terrorismo, frenare la crisi finanziaria mondiale, e mendicare più aiuti, l’atteggiamento della Arroyo come miglior cane da guardia che qualsiasi super-potenza può comprare è una danza ben coreografata per il suo piano di rimanere avvinghiata al potere.

“Arroyo è nella fase in cui farà qualsiasi cosa adesso per convincere la Casa Bianca a tenerle ben stretto attorno al collo il guinzaglio” ha fatto notare Kadyawan.

Kadyawan ha continuato dicendo, “Per attirare il padrone e riuscire a mantenere il posto, sacrificherà il patrimonio nazionale in nome di un falso sviluppo e della totale proprietà estera attraverso cambiamenti nella carta costituzionale”.

In altre parole, nei suoi colloqui con Obama, le ha ancora una volta venduto il nostro popolo all’interesse imperiale degli Stati Uniti, naturalmente ancor più per la delizia dei capitalisti affamati di profitto che stanno ancora annaspando per l’impatto della recente recessione finanziaria e stanno cercando disperatamente una via d’uscita.

Non differentemente dai suoi predecessori, Arroyo è stata di nuovo la guida entusiasta che assume il ruolo di uno zar armato, macho anti-terrorista, di questa parte dell’Asia, promettendo il supporto militare filippino alle forze Usa, specialmente adesso che la guerra globale contro il terrorismo potrebbe spostarsi dal Medio Oriente alla Corea del Nord.

Questa danza anti-terrorismo continua, naturalmente, fino a quando arrivano gli aiuti, sia come tesoro per freschi arsenali militari che come grassa fonte di corruzione.

“A parte vantarsi di aver messo fine agli estremisti che hanno legami con Al Qaeda nel paese (cosa che sembra proprio non accadrà a breve),” Kadyawan ha detto “Lei, sono certo, ha riferito di successi e fatto scenari fantastici sulla sconfitta finale del quarantennale movimento comunista, per la gioia di Obama”.

Ma Kadyawan ha smentito tutto questo sostenendo che il Nuovo Esercito del Popolo, che è sotto la direzione assoluta del Partito Comunista delle Filippine, è deciso a vincere questa rivoluzione tramite offensive tattiche intensificate e un movimento popolare di vasta portata, frustrando sia Arroyo che Obama.

Non ci possono frenare, concluse Kadyawan, perché il CPP-NPA-NDF (Partito Comunista delle Filippine - Nuovo Esercito del Popolo - Nuovo Fronte Democratico) è più forte che mai e le condizioni locali e internazionali sono favorevoli per il raggiungimento di una importante vittoria rivoluzionaria!”

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I territori di guerriglia del Nuovo Esercito del Popolo a Davao city sono aree ad alto rischio per le TFD-AFP (Task Force Davao - Forze Armate delle Filippine).

30 Luglio 2009

Le recenti perdite della decima divisione di fanteria- AFP nel distretto di Paquibato, Davao city, indicano che i territori di guerriglia del Nuovo Esercito del Popolo sono certamente aree ad alto rischio per le loro unità operative, particolarmente questa Task Force Davao (TFD) and CAFGU.

Quando avviene che possono essere colpite le truppe, le attrezzature e le strutture delle AFP e PNP che si trovano nei centri municipali, provinciali e cittadini, e sono state infatti colpite dalle offensive tattiche del Nuovo Esercito del Popolo, tanto più quando le truppe da combattimento nemiche  fanno incursioni in profondità all’interno dei territori di guerriglia. E certamente il rischio per il nemico cresce quando si addentra in un territorio vasto, aspro e non familiare, favorevole alla guerra di guerriglia, e affronta le masse popolari che si sollevano contro gli abusi dei diritti umani, lo sfruttamento economico e l’oppressione politica che l’AFP rappresenta molto chiaramente. E quando l’esercito del popolo è determinato a raggiungere i suoi obiettivi di guerra contro un sistema dominante già marcio fino al midollo, il M/Gen. Reynaldo Mapagu e il Col. Oscar Lactao finiranno come quelli che sono venuti e andati prima di loro, stile missione fallita e frustrata.

Un’offensiva tattica contro le truppe armate regolari – che viaggiano su un veicolo militare - di un’unità combattente dell’AFP dislocata nell’area per continuare l’applicazione dell’operazione Oplan Bantay Laya del tanto disprezzato terzo battaglione delle forze speciali è, senza dubbio, una legittima operazione militare.

L’uso da parte del Nuovo Esercito del Popolo di esplosivi azionati a distanza durante le imboscate non viola il Trattato sulla messa al bando delle Mine/Trattato di Ottawa, dato che queste non sono mine del tipo azionate a pressione che non distinguono tra obiettivi militari e civili. Quello che costituisce sfacciatamente una palese violazione dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali è la politica del regime Arroyo fatta di esecuzioni sommarie, rapimenti, sparizioni forzate e torture che gli hanno dato notorietà internazionale.

(SGD) Ka Parago - Ufficio Comando - 1st Compagnia Pulang Bagani - Comando Merardo Arce - Comando regionale operazioni Mindanao Meridionale - Nuovo Esercito del Popolo

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Gli operai devono guidare la lotta del popolo filippino
Editoriale
May 7, 2009 Ang Bayan


Quanto più a lungo persiste e quanto più si approfondisce, tanto più la crisi mondale capitalistica sfocia in povertà e distruzione senza precedenti per la classe operaia, le masse operai e tutto il popolo. Dall’altro lato,
essa crea condizioni più favorevoli per la mobilitazione e la rivolta delle masse. In mezzo a questa crisi diventa sempre più chiara per il popolo la necessità di seguire la via della lotta militante per proteggere la
sicurezza degli oppressi e degli sfruttati e agire per mettere fine al sistema che li ha condannate a vivere di povertà e sofferenze.

La classe operaia attualmente si trova davanti a terribili sfide. C’è una necessità urgente per il proletariato di adempiere ai propri compiti per combattere per i propri interessi di classe e propagandare e far avanzare il
movimento rivoluzionario verso un nuovo e più alto livello.

La classe operaia è la classe più avanzata mai creata dalla storia. Il popolo ripone le proprie speranze su di essa per la guida e l’avanzamento della rivoluzione sociale. Essa impiega l’ideologia del marxismo leninismo
che serve come avanzata guida scientifica e pratica per l’analisi e le azioni. È dovere della classe operaia e del suo partito risvegliare e guidare il popolo filippino, unire le masse e prendere la testa nell’avanzamento e intensificazione della loro lotta rivoluzionaria.

La classe operaia deve essere capace di affrontare le tremende sfide storiche poste dall’attuale crisi senza precedenti. Ciò può essere fatto costruendo assiduamente il partito tra i suoi ranghi. Con un partito forte
al suo centro, la classe operaia può continuamente e in maniera determinata avanzare in tutti i campi della lotta.

La classe operaia deve in maniera massiccia, con tutto il cuore e in modo solido agire contro il regime USA-Arroyo e tutto il putrido sistema e far avanzare la lotta come anche i diritti e gli interessi del popolo sulle
proprie gambe. Dal punto di vista storico, la classe operaia è stata capace di ottenere vittorie solo attraverso la lotta cosciente organizzata, determinata, temeraria e inflessibile.

Più che mai, adesso è tempo di pretendere a gran voce un aumento di 125 pesos [circa 2 euro] nel salario giornaliero che risuoni in tutta la nazione. Dobbiamo elevare il livello di determinazione e perseveranza dei
lavoratori a fare resistenza facendo risuonare questa richiesta in enormi e ininterrotte mobilitazioni di massa per le strade e altri luoghi della lotta collettiva. Senza queste mobilitazioni, le masse di operai e lavoratrici non otterranno niente.

La lotta per salari più alti deve avanzare in maniera determinata tra le masse di operai insieme con la lotta per altre necessità urgenti delle masse lavoratrici: una vera riforma agraria; abbassamento dei prezzi del petrolio e altri beni fondamentali; lavoro per i disoccupati; case per i senzatetto e l'arresto della demolizione delle case dei poveri delle città; l’abrogazione delle pesanti tasse; e servizi sociali per i poveri e gli indigenti. La lotta per ottenere queste cose deve legarsi alla lotta per i diritti democratici del popolo e per la fine del regime USA-Arroyo e i suoi piani per rimanere al potere.

I sindacati degli operai devono essere organizzati diligentemente per far avanzare in modo determinante i loro diritti economici e altri diritti. Anche se i sindacati agiscono tenacemente per far avanzare le loro lotte
nelle fabbriche o nelle aziende, devono allo stesso modo perseverare nella mobilitazione degli operai per le lotte politiche, che sono importanti per la loro classe, le altre masse lavoratici e tutto il popolo.

I sindacati devono addestrare massicciamente i loro membri ad essere attivi nel promuovere e mobilitare il lavoro all’interno e fuori dalle fabbriche. Ciò allo stesso modo implica fare alleanze con altri settori democratici, il più importante dei quali è l’alleanza di base tra operai e contadini, e far avanzare gli interessi e le lotte dei contadini.

Più di tutto i sindacati devono servire come contributo organizzato all’avanzamento della rivoluzione proletaria. I sindacati degli operai devono essere trasformati in sindacati rivoluzionari. La chiave per
raggiungere questo è trasformare i sindacati in una scuola per l’educazione politica e rivoluzionaria degli operai. I sindacati devono andare fino in fondo nello studio del marxismo-leninismo-maoismo e la linea politica del Partito Comunista delle Filippine, applicandoli ai loro programmi generali e
alle attività quotidiane.

È estremamente importante mobilitare gli operai organizzati e tutti i sindacati rivoluzionari affinché diano ampio sostegno clandestino alla rivoluzione armata. Ciò in parte comprende la fornitura di sostegno
materiale all’esercito popolare e ai partigiani dell’esercito popolare che si trovano nelle aree urbane per missioni particolari.

Il più alto livello di sostegno che possono dare alla rivoluzione armata è di andare nelle campagne in massa per unirsi al NEP e partecipare alla lotta armata. Migliaia di nuovi combattenti rossi provenienti dalle file degli
operai sono necessari al NEP ogni anno per aiutare l’espansione e il consolidamento dei fronti e delle basi della guerriglia nelle campagne e far avanzare la guerra popolare.

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Comunicato stampa

Ufficio informazioni

Partito Comunista delle Filippine

Il PCF denuncia l’“accordo” Obama-Arroyo per mantenere il VFA

16 marzo 2009

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) oggi ha denunciato il presidente USA Barack Obama e Gloria Arroyo per aver creato un “accordo” per telefono questo fine settimana per portare avanti il Visiting Forces Agreement (VFA) [Accordo sulle Forze in Visita] tra l’intensa critica contro di esso e ampi appelli per la sua abrogazione.

Il PCF ha notato quanto siano diventati euforici gli impiegati del palazzo del governo per la breve telefonata che il presidente fantoccio infine ha ricevuto dal suo nuovo padrone imperialista. “Obama, comunque, non stava in realtà rispondendo ad una chiamata da tanto attesa, ma ha solo fatto il gesto di una chiamata per costringere il traballante presidente fantoccio all’accordo a non toccare affatto il VFA, o altro…” ha detto il PCF.

“Obama ha persuaso la Arroyo a far la promessa di non abrogare il VFA di fronte ad appelli ampi da parte del popolo filippino per la sua immediata abolizione”, ha affermato il PCF in una dichiarazione rilasciata oggi dal suo ufficio informazioni. “I filippini vogliono mettere fine al VFA per la sua chiara non reciprocità e unilateralità, la sua incoerenza verso la sovranità delle Filippine e la sua ingiustizia per le vittime dei crimini e degli abusi filippini da parte del personale militare USA nel paese.”

“Il popolo filippino è furioso per come vengono usati il VFA e il suo precedente collegato segreto VFA-2 da parte degli USA laddove prevede il rifiuto da parte del sistema penale filippino di tenere in custodia personale militare USA condannato per lo stupro di una filippina al Subic Freeport nel 2007.”

“Ovviamente, il programma filippino di Obama va oltre il VFA. Obama cerca di perpetuare la permanente presenza militare nelle Filippine, il suo interventismo militare nella locale guerra civile e il suo continuo uso del paese come base per il dominio militare e fronte per la sua continua guerra del terrore nella regione dell’Asia Pacifico”, ha aggiunto il PCF 

“Nonostante la sua apparente retorica anti Bush, il programma politico estero di Obama non si mostra per nulla differente dalla cosiddetta politica di “guerra al terrorismo” del regime di Bush, ha detto il PCF. “Come ci si aspettava, Obama continua a lavorare all’interno del quadro dell’egemonismo imperialista USA e la sua guerra di aggressione, interventismo militare, guerre “per procura”  e diplomazia del braccio di ferro contro le forze patriottiche, i movimenti e i governi antimperialisti che difendono la propria sovranità nazionale”, ha detto il PCF.

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Il PCF condanna le esercitazioni militari congiunte USA-Filippine

Il Partito Comunista delle Filippine condanna gli USA e il suo regime fantoccio per le esercitazioni militari congiunte USA-Filippine che si terranno per 25 giorni a cominciare dal 26 gennaio al Campo Peralta a Jamindan, Capiz, nell’isola di Panay. Chiamate “Balance Piston 09-1” le esercitazioni militari sono uno strumento degli USA che viola la sovranità delle Filippine e tiene al guinzaglio stretto le forze armate filippine.

Nell’addestramento delle truppe fantoccio per l’interoperabilità con le sue forze armate e fornendo materiale all’esercito fantoccio l’esercito USA mira a costruire la via per aumentare l’intervento nel locale conflitto armato. Attraverso la sua dottrina militare, consiglieri, addestratori, intelligence e sostegno di armi gli USA hanno diretto e rinforzato la guerra e le campagne controrivoluzionarie locali, mano nella mano con le sue politiche tese a dissuadere e mettere fine ai formali negoziati di pace tra il suo regime fantoccio e le locali forze armate rivoluzionarie.

La campagna “controrivoluzionaria” Oplan Bantay Laya organizzata dagli USA è diventata il mezzo principale del regime Arroyo per portare avanti una campagna brutale, antipopolare di repressione non solo nelle aree del movimento rivoluzionario armato nelle campagne ma anche nell'arena parlamentare aperta e legale delle lotte di massa democratiche e patriottiche.

Il PCF condanna le pianificate esercitazioni che vengono portate avanti in totale disprezzo del popolo Tumanduk. Sin dal tempo del padre di Gloria Arroyo, il governo fantoccio e le sue forze armate hanno violato i diritti ancestrali del popolo Tumanduk su più di 33.000 ettari che sono stati loro tolti dalle forze armate per costruirvi il secondo più grande campo militare del paese, e il più grande su terra indigena. Il decreto presidenziale n. 67 di Diosdado Macapagal nel 1962 ha dichiarato l’area come riserva militare.

Tenendo le esercitazioni militari congiunte nel Campo Peralta, l’esercito USA sta spargendo sale sulle ferite collettive del popolo Tumanduk che è stato continuamente soggetto al terrore fascista e agli abusi dell’esercito fantoccio. A parte essere state costrette allo spossessamento forzato, le comunità Tumanduk che stanno attorno al campo militare sono costantemente razziate dall’esercito fantoccio, i loro residenti soggetti alle atrocità militari, le loro case bruciate, i loro animali e  prodotti della fattoria rubati. Coloro che continuano a coltivare la propria terra nell’area vengono bastonati e  arrestati. Coloro che protestano contro il furto di terra dei militari sono stati sempre trattati con violenza.

Le prossime esercitazioni di guerra a Capiz come quelle previste di Balikatan a Bicol per il prossimo aprile sono il segnale dell’aumento dell’intervento militare USA e del diretto coinvolgimento delle truppe USA nella guerra controrivoluzionaria delle forze armate filippine contro il Nuovo Esercito del Popolo (NPA). Le attuali esercitazioni militari congiunte vengono condotte in queste aree per preparare il terreno affinché gli USA abbiamo maggior accesso alle aree di operazioni del NEP e perciò di essere capaci di ottenere più informazioni sul campo e partecipare sempre più alle operazioni dirette e indirette dell’intelligence, al combattimento e altre operazioni militari contro le forze rivoluzionarie.

Il PCF fa appello al popolo filippino e alle sue forze rivoluzionarie a denunciare e opporsi a Balance Piston 09-1 e alle esercitazioni Balikatan di Bicol. Il PCF impegna le unità del NEP, in particolare quelle di Bicol e Panay, ad intensificare le offensive tattiche nelle loro rispettive aree di operazioni facendosi beffe delle esercitazioni militari congiunte USA-Filippine e ad evitare che le truppe USA rafforzino la loro presenza in queste aree.

Partito Comunista delle Filippine

January 25, 2009

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Tregua unilaterale di cinque giorni del PCF per le feste e l'anniversario

 

Cinque giorni di tregua unilaterale per unirsi alle tradizioni popolari e per celebrare il 40° anniversario del Partito Comunista delle Filippine

 

Partito Comunista delle Filippine

19 dicembre 2008

 

Il Comitato Centrale del PCF ha dato istruzioni al Nuovo Esercito del Popolo (NEP) di mettere in atto un cessate il fuoco unilaterale per il 24-26 dicembre e dal 31 dicembre al 1 gennaio 2009 in unità con le tradizionali festive del popolo filippino.

 

Ciò servirà anche a permettere le riunioni di massa nei più di cento fronti di guerriglia del paese per celebrare il 40° anniversario della fondazione del PCF il 26 dicembre. Diverse centinaia di migliaia di contadini, delegazioni di organizzazioni di operai e altre organizzazioni con base nelle città e altri settori e sostenitori e amici del movimento rivoluzionario democratico nazionale sono attesi per le grandi celebrazioni dell’anniversario dei prossimi giorni. Alcune più modeste celebrazioni si terranno anche in luoghi segreti delle aree urbane.

 

Anche se le esercitazioni del NEP rallenteranno le operazioni offensive, ogni unità, ogni ufficiale e combattente rosso deve comunque tenere alta la vigilanza contro gli attesi tradimenti e la slealtà del regime USA-Arroyo e le sue truppe armate fasciste. Durante il periodo di tregua unilaterale, tutte le unità del NEP devono stare in assetto di difesa, monitorare strettamente i movimenti e le manovre delle forze armate filippine e contrastare con decisione ogni offensiva nemica e atti di slealtà.

 

Il popolo e le sue forze rivoluzionarie non hanno alcuna fiducia nelle dichiarazioni della Arroyo di sospensione delle attività militari durante le feste. Come in passato, queste dichiarazioni del Palazzo servono solo a camuffare le operazioni delle sue forze armate tese a monitorare i movimenti delle masse e delle loro forze rivoluzionarie nelle aree in cui si trovano per riunirsi nelle assemblee per le celebrazioni dell’anniversario del PCF.

 

Il generale delle Forze Armate Alexander Yano ha effettivamente dato un ampio margine alle unità delle Forze Armate per la SOMO (sospensione delle operazioni militari) dicendo che le operazioni militari delle unità delle FA nel campo durante il periodo SOMO dipenderanno “dai commandi e dalla minaccia nelle aree di responsabilità”. Il suo personale dirigente d’affari Col. Ernesto Torres ha detto apertamente che le unità delle FA “manterranno pattuglie di sicurezza e raccolta di informazioni perfino durante il periodo SOMO”.

 

Il PCF non si aspetta nessuna diminuzione degli enormi abusi militari delle FA e selvaggi attacchi armati contro civili inermi nel corso della sua guerra del terrore che ha colpito principalmente la base di massa del movimento rivoluzionario armato e i partiti e le organizzazioni di massa democratici legali.

 

L’intensificata campagna del regime USA-Arroyo di esecuzioni sommarie e offensive “legali” contro le organizzazioni di massa democratiche continuano a fare vittime tra gli attivisti inermi nell’arena legale, democratica, compreso centinaia di attivisti uccisi recentemente e perseguitati nelle regioni meridionali di Tagalog e Mindanao.

 

In mezzo alle crescenti offensive e ai tentativi controrivoluzionari del regime USA-Arroyo di prolungare il suo dominio attraverso le sue sporche manovre per cambiare la costituzione o possibilmente una imposizione di alcune forme di leggi marziali, le forze armate rivoluzionarie devono aumentare le offensive tattiche per indebolire e accelerare la caduta dell’ampiamente disprezzato, regime dominante affamatore.

 

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Vittoriose offensive tattiche del Nuovo Esercito del Popolo a Caraga

 

L’11 dicembre il NEP ha teso una vincente imboscata al 36° Battaglione di Fanteria che opera nell’area di taglio e trasporto di legname di Diatagon, Lianga, Surigao del Sud. Il NEP ha confiscato un fucile M16 e 5 zaini militari. Secondo resoconti ancora non confermati, 5 militari del 36°BF sono stati uccisi mentre molti altri sono stati feriti. Questi non comprendono le vittime negate dagli ufficiali delle Forze Armate Filippine.

 

L’unità sconfitta del 36° BF fa parte delle forze responsabili dell’uccisione di civili innocenti a Bislig City, Bunawan e Rosario nell’Agusan del Sud. Il 36° battaglione di fanteria è in connivenza con alcuni ufficiali del LGU (local government units) e DENR (Department of Environment and Natural Resources) e trafficanti illegali di legna e sono responsabili dell’impoverimento delle foreste di dipterocarp nel Forest Research Institute e del bacino imbrifero dell’area Bislig-Tagbina-Hinatuan.

 

Lo scorso 2 dicembre il NEP del Fronte 19 ha anch’esso teso un’imboscata riuscita agli ufficiali di addestramento dell’esercito filippino insieme ad altri elementi del 36° battaglione. Il NEP ha confiscato quattro (4) M16 e un (1) M14, compreso un computer portatile di un ufficiale dell’esercito. In questa imboscata, 6 militari sono stati uccisi e 4 feriti tra le truppe nemiche. Nessun caduto dalla parte del NEP.

 

Lo scorso 10 dicembre, tiratori del Fronte 19 hanno colpito un’altra unità delle FAF che faceva parte delle truppe che portano avanti operazioni militari nell’area montagnosa di Lianga. A causa della serie di offensive tattiche riuscite dl NEP a Lianga, la 401a brigata con base a St. Christine, Lianga, Surigao del sud, ha limitato l’ingresso e l’uscita di civili e dei rifornimenti alimentari delle comunità montane a Lianga e San Agustin. Diversi civili sono stati arrestati e indagati. Un certo numero di famiglie di contadini sono stati costretti ad andare via.

 

Il NEP ha anche lanciato un’offensiva tattica in altre parti di Caraga.

 

Il 9 dicembre scorso, 2008, una unità del NEP nel Fronte 16 ha disarmato il vigilante abusivo del lago per l’allevamento di pesci di proprietà da Dy Ty Ban e le famiglie Libarios nei villaggi Canaga, Malimono, Surigao del Nord. Il NEP ha confiscato una pistola ma non è stato in grado di recuperare armi di grosso calibro a causa dell’assenza delle altre guardie di sicurezza.

 

Il 14 dicembre, 2008, è stata lanciata un’altra operazione dal NEP sul Fronte 14 nei distaccamenti del 23° battaglione-CAA (Civilian Auxiliary Army) a Sityo Masabong, villaggio di Bayugan3, Bunawan, Agusan del sud, ferendo un membro del CAA.

 

La mattina presto del 15 dicembre 2008, il NEP ha attaccato un’unità del 58° battaglione di fanteria e SCAA (Special CAA) che stavano mettendo in sicurezza i macchinari del SUDECOR (Surigao Development Corporation) nelle aree montagnose di Carmen-Lanuza, Surigao del Sud. I soldati reazionari non son stati capaci di fare niente mentre il NEP bruciava le pesanti attrezzature del SUDECOR. Questa azione del NEP mirava a prevenire la continuazione della deforestazione da parte di SUDECOR di Surigao del Sud; fermare gli abusi dei soldati mercenari del 58° battaglione di fanteria e SCAA contro i contadini dell’area; e fermare l’ingiusto trattamento dei suoi operai.

 

Ancora una volta, queste offensive tattiche delle unità del NEP sotto il comando Pulang Diwata prova l’incapacità del piano fascista Oplan Bantay Laya 2 e del regime Usa-Arroyo nel fermare le offensive tattiche del NEP. Di fronte al piano del regime OBL2, la base di massa del movimento rivoluzionario è cresciuta e si è consolidata sotto la direzione del Partito Comunista delle Filippine. La rivoluzione agraria è stata lanciata e ne beneficiano centinaia di migliaia di persone a Caraga. Queste vittorie sono il nostro contributo alla celebrazione del 40° anniversario della ricostruzione del Partito Comunista delle Filippine questo prossimo 26 dicembre.

 

Ka Maria Malaya

Portavoce NDF-North-Eastern Mindanao Region

December 16, 2008

 

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Continua la campagna contro i combustibili biologici da parte dell’esercito rosso

Stralci da un comunicato del
New People's Army-Southeastern Negros
October 28, 2008


Il Nuovo Esercito del Popolo applicherà sempre più misure preventive contro le multinazionali private dell’agrobusiness come la Tamlang Valley Agricultural Development Corporation (TVADC) [Società per lo sviluppo
agricolo della Valle di Tamlang] per aver peggiorato il problema dell’approvvigionamento alimentare e aver causato numerosi abusi militari nella parte sudorientale di Negros.
… Il governo democratico popolare che ha la sua base nelle campagne ha chiesto ad una squadra del Nuovo Esercito del Popolo il 3 ottobre scorso di confiscare e bruciare due trattori della TVADC nel sito di Tamlang,
villaggio di Talalak, nella città di Santa Catalina. Nessuno è stato ferito durante l’azione.
È stata la seconda di questo tipo di operazioni in tanti mesi da parte dell’esercito rosso per proteggere i contadini delle regioni montuose dalla compagnia pericolosa e invadente in comproprietà della famiglia dell’ex
deputato Herminio Teves e i loro partner d’affari coreani.

Il 9 settembre scorso, un’altra squadra del NEP ha catturato e bruciato tre trattori di proprietà della stessa compagnie nel sito di Cuadra, villaggio di Mantikil, nella città di s.ta Catalina.
Le azioni punitive del NEP servono a bloccare l’estesa coltivazione di jathropa e cassava all’interno e attorno all’ampio confine tra i villaggi di Santa Catalina-Siaton-Valencia-Pamplona del Negros Orientale conosciuta come Valle di Tamlang.
E azioni punitive armate contro la 302ma brigata per aver dato protezione e aver perfino colluso con TVADC nel costringere i contadini a piantare jathropa e cassava, invece delle tradizionali piante alimentari come il riso
e il frumento delle terre alte.
I mercenari delle Forze Armate Filippine sono diventati i più visibili “uomini erranti” della campagna per il biocombustibile a protezione della compagnia dell’agro-business e la famiglia Teves nel Negros sudorientale.
Tutto questo è sfociato in numerosi atti di abusi dei diritti umani, compreso la sparizione forzata di alcuni contadini come Flaviano Arante e Reynold Yanoc, entrambi residenti nel villaggio di Talalak, città di S.ta Catalina, che sono spariti sin dagli inizi dell’anno e che si teme non si possano salvare.

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Turchia

 

Liberare Mehmet Comut!
 

Confederazione dei lavoratori turchi in Europa
03 November 2008


Un altro caso di pratiche inumane e provocatorie sui rifugiati politici da parte del sistema legislativo tedesco!

Il 24 ottobre, la polizia tedesca ha arrestato Mehmet Comut mentre era in visita alla sua famiglia a Freiburg. Il suo arresto è avvenuto inseguito aduna richiesta di estradizioni da parte delle autorità turche.

In precedenza Memet Comut ha trascorso molti anni nelle prigioni della Turchia ed è stato processato per il caso del TKP/ML. Dopo il massacro nelle carceri del 19 dicembre 2000 imposto dalla Repubblica della Turchia, Comut iniziò uno sciopero della fame fino alla morte ed è stato in seguito rilasciato sulla parola a causa delle sue serie condizioni di salute. Poiché Comut non ha avuto l’opportunità di vivere liberamente e recuperare le sue condizioni di salute è andato in Francia per cercare rifugio ed ha vissuto lì per gli ultimi cinque anni. Sta ancora aspettando una decisione rispetto al suo status di rifugiato da parte dell’autorità statale francese ed è in possesso solo di un documento di residenza temporanea.

Le autorità tedesche, che non prestano attenzione ai diritti legali dei rifugiati, fin dal 24 ottobre tengono Mehmet Comut in prigione per una “indagine” a causa della “richiesta di estradizione della Turchia”. Mehmet Comut è stato informato che rimarrà in prigione fino a quando il tribunale di Karlsruhe pronunci un verdetto rispetto alla richiesta della Turchia. Ma, Mehmet Comut, senza alcun indugio avrebbe dovuto essere liberato per tornare in Francia secondo il suo status legale e le leggi attuali. Altrimenti ciò significa una chiara violazione delle clausole internazionali approvate dalla Convenzione di Ginevra rispetto ai diritti umani.

Chiediamo l’immediato rilascio di Mehmet Comut e una risposta positiva alla sua richiesta di status di rifugiato. Facciamo appello a tutte le organizzazioni e agli individui progressisti e democratici a solidarizzare con Mehmet Comut. Invitiamo tutti i gruppi e individui sensibili a rispondere attivamente alle pratiche antidemocratiche verso i rifugiati politici in tutta l’Unione Europea.

- Ancora una volta condanniamo l’atteggiamento antidemocratico e provocatorio delle autorità tedesche!
- Gli attacchi ai rifugiati politici sono attacchi ai diritti umani!
- Fermare il terrorismo contro i rifugiati politici con la scusa dell’estradizione!
- Rilasciare immediatamente Mehmet Comut! Libertà per tutti i prigionieri politici!

Consiglio Generale ATIK
 

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Ringraziamento di Önder Dolutas alla comunità internazionale

Pubblicato l’11 ottobre 2008

“Sono stato rilasciato ieri, 8 ottobre, dalla prigione di JVA Rohbach, dove sono stato rinchiuso illegalmente dal 23 maggio del 2008 a causa di un procedimento di estradizione. Sono stato derubato del mio fondamentale diritto umano alla libertà per 4 mesi e mezzo, fino a quando questo procedimento alla fine a mio favore si è potuto chiudere. Questo tentativo di estradizione contro di me è stata fatto come conseguenza di una volontà politica delle autorità giudiziarie tedesche. 

Con questo esempio è stata creata, attraverso un rigoroso disprezzo perfino delle stesse leggi internazionali per i rifugiati sottoscritte dalla BRD, una nuova norma del non diritto.

L’ironia in questo processo è che io sono stato arrestato a causa di una richiesta dello stato turco, sulla stessa base sulla quale in Gran Bretagna mi è stato concesso per alcuni anni lo status di rifugiato e in seguito perfino mi è stata concessa la cittadinanza.

Negli ultimi anni queste cose le abbiamo vissute spesso, e siamo stati testimoni di queste ingiustizie, per cui diversi rifugiati dalla Turchia sulla stessa base arrestati ingiustamente, sono stati privati dei loro diritti e di nuovo rilasciati. Pochi di noi purtroppo sono sfuggiti alla tortura dello Stato. Con questa politica le autorità tedesche e altre degli stati dell’Unione Europea, di restringere la politica sui migranti e i rifugiati. Questi esempi non sono affatto più casi eccezionali. In effetti si tratta di un chiaro segno di una politica organizzata e sistematica dell’UE, che con questo ha preso di mira i diritti umani fondamentali, riconosciuti con la Convenzione di Ginevra del 1951, e che vuole concretamente e praticamente disconoscere. Oggi credo ancora più fermamente che questa politica antidemocratica di coloro che dominano la società, potrebbe essere ostacolata solo attraverso l’opposizione organizzata e unitaria.

In questo senso, io vorrei ringraziare di cuore da questo luogo tutte le organizzazioni e le singole persone, che in questo difficile momento si sono impegnati in una continua solidarietà.

Viva la solidarietà internazionale!

Önder Dolutas

9.Oktober 2008, Frankfurt

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Bhutan

 

I butanesi espulsi tornano a Mao – e alle armi

Don Duncan, Correspondent

January 28. 2009

Thimphu

Le roccaforti appollaiate sugli strapiombi che punteggiano questo perimetro montagnoso della nazione himalaiana sono testimoni di un lungo sforzo teso a tenere fuori gli stranieri. Ma negli anni ’80, il Bhutan, una piccola nazione buddista di appena 600.000 abitanti, schiacciati tra Cina e India, si è ritrovata con quello che viene considerato un problema straniero.

La popolazione di minoranza del Bhutan di etnia nepalese è cresciuta fino a rappresentare un terzo del regno, facendo sì che l’ex re, Jigme Singye Wangchuck, si decidesse a lanciare una politica chiamata “una nazione, un popolo”, una campagna che ha strappato a molti di etnia nepalese la cittadinanza butanese che avevano acquisito, e che ha anche privato di diritti coloro che erano illegali. Secondo il Dipartimento di Stato USA e diverse ONG per i diritti umani, la campagna si è conclusa con l’espulsione di 105.000 butanesi di etnia nepalese, con l’aggiunta di pestaggi, torture e uccisioni perpetrati dall’Esercito Reale del Bhutan alla fine degli anni ’80 e agli inizi degli anni ’90.

“Siamo andati via perché eravamo spaventati che ci avrebbero imprigionati, ci avrebbero picchiati, che io potessi essere stuprata”, ha detto Matima Moktan, 41 anni, che è andata in Nepal nel 1991 e adesso vive in una capanna a cannicciata ricoperta di fango con i suoi tre bambini e il marito nel campo Beldangi I, uno dei sette campi per rifugiati sparpagliati tra le pianure del Nepal orientale.

Questi sono i campi dove sono finiti coloro che sono stati espulsi dal Bhutan. Intrappolati in un limbo politico, da qualche parte ai margini remoti dell’agenda diplomatica del Bhutan, Nepal e India, un certo numero di questi rifugiati ha formato organizzazioni militanti che stanno acquisendo forza e abilità e che potrebbe presto diventare un significativo problema di sicurezza per il Bhutan mentre fa i suoi primi traballanti passi verso la democrazia.

Lo scorso anno, il Bhutan è diventato la democrazia più giovane del mondo, due anni dopo che il re Jigma Singye Wangchuck ha abdicato in favore di suo figlio, mettendo fine a circa un secolo di governo autocratico. Mentre Jigme Khesar Namgyel Wangchuck, 28 anni, veniva incoronato quinto re del Bhutan, a novembre, il sistema politico del paese è stato completamente rinnovato da un governo democraticamente eletto e una nuova costituzione. Il re del Bhutan è adesso il capo di stato di una monarchia costituzionale.

Mentre il quarto re abdicava in Bhutan, una guerra civile lunga dieci anni tra le forze di sicurezza e i rivoluzionari maoisti arrivava alla fine in Nepal. Il successo dei rivoluzionari maoisti nepalesi ha ispirato i rifugiati di questi campi, alcuni dei quali hanno cominciato ad organizzarsi in gruppi militanti radicali negli ultimi otto anni. I rifugiati dicono di non ricevere alcun sostegno dai maoisti, ma la loro affinità ideologica è evidente nei nomi dei gruppi: il Partito Comunista del Bhutan, le Forze Tigri [Tiger Forces], il Fronte Unito Rivoluzionario del Bhutan e l’Esercito Unito di Liberazione dei Rifugiati. Popolati di giovani uomini e donne reclutati dai campi, questi gruppi hanno l’intenzione di riconquistarsi il ritorno in Bhutan – con le armi se necessario.

“Stiamo preparando una guerra popolare di lunga durata” ha detto un leader di 27 anni del Partito comunista del Bhutan che porta il nome di battaglia Compagno Umesh. Aveva nove anni quando la sua famiglia è stata costretta ad uscire dal Bhutan meridionale, e sebbene abbia trascorso la maggior parte della sua vita in esilio in questi campi, dice che la sua memoria del Bhutan è chiara come il cristallo e sta alimentando la sua spinta al ritorno.

“Come ogni lotta maoista nel mondo, noi usiamo armi fatte in casa, esplosivi per imboscate. Dopo un certo punto, faremo progressi verso la guerra ad alta tecnologia”, ha detto.

Per adesso, la loro militanza segnata dalla povertà è fatta di pistole di seconda mano, coltelli ed esplosivi fatti in casa completata con un miscuglio di ideologia marxista leninista maoista. Passare all’“alta tecnologia” significa l’acquisizione, e l’addestramento, con fucili automatici, pistole automatiche, esplosivi potenti e sofisticati detonatori – fino ad ora non alla portata di questa rivolta.

Ma fonti di intelligence indiane dicono che ciò potrebbe cambiare presto. Secondo queste fonti, i gruppi militanti dei rifugiati di recente hanno stabilito alleanze con gruppi separatisti indiani negli stati del Sikkim e Assam, più forti e con più esperienza, che si trovano tra il Nepal e il Bhutan. Gruppi come il National Democratic Front of Bodoland e lo United Liberation Front of Asom sono stati attivi sin dai primi anni ’80 e sono molto più forti e militarmente più avanzati dei gruppi rivoluzionari dei rifugiati.

“Con queste alleanze i militanti rifugiati butanesi possono imparare come costruire bombe più potenti, come acquisire armamenti superiori e come combattere più efficacemente”, ha detto un ufficiale dell’intelligence indiana, che ha parlato in condizioni di anonimato perché non autorizzato a discutere di intelligence con i media. La fonte monitora questo irrequieto angolo dell’India, riferendo poi a Nuova Delhi. “Questo è ciò di cui il Bhutan farebbe bene a preoccuparsi”, ha detto.

Ma anche con la loro attuale bassa tecnologia, questi militanti sono riusciti a produrre un effetto all’interno del Bhutan. Il compagno Umesh e i suoi quadri passano frequentemente in Bhutan attraverso la spessa giungla che sta a cavallo dei suoi porosi confini con l’India. I militanti si incontrano nella giungla, con i loro zaini carichi di esplosivi, coltelli, pistole e letteratura comunista. Frequenti articoli nelle pagine dei giornali del Bhutan riportano gli arresti di militanti, e il tentativo di fermare le loro campagne offrono uno sguardo parziale in questo mondo delle operazioni guerrigliere. Lo scorso febbraio, un intero campo di addestramento messo in piedi dai militanti è stato scoperto dall’Esercito Reale del Bhutan nelle giungle meridionali, secondo il giornale nazionale Kuensel. Il campo ospitava 20 militanti, 14 dei quali sono scappati e sei sono stati arrestati con una pistola, quattro fucili, quattro granate e coltelli, così riportava il giornale.

“Se tutto quello che abbiamo da mostrare fossero le nostre armi, non andremmo molto lontano”, dice il compagno Umesh. “Per questo teniamo anche dei corsi in Bhutan: leggiamo, insegniamo la nostra ideologia e addestriamo quadri negli esplosivi e nel combattimento di guerriglia. Stiamo preparando il terreno in Bhutan sia ideologicamente che militarmente.”

“Io penso che a paragone di ogni altro gruppo in esilio, questi gruppi maoisti sembrano avere una più alta influenza in Bhutan”, ha detto Sukbahadur B Subba, presidente della Organizzazione dei Diritti Umani in Bhutan, che lavora in stretto contatto con i rifugiati nel Nepal orientale.

Bill Frelick, direttore della politica per i rifugiati di Human Rights Watch a New York, ha detto che i rivoluzionari non hanno ancora raggiunto la massa critica per lanciare realisticamente una rivoluzione in Bhutan. Ma in aggiunta alle alleanze con potenti gruppi terroristi in India, ci sono altri fattori che possono aiutare la crescita di questa embrionale resistenza.

Alla fine del 2006, gli Stati Uniti e un pugno di altri paesi occidentali si sono offerti di reinsediare più di 70.000 dei 105.000 rifugiati. Già 7000 hanno lasciato e il resto andrà via entro quattro anni, ha detto l’Alta Commissione per i Rifugiati dell’ONU.

Dato che il reinsediamento ridurrà la popolazione dei rifugiati al 40 per cento di quella che è adesso, questi sviluppi potrebbero possibilmente aiutare i rivoluzionari, ha detto il sig. Frelick. “Si potrebbe finire con la maggior parte delle persone più moderate che lasciano i campi e rimanere con più quadri militanti. L’influenza moderata non ci sarebbe più”.

Inoltre, cominciano ad arrivare le rimesse della nuova diaspora degli emigranti reinsediati. Man mano che si sviluppa il reinsediamento, questa massa di denaro liquido continuerà a crescere, espandendo i fondi di finanziamento dei rivoluzionari nei campi.

All’interno, il tallone d’Achille del Bhutan è la popolazione di etnia nepalese che rimane nel paese, stimata intorno a 100.000 persone. Il compagno Umesh e i rivoluzionari credono che il loro punto d’appoggio in Bhutan passi attraverso questa comunità scontenta, molti dei quali odiano il governo per le passate atrocità e si trovano ancora davanti la mancanza di diritti, compreso la cittadinanza negata, restrizioni nei movimenti e mancanza di accesso ai servizi statali.

“Tutto ciò di cui questi gruppi hanno bisogno è 200, forse solo 100 persone armate all’interno del Bhutan per avere un impatto reale”, ha detto la fonte dell’intelligence indiana. Già ora i fastidi prodotti dai rivoluzionari sono significativi: più di una dozzina di bombe sono esplose nel sud del Bhutan e nella capitale negli anni trascorsi.

“Di questo siamo preoccupati”, ha detto Ugyen Tshering, ministro degli esteri del Bhutan il cui ufficio del partito era vicino al punto in cui è esplosa una bomba a Thimphu nel gennaio 2008. Ricorda una finestra in frantumi nell’ufficio. “Era abbastanza potente da causare danni; per fortuna non è accaduto”, ha detto.

Nonostante questa minaccia, il Bhutan ha ridotto la dimensione del suo esercito, da più di 9000 e meno di 8000 soldati negli ultimi due anni. Da ora in poi, ha detto la classe dirigente del Bhutan, l’arma che sceglierà sarà la democrazia.

“Il miglior modo che un paese come il Bhutan ha per difendere se stesso e prevenire problemi di sicurezza è quello che passa attraverso il popolo” ha detto Jigme Y Thinley, il primo ministro. “Il Bhutan non può crescere, non può godere dell’armonia, fino a quando ogni cittadino avrà fiducia e godrà della giustizia e dell’eguaglianza”.

Forse tenendo questo in mente, il governo ha cominciato ad avvicinarsi alle carenze sociali nei servizi statali nelle regioni a etnia predominantemente nepalese del Bhutan. Per esempio, metà delle 30 scuole chiuse in queste aree sin dalle rivolte degli inizi degli anni ’90 si pensa possano essere riaperte verso la fine dell’anno.

“Entro cinque anni, ci sarà assoluta parità in termini di fornitura di servizi e infrastrutture”, ha detto il sig. Thinley. “Ecco come possiamo prevenire dal crescere nel nostro paese le condizioni dello scontento e la disaffezione.”

Per adesso, la disarmonia continua ad arrivare nel Bhutan negli zaini del compagno Umesh e dei suoi quadri. Secondo il Kuensel, il gruppo militante del compagno Umesh, il Partito Comunista del Bhutan, era il responsabile dei più recenti attacchi su suolo butanese – un’esplosione e un’imboscata costata la vita a quattro guardie forestali nel sud del Bhutan il 30 dicembre.

“L’etnia nepalese in Bhutan non è ancora pienamente cosciente politicamente” ha detto il compagno Umesh all’inizio dell’ultimo mese. “Ma stiamo lavorando su questo. C’è bisogno di tempo affinché il popolo prenda coscienza della condizione di oppressione in cui vive, ma una volta diventato cosciente vorrà unirsi alla lotta.”

*The National

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CEHURDES condanna l’arresto di un giornalista butanese

Il centro per i diritti umani e studi democratici (CEHURDES) un gruppo di monitoraggio della libertà di espressione di Kathmandu – ha condannato l’imprigionamento di Shantiram Acharya, un giovane giornalista butanese, da parte delle autorità del Bhutan.

Secondo l’Associazione degli Attivisti per la libertà di stampa (APFA) del Bhutan, un gruppo di media butanese in esilio con base a Kathmandu, Acharya, un butanese di origine nepalese che viveva nei campi per i rifugiati del Nepal orientale, è stato arrestato nel 2007 mentre era in visita nel paese per incontrare i propri parenti.

Acharya è stato trattenuto segretamente in detenzione per almeno due mesi e torturato dalla polizia per strappargli una confessione, ha riferito APFA. La polizia del Bhutan ha detto che era stato arrestato per aver fotografato un avamposto dell’Esercito Reale del Bhutan.

Secondo l’APFA, Acharya è stato condannato perché non aveva potuto permettersi un avvocato che lo difendesse, poiché il Bhutan non ha avvocati indipendenti. Inoltre non aveva soldi poiché è stato portato in tribunale senza che i suoi familiari ne sapessero niente.

Il BBC World Service giovedì ha citato un ufficiale in incognito che ha confermato che Acharya, 20 anni, è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere per “attività terroristiche” da parte del governo reale del Bhutan.

Acharya, che lavorava per il Bhutan Reporter, un mensile pubblicato dai rifugiati che vivono in Nepal è stato condannato dall’alta corte del Bhutan perché, si suppone, coinvolto in attività sovversive contro il regime Druk (Drago), ivi compreso la partecipazione all’addestramento portato avanti dal Partito Comunista del Bhutan (Marxista Leninista Maoista) in Nepal. L’organizzazione armata clandestina è proibita in Bhutan e si crede sia operativa dal Nepal e dall’India.

Il Partito Comunista del Bhutan (Marxista Leninista Maoista) ha, comunque, emesso una dichiarazione che dice che Acharya non è stato mai suo membro, e non ha nessun legame con l’organizzazione. 

Il Rapporto per i Diritti Umani nell’Asia Meridionale 2008 (South Asia Human Rights Index 2008), pubblicato dall’Asian Centre for Human Rights (ACHR) di Nuova Delhi dice espressamente che non c’è libertà politica nel regno himalaiano e che il Bhutan è essenzialmente un regime repressivo. “Il Bhutan non ha un sistema giudiziario indipendente… perfino i burocrati vengono nominati giudici dalla suprema corte” riferisce il Centro. (Per dettagli vedere http://www.achrweb.org/reports/SAARC-2008.pdf)

Nell’affermare che Acharya è stato imprigionato senza un processo libero e corretto e senza ricorso ad un consulente legale indipendente, CEHURDES ha fatto appello al Governo Reale del Bhutan ad aprire il caso di Acharya per la revisione e permettere al ventenne di assumere un avvocato indipendente. L’organizzazione ha anche richiesto che siano rese pubbliche le condizione del giornalista incarcerato.

Circa 100.000 butanesi di origine nepalese sono stati lasciati a languire nei campi per rifugiati gestiti dall’ONU nel Nepal orientale per circa due decenni, da quando sono stati strappati via dal Bhutan dalle autorità Druk. Essi hanno lanciato un movimento pacifico e hanno spinto la comunità internazionale a fare pressione sul Bhutan perché riaccolga i suoi onesti cittadini.

CEHURDES ha fatto appello anche al governo del Bhutan a rispettare i diritti fondamentali dei suoi cittadini e permettere libertà di movimento e di assemblea ai suoi cittadini come previsto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (UDHR) nepalnews.com Jan 23 09

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I maoisti sul ritorno dei profughi

dalla stampa online

11/11/08

Accantonare la sistemazione dei rifugiati del Bhutan nei paesi del terzo mondo

Il Partito Comunista del Bhutan (Marxista-Leninista-Maoista) ha chiesto che il governo del Nepal fermi il programma di sistemazione dei profughi nei paesi del terzo mondo entro la fine di questo anno, è stato riportato venerdì.

Secondo il Kathmandu Post, l’organizzazione, che sta portando avanti una lotta armata contro il Regno del Drago per il “ritorno rispettoso” dei rifugiati del Bhutan, ha minacciato il lancio di una agitazione tra i rifugiati dei campi del Nepal se questa loro richiesta non venisse accolta.

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Bangladesh

 



La morte del compagno Arun

da
A world to win news service.
20 luglio 2009

Il Purba Bangla Sarbohara Party (PBSP-CC) del Bangladesh ha annunciato che Sultan Hafiz (conosciuto come compagno Arun) un rivoluzionario maoista di lunga data è morto per un attacco di cuore dopo una lunga malattia il 5 luglio 2009. Fino all’età di 59 anni, momento della sua morte, il compagno Arun ha lottato instancabilmente per decenni per la causa del comunismo e non ha mai abbandonato lo obbiettivo nonostante le difficoltà. Era conosciuto e amato per il suo forte attaccamento alle masse popolari e alla sua dedizione disinteressata per la loro emancipazione, era conosciuto come determinato combattente contro l’imperialismo, la reazione e il revisionismo, e come fermo internazionalista proletario e sostenitore del Movimento Rivoluzionario Internazionalista.
Abbiamo ricevuto la seguente nota sul compagno Arun dall’Ufficio Internazionale del Comitato Centrale del PBSP insieme all’espressione del più profondo dolore del partito:

“Era nato nel 1950 da una famiglia della classe media. Era studente di ingegneria agricola alla Bangladesh Agriculture University, Mymensingh, quando si unì al movimento maoista nel 1970 come rivoluzionario di professione. Fino alla sua morte ha mantenuto questa sua posizione.


“E’ stato un importante leader del PBSP/BD durante gli anni ’80 e ’90. Nel 1999 quando il PBSP si divise lasciò per formare il MPK. Ma negli ultimi tempi il MPK ha cessato di esistere. Nel frattempo era stato seriamente attaccato dalla malattia al cuore. Nonostante questa grave malattia ha continuato ad agire come rivoluzionario maoista di professione. E ha combattuto eroicamente contro la malattia.
“La bandiera del nostro partito è a mezz’asta in suo onore.”

 

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Il CPI (Marxist-Leninist) NAXALBARI sull'assassinio del compagno Tutul

Comunicato stampa

L’assassinio del compagno Mizanur Rahman Tutul, segretario del Purba Banglar Communist Party (Marxist-Leninist) Lal Pataka (membro del CCOMPOSA) da parte
del notorio Rapid Action Battalion (RAB) del Bangladesh è ancora una prova dell’uso dell’assassinio di prigionieri come mezzo di repressione da parte del cosiddetto governo provvisorio al potere attualmente in Bangladesh.
Convenientemente chiamato ‘scontro a fuoco’, questo è un modo permanente della strategia controrivoluzionaria da parte di tutti regimi che hanno dominato. L’attuale governo ha continuato e intensificato questa politica.

Il compagno Mizanur era una figura guida nel movimento maoista del Bangladesh. Nel 1997, insieme al compagno Kamrul Islam Mastar fondò il Purba Bangla Communist Party (Marxist.Leninist) Lal Pataka. Il compagno Kamrul fu ucciso nel 2006, mentre era nelle mani del RAB.

Il compagno Mizanur ha giocato un ruolo di direzione nel dare inizio, attraverso un bilancio della ricca storia e delle esperienze del partito, al movimento maoista in Bangladesh. Era deciso ad unificare le forze genuine maoiste di quel paese in un unico partito. È stato un attivo partecipante del CCOMPOSA e molto impegnato nell’imparare dalle esperienze di altri paesi. La sua morte, arrivata dopo la perdita del compagno Kamrul, è un pesante colpo per il PBCP(ML) Lal Pataka. Ma esso riuscirà sicuramente a superare ciò e muoversi lungo la nuova iniziativa presa dal compagno Mizanur.

Il martirio del compagno Mizanur ha privato il CCOMPOSA e il movimento comunista internazionale di un leader importante. La nostra bandiera rossa è a mezz’asta in suo onore e piangiamo la sua perdita insieme ai suoi compagni e alla sua famiglia.

Communist Party of India (Marxist-Leninist) NAXALBARI

KRANTIPRIYA
Portavoce
03-08-2008

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Leader del Purbo Banglar Communist Party (PBCP Marxist-Leninist) assassinato!
 
 Uno dei principali quotidiani del Bangladesh riporta la notizia in questi termini:

 Massimo dirigente Dr Tutul ucciso in uno “scontro a fuoco”- Un altro ucciso in una “sparatoria” simile

Il leader del partito illegale Purbo Banglar Communist Party (PBCP  Marxist-Leninist), frazione Lal Pataka (Bandiera Rossa), Dr Tutul è stato  ucciso in uno “scontro a fuoco” tra la polizia e i suoi complici prima  dell’alba di ieri a Naogaon.
 
 In un altro incidente a Natore lo stesso giorno, un membro illegale del partito e sospetto dell’uccisione di poliziotti di Bamihal e il furto di armi è stato ucciso in modo simile.
 
 Ex medico, Tutul si pensa sia stato il responsabile dell’uccisione di personaggi politici a Rajshahi, Natore e Naogaon così come di poliziotti, e del furto di armi a Bamihal (Shingra), Taherpur (Rajshahi), Randhunibari (Sirajganj) e Chowbaia (Naogaon).
 
 Era ricercato per oltre 200 capi d’accusa relativi ad attacchi a diverse stazioni di polizia nella grande area di Rajshahi, Pabna, Sirajganj e un certo numero di altri distretti del nord.
 
 Il 42enne leader del gruppo, figlio di Daud Hossain Biswas di Kotchandpur (Jhenidah), era conosciuto con diversi nomi: Dr Mizanur Rahman, Rafikul Islam, Masud, Milon e Dada Bhai.
 
 Sabato sera, alcune ore prima che il Dr. Tutl venisse ucciso, sua madre ottantenne, Novera Khatun, in una conferenza stampa presso il Jhenidah press Club chiedeva al governo di salvare suo figlio dallo “scontro a fuoco”.
 
 Il poliziotto che ha descritto il suo arresto ha detto che circa 80 agenti di polizia di Atrai, Raninagar e Sadar hanno accerchiato la zona di Kaligram Eidgah alle 4 del mattino circa, dopo aver ricevuto la soffiata di un incontro segreto di 50-60 membri armati di un partito illegale.
 
 Aminul Islam, sovrintendente aggiunto della polizia di Naogaon e comandante in capo del raid, ha detto subito dopo che i criminali si erano accorti  della loro presenza e che avevano aperto il fuoco. La polizia quindi aveva risposto sparando circa 100 colpi.
 
 Hanno abbandonato la scena lasciando dietro di sé uno dei loro complici ferito, che in seguito era stato identificato come Dr Tutul, dice il poliziotto, aggiungendo che dopo che era stato portato all’ospedale Raninagar Health Complex, i medici lo hanno dichiarato morto.
 
 La polizia ha sequestrato due armi da fuoco di fabbricazione locale, 17 proiettili, 7 cartucciere, una rivista di fucili, due coltelli, due machete e alcune armi affilate.
 
 La reazione di Odhikar
 

 L’organizzazione dei diritti umani Odhikar ieri ha chiesto una inchiesta giudiziaria indipendente sull’uccisione del Dr Mizanur Rahman Tutul, massimo dirigente del Purbo Panglar Communist Party (ML-Lal Pataka).
 
 La polizia ha detto che il Dr Tutul è morto in seguito a ferita da pallottola sparata durante una “scontro” tra fuorilegge e polizia presso Kaligram Eidgah (Raninagar – Naogaon) circa alle 4 del mattino di ieri.
 
Esprimendo preoccupazione sull’uccisione di Tutul, Odhikar ha detto “… ci è stato riferito che la vittima stava propagandando il suo credo politico in modo niente affatto violento… se questa tendenza dovesse continuare, coloro che hanno un punto di vista ‘differente’ rischierebbero di diventare bersaglio”.
 
 Nel condannare le uccisioni in “scontri a fuoco”, l’organizzazione in difesa dei diritti ha riferito che 197 persone sono stati uccise nei cosiddetti scontri a fuoco, sparatorie dal Rab [Rapid Action Batallion], dalla polizia e altri organismi di sicurezza sin dall’11 gennaio 2007 e fino ad oggi sotto lo stato di emergenza.
 
 “Le esecuzioni sommarie sono la forma peggiore di violazione dei diritti…la  vita di una persona non può essere annientata senza il dovuto processo legale, che è a fondamento di una società civilizzata. Le continue esecuzioni sommarie stanno erodendo le fondamenta della politica del Bangladesh”, si legge in un comunicato stampa di Odhikar.
 
 3 agosto 2008

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Afghanistan

 

Estratti da un volantino di luglio del Partito Comunista (Maoista) dell’Afghanistan

10 agosto 2009 A World to Win News Service

Amato popolo del nostro paese!

Come sapete il secondo turno delle elezioni al consiglio presidenziale e locale del regime fantoccio si terrà alla fine di agosto. Lo spettacolo imperialista reazionario è già cominciato. Facciamo appello a tutti voi: non prendete parte alle elezioni per il consiglio presidenziale e locale del regime fantoccio!

Facciamo questo appello perché:

Primo: molte persone credono che la partecipazione a queste elezioni sarà molto inferiore rispetto alle ultime, e che solo una minoranza molto piccola della popolazione voterà. Il nostro popolo ha il diritto di reagire alle prossime elezioni con indifferenza. Esso ha sperimentato i risultati delle precedenti elezioni: più bombardamenti assassini, l’approfondirsi e allargarsi della corruzione del regime, aumento dei senza casa, disoccupazione, povertà e fame tra i lavoratori…

In nessun modo si deve vendere il proprio voto, sia a livello individuale che di gruppo. Resistere anche se si è di fronte alle minacce dei militari e delle forze del regime o quelle dei criminali signori della guerra che possono appartenere a differenti bande del regime.

Noi a nostra volta vediamo come nostra responsabilità la necessità di resistere ad ogni tipo di minacce superficiali o reali e anche di lottare contro ogni tipo di voto di scambio con ogni mezzo possibile, o almeno denunciare questi casi.

Secondo: come le precedenti elezioni di questo regime, questa campagna, la propaganda che l’accompagna e altri aspetti, saranno politicamente appoggiati, finanziati e perfino direttamente portati avanti dagli occupanti, che si stanno anche assumendo la responsabilità della loro sicurezza. Tutto il processo elettorale viene fermamente controllato dagli occupanti.

Prendere parte a queste elezioni significa approvare l’occupazione del paese da parte degli imperialisti reazionari stranieri e anche approvare il governo del regime fantoccio.

Terzo: la situazione oggi per il nostro paese e il nostro popolo non è fondamentalmente differente da quella in cui si trovava durante l’occupazione socialimperialista sovietica e il governo dei loro lacchè del tempo. Durante la resistenza contro gli occupanti 2,5 milioni di persone furono uccise e milioni hanno sofferto dolori e pene in molte forme, come rimanere senza casa e l’esilio… Non abbiamo sofferto tutto queste e cacciato via i socialimperialisti sovietici solo per permettere l’ingresso agli imperialisti USA e ai loro lacchè. Prendere parte a queste elezioni significherebbe non avere rispetto per i martiri della guerra di resistenza contro i socialimperialisti sovietici e dimenticare le sofferenze e il dolore che quella guerra ha imposto al nostro popolo…

Quarto: il regime fantoccio al governo è completamente corrotto ed è composto da predoni. Non è esagerato dire che si tratta del più corrotto regime della storia dell’Afghanistan. Il suo carattere non può essere cambiato cambiando i suoi più alti dirigenti. Ma la vostra partecipazione a queste elezioni, anche nel modo più limitato, permetterebbe a questo regime corrotto e ai suoi manager corrotti di dire che sono stati eletti dal popolo per continuare con la loro corruzione e il loro saccheggio.

Quinto: molti di coloro che compongono il regime fantoccio sono gli stessi criminali che prima appartenevano ai partiti Khalq e Parcham (i partiti filosovietici che governavano il paese durante l’invasione sovietica), i Jihadi (i fondamentalisti islamici sostenuti dall’Occidente per combattere i sovietici) e i talebani (i fondamentalisti estremisti al potere prima dell’invasione degli USA). La maggior parte dei candidati al consiglio presidenziale e locale sono lo stesso tipo di persone. Tutto il processo di preparazione per queste elezioni indica che sono stati fatti apertamente accordi ingannevoli e con diffusa frode, in modo che gli stessi criminali al governo, con alcuni piccoli cambiamenti, possono rimanere in cima. Lo scandalo e la disgrazia a questo riguardo è tale che perfino molti candidati presidenziali parlano di boicottaggio delle elezioni. In questa situazione coloro che prendono parte a questo spettacolo elettorale, anche con “buone intenzioni” stanno cercando di coprire il fetido puzzo di un profondo pantano con il profumo. Non è possibile – l’unica cosa da fare è prosciugare il pantano.

Noi in particolare facciamo appello ai lavoratori e ai contadini del paese: non prendete parte alle elezioni di regime! Questo regime è sostenitore di un pugno di sfruttatori feudali e capitalisti. Uno dei principali scopi di queste elezioni è quello di mantenere e rafforzare le catene dello sfruttamento che vi lega mani e piedi. La vostra partecipazione a queste elezioni non significherebbe altro che servire politicamente il vostro nemico di classe. Evitate questo servizio al vostro nemico!

Facciamo appello alle masse di donne e ragazze oppresse dell’Afghanistan: non prendete parte alle elezioni del regime! Gli occupanti imperialisti e il loro regime fantoccio stanno usando la questione delle donne per servire la loro occupazione e la svendita del paese. Osservate bene il regime dalla testa ai piedi! Non è la stragrande maggioranza degli attuali rappresentanti del regime e i candidati al consiglio presidenziali e locale al secondo turno  fatta di impenitenti maschilisti dichiarati e elementi contro le donne che fanno e approvano leggi che proteggono e consolidano la schiavitù di genere delle donne?

Non dobbiamo essere sviati dal piccolo numero di candidati donne che vogliono diventare dirigenti del regime. Questo serve solo allo spettacolo. Quante donne nel parlamento di regime hanno votato contro le cosiddette leggi sulla famiglia, che schiavizzano le donne, per la comunità Shia?

Facciamo appello alla gioventù del paese: non prendete parte alle elezioni del regime! Prendere parte alle elezioni del regime significa partecipare agli sforzi per consolidare il governo fantoccio di questo regime. Se questi sforzi avranno successo, si prolungherà soltanto la vostra disperazione per il futuro. Quanto più si consolida lo stato dell’occupazione, tanto più la guerra di occupazione e tanti più giovani saranno usati come carne da cannone…

Facciamo appello alle nazioni oppresse del paese: non prendete parte alle elezioni del regime! Questo regime è coerentemente un regime sciovinista e perpetra l’oppressione nazionale delle nazioni oppresse di questo paese. Questo carattere viene formalmente ricordato nella sua costituzione. Gli elementi non-Pashtun (la nazionalità dominate in Afghanistan) in questo regime e i candidati ad un posto in esso non sono veri rappresentanti dei vostri interessi nazionali. Sono traditori che svenderanno gli interessi nazionali al servizio dello sciovinismo dominante per proteggere le ricchezze che hanno saccheggiato per ottenere più ricchezza.

Facciamo appello alle masse Pashtun del paese: non prendete parte alle elezioni del regime! La parte che vi spetta nella situazione attuale è il frequente bombardamento aereo da parte dei padroni occupanti del regime. Guardate ai vostri compagni Pashtun in Pakistan! La campagna dell’esercito pachistano contro le regioni Pashtun in quel paese ha dato come risultato quattro milioni di pakistani Pashtun senza casa e l’uccisione di altre migliaia. Quella campagna è stata lanciata sotto diretto ordine degli USA, padroni del regime fantoccio imposto in Afghanistan, ed è sostenuto e appoggiato da questo regime. In effetti, la vostra partecipazione a queste elezioni significherebbe prendere parte allo sforzo per consolidare questo regime e l’estensione e l’influenza e l’obbiettivo del suo governo… Dovreste sapere che i Pashtun che sono all’interno del regime, compreso Karzai, non son i vostri veri rappresentanti. Essi stanno in realtà cercando di servire gli interessi della loro classe, del loro clan e quelli personali facendo un uso distorto del vostro entusiasmo nazionale per i propri fini.

Non partecipare alle elezioni del regime fantoccio fa parte della resistenza conto gli occupanti imperialisti e i traditori nazionali. Dimostriamo a tutto il mondo che la stragrande maggioranza del nostro popolo prenderà parte a questa resistenza!

Il Partito Comunista (Maoista) dell’Afghanistan si impegna ad usare tutta la propria forza per il più ampio successo della campagna di boicottaggio delle elezioni al consiglio presidenziale e locale del regime fantoccio sulla via della lotta per lanciare e condurre la guerra rivoluzionaria popolare della resistenza nazionale contro gli occupanti imperialisti e i traditori nazionali.

Invitiamo tutte le personalità, i nazionalisti, i democratici e i circoli rivoluzionari del paese ad unirsi ad noi per organizzare e portare avanti una lotta per far avanzare la campagna di boicottaggio, fondata su una posizione e slogan comuni, contro questo ingannevole spettacolo elettorale.

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Archivio Nepal

Intervista al compagno Basanta: Siamo accerchiati dai reazionari

Indramohan Sigdel “Basanta”

Membro Comitato Centrale, Partito Comunista del Nepal (Maoista)

Domanda: Il PCN(M) è adesso nello stadio della rivoluzione pacifica. La rivoluzione in sé significa rovesciare politicamente il nemico dal potere statale. Come fate a riconoscere il vostro nemico in questa fase pacifica?

Risposta: In generale la rivoluzione significa in realtà rovesciare violentemente il nemico di classe dal potere statale. Ma, non si deve usare questo insegnamento in senso unilaterale, e cioè che la rivoluzione necessariamente prende una forma violenta in tutto il suo corso. La forma di lotta viene determinata non da un desiderio soggettivo delle forze in lotta ma naturalmente dalle condizioni oggettive e dal rapporto di forza in un dato periodo. Ad un certo momento e certe condizioni, la rivoluzione si può sviluppare in modo pacifico. La nostra partecipazione a due negoziati nel passato e l’attuale processo di pace sono esempi di sviluppo pacifico della rivoluzione. Cionondimeno, è sbagliato separare categoricamente la rivoluzione in queste due fasi come distinte, la violenta o la pacifica, come viene posto da questa domanda.

Il  nemico, in ogni particolare momento della rivoluzione, non è determinato dal fatto che la rivoluzione si sviluppa in modo violento o non violento, ma da quale classe, nelle condizioni socio economiche date di un dato paese, gioca un ruolo decisivo nel potere statale. Il Nepal è un paese semifeudale e semicoloniale. Sebbene l’istituzione feudale, la monarchia, sia stata abolita, il feudalesimo, che è fortemente presente nel sistema della piccola produzione e della cultura del popolo nepalese, non è affatto sconfitto. Ma è la borghesia burocratica e compradora, attraverso la quale l’imperialismo, e principalmente l’espansionismo indiano, penetra nel nostro paese, e che è contro le aspirazioni alla democrazia, indipendenza, sovranità e integrità territoriale del popolo nepalese in questo momento; è stato il nemico principale della rivoluzione di nuova democrazia in Nepal.

D: È riuscito il PCN(M) ad identificare la natura della lotta nell’attuale fase della rivoluzione? Si tratta di una guerra civile o guerra di liberazione nazionale?

R: Dopo il compimento delle elezioni per l’assemblea costituente e la dichiarazione della repubblica democratica federale del Nepal, l’equazione politica è cambiato molto. Senza una decisiva vittoria contro il feudalesimo e l’imperialismo, principalmente l’espansionismo indiano nel nostro caso, nessuna rivoluzione di nuova democrazia può trionfare in un Nepal semicoloniale e semifeudale. Adesso, la borghesia compradora è balzata in primo piano della lotta di classe in Nepal. Perciò, l’aspetto nazionale della Rivoluzione di Nuova Democrazia è diventato il principale attualmente.

D: Se la lotta di classe non è finita, allora perché il presidente del Partito e primo ministro compagno Prachanda ha ripetutamente detto che bisogna mantenere un rapporto armonioso tra operai e management?

R: Siamo adesso nella fase della Rivoluzione di nuova democrazia non in quella socialista. Perciò la risoluzione delle contraddizioni fondamentali, che sono quelle tra la grande massa dei contadini e le forze patriottiche da un lato e il feudalesimo e l’imperialismo dall’altro, è la necessaria precondizione per il compimento della Rivoluzione di Nuova Democrazia in Nepal. Da qui, è chiaro che la contraddizione tra operai e borghesia nazionale non è quella principale proprio adesso, per cui è ovvia la necessità di mantenere un rapporto armonioso tra di essi.

D: Che cosa intendete quando parlate di mantenere un rapporto equidistante con i due paesi vicini, l’India e la Cina?

Il Nepal si trova tra due nazioni giganti, l’India e la Cina. Nel passato, era una pratica erronea quella di un settore dei reazionari giocava la carta della Cina mentre l’altra giocava quella dell’India per strappare una parte più grossa del potere reazionario. Ma data la nostra situazione geopolitica, non possiamo sostenerci e prosperare sia politicamente che economicamente a meno che noi non manteniamo un rapporto diplomatico equidistante tra queste paesi.

D: Il prossimo comitato centrale plenario prenderà decisioni importanti rispetto alla demarcazione dei ruoli e delle responsabilità tra il partito e il governo?

R: Con il positivo compimento delle elezioni dell’assemblea costituente il nostro partito, il PCN(M) sta adesso partecipando al governo. La nostra partecipazione è un tattica politica con il fine di portare a compimento la rivoluzione di nuova democrazia ristrutturando il potere statale. Perciò si tratta di uno dei fronti della lotta di classe.

Ma nell’attuale situazione in cui i compiti e le responsabilità del nostro partito sono principalmente fondate sulla possibilità di giocare un ruolo rivoluzionario dalla posizione di governo, questo non è stato ancora definito concretamente. Qualche confusione è nata tra le nostre file, le masse rivoluzionarie e il movimento comunista internazionale. È il partito che guida il governo non viceversa. Tenendo questo in mente, il prossimo comitato centrale definirà concretamente e assegnerà compiti e le responsabilità al governo, i nostri compagni presenti all’assemblea costituente e a tutti ranghi del partito e alle organizzazioni di massa. Non solo questo, il partito svilupperà una politica concreta, un piano e un programma per dirigere e coordinare centralmente tutti fronti della lotta compreso il governo.

D: Pensi che sia necessario rivedere il documento del partito rispetto alla democrazia del 21° secolo?

La democrazia del 21° secolo è il nostro nuovo concetto di democrazia legato al periodo postrivoluzionario di dittatura democratica e proletaria sotto lo stadio, rispettivamente, di nuova democrazia e socialista, non prerivoluzionario. Non abbiamo ancora portato a compimento la rivoluzione. Perciò quello che adesso abbiamo praticato non è adeguato al nostro concetto portato avanti dal documento rispetto alla democrazia del 21° secolo. Ma, la necessità di rivedere il concetto della democrazia del 21° secolo e del suo ulteriore sviluppo può nascere nei giorni a venire in cui avremo praticato la nuova democrazia e il socialismo lungo la strada che porta al comunismo.

D: Il ministro delle finanze Dr. Baburam Bhattarai ha detto che il bilancio statale da lui elaborato si può definire bilancio orientato al socialismo. Si tratta di socialismo orientato alla democrazia o al comunismo? Cosa trovate quando analizzate le sue caratteristiche?

R: Il dr. Baburam Bhattarai, uno dei leader di antica data del nostro partito, ha elaborato un bilancio su incarico dell’attuale coalizione di governo sotto la guida del nostro partito. È vero che il bilancio è progressista e ha tentato di avvicinarsi ai problemi fondamentali delle classi, dei sessi, delle nazioni e regioni oppresse. Per questa ragione si possono trovare pochi aspetti di un’economia socialista in esso. Ma il bilancio da solo non può essere un criterio per farne una nuova democrazia socialista o capitalista. Come parte della linea politica e ideologica complessiva del partito comunista, è il programma economico e politico che rende l’economia di nuova democrazia o socialista, in dipendenza della fase della rivoluzione.

L’attuale bilancio è stato elaborato sulla base di un programma comune minimo su cui si sono messi d'accordo i partner della coalizione che non hanno in comune intendimenti politici ed economici. In questo senso, è meglio chiamare questa economia come adeguata all’attuale condizione di transizione in cui le forze rivoluzione e quelle dello status quo in coalizione stanno combattendo per i loro fini ultimi.

D: Molti leader del partito accettano che il PCN(Maoista) sia accerchiato da reazionari. Qual è la politica e il programma del partito per rompere l’accerchiamento e raggiungere l’obbiettivo?

La rivoluzione di nuova democrazia in Nepal è ad un momento cruciale per la presa del potere centrale sotto la guida della nostra direzione. I reazionari e gli opportunisti in tutto il mondo non vogliono che la rivoluzione abbia successo in Nepal. Perciò è vero che veniamo accerchiati dai reazionari per fare sì che la rivoluzione abortisca prima ancora di nascere.

Ma, nonostante i loro sforzi, il PCN(Maoista) e il popolo nepalese oppresso sono attrezzati con una ideologia, il marxismo-leninismo-maoismo e Cammino Prachanda, e può far saltare ogni accerchiamento e ogni cospirazione, e portare al successo la rivoluzione di nuova democrazia come fatto inevitabile. Il prossimo comitato centrale dovrà mettere in campo una politica, un piano e un programma concreto per raggiungere il nostro obbiettivo strategico minimo.

29 Settembre 2008

THE RED STAR

Vol-I,   No-16, October21-15, 2008  Rs. 10 /

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Perché mi sono dimesso da ministro

Matrika Yadav

Siamo ancora in una fase di transizione. È in corso una lotta tripartita. Le diverse potenze stanno ancora lottando vigorosamente per difendere i propri interessi di classe. Le tendenze principali sono quella regressiva, quella dello status quo e quella progressiva. Non possiamo consolidare il potere del vecchio stato dimenticando i nostri impegni, i nostri interessi di classe e i sogni dei martiri.

Le nostre aspettative e priorità sono quelle di mettere fine alla discriminazione e all’ineguaglianza attraverso un dibattito appropriato. Ma i reazionari regressivi e dello status quo stanno cercando di fermare e spingere la società verso una direzione regressiva con qualunque mezzo. La brutale repressione dei senzatetto e dei contadini poveri a Mirchaiya del
distretto di Siraha è un’azione simbolica per rafforzare il sistema feudal-compradore e burocratico. I reazionari stanno cercando di frustrare il governo maoista per dimostrare che è incapace di difendere la causa dei poveri.

Un pugno di persone è a favore della cacciata dei senzatetto dalle loro capanne. Stanno gridando forte che sarebbe bene per il ministro Matrika di non guidare la campagna per riportare i senzatetto lì. Queste persone hanno concentrato o cercato di concentrare l’attenzione delle persone non sulla questione, ma sulla persona. Sono stato impegnato in politica per molti
anni, con un sogno: fare qualcosa a favore dei poveri e dei senzatetto. Non ho mai sognato di essere ministro o primo ministro nella mia vita. Tengo ancora fermamente al nostro fine ultimo. Non voglio essere per forza ministro a costo di non fare gli interessi della classe proletaria.

Non mi sono allontanato dal mio obbiettivo: aiutare i poveri, sia che resti nel posto di ministro oppure no. Non volevo stare nel posto di ministro abbandonando gli interessi della nostra classe proletaria. I poveri senzatetto avevano occupato le terre confiscate ad un signore feudale con lo slogan lanciato dal nostro partito. Ma questi poveri senzatetto sono stati
trattati male e cacciati da un ministero degli interni con l’aiuto della polizia senza dare nessuna alternativa. Il nostro partito guida il governo, ma i poveri senzatetto vengono cacciati dalle loro capanne. Allora, non posso stare fermo e guardare queste azioni brutali dell’amministrazione. Mi sono sentito disonorato nel non poter aiutare. Non ho potuto sopportare e allora sono uscito per avvicinarmi al popolo.

Ho chiesto al ministro dell’interno di non cacciare i poveri dalle loro capanne senza prima trovare un’alternativa. Ma non ha voluto ascoltare la mia umile richiesta. Ha occupato la terra e cacciato con la forza il popolo. Il ministro dell’interno ha spinto i poveri in un mare di guai per difendere i monarchici feudali. Ho fiducia che il nostro partito non sarà contro gli interessi dei senzatetto.

Noi siamo in grado di scrivere in modo scientifico sulla riforma agraria nella costituzione provvisoria grazie alla nostra iniziativa. Il primo ministro ha ripetutamente parlato e promesso di lavorare a favore dei senzatetto e dei contadini senza terra. Lo ha ripetuto quando ha risposto all’assemblea costituente sulla politica e il programma del governo.

Ma la sera stessa, il ministero dell’interno e la polizia hanno picchiato con i bastoni le teste dei senzatetto e sparso lacrime e sangue. Per me è stato insopportabile. Sono andato subito nei campi e ho detto ai senzatetto di rimanere nelle loro capanne fino a quando non ci fosse un’alternativa.
Come potevo vivere in un palazzo di lusso e girare in un comodo veicolo ufficiale di ministro? Sono il leader di quei poveri senzatetto. Non posso cambiare le mie idee e applicare programmi antipopolari dell’UML e del Madhesi Jana Adhikar Forum. Per queste ragioni, ho rassegnato le mie dimissioni dal posto di ministro della riforma agraria.

L’incidente di Mirchaiya del distretto di Siraha non è avvenuto per colpa mia. Mi ero opposto alla brutale repressione che ha avuto luogo secondo l’ordine del ministro dell’interno. L’incidente di Mirchaiya è solo un incidente rappresentativo, che è venuto alla luce. Se questi piani e cospirazioni antipopolari succedono qui, le repressioni brutali seguiranno
in tutto il paese. Non possiamo facilmente sfuggire da questo incidente accusando il ministro dell’interno Bamdev Gautam, perché il governo di coalizione è sotto la leadership del nostro partito. Perciò, riceveremo più lamentele dal popolo che da altri partiti. Il popolo si aspetta più dal nostro partito e niente dall’UML e dal MJF.

Non possiamo dimenticare i nostri impegni presi davanti al popolo. Il posto di ministro non è niente davanti al grande fine e impegno ultimo del nostro partito per il popolo. Nel nome della gestione del governo e dell’esser ministro, non dobbiamo e non possiamo consolidare il potere dell’ordine feudale, compradore e burocratico dello stato. Io posso lavorare e aiutare
le classi, le regioni, il genere e i marginalizzati sfruttati fino a che l’ideologia, il partito e la direzione sono corretti e il governo lavora a favore di essi. Se l’ideologia, il partito, la direzione del partito e il
governo saranno contro il popolo, non ci può essere rapporto con il popolo.

Tratto da The red star
n.16 - ottobre 2008

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Il presidente Prachanda eletto Primo Ministro

16/08/08

Con 438 voti contro i 113 dell’ex primo ministro Deuba candidato del Nepali Congress, il presidente Prachanda (Pushpa Kamal Dahal) è stato eletto primo ministro della Repubblica Democratica Federale del Nepal.

Così si sono espressi i 577 membri dell’Assemblea Costituente.

L’alleanza in questo caso con CPN-UML, Madhesi People’s Rights Forum, sostenuta dal Terai Madhes Democratic Party, People’s Front Nepal, CPN-ML e Rastriya Prajatantra Party-Nepal tra gli altri ha avuto successo.

“Oggi è un giorno di cui essere orgogliosi” ha detto il compagno Baburam Bhattarai "e sarà scritto con lettere d’oro nella storia della nazione”.

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La compagna Parvati (Hisila Yami): Un’altra guerra civile se ci impediscono di formare un governo a guida maoista

10/08/08

 

La compagna Parvati intervistata da A.P.

La leader del PCN(Maoista), compagna Parvati sabato ha minacciato il lancio di un’altra guerra civile se il partito non avrà la leadership del prossimo governo.

“I maoisti non hanno alternativa alla guerra civile, poiché i partiti politici che hanno conquistato il secondo, terzo e quarto posto nel mandato popolare stanno cospirando per impedire che il partito più grande possa formare il nuovo governo sotto la propria direzione”.

Partecipando ad una iniziativa nella capitale oggi, la Parvati ha detto che la guerra civile sarà lanciata per disperdere i partiti dello status quo e le istituzioni governative che impediscono il cambiamento.

Ha detto che conquistare il potere sarà facile con la guerra civile poiché i maoisti conoscono tutti i segreti della polizia, dell’esercito e del governo dopo esserne diventati parte.

Anche il leader maoista Panha Bhushal ha detto che ci sarà una “pesante battaglia” tra il partito e quelli dello statu quo nell’Assemblea Costituente.

Durante la stessa iniziativa i dirigenti maoisti hanno detto che le donne dirigenti del partito sono più deboli in termini di analisi, statistiche e osservazioni critiche sebbene sembrino maturate in termini di sentimenti e idee a paragone delle donne leader di altri partiti politici.

Hanno suggerito alle leader maoiste di eccellere nelle analisi, nelle statistiche e nelle osservazioni critiche affermando che i sentimenti e le idee da sole non sono sufficienti a guidare un governo.

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Inevitabile polarizzazione di classe

Editoriale tratto da Red Star – CPN(Maoist)

Vol - I,  Issue - 12, July 25-August 10, 2008

Due anni e mezzo fa, novembre 2006, il Partito Comunista del Nepal (Maoista) e sette partiti parlamentari hanno raggiunto un accordo in 12 punti; un accordo per mettere fine alla monarchia e instaurare una repubblica in Nepal attraverso l’elezione di una Assemblea Costituente. Questo accordo ha messo fine alla monarchia e instaurato una Repubblica Democratica Federale; la storica elezione all’Assemblea Costituente del 10 aprile 2008 ha fatto emergere i maoisti come il partito più grande del Nepal.

C’era grande aspettativa tra i nepalesi in tutto il paese affinché il partito maoista formasse il governo. Perfino gli stessi partiti parlamentari hanno riconosciuto la situazione, sebbene il PCN(Maoista) da solo non abbia la maggioranza per formare il governo.

 Poiché i maoisti sono diventati il più grande partito anche attraverso l’elezione all’AC i partiti parlamentari hanno iniziato a ordire cospirazioni per far sì che i maoisti non arrivino al potere. In linea con questa attitudine, sono stati cambiati i due terzi degli articoli per rimuovere il primo ministro; i maoisti sono stati costretti ad abbandonare la lotta per la presidenza impegnandosi a utilizzare questo posto contro la monarchia. 

Dopo aver fatto questo  i partiti parlamentari volevano sciogliere l’EPL, abbandonare le riforme agrarie progressiste e la ristrutturazione della società nepalese. Infine l’UML ha rotto l’accordo  per la formazione di un governo con i maoisti e si è invece formata una coalizione tra NC UML e MJF. Si è trattato di un’azione antidemocratica, innaturale e vendicativa contro i maoisti. 

Ma il primo presidente del Nepal proviene da una nazione oppressa, Madehsi. Ciò è stato possibile grazie alla politica dei maoisti. Ancora una volta è interessante sottolineare che il PCN-UML e il PCN Masal, cosiddetti partiti di sinistra, si sono allineati con il Congresso. Si tratta di una espressione della degenerazione politica di questi partiti a livello di cretinismo parlamentare. 

Cionondimeno si tratta di un potente esempio di come la polarizzazione di classe si manifesti in questa congiuntura critica della storia. Hanno nomi diversi ma NC, UML, Masal e MJF sono feudali e capitalistico burocratici. Sono contro i maoisti perché è stato storicamente impossibile scrivere una costituzione adatta a due classi. 

Il popolo comprenderà che non è corretto per i maoisti entrare in un governo se non si può fare nulla per servire il popolo. I maoisti dovrebbero formare un fronte unito con le forze rivoluzionarie, progressiste  e patriottiche contro le forze reazionarie, opportuniste e dello status quo che vogliono riportare il Nepal indietro.

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Viene messo in questione il futuro dell'EPL dalle forze reazionarie

28/07/08

L'alleanza di destra tra NC, UML e MJF ha messo in questione il futuro dell'EPL. Di recente, un leader del Congresso ha detto: "considerando gli ammutinamenti avvenuti nelle caserme della polizia armata, l'integrazione dell'EPL nell'Esercito Nazionale sarebbe un disastro.

Sin dall'inizio i partiti parlamentari hanno preso scuse su scuse per non integrare l'EPL nell'esercito nazionale. L'alleanza di destra vuole liquidare l'EPL e far deragliare il processo di pace. Negli acquartieramenti dell'EPl c'è sempre mancanza di infrastrutture di base, acqua, elettricità e fabbricati.

Negli ultimi tre mesi, i soldati dell'EPL non hanno ricevuto le razioni e i salari di base che erano stati promessi loro e cui avevano diritto. Malattie endemiche si stanno diffondendo ma non ci sono adeguati sevizi sanitari. Le condizioni negli acquartieramenti peggiorano di giorno in giorno. Creando condizioni dure nei cantoni il governo sta cercando di causare la disillusione e la frustrazione tra i soldati dell'EPL.

I reazionari vogliono che l'EPL si disintegri da solo. I reazionari internazionali e nazionali stanno cercando di evitare che i maoisti formino un governo. Se si forma un governo dell'alleanza di destra, cercheranno i modi per farla finita con l'EPL. Se cercheranno di farla finita con l'EPL ci sarà la resistenza che potrebbe portare alla guerra civile. L'EPL non avrà scelta se non quella di prendere di nuovo le armi.

Da The Red Star
Vol - I,   Issue  - 12, July 25-August 10, 2008

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Prachanda: minacce straniere contro la nuova Repubblica

23/07/2008

 

Il presidente del PCN(Maoista) Prachanda ha affermato che forze reazionarie straniere stanno agendo dietro le attuali difficoltà politiche in Nepal, e che ciò potrebbe creare una minaccia alla sovranità e integrità nazionale.
In una conferenza stampa organizzata presso l’ufficio del suo partito all’AC a Singha Durbar per chiarire pubblicamente la decisione presa dal suo partito martedì mattina Prachanda ha detto che la nuova coalizione tra Nepali Congress, PCN (UML) e Madehsi Janadhikar Forum è la continuazione delgioco politico praticato durante gli anni ’90.
Ha aggiunto che la coalizione NC-UML-MJF spingerà la nazione in un grave conflitto interno dando così l’opportunità alle potenze straniere di avvantaggiarsene.
Nel riferire che l’attuale governo non ha approvato il bilancio per l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) Prachanda ha messo in guardia che la situazione può diventare instabile se si continua a violare gli accordi passati.
Secondo lui le forze reazionarie hanno cercato sin dal voto all’assemblea costituente di impedire che i maoisti abbiano la guida del nuovo governo.
L’emendamento della costituzione che permette ai partiti di cambiare il governo a maggioranza semplice, la richiesta di smantellare l’EPL e la dilazionata formazione del nuovo governo sono state alcune delle prove che ha citato per sostanziare la sua denuncia.
Il presidente maoista ha anche rivelato che il suo partito aveva ricevuto pressioni da New Delhi per accettare Girija Prasad Koirala come presidente del paese. Rispondendo ai una domanda dei giornalisti ha negato infiltrazioni di spie indiane nel suo partito ma ha detto che tutti i partiti in Nepal hanno contatti e rapporti con agenti indiani, e il suo partito non fa eccezione.
Ha inoltre messo l’accento sulla necessità dell’unità tra i comunisti che sono per la repubblica.

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I maoisti non parteciperanno al governo del Nepal

23/07/2008

Kathmandu (AFP)

I maoisti nepalesi il cui candidato alla presidenza è stato sconfitto lunedì’ scorso, non parteciperanno al primo governo della Repubblica del Nepal, portando il paese ad una nuova crisi politica.

Gli ex ribelli hanno comunicato la loro decisione, considerata come un duro colpo al processo di pace in Nepal, il giorno dopo che il loro candidato
alla presidenza non è stato eletto dall’Assemblea Costituente, che ha preferito un candidato centrista,“Il comitato centrale del partito ha deciso di non formare il governo. Dopo l’elezione presidenziale, è chiaro che non abbiamo la maggioranza. E quindi non c’è la base per formare il futuro governo”, ha dichiarato alla AFP Krishna Bahadur Mahara, portavoce dei maoisti.
Nelle elezioni di aprile all’Assemblea Costituente i maoisti sono stati il partito più votato, ma non hanno ottenuto la maggioranza assoluta. Dopo hanno insistito affinché il loro candidato alla presidenza venisse eletto e che loro dovevano formare il governo.
Ma nella votazione di lunedì all’assemblea costituente i parlamentari hanno eletto come primo presidente del paese Ram Baran Yadav, del partito del Congresso Nepalese (centrista), il principale rivale dei maoisti.
L’incarico di presidente è fondamentalmente simbolico ma i maoisti hanno detto che l’elezione di Yadav lascerebbe loro poco margine di manovra nel caso formassero il governo e poche possibilità di portare fino in fondo i grandi cambiamenti nel paese, tra questi una ambiziosa riforma agraria.
Il portavoce di maoisti ha sottolineato che “La porta continua ad essere aperta per negoziare con altri partiti.”
La partecipazione dei maoisti alla politica nazionale si considera fondamentale per l’esito del processo di pace in Nepal nato da un accordo firmato nel 2006 che ha messo fine ad una ribellione di un decennio durante il quale sono morte almeno 13.000 persone.
In questo momento non è chiaro si gli altri partiti saranno capaci di forgiare una alleanza che riesca a tirar fuori il Nepal dal vuoto politico che domina il paese dopo l’abolizione della monarchia il 28 maggio scorso.
“La decisione dei maoisti di rimanere all'opposizione è un rovescio per il processo di pace. Se i maoisti rimangono nella loro posizione ci saranno complicazioni”, ha spiegato Gunaraj Luitel, editore del quotidiano Kantipur.
“Nessun partito ha una chiara maggioranza, ma trattandosi del maggior partito, i maoisti hanno il diritto di formare il governo, e inoltre devono conquistarsi la fiducia degli altri partiti”, ha aggiunto l’editore.
Lok Raj Baral, professore di scienze politiche all’università di Tribhuvan ha detto che gli altri partiti “devono portare i maoisti al governo in qualsiasi modo, per mantenere vivo il processo di pace”.
“Un governo minoritario nel quale non stiano i maoisti non sarà stabile”, ha aggiunto.
“Tutti i partiti politici sono responsabili allo stesso modo della confusione politica, perché sono incapaci di fidarsi l’uno dell’altro. Ora devono comprendere che non c’è alternativa alla politica del consenso”, sostiene Baral.
 

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Il nuovo governo entro 48 ore

Si intensificano le consultazioni tra i partiti dopo l’approvazione della legge che modifica il Quinto Emendamento dello Statuto Provvisorio.

 

 

L’Assemblea Costituente approva la legge sul quinto emendamento

Kathmandu 14 luglio

 

Con il boicottaggio dei partiti politici madhesi, l’Assemblea Costituente domenica ha approvato la legge sul quinto emendamento dello statuto provvisorio, vecchio di 18 mesi, spianando la strada all’elezione del presidente, del primo ministro e del presidente dell’assemblea costituente.

 

442 membri dei 601 hanno votato per la legge proposta dal governo.

 

Secondo questa legge il presidente, il vicepresidente e il primo ministro saranno eletti, a maggioranza semplice, attraverso l’accordo consensuale dei partiti. Se non si raggiunge questo accodo, la maggioranza degli attuali membri dell’AC eleggerà il capo di Stato e del Governo.

Il primo ministro potrà essere rimosso con una maggioranza semplice dell’AC laddove per il presidente e il vicepresidente sarà necessario un “impeachment” da parte della maggioranza dei due terzi.

 

A causa del ritardo nell’emendare lo statuto, si è di fatto fermata la possibilità di eleggere il capo di stato e del governo e l’assemblea ed è stato ostacolato il regolare lavoro del governo. Il paese è stato senza capo di stato per circa due mesi.

La legge prevede anche che il leader dell’opposizione in quanto membro del consiglio costituzionale svolga missioni importanti su incarico dello Stato.

Un accordo tra i maoisti e il PCN-UML ha rigettato la proposta del governo che attribuiva al leader dell’opposizione una carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale che è responsabile per la mobilitazione dell’Esercito Nepalese.

 

Il People’s Front Nepal ha sostenuto l’accordo UML-Maoisti mentre il PCN-ML, Nepal Workers and Peasants Party, Rastriya Prajatantra Party, Rastriya Janashakti Party, RPP-Nepal e altri hanno sostenuto la proposta del Nepali Congress.

Il NC e i suoi alleati hanno ottenuto solo 124 contro i 337 voti dei  maoisti e i loro alleati dei 461 membri presenti alla votazione.

 

Inoltre l’emendamento prevede uno speciale comitato per l’integrazione e la riabilitazione dei combattenti maoisti e la gestione delle loro armi entro sei mesi. Il comitato sarà composto dai principali partiti dell’AC.

Tra l’altro questa legge mette fine ad ogni menzione particolare ai nomi dei sette partiti al governo. Al loro posto esso prevede che lo Stato sviluppi una cultura del consenso e della collaborazione tra i principali partiti politici, firmatari dell’accordo del novembre 2005, servito per combattere contro l’allora regime autocratico, ma anche con altri partiti dell’AC.

 

La legge ha anche eliminato le appendici della Costituzione Provvisoria che riportavano i nomi dei membri del Parlamento Provvisorio.

Tutti i partiti madhesi- Madhesi People's Rights Forum, Tarai Madhes Democratic Party, Sadbhavana Party and Dalit Janajati party- erano assenti per protesta contro il governo che non ha presentato la legge secondo l’accordo del 18 febbraio. Essi vogliono uno stato autonomo Madhes e una rappresentanza proporzionale nell’Esercito Nepalese.

In loro assenza l’Assemblea Costituente ha approvato una legge che si impegna a dare uno statuto autonomo a tutte le province come richiesto dalle popolazioni di differenti comunità, compreso i Madhesi. La legge ha anche previsto che l’Esercito Nepalese avrà un carattere nazionale e inclusivo.

 

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 Il primo Ministro Koirala si dimette
  29/06/08

Il Primo Ministro del Nepal Girija Prasad Koirala, 84 anni, si è dimesso dopo due mesi in carica come presidente dell’Assemblea Costituente.
Annunciando le sue dimissioni Koirala ha detto: “Voi partiti politici non dovete dimenticare la via dell’unità e della cooperazione, anche senza Girija Prasad Koirala.”
Gli ex ribelli del Nepal, il Partito Comunista del Nepal (Maoista), diventato il più grande partito ma senza la maggioranza assoluta alle elezioni di aprile, si pensa debba ora formare il nuovo governo.“Solo dopo che il presidente verrà eletto, sarà formato un nuovo governo”.

dalla stampa internazionale

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  Minacce di controrivoluzione

19 maggio 2008

Il presidente maoista Prachanda oggi ha detto che c’è la possibilità di una controrivoluzione nel paese a causa delle crescenti differenze tra i
partiti. “Lo dico sinceramente. C’è la possibilità di una controrivoluzione nel paese” ha detto Prachanda durante una manifestazione all’aria aperta organizzata dal Centro per i diritti umani di Matatirtha, Kathmandu.

Alludendo alle recenti reazioni dei leader del Nepali Congress e del PCN-UML rispetto alla vittoria maoista alle elezioni, Prachanda ha detto che la riluttanza di “alcuni partiti” nell’accettare il mandato popolare ha dato origine alla possibilità di una controrivoluzione nel paese.
“Noi sospettiamo che ci sia un legame tra quelli che rimangono attaccati al potere in modo vergognoso e le forze monarchiche”.

“Quelli che non hanno previsto questo tipo di risultato elettorale si stanno trovando in difficoltà nell’accettare il mandato del popolo” ha detto il presidente maoista, aggiungendo che grandi masse potrebbero scendere in strada a protestare in tutto il paese dal 27 al 29 maggio poiché la prima seduta dell’Assemblea Costituente, il 28 maggio, dovrà abolire la monarchia e dichiarare il paese una repubblica. Ha detto che i reazionari potrebbero cercare di organizzare una controrivoluzione in questo periodo.

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 Nepal: I risultati elettorali confermano 220 seggi per il PCN (M)                                  

 Kathmandu, 25/04/2008

I dati definitivi delle elezioni dei rappresentanti all’Assemblea Costituente confermano la storica vittoria del Partito Comunista del Nepal (maoista) che si conferma il partito più votato con il maggior numero di rappresentanti, sia secondo il sistema di elezione diretta sia secondo il proporzionale, 220 seggi. I maoisti che preparano il nuovo governo nel quale saranno a capo dei principali ministeri hanno dichiarato come non negoziabile la proclamazione della Repubblica Democratica, come ha affermato lo stesso Presidente Prachanda in una riunione con gli ambasciatori e rappresentanti dell’ONU.

A seguire la lista dei partiti e seggi ottenuti depositata dalla Commissione Elettorale:

 

                                                                  Partiti                                                                                           Seggi  

Communist Party of Nepal (Maoist)

220

Nepali Congress

110

Communist UML

103

MJF

52

Terai Madhesh Democratic Party

20

Sadbhavana Party

9

Rastriya Prajatantra Party

8

Communist Party of Nepal (ML)

8

Janamorcha Nepal

5

Communist Party of Nepal (United)

5

Rastra Prajatantra Party Nepal

4

Rastriya Janashakti Party

3

Rastriya Janamorcha

3

Rastriya Janamukti Party

2

Communist Party of Nepal (Unified)

2

Nepal Majdoor Kishan Party

2

Nepal Sadbhavana Party (Anandi Devi)

2

Nepali Janata Dal

2

Snaghiya Loktantrik Rastriya Manch

2

Samajbadi Prajatantrik Janata Party Nepal

1

Dalit Janajati Party

1

Nepal Pariwar Dal

1

Nepal Rastriya Party

1

Nepal Loktantrik Samajbadi Dal

1

Chune Bhawar Rastriya Ekata Party Nepal

1

Independents

2

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  Archivio India

I maoisti espandono le loro aree di attività 

I maoisti della regione KBK hanno stabilito una nuova base a Narayanpatna, Koraput, al confine tra Orissa e Andra Pradesh per diffondere le loro attività a Kandhamal?

 La domanda si impone con forza adesso all’amministrazione della polizia e alle agenzie di intelligence in entrambi gli stati. L’uccisione di due alti dirigenti maoisti vicino a Narayanpatna due giorni fa in uno scontro è uno degli spunti per la domanda.  Considerando l’arretratezza della regione e l’inazione dell’amministrazione, i maoisti hanno dato inizio alle loro operazioni nei primi anni ‘80 a Malkangiri. Da allora, Malkangiri è stata la base dei maoisti dell’Orissa, Chattisgarh e Andra Pradesh. Negli anni, hanno allargato la loro base in tutto il sud dell’Orissa. In anni recenti, ci sono stati frequenti attacchi maoisti a Naranyanptna che hanno messo la polizia sulle loro tracce. Nonostante la presenza del CRPF [Forze speciali di polizia] e delle forze armate a Narayanpatna, gli incidenti collegati ai maoisti continuano a verificarsi in questa area.

In un raggio di circa 1000 chilometri di densa foresta che costeggia i due stati, questa area si è trasformata ultimamente in un paradiso per la guerra popolare diretta dai maoisti. Fonti dicono che a causa dei frequenti raid della polizia a Malkangiri, i maoisti hanno spostato la loro base a Narayanpatna e i loro incontri avvengono per lo più in questa area. Circa 10 scontri sono stati riscontrati nell’area durante le ultime settimane. L’inaccessibile terreno collinoso ne fa un favorevole nascondiglio.

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I maoisti fanno saltare le torri delle aziende di telefonia mobile private

dalla stampa indiana online

Patna - il PCI(Maoista) domenica ha fatto saltare in aria tre tralicci di operatori dei servizi di telefonia mobile e incendiato un generatore BSNL nel distretto di Gaya. I collegamenti delle telecomunicazioni sono il bersaglio primario dei maoisti poiché questi permettono alla polizia di avere tracce vitali per seguire i loro movimenti.Mentre le due torri di Bishunpur e Manjhaulia del distretto sono stati colpiti subito dopo mezzanotte quelle di Airtel è saltata a Chaugain vicino la stazione di polizia di Roshanganj.Maoisti armati hanno incendiato un generatore di una torre BSNL nel villaggio di Maigra nella lontana stazione di polizia di Dumaria domenica pomeriggio.Il nuovo sovrintendente di polizia di Gaya è corso sul luogo per supervisionare un raid per ‘catturare’ i maoisti senza successo.

Nuova Delhi – almeno quattro poliziotti sono stati uccisi lunedì nello scoppio di una mina posta dai ribelli maoisti nello stato centrale dell’India del Chhattisgarh durante una visita del presidente Praticha Patil nella regione. L’incidente è avvenuto in una regione forestale nel distretto di Bastar, a 350 chilometri a sud della capitale dello stato Raipur, quando una squadra di polizia era in pattuglia per assicurare la regione per la visita del presidente, come riporta la rete NDTV.Patil era in visita ad una cascata nella pittoresca area di Chitrakoot, a circa 30 chilometri dal luogo dello scoppio e poi è ritornato a Raipur.La locale polizia ha detto alla NDTV che i ribelli hanno fatto saltare in aria una jeep in una area piena di foreste, uccidendo l’ufficiale della Forza di Riserva della Polizia e un altro poliziotto sul luogo.Due poliziotti sono poi morti per le ferite riportate mentre venivano trasportati all’ospedale.Cinque poliziotti feriti sono stati curati presso una struttura medica nella regione, che è considerata focolaio dei rivoluzionari maoisti.Il ministro dell’interno Madhukar Gupta recentemente ha annunciato che saranno costruite sei scuole di guerra controrivoluzionaria per addestrare il personale di sicurezza a ‘combattere’ contro la guerra popolare.

Ranchi - 29 settembre i maoisti hanno fatto saltare in aria una ‘scuola’ militare nel distretto di Palamau nello Jharkhand, ha riferito la polizia. Circa 20-30 ribelli del Partito Comunista dell’India-Maoista (PCI-Maoista) ha circondato una scuola media nel quartiere Manatu distretto di Palamau, a circa 190 chilometri da qui. La palazzina è stata fatta saltare con l’uso di detonatori.La ‘scuola’ veniva usata dalle forze reazionarie dello stato fascista indiano per lanciare una operazione di accerchiamento contro le forze della rivoluzione.

***

Il Partito Comunista dell'India (Maoista) è attualmente impegnato nell’evitare operazioni di accerchiamento e annientamento organizzate a tutti i livelli dal governo indiano, con l’impiego di migliaia di poliziotti e la costruzione di finte scuole nei villaggi dai quali partono le operazioni contro i maoisti, in diverse aree dove è molto sviluppata l’attività del partito.

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Cattureremo alcune città, ammoniscono i naxaliti

dalla stampa indiana online - 10 Aug 2008

PARALAKHEMUNDI (ORISSA): I maoisti hanno minacciato di uscire dalla foresta e ‘catturare’ città nell’Orissa, Andra Pradesh, Jharkhand e Chhattisgarh.

In un messaggio indirizzato a giornalisti del distretto Gajapati dell’Orissa, un leader ribelle ha detto che “gli sforzi” dei vari governi statali e del Centro “per reprimere i maoisti saranno vani”. Le due pagine del messaggio in Telugu sono firmate da Bhaskar, dirigente del Comitato Speciale di Zona del confine Andra-Orissa.

Il messaggio dice “cattureremo alcune città nei quattro stati, compreso l’Orissa, entro pochi anni. L’Azione Guerrigliera di Liberazione Popolare sarà rafforzata e il bandh [forma di sciopero generale totale] che era stato proclamato per segnare la Settimana dei Martiri sarà dichiarato chiuso da quel momento”.

Ha continuato, “le sollevazioni maoiste nelle aree di Nayagarh, Balimela e Kalimela testimoniano della nostra decisione e hanno dimostrato che il governo di Naveen Patnaik non ci può reprimere”.

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17 poliziotti indiani uccisi dall’esplosione di una mina terrestre

Almeno 17 poliziotti indiani sono rimasti uccisi per l’esplosione di una mina terrestre nella parte orientale dell’Orissa, secondo quanto riferiscono le autorità.Gli ufficiali dicono che i ribelli maoisti hanno piazzato la mina terrestre, che è scoppiata mentre la polizia stava pattugliando il distretto di Malkangiri nel sud del paese.La polizia riferisce che in seguito è iniziata una sparatoria tra i ribelli e le forze di sicurezza.L’esplosione è avvenuta nella stessa area in cui i ribelli hanno fatto affondare una barca della polizia il mese scorso, uccidendo 38 poliziotti.“Hanno fatto saltare in aria il veicolo antimine sul quale stavano viaggiando i poliziotti” ha riferito alla BBC il sovrintendente di polizia di Malkangiri Satish Kumar Gajbhiye.Ha negato che i maoisti abbiano sparato sulla polizia dopo che il veicolo si è rovesciato.Alcuni resoconti dicono che l’esplosione è stata così potente da far saltare il veicolo in aria di almeno un metro prima di ricascare a terra.Il signor Gajbhiye ha detto che le notizie di 24 morti erano false.17 poliziotti sono morti nello scoppio, ha detto, mentre altri sette che viaggiavano su motociclette sono riusciti a salvarsi.Ha riferito alla BBC che tutti i 17 corpi sono stati trovati e stavano per essere trasportati nelle caserme del distretto.L’attacco di mercoledì viene visto come un ulteriore enorme sconfitta delle forze di sicurezza e segue affondamento della lancia di polizia al confine tra l’Orissa e l’Andra Pradesh il 29 giugno.

Dalla BBC 16 luglio 08

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Rigettare l’accordo nucleare India-USA

Krantipriya

Portavoce PCI(ML) Naxalbari

Comunicato stampa

Correndo verso la conclusione del trattato nucleare India-Usa, senza tener contro della vasta opposizione, il governo guidato dall’Indian National Congress svela fino a che punto può arrivare a compiacere l’assassino Bush. Ci sono molti punti negli accordi firmati con gli Usa e proposti alla IAEA che assoggettano l’industria nucleare dell’India agli interessi imperialisti. Ma, a parte tutto ciò, il punto cruciale dell’accordo nucleare India-Usa è il riconoscimento surrettizio dato allo status dell’India come paese possessore di arma nucleare per aver sostenuto l’alleanza con gli USA al fine di proteggerne gli interessi strategici. Questo incoraggiamento all’espansionismo indiano, in cambio dell’allineamento con gli interessi Usa, è l’aspetto più significativo e strategico. Ciò minaccia la pace nell’Asia del sud e in tutta l’Asia in generale.

Sia la falsa sinistra guidata dal PCM che la NDA [National Democratic Alliance] guidata dal BJP su questo non dicono nulla. In effetti la loro preoccupazione è quella di un mancato riconoscimento formale all’India dello status di paese possessore di armamento nucleare, del possibile bando sul proseguimento dei test delle armi nucleari e insufficienti garanzie di forniture di petrolio. Mentre questo certo ci si aspetta da parte del BJP, la posizione del PCM e dei suoi alleati dimostra che anch’essi sono forti sostenitori dell’espansionismo indiano.

Le reali questioni poste dal trattato nucleare India-Usa sono coperte dai vari rappresentati politici delle classi dominanti che ne parlano nei termini di ciò che è meglio per l’espansionismo indiano. Il popolo dell’India non ha niente da guadagnare dalle armi nucleari accumulate dalle classi dominanti, o dalla corsa agli armamenti che ciò ha accelerato. L’espansionismo indiano è il principale pilastro del dominio imperialista e della reazione nell’Asia del Sud. Tutto ciò che lo rafforza è un pericolo per il popolo. L’imperialismo USA è il pericolo principale dei popoli del mondo. Ci si deve opporre a tutto ciò che sostiene i suoi interessi.

Si cerca di coprire queste vere ragioni anche mettendo in primo piano la questione energia. Dicono che questo accordo permetterà all’India di produrre grandi quantità di energia nucleare non inquinante e a basso costo riducendo la sua dipendenza dai combustibili fossili. Questa è una bugia. L’energia nucleare è una fonte inquinante molto più pericolosa e duratura. Il costo della produzione di energia nucleare come fonte principale del totale dell’energia è estremamente alto. In più anche se tutte le risorse venissero sfruttate la disponibilità stessa di materie prime nel mondo la dice lunga su fantasiosi progetti per rimpiazzare i combustibili fossili con energia nucleare. La giusta risposta al problema dell’energia non sta in queste false soluzioni pagate al caro prezzo della dipendenza del capitale e della tecnologia imperialista e del criminale inquinamento della terra. Bisogna mettere fine alla irrazionale via di sviluppo di ricerca dell’energia, avida di profitto, seguita dalle classi dominanti.

Ripetiamo, il trattato nucleare India-USA non serve allo sviluppo dell’energia nucleare pacifica e la questione principale sollevata da questo non sono i termini di asservimento da questo imposti all’industria nucleare indiana. Questo trattato riconosce le ambizioni  nucleari dell’espansionismo indiano per legarlo fermamente agli interessi egemonici, imperialisti, strategici degli USA. Esso porta il crescente rapporto tra le classi dominanti indiane e l’imperialismo USA ad un livello totalmente nuovo e perfino più pericoloso. Deve essere rigettato precisamente per queste ragioni.

12 luglio 2008

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  Il Segretario di Stato alla Sicurezza convoca una riunione anti-Naxalita il 16 luglio

New Delhi

Il Segretario di Stato alla Sicurezza Madhukar Gupta ha convocato un incontro speciale di ufficiali e capi di polizia di quattro degli stati maggiormente colpiti dai naxaliti per il 16 luglio, il cui punto principale all’ordine del giorno sarà come opporsi alla crescente minaccia maoista. I capi della polizia di Chhattisgarh, Jharkhand, Orissa e Andra Pradesh, che insieme arrivano a più dell’80 percento della violenza naxalita nel paese, dovranno discutere degli sforzi attuali sul fronte sicurezza per trattare il problema del naxalismo.L’incontro sarà seguito da un altro incontro a livello di Consiglio dei Ministri in cui a questi stati sarà chiesto di mettere in pratica lo schema del Governo centrale in tempi stretti.L’incontro è stato convocato alla vigilia dell’uccisione dell’ex ministro del welfare dello Jharkhand Ramesh Singh Munda e di oltre 50 militari del gruppo speciale antinaxalita “Greyhound” nell’Orissa.Questa forza è stata creata dal Governo dell’Andra Pradesh per trattare il problema della minaccia naxalita nello stato e in altre parti del paese.Il Governo Centrale pensa anche di mettere a punto un proposta per creare una forza specializzata nella sicurezza di 10.000 uomini prima di sottometterla al Governo dell’unione per l’approvazione.Poiché ci vorranno almeno due anni per mettere su una forza speciale di 10 battaglioni, fonti del ministero dell’interno riferiscono che la Central Reserve Police Force è stata incaricata di fornire due battaglioni (all’incirca 2000 uomini) per iniziare operazioni antinaxalite in diversi stati.

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 I maoisti iniziano una settimana di protesta nell’Orissa
 

KalingaTimes Correspondent
Bhubaneswar 26 giugno

La normale vita quotidiana è stata colpita nell’arretrata area a maggioranza tribale dei distretti Malkangiri, Koraput e Rayagada di Odisha con i maoisti impegnati nella Settimana contro la repressione cominciata giovedì mattina.In molte aree interne passeggeri di autobus e veicoli commerciali sono rimasti fermi causando inconvenienti in generale.

A Malkangiri i maoisti hanno bloccato le strade in diverse località mettendo di traverso alberi durante la notte e impedendo così il transito ai veicoli pesanti. Ma la polizia ha riferito che non è stato riportato nessun incidente fino all’una.  I maoisti sono impegnati nella Settimana contro la repressione per far risaltare la loro protesta contro i presunti attacchi della polizia contro i componenti delle tribù e persone innocenti che alzano la voce contro lo sfruttamento.

Gli estremisti hanno distribuito volantini in molte aree protestando per l’uccisione di diverse “persone innocenti” per mano della polizia, e i suoi eccessi nei piccoli centri interni dei distretti di Malkangiri, Koraput e Gajapati. I resoconti parlano anche di volantini distribuiti dai maoisti nei piccoli centri di Kandhamal vicini a Gajapati.

I maoisti richiedono anche il rilascio di circa 170 persone arrestate perché considerate maoiste. Richiedono anche il ritiro del bando governativo nei confronti di sette organizzazioni pro-naxalite nello Stato. Il governo dovrebbe focalizzare il suo intervento sul lavoro di sviluppo piuttosto che impegnarsi nella repressione dei componenti delle tribù che non hanno voce, dicono gli estremisti nei loro volantini.

L’amministrazione ha preso misure particolari per affrontare la situazione. Forze aggiuntive sono state dispiegate nelle aree sensibili per contrastare ogni attacco degli estremisti durante la settimana. Operazioni di rastrellamento sono state intensificate nella regione per tenere a bada i maoisti.

Ma i resoconti dicono che la paura dei maoisti continua a dominare le menti delle persone poiché gli estremisti hanno allargato le loro attività nella regione nei mesi recenti e l’amministrazione non ha raggiunto nessun risultato nel contenere il problema.

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 India: i maoisti proclamano il proprio governo nella fascia tribale

Asian age, London edition

By Sanjay Basak

New Delhi 

30 maggio

Prendendo il controllo di tutta la fascia tribale che va da Abujhmar, Bastar e Dandakaranya, i maoisti nel Chhattisgarh hanno annunciato la formazione e il funzionamento del loro primo “governo rivoluzionario” parallelo. Questo “governo” ha anche annunciato la formazione di “ministeri” dell’agricoltura, finanze, giustizia, salute, scuole e cultura e foreste.Il governo del Chhattisgarh sembra aver perso completamente il controllo di questa remota regione dominata dalle tribù, sulla quale imperano i soldati che appartengono al temuto Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione (EGPL). Mentre il ministro maoista della salute sta creando attenzione sulla pianificazione familiare e l’igiene, il ministro dell’educazione ha reso nota la propria versione della “storia rivoluzionaria”: gli attacchi al movimento “Salwa Judum” sponsorizzato dal governo fanno parte del programma “rosso”.Un alto membro del comitato centrale, compagno Sonu, ha detto a questo giornale: “Abbiamo rifiutato la storia imperialista e stiamo dando lezioni ai componenti di queste tribù sulla rivoluzione e i grandi eroi delle loro tribù.” La compagnia pensa di organizzare simili governi rivoluzionari in altri stati infestati dai maoisti come il Jharkhand e l’Orissa. Sebbene non ci sia “ministro degli esteri” in quanto tale, il più alto corpo politico, il comitato centrale, mantiene legami con il Comitato di Coordinamento dei Partiti e delle Organizzazioni Maoiste del Sud dell’Asia.In una conversazione telefonica da Raipur, il direttore generale della polizia del Chhattisgarh, il signor Vishwa Rajan, ha detto, comunque, che la polizia di stato aveva avuto successo nel “distruggere” le basi maoiste e che i naxaliti erano in rotta. Ha detto che il “cosiddetto governo parallelo” era stato “liquidato” dall’attacco della polizia. Ha detto che a parte il fatto che stanno formando una speciale task-force, la polizia dello stato sta anche coordinandosi con la forza Greyhounds della polizia dell’Andra Pradesh nella sua lotta contro i maoisti.A corto di armi e munizioni, i maoisti stanno ora pianificando un altro colpo sulla linea di quello di febbraio contro il posto di polizia di Noigarh nell’Orissa. Durante questo attacco, i militanti uccisero 13 poliziotti e fuggirono con un enorme carico di armi, compreso AK47 e armi da fuoco leggere.Si sa che il ministro dell’agricoltura maoista ha il pieno controllo dei prodotti della foresta, la principale fonte di sopravvivenza dei componenti delle tribù. Perfino i prezzi delle “tendu patta” (foglie di tabacco) vengono fissati dai capi maoisti. “Gli imprenditori privati hanno pagato un prezzo più altro per le foglie ai componenti delle tribù rispetto a quelli fissati dagli appaltatori del governo” ha detto il leader maoista.La “giustizia” maoista controlla i tribunali popolari, in cui la “giustizia” viene esercitata da “giudici” in stile maoista. “Lasciamo che siano le popolazioni locali a decidere le punizioni per i colpevoli” ha detto. Il ministro della cultura insegna ai bambini canzoni rivoluzionarie come “prendi l’arco e la freccia e l’ascia e metti fine al governo imperialista”.I maoisti dicono di aver messo su almeno 100 scuole elementari, dall’asilo alla 5a. A parte la storia di Mangal Pandey ai bambini si racconta anche di “Babu Rao Sarmek” un eroe tribale che si è ribellato ai britannici durante la rivolta del 1857. I bambini vengono anche addestrati nel combattimento armato dall’organizzazione controllata dai maoisti “Adivasi Bal Sangathan (Forum dei bambini tribali)”. Durante le lezioni di storia viene insegnato loro che “Gandhi e Nehru hanno ingannato il popolo” e che “I veri patrioti sono i maoisti”.Un membro del comitato statale ha detto che ai Gonds, la tribù dominante nel Chhattisgarh, viene detto che vengono così definiti, “gond”, dal governo, poiché “hanno mangiato carne di mucca”. Ai componenti delle tribù che vivono ad Abujhmar viene detto che poiché il governo li considera “idioti (abhuj)” la regione viene chiamata “la terra degli idioti”.

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 Politici del Bihar si dimettono in massa

Sessantaquattro politici locali si sono dimessi nello stato indiano del Bihar in seguito alle minacce dei ribelli maoisti. La scorsa settimana i maoisti hanno sequestrato molti di essi per alcuni giorni per protesta contro presunti abusi della polizia nel distretto di Gaya. I maoisti hanno una forte presenza a Gaya, conosciuta come il luogo in cui Buddha si dice abbia ricevuto l’illuminazione. I ribelli sono attivi in circa la metà dei 38 distretti del Bihar.

“Minaccia di eliminazione”

I 64 politici hanno reso pubblica la notizia domenica durante una cerimonia a Gaya, in occasione del rilascio di coloro che erano stati sequestrati.
I maoisti hanno detto loro che se non si fossero dimessi “sarebbero stati eliminati”. I maoisti hanno scritto le lettere di dimissioni dei politici e hanno
ordinato loro di leggerle in pubblico.
Le dichiarazioni condannavano “le atrocità della polizia e le false accuse a persone innocenti nei casi in cui sono coinvolti i maoisti” e “l’arbitraria,
assurda attitudine alla prepotenza dei funzionari”. Le dichiarazioni criticavano anche i “fallimenti del governo nel proteggere l’onore e la dignità dei leader locali”. Il primo ministro del Bihar Nitish Kumar ha detto che su questo incidente si investigherà. Più di 1000 persone sono morte nella violenza legata ai maoisti nel Bihar
negli ultimi 15 anni. I maoisti son attivi in diversi altri stati dell’India. Dicono che stanno combattendo per i diritti dei contadini poveri e dei lavoratori senza terra.

dalla BBC del 5 maggio

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Archivio Perù

Propaganda armata in vari villaggi di Ayacucho (primerahora.com)

Ayacucho

Seguaci del gruppo maoista Sendero Luminoso hanno fatto irruzione in tre villaggi di questa regione andina dipingendo le pareti con simboli senderisti e messaggi di appoggio a quella che chiamano la loro lotta armata, come ha riferito sabato la polizia.

Il comandante Jose Olivares Gonzales capo della polizia di Huanta nella cui giurisdizione sono avvenuti i fatti, ha riferito alla AP che nella mattinata del sabato i ribelli provvisti di differenti armi da fuoco hanno dipinto le pareti dei palazzi della piazza principale di Viracochan e diffuso volantini nei quali si critica il presidente Alan Garcia per quello che considerano il non mantenimento delle promesse elettorali.

I senderisti hanno dipinto di rosso, con il simbolo della falce e martello, le sigle PCP (Partito Comunista del Perù) e la frase Viva la lotta armata, gli stipiti delle porte della casa del governatore Vicente Rivas Méndez del villaggio ayacuchano, in un centro di guardia medica, nelle scuole e sulle rocce che sovrastano questo villaggio.

Il comandante Olivares ha detto che i guerriglieri hanno anche dipinto pareti di alcune case dei villaggi ayacuchani Ayahuanco y Santillán. Pattuglie militari e di polizia di Ayacucho sono partite immediatamente alla ricerca dei ribelli.

Il governatore Rivas ha detto che dopo molti mesi di inattività è la prima riapparizione dei ribelli in questa fine di anno.

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Violento combattimento tra l'Esercito di Liberazione Popolare e le forze armate

Secondo quanto riporta la stampa di Lima che cita un comunicato delle forze armate c’è stato un violento combattimento tra unità dell’Esercito Popolare di Liberazione e le forze del Comando Speciale della valle dei fiumi Apurimac e Ene a Vizcatan-La Mar (San Martin), che secondo la notizia vede la presenza di circa nove colonne composte da 20 effettivi maoisti.I militari hanno l’intenzione di “strappare dalle mani dei senderisti” la città di Vizcatan, da qui le continue pianificazioni di operazioni militari da parte dello stato.In questo scontro sarebbe morto un combattente rivoluzionario e rimasti feriti quattro effettivi militari, uno dei quali gravemente.Un forte dispiegamento militare continua ad essere presente nella zona.

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Sendero luminoso esclude accordo di pace per deporre le armi

dalla stampa peruviana online

Il capo di Sendero Luminoso, conosciuto come "Compagno Netzel", ha escluso la ricerca di un accordo di pace con il governo di Alan Garcia per deporre le armi e inserirsi nella società rispondendo per iscritto ad una serie di domande."La posizione del PCP-Sendero Luminoso è stata sempre quello di proseguire la guerra popolare e che l'accordo di pace è la pace dei cimiteri, significa tradire i nostri ideali e le masse popolari del Perù e del mondo" ha detto il capo ribelle, secondo un dispaccio dell'agenzia Notimex.Colui che è anche il segretario generale della Base Mantaro Rojo di Sendero Luminoso ha ritenuto illogico pensare di deporre le armi. "Sappiamo che stiamo passando momenti molti difficili, di problemi nuovi propri di questo periodo di superamento dell'inflessione nella guerra popolare prolungata che però sta per essere superata con ancor più guerra popolare", ha detto."Netzel" ha detto che non hanno ricevuto alcuna direttiva dal capo di Sendero Luminoso che è in carcere, Abimael Guzman, che dicesse di mettere fine alla lotta armata, iniziata negli anni '80. Per questo, ha detto che continueranno a portare avanti la "guerra popolare".Ha smentito anche che Sendero Luminoso sia finanziato dal narcotraffico o che i suoi membri servano da "sicari" per le organizzazioni illegali di droga.Dall'altro lato, ha negato che la sua organizzazione abbia legami con le FARC, che ha accusato di "tradire" il popolo colombiano con la "ricerca di accordi di pace".

[RPP Noticias - La Republica]
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4 agosto 2008

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La polizia del VRAE si prepara a difendersi dai maoisti

 Dopo le notizie di preparativi di attacchi da parte dei maoisti, circa 1800 effettivi della Polizia Nazionale Peruviana sono in stato di massima allerta in più di 27 distaccamenti di polizia. Hanno il compito di pattugliare la valle insieme ad agenti della Diroes (Dirección de Operaciones Especiales de la Policía Nacional),  e un commando speciale guidato da un generale. Per rafforzare ulteriormente la lotta contro il PCP “per ragioni di sicurezza nazionale” il governo ha approvato un decreto con il quale dispone l’attivazione dell’Arma dei Servizi Segreti che era stata creata nel 1991 (durante il secondo anno del governo Fujimori), una norma che era stata abolita nel 2001, con il governo Paniagua. Robles, specialista della sicurezza, ha detto che questa norma da un lato duplicherà inutili organismi e dall’altra che la poca trasparenza con la quale è stata riattivata questa norma lascia dubbi sui veri obbiettivi, perché controllerebbe “rischi e minacce nel fronte interno”. Mentre, continua, l’obiettivo primario dell’esercito è quello di combattere contro il nemico esterno. I dubbi, aggiunge, sono più che legittimi dato che i servizi sono stati usati da Montesinos per organizzare le sue operazioni di spionaggio contro gli oppositori della dittatura di Fujimori. Nel frattempo si prepara l’installazione di una nuova base USA a Cusco, la città imperiale, con la scusa della costruzione di scuole e centri sanitari utili “ai più poveri”, sempreché, come ammette un militare “non si pregiudichino i diritti umani”.L’altra più importante scusa è quella di una operazione di sradicamento di coltivazioni di coca dei distretti Pichari e Quimbiri che si trovano nella valle dei fiumi Apurimac ed Ene (VRAE).

30/07/08

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Il PCP pianifica attacchi contro l’esercito, la polizia e i militari USA

28 luglio 2008

dalla stampa peruviana online

I massimi dirigenti del PCP hanno tenuto una riunione nella quale hanno definito i principali obbiettivi, secondo un rapporto dei servizi segreti della PNP(Dircote), azioni contro le forze di sicurezza e anche i militari nordamericani che mettono in atto “azioni civiche” come parte del Piano Nuovi Orizzonti, ad Ayacucho.Gli obbiettivi scelti sarebbero le basi antisovversive di Ventana Cinco, Machos e Villa Azul, installate nella zona di Campo Armino, dove si trova la centrale idroelettrica del Mantaro. Gli altri obbiettivi terroristi sarebbero i posti di polizia di Colcabamba e Churcampa, il sito minerario di Doe Run Perù a Cobriza e la base dell’esercito a Quichuyas-Huachocolpa.
“Il compagno ‘Alipio’ si sarebbe infiltrato nella zona per fare foto del luogo e identificare i dirigenti dei posti e coloro che sono a capo delle pattuglie”, dice il documento dei servizi. “Gli incaricati di mettere in esecuzione le azioni stanno aspettando l’ordine”.
Si è anche scoperto che la compagna “Valia” e il suo plotone si sposta nella zona di Ayacucho, a Huanta, “in attesa di una pattuglia dell’esercito e della PNP al fine di metter in atto una azione armata di una certa importanza per le Fiestas Patrias”, dice il rapporto dei servizi segreti.
“Tra gli obbiettivi scelti ci sarebbero inoltre il commissariato di San Francisco, il posto di controllo della polizia di Machente, il Dipartimento di Operazioni Tattiche Antidroga, che si trova a Palmapampa e la sede del Comando Speciale del VRAE a Pichari”.In vista delle operazioni antisovversive nelle zone di Vizcatàn nel mese di agosto, ci sarebbe in atto anche una manovra del PCP contro la repressioneper evitare l’accerchiamento. Il PCP sta mobilitando le popolazioni delle comunità contadine di Yuracraccay e Iztcutacocc, “per rigettare la presenzadei militari nordamericani nel distretto di Luricocha, Huanta dando loro un tempo di 15 giorni per ritirarsi dalla zona.”

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Denuncia della militarizzazione americana
 12/07/08

“La presenza nordamericana sarebbe un passo verso la militarizzazione”

Il giornalista messicano Raul Zibechi che fa parte della squadra della BBC International ha assicurato che il governo di Alan Garcia ha previsto la costruzione di una base militare ad Ayacucho perché gli Stati Uniti hanno l’ordine di entrare nel cuore della zona più problematica in termini di sicurezza e la presenza nordamericana, ha detto – è la via alla militarizzazione. Il giornalista ha detto che Ayacucho è stata scelta perché presenta alcune particolarità in quanto a sicurezza e ha spiegato che è stata la base
operativa di Sendero Luminoso e vi esistono ancora piccoli gruppi di questa organizzazione e perché è una regione con molte coltivazioni di coca e tra le zone contadine più povere del paese. L’ubicazione della base è a circa 600 chilometri a sud di Lima capace di coprire una ampia frangia della regione andina alla quale il Comando Sud dà
la massima importanza, secondo Raul Zibechi.

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  Guerra totale contro i residui della guerriglia di “Sendero Luminoso”

LIMA, 9 Maggio

Le forze armate hanno lanciato una grande offensiva contro la più combattiva colonna rimasta di Sendero Luminoso (i guerriglieri maoisti) che opera nelle
valli della giungla dei fiumi Ene e Apurimac del Perù sudorientale, dove viene prodotta la maggior parte delle foglie di coca e cocaina. Per ordine del Comando Congiunto delle forze armate, 5000 soldati della fanteria dell’esercito, brigata n. 2 e 31, 200 membri delle Operazioni Speciali e della marina, e altri 200 dell’unità aeronavale della Difesa e delle Operazioni Speciali, sono stati mobilitati nell’area. Il nemico che devono affrontare è formato di soli 200 combattenti. In aggiunta alla spedizione del grande contingente di truppe, il Comando Congiunto ha ordinato due elicotteri armati MI-25 e MI-17, e aerei di ricognizione, stabilendo una base sul fiume con la presenza di due pattuglie.
“Mai prima sono stati concentrati così tanti e ben addestrati uomini nelle valli dei fiumi Apurimac ed Ene (una regione conosciuta con l’acronimo VRAE)
per combattere i senderisti”, ha riferito una fonte del Comando Congiunto. Le truppe sono al comando del generale Raymundo Flores del Distaccamento
Speciale VRAE, con base presso il villaggio di Pichari, nella provincia di Cuzco.
“L’obbiettivo è quello di neutralizzare la colonna di 200 uomini pesantemente armati guidati dal ‘compagno José’ un duro combattente senderista con vasta conoscenza dell’area”, ha detto una fonte militare.
Il vero nome del ‘compagno José’ è Victor Quispe, un vecchio membro di 49 anni di Sendero Luminoso che si è unito al gruppo guerrigliero quando era
studente di antropologia all’Università Nazionale di San Cristobal di Huamanga. Due dei fratelli Quispe, Jorge e Ivan, fanno parte della direzione di
Sendero Luminoso. La famiglia Quispe è originaria di Umaru, Ayacucho, il teatro principale delle azioni senderiste.
Secondo le autorità il modus operandi dei ribelli è quello di tendere imboscate alle pattuglie di polizia attorno alla loro area. Il 23 marzo presunti senderisti hanno attaccato due auto della polizia a Quinua, vicino Huamanga. Un poliziotto è morto e altri 13 sono stati feriti. Gli attaccanti avevano 14 fucili d’assalto Kalanishkov.
Un rapporto della Direzione Generale del Ministero dei Servizi segreti dice che Quispe ha organizzato una “rete di sostegno” a Lima.
“Non esiste una soluzione militare. Non bastano soltanto colonne di truppe, ma anche colonne di insegnanti, medici, ingeneri e agronomi” per ridurre la
violenza in queste aree davvero povere, ha ammesso una fonte del Comando Congiunto. “La povertà non può essere eliminata con le pallottole”.

 

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 Truppe USA costruiscono base militare ad Ayacucho

Il governo peruviano ha deciso l’ingresso nel paese, esattamente ad Ayacucho, di militari americani armati (circa 500, ma il numero esatto non viene rivelato dal governo) con la scusa della costruzione di presidi sanitari, scuole e pozzi, dal 1 di giugno alla fine di agosto.Il Fronte di Difesa del Popolo risponde a del Castillo, conferma per l’8 luglio la protesta contro i militari yankee e l’appoggio allo sciopero nazionale indetto dalla CGTP e rifiuta le dichiarazioni del premier contro i suoi dirigenti. Ayacucho sciopererà in tutti i modi. Il presidente del Fronte di Difesa del Popolo di Ayacucho, Iver Maravì, ha rigettato le affermazioni del presidente del Consiglio dei Ministri, Jorge del Castillo, che, dopo aver preso parte ad un tavolo con le autorità della regione, ha detto che lo sciopero regionale indetto da “settori radicali” per l’8 luglio, che chiederà il ritiro delle truppe nordamericane in questa regione, non è giustificato e cerca solo di generare violenza. “Del Castillo cerca solo di confondere il paese; Ayacucho non solo protesterà per l’ingresso dei militari statunitensi, ma reclamerà anche una attenzione preferenziale dello Stato, su cui il governo si era impegnato nel 2007. Abbiamo deciso questo sciopero in forma unanime, in una assemblea di delegati e Ayacucho andrà a scioperare in ogni modo. Su questo non ci sono dubbi”, ha affermato. Ha chiarito che il popolo di Ayacucho è contro la politica neoliberale, le privatizzazioni, l’aumento del costo della vita e la Legge della Selva. “Ayacucho sa difendere i propri interessi e gli interessi del paese”, ha detto. Iver Maravì ha preteso, anche, che cessi la persecuzione contro i dirigenti sociali di Ayacucho.

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Archivio Filippine

Le esercitazioni di Balikatan servono a rafforzare militarmente gli USA nelle Filippine e nella regione in mezzo ad una crisi acuta – PCF

16 ottobre 2008

Comunicato stampa

Information bureau

Partito Comunista delle Filippine 

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) oggi ha detto che con le esercitazioni militari congiunte nelle Filippine, l’imperialismo USA mira a rafforzare ulteriormente la sua posizione militare nelle Filippine e nella regione Asia—Pacifico in mezzo ad una acuta crisi che assilla gli USA e il suo regime fantoccio.Almeno due mila soldati americani stanno partecipando da ieri a due settimane di esercitazioni militari congiunti con i sodati filippini nell’ex base aerea Clark e in altre parti del paese. Le truppe americane appartengono alla 3a Forza di Spedizione della Marina e al Gruppo di attacco della forza di spedizione Essex sotto il Comando USA del Pacifico.

Il PCF denuncia la serie di esercitazioni di Balikatan come “continua spudorata violazione della sovranità nazionale, poiché si permette a truppe armate straniere di operare liberamente, e perfino entrare in combattimento, e anche di portare avanti operazioni di intelligence e altro tipo di operazioni in territorio filippino.” Il PCF condanna inoltre il governo fantoccio Arroyo “perché permette agli USA di riusare le sue basi militari nelle Filippine per esercitare la signoria nella regione Asia-Pacifico.”Nella sua dichiarazione il PCF dice che la critica contro le esercitazioni di Balikatan sono diventate più acute “poiché queste esercitazioni continuano ad essere tenute in maniera sfacciata con grande preoccupazione di vari settori patriottici sulla permanente presenza di truppe USA nelle Filippine e i loro numerosi coinvolgimenti in operazioni militari contro gruppi armati a Mindanao e in altre parti del paese.”

“Il PCF dice anche che gli USA stanno inutilmente cercando di ‘rifarsi il trucco’ dopo la denuncia della parte avuta nell’imbroglio dei colloqui di pace con il Fronte Islamico di Liberazione Moro (MILF), e in seguito a ciò, il suo coinvolgimento in massicce operazioni militari contro le forze del MILF e le comunità Moro.“La presenza militare americana nelle Filippine è destinata a diventare più pervasiva e intrusiva poiché l’imperialismo USA cerca di consolidare e mantenere la presa sulla proprietà del paese intesa come neocolonia e base avanzata di fronte al peggioramento della crisi economica che sta attualmente scuotendo l’economica USA e il sistema capitalistico globale, e la minaccia di ulteriori peggiori conseguenze per l’arretrata, neocoloniale economia delle Filippine.”

“Mentre il sistema capitalista globale affonda sempre di più nella recessione, così come hanno fatto dopo il colpo della Grande Depressione, gli USA cercheranno sempre più disperatamente di appoggiarsi alla crescente presenza militare e alla potenza per sostenere la propria posizione dominante nella propria sfera e a livello globale. La disperazione dell’avventurismo militare Usa sta diventando più eclatante a causa del suo crescente fallimento in Iraq e in Afghanistan.”Il PCF incita il popolo filippino a “tenere alta la bandiera del patriottismo e della rivoluzione e ad accrescere il livello della lotta contro l’intervento militare USA nelle Filippine.

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Compagno Richard: educatore rivoluzionario e lavoratore culturale, combattente rosso e comunista

Southern Mindanao Regional Party Committee
Communist Party of the Philippines
September 29, 2008

Su incarico di tutto il movimento rivoluzionario, del Nuovo Esercito del Popolo e delle masse filippine, il Comitato del Partito del Partito Comunista delle Filippine della Regione di Mindanao porge i suoi più alti saluti al compagno Richard – vero educatore rivoluzionario, lavoratore culturale, combattente rosso e quadro comunista.Il compagno Richard è un esempio di comunista il cui impegno imperituro nel servire la rivoluzione va oltre ogni dubbio. Ha cercato di vivere secondo quello che predicava ed è stato sempre fermamente dalla parte del popolo. Il suo impegno nel servire le masse è profondamente radicato negli insegnamenti pratici del marxismo-leninismo-maoismo.

In quanto insegnante rivoluzionario, artista culturale e combattente rosso, ha vissuto con il popolo oppresso nel cuore della rivoluzione nazionale democratica. Ha dato un grande aiuto nella campagna ideologica del Secondo Grande Movimento di Rettifica attraverso i regolari corsi del Partito e delle masse. La sua prosa e la sua poesia scorrevano dalle sue profonde esperienze con i contadini e i Lumad (nativi) e le sue parole esprimevano creativamente la loro partecipazione e speranza nella guerra popolare.In quanto comunista, il compagno Richard ha dato un grande aiuto nell’offrire una guida pratica al movimento di massa contadino nella lotta contro l’ingiusto affitto della terra, l’usura e altre questioni feudali. Era molto impegnato nell’organizzare i contadini, le donne, i giovani e i lumad nelle organizzazioni rivoluzionarie di massa, e ha aiutato a costruire il potere politico rosso nelle campagne.

Il compagno Richard, insieme a tutti gli altri compagni che hanno marciato davanti a noi, ha aiutato a spargere i semi per una vita migliore per le masse lavoratrici.

La vita e l’impegno del compagno Richard è stata profondamente modellata in seno al movimento popolare. La sua prolifica vita è cominciata come giovane attivista negli anni ’70 - era profondamente impegnato nell’attivismo della chiesa contro la dittatura USA-Marcos; come lavoratore dei diritti umani negli anni ’80, e leader di massa in prima linea dell’organizzazione e mobilitazione della classe media nel Mindanao meridionale negli anni ’90 quando dirigeva la più progressista organizzazione legale multisettoriale, Bagong Alyasang Makabayan. La sua convinzione personale e il profondo impegno nel servire il popolo oltre i confini del movimento legale di massa democratico lo ha spinto a decidere di unirsi al Nuovo Esercito del Popolo.La vita del compagno Richard è da celebrare per il movimento rivoluzionario e per le infinite masse senza nome che ha risvegliato e organizzato per la gloriosa causa della guerra popolare. Nell’unirsi agli altri martiri ed eroi di 40 anni di questa lotta, per la vita e la morte, di popolo, la convinzione disinteressata e l’impegno del compagno Richard serviranno come indicazione per la nostra marcia collettiva, vittoriosa verso una società senza sfruttamento e oppressione.

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Ribelli maoisti attaccano una piantagione per il biocarburante delle Filippine

Giovedì 11 settembre 2008
Manila (Reuters)

La guerriglia diretta dai maoisti ha attaccato una piantagione di proprietà dello Stato usata per la produzione di biocarburante nel centro delle Filippine, il primo attacco ad un investimento per l’energia alternativa, ha detto un ufficiale dell’esercito giovedì.
I ribelli hanno lasciato volantini di denuncia delle operazioni di una struttura che produce biocarburante estraendolo dalla cassava e jatropha, una pianta resistente alla siccità, che entra in concorrenza con la produzione alimentare nella nazione principalmente agricola dell’Asia meridionale.
I ribelli comunisti del Nuovo Esercito del Popolo (NPA) hanno attaccato una piantagione di jatropha sull’isola di Negros giovedì, bruciato impianti e fermato i lavoratori che trasportavano legname, ha detto ai reporters il colonnello Cesar Yano, un comandante di brigata di Negros.
“I lavoratori non sono stati colpiti”, ha detto Yano.
I ribelli si oppongono all’uso di alimenti a scopi energetici, colpendo il progetto di etanolo da due miliardi di pesos (42 milioni di dollari) perché significherebbe piantare alberi di jatropha al posto di canna da zucchero e riso, alimenti base tradizionali, ha detto Yano.
La jatropha è considerata una delle più promettenti fonti di biocarburante.
La piantagione di 10 ettari di jatropha nella valle di Tamlang risiede inoltre in quello che era una roccaforte dei ribelli prima che le truppe spingessero i guerriglieri del NEP sulle montagne.
La piantagione di biocarburante è una joint venture tra il governo e la Tamlang Valley Agri Development Corp., una compagnia formata da una azienda locale di alcol e un clan politico legato al ministro delle finanze.
Il governo ha il 35 percento delle azioni nella piantagione. Non c’è stata una immediata reazione da parte dei proprietari.
Le Filippine hanno promosso la coltivazione di terra adatta al biocarburante per diminuire la propria dipendenza dal costoso petrolio grezzo importato. Il paese importa quasi tutto il petrolio grezzo di cui ha bisogno. I ribelli hanno cominciato gli attacchi a Negros dopo che un battaglione dell’esercito è stato rimosso dall’isola un mese fa ed è stato mandato a rinforzare le truppe che combatono i ribelli musulmani nella parte meridionale dell’isola di Mindanao, dice l’ufficiale.
Manila combatte i guerriglieri guidati dai maoisti attivi per la maggior parte nella principale isola di Luzon e nelle Filippine centrali da circa 40 anni in un conflitto che ha causato più di 40.000 morti e bloccato investimenti nel paese ricco di risorse.
I ribelli prendono di mira miniere, piantagioni, compagnie di legnami e telefoniche per impaurire gli investitori stranieri e raccogliere fondi.

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Perché il NEP ha attaccato la piantagione Dole-Stanfilco a Makilala, Nord Cotabato

 Il mattino presto del 24 luglio 2008, poche ore dopo la visita di Gloria Arroyo a Makilala, un plotone di combattenti rossi sotto il Comando Valentin Palamine ha attaccato la piantagione Dole-Stanfilco a Luna Sur, Makilala, Nord Cotabato. Sono stati incendiati diversi mezzi: quattro macchine da imballaggio e due autobotti. Due armi a canna lunga sono state sequestrate alle guardie di sicurezza della compagnia. I rinforzi composti da 6 veicoli del 57° Battaglione di Fanteria, una macchina della polizia, una cisterna per l’incendio e un multiveicolo di un vigilante di San Vicente con su scritto PULISYA sono caduti in una imboscata tesa dai combattenti rossi che hanno usato esplosivi telecomandati. Sono stati uccisi sul luogo il capo dei vigilantes Ricky Apolinario mentre PO1 Preston Catalan e due vigilantes del villaggio sono stati feriti.

 Questa offensiva tattica è una misura punitiva contro l’invasione infinita della compagnia nei campi coltivati dei piccoli coltivatori e indigeni nel Nord Cotabato e altre parte dell’estremo sud di Mindanao. Quando Diosdado Macapagal ordinò alla National Development Corp. nel 1964 di affittare 8.000 ettari di ottima terra agricola alla Dole Phils di proprietà USA (per un peso per ettaro per anni), molte migliaia di contadini e indigeni sono stati costretti a lasciare la propria terra. Sono passati più di quattro decenni e l’espansione della compagnia non si è mai fermata da allora. Adesso ha messo da parte non meno di 30.000 ettari solo nel profondo sud, coprendo le province del Sud Cotabato, Nord Cotabato e Satangani. Con la scusa dello “sviluppo rurale” la Dole-Stanfilco è stata la glorificata accaparratrice di terra che offre “coltivazione in comune” “contratti in affitto” e “cooperative” ai contadini per spingerli a lasciare le loro fattorie. Il suo più recente bottino sono le ricche terre agricole del Nord Cotabato, adesso convertite in piantagioni di banane per l’esportazione.

 Ancora peggio, l’uso intensivo ed estensivo di pesticidi e fungicidi nelle piantagioni di banane da parte della Dole-Stanfilco sta avendo un effetto disastroso sui frutti degli alberi di mele che stanno tutt’intorno. Quest’anno ci sarà un raccolto molto scarso per i coltivatori di frutta di Makilala e Kidapawan perché, da quando è iniziata la piantagione di banana, i pesticidi hanno attaccato le loro piante e gli alberi da frutta. Non è questo un altro complotto per allontanare i contadini dalla loro terra?

 La Dole-Stanfilco merita anche una azione punitiva per le ingiustizie inflitte ai suoi operai dato che ha militarizzato le loro proteste di massa e represso i loro leader. Come la compagnia straniera mineraria Xstrata-SMI che sta saccheggiando le nostre risorse e sfruttando il nostro popolo, la Dole Stanfilco è molto odiata dagli operai e dai contadini di Mindanao. Il Moro, gli indigeni e i coloni della nostra regione hanno sofferto a lungo dell’avidità di questa compagnia che si è appropriata della nostra terra e fa profitti per miliardi di dollari con il nostro lavoro. È compito nostro espropriare queste terre e darle ai contadini e ai lavoratori filippini che hanno il diritto di pretenderle.

 Dencio Madrigal Kumander - Valentin Palamine Command - Regional Operational Command - New Peoples Army-Far South Mindanao Region  - July 25,2008

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Resistere al Programma Eco-Turistico e Minierario che costringe la popolazione allo spostamento forzato!

 

Nilo Magtanggol
Roger Mahinay Command
NPA-Southwest Front
Negros Island
June 23, 2008

Senza sparare un colpo i soldati del NEP hanno disarmato le guardie di sicurezza del Mariculam Eco-Port nel Villaggio di Macalum, Sipalay City lo scorso 8 giugno 2008 alle 8,30. Sono state sequestrate una pistola a canna corta con 9 munizioni, una calibro 38 con 5 colpi, un apparecchio radio VHF, 2 cellulari Nokia, 3 pinze elettriche e un avvitatore. Nessun effetto personale è stato sequestrato alle guardie. Questo è un segnale della forte protesta delle masse contro i progetti antipopolari del regime USA-Arroyo e la dinastia locale Montilla nella città di Sipalay come il programma Eco-Turismo che mira a fare delle spiagge locali destinazione di Turismo di Classe Mondiale e l’ingresso di quattro grandi compagnie minerarie e cioè Philex, Colet, Mariculam e Vulcan.

Il progetto Eco-turismo costringerà centinaia e perfino migliaia di famiglie che vivono nelle aree delle spiagge a spostarsi, impedendo la pesca dei pescatori poveri, la distruzione di terreno agricolo e il proliferare della prostituzione nella città di Sipalay.

Per assicurare gli interessi del regime Arroyo e dei signori compradori locali sono stati dispiegati la 302a Brigata, il 61° Battaglione, la 6a forza Speciale dell’Esercito Filippino nell’area Candoni-Hinobaan-Ilog-Cauayan-Kabanaklan-Sipalay (CHICKS). Con l’applicazione del Oplan Bantay Laya 2 [Piano Salvaguardia della Libertà 2]
i mercenari dell’Esercito diventano più aggressivi nel minacciare e uccidere i civili per distruggere il movimento rivoluzionario che sta guidando la campagna contro i programmi antipopolari del regime fascista. All’interno dell’OBL2 esiste il disperato “bounty system” [sistema dei premi] che è una fonte di corruzione della polizia e di ufficiali militari. Dopo la dichiarazione da parte del governo locale che il villaggio Mariculam fa parte del centro urbano, 150 famiglie sono state costrette ad andare via
dalla Mariculam Bay per il progetto di divertimenti e il piano del complesso Ecoturismo di Ma Louise “Tina” Pfleider Alba su terreno pubblico occupato dai residenti, l’altra porzione è stata venduta da Fred Pfeider ai giapponesi. Ivi compreso sono 179 ettari sotto il CARP [Programma di Riforma Agraria] adesso occupati dalla popolazione. La presidente Arroyo in persona ha dichiarato il piano di conversione dell’area quando è venuta in visita e si è immersa in acqua vestita da sommozzatore.

I pescatori dei villaggi Cayhagan, Talacagay, Nauhang, Nabulao, Maricalum, Brgys 4 e 5 di Sipalay City vengono anch’essi colpiti perché la pesca in questa area viene vietata. La pesca quotidiana attualmente frutta 1-2 chili di pesce non abbastanza per comprare un ganta [circa 3 chili] di riso a 85 pesos. I villaggi sulla spiaggia e sulle colline vengono anch’essi colpiti a causa dei rifiuti tossici delle miniere. Molti villaggi collinari saranno dislocati a causa delle operazioni minerarie.

Attualmente la città di Sipalay è famosa per la diffusione della prostituzione causata dai progetti di ecoturismo dal regime magnaccia Arroyo e dal governo locale fantoccio.

Ma questo Oplan Bantay Laya 2 proprio come il precedente portato avanti dai mercenari dell’Esercito delle Filippine è destinato a fallire. La lotta armata diventerà più forte in tutta l’isola perché il popolo, specialmente i contadini e i pescatori saranno costretti ad unirsi nella resistenza a questi progetti antipopolari con mezzi legali e illegali.

La rivolta armata è adesso una necessità per smantellare questo regime USA-Arroyo corrotto e fascista! Ravviviamo la tradizione rivoluzionaria del Negros del sud! Avanti con la lotta armata! Unirsi al Nuovo Esercito del Popolo!

Nilo Magtanggol
Spokesperson
Roger Mahinay Command
Southwest Guerilla Front, Negros Island

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 Il Partito Comunista delle Filippine saluta le vittorie del Nuovo Esercito del Popolo da nord a sud

Comunicato stampa

Ufficio informazioni

Partito Comunista delle Filippine

8 giugno 2008

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) oggi si è congratulato con il Nuovo Esercito del Popolo (NEP) per le sue ultime vittorie militari in tutto il paese. Il portavoce del PCF Gregorio “Ka Roger” Rosal ha detto in una dichiarazione che “la recente serie di vittorie del NEP dalla Regione Ilocos-Cordillera, Bicol, Visayas e Mindanao contro le forze armate demoralizzate e inutili del governo reazionario fantoccio mostra solo come siano solo chiacchiere gonfiate e totalmente senza fondamento e auto illusorie le dichiarazione di Gloria Arroyo e del capo dello staff dell’Esercito di decimare strategicamente il movimento rivoluzionario entro il 2010.

La più recente offensiva del NEP contro le forze del governo è stata l’illuminante attacco sabato pomeriggio contro un distaccamento del 72° e IB dell’Esercito delle Filippine nella valle di Compostela, sud Mindanao. Le forze del NEP rapidamente hanno sopraffatto gli elementi del CAFGU [forze paramilitari] a capo del distaccamento, e hanno bruciato il distaccamento prima di andarsene portando via alle forze paramilitari 14 fucili M1 Garand.

L’offensiva tattica del NEP nel Sud Mindanao è stata preceduta prima, durante la giornata, da un attacco del NEP contro un distaccamento del 503° Bde dell’Esercito delle Filippine a Sallapadan, Abra nella Regione Amministrativa della Cordillera. I resoconti iniziali, secondo Rosal, affermano che cinque soldati del governo sono stati feriti nello scontro a fuoco, compreso il comandante del distaccamento. Il NEP ha anche bruciato il distaccamento dell’esercito dopo averlo devastato.

Un articolo nell’edizione del 7 giugno dell’organo ufficiale del PCF Ang Bayan ha riportato che lo scorso 4 giugno, tre elementi motorizzati del 7° Scout Ranger Company dell’Esercito delle Filippine sono sati uccisi in una imboscata organizzato dal NEP a Sitio Macabalo, Barangay Bacalon, Magallanes, Sorsogon mentre ritornavano al loro quartiere vicino il villaggio Tula-tula. Lo stesso articolo dell’Ang Bayan riporta anche che il giorno prima, forze del 78° Battaglione di Fanteria dell’Esercito delle Filippine avevano attaccato un posto del NEP a Sitio Avocado, Barangay Talalak, Sta. Catalina, Negros Oriental, ma invece del NEP sono state le forze del governo ha subire perdite.

Rosal ha riportato anche che per più di tre mesi l’Esercito delle Filippine ha lanciato feroci grandi offensive militari in ampie parti del nord, est e ovest di Samar, sperando di spazzare via da lì le forze rivoluzionarie prima della fine del 2009. “Ma ancora una volta”, ha detto il portavoce del PCF, “invece del NEP è stato l’esercito filippino a subire una batosta. Mentre tutte le forze del NEP erano al loro posto, tranne un ferito, un buon numero di soldati erano già stati uccisi in azione e molti atri sono rimasti feriti”.

“Dato che sono le forze del governo che subiscono sempre più perdite quanto più cercano di perseguire le loro offensive militari contro le forze rivoluzionarie, sono loro e non le forze rivoluzionarie che si ritroveranno significativamente indebolite alla fine del loro attuale piano operativo ‘controrivoluzionario’ Bantay Laya II”, ha detto Rosal.

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Archivio Turchia

NO ALL'ESTRADIZIONE DI ONDER DOLUTAS

 Onder Dolutas è uno dei leader dei migranti e del gruppo dei rifugiati che hanno base in

    la confederazione dei lavoratori turchi in Europa (ATIK).  

    Onder Dolutas è in sciopero della fame dall’8 settembre in Germania

 

Da maggio 2008 è detenuto nella prigione di Rohrbach a causa di una richiesta di estradizione da parte del governo fascista turco.Il 23 maggio, mentre viaggiava da Londra alla Germania con passaporto britannico per visitare un suo parente, è stato arrestato e condotto in carcere. Onder Dolutas aveva ottenuto lo status di rifugiato politico e la cittadinanza inglese dal governo britannico. In Turchia ha partecipato ad azioni democratiche con l’ unione degli Studenti all’interno delle università. È stato arrestato ma il sistema legislativo in Turchia non offre la possibilità per la difesa di fare ricorso e ha dovuto lasciareil suo paese per cercare rifugio all’estero.  

Nel caso di Onder Dolutas il tribunale in Turchia aveva sentenziato 12 anni e mezzo di carcere

Queste manovre sono un  serio attacco ai diritti di tutti i migranti e i rifugiati politici che hanno cercato rifugio in Europa per fuggire alla persecuzione, alla tortura, all'imprigionamento e alla morte nel loro paese.

Il silenzio e l'inerzia del governo BRITANNICO dimostrano la collaborazione con il governo turco e tedesco nella violazione dei diritti dell'uomo

liberta’ per onder dolutas!

Proletari comunisti Ravenna

Via G. di Vittorio, 32 ( Bassette)  email: ravred@inwind.it  tel: 3482432898

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