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22 novembre Manifestazione Nazionale contro la violenza sulle donne
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Femminismo
Diciamo femminismo, perché
vogliamo raccogliere e dare espressione a tutte le donne “che hanno
coscienza di sé”, che si sono ribellate e scontrate con l’ordine
borghese esistente, perché "femminista" è stata bollata ogni lotta
di emancipazione e liberazione delle donne; femminismo come
valorizzazione del protagonismo delle donne, del loro ruolo,
determinazione e radicalità. Femminismo, quindi, come elemento
“spontaneo”, genuino a espressione della lotta di tutte le donne che
lottano contro i vari aspetti del doppio sfruttamento e oppressione
di questo sistema sociale.
Femminismo proletario, perché si contrappone in maniera irriducibile e lotta contro il femminismo borghese e piccolo borghese, che nella sostanza vuole mantenere il dominio della borghesia sulle donne, limitandosi ad abbellirlo, illudendo di poterne tagliare le punte più reazionarie, e accontentandosi di qualche privilegio e spazio solo per le donne del proprio ceto e classe. Parliamo di femminismo proletario perché come dice Mariategui: “le donne, come gli uomini, sono reazionarie, centriste o rivoluzionarie; non possono di conseguenza combattere insieme la stessa battaglia. Attualmente, nel panorama umano, la classe distingue gli individui più del sesso”. Non c’è un’esistenza di un astratto problema di “genere” a prescindere dalle reali condizioni socio-economiche che determinano materialmente le esistenze. Proletario, come analisi di classe attualizzata della condizione delle donne che più di altri oggi si concentrano nel cuore del processo di sfruttamento e di oppressione, tanto da poter parlare di “femminilizzazione della povertà”
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